Piccolo Sussidiario Indonesiano-Bauscia / Bauscia-Indonesiano

La prima volta non si scorda mai, va bene. Ma è la seconda o la terza che, retrospettivamente, spesso diventano il miglior metro di giudizio per valutare quella determinata esperienza o, magari, apprezzarla ancora meglio e notare particolari che la prima volta non avevamo intuito, vuoi per l’entusiasmo, vuoi perchè troppo attratti dall’oggetto del desiderio e poco dal desiderio in sé. Ora, va bene che il primo sbarco da presidente del Beato Thohir in Italia si è trasformato in una sorta di revival del carmelobeniano “Sono apparso alla Madonna”, tra pedinamenti per Milano, interviste in prima serata e accoglimento a mani unite a conchetta di qualsiasi parola profferita dal nuovo patròn: ma se, come gli aruspici, si vuol scrutare nelle viscere vive dell’interismo e della società che verrà, forse toccherebbe prestare molta attenzione agli esiti del primo, vero Cda presieduto dal magnate, tenutosi questo pomeriggio. E che -seppur meno strombazzato delle precedenti apparizioni del buon Erick- dopo un calciomercato vissuto pericolosamente, le dimissioni di Branca e alcuni pissi-pissi sul futuro assetto societario, ha cominciato a tracciare alcune linee-guida, lasciando pure la porta aperta a una o due sorprese che, solo due mesi fa, parevano fantascienza da serie B.

[Sant’Enrico Parafulmine, protettore delle cause perse, ma pure di quelle pareggiate]

Vediamo cosa è emerso dal Cda, servendoci del fido, ma semi-serio, Vocabolarietto Indonesiano-Bauscia / Bauscia-Indonesiano, che il misunderstanding è sempre dietro l’angolo e siamo stati testimoni di scambi saltati sull’asse Torino-Milano e di esoneri in corsa di tecnici pluri-decorati per molto, molto meno. Così parlò Zarathohir:

“Rispetteremo ogni decisione di Zanetti, lui è una leggenda”

Traduzione: Già il fatto che stia qui a rispondervi, vuol dire che non è così campata in aria la possibilità che il nostro capitano tronchi il rapporto con Mazzarri, che oramai l’ha confinato in panchina, e faccia un’esperienza inglese prima di tornare un giorno a quella che comunque è la sua casa, ovvero l’Inter. L’unico problema è che, ritiratosi Cordoba e con Milito e Cambiasso che potrebbero non rinnovare, mi dicono che le leggende che rimarrebbero in rosa sono Nagatomo e Alvarez. E se ordinassimo un cartonato di Zanetti ad altezza naturale? No, eh?

“Vidic? Porterà esperienza e sarà utile dal punto di vista del marketing in Asia”

Traduzione: Lo so, lo so: dovevamo comprare 25enni e con un tetto fissato agli ingaggi, ma qui oramai 2,5 milioni li ritiene un’offesa alla propria dignità pure il centrocampista di riserva e mi sono dovuto adeguare. E comunque, dai, a 33 anni ci garantirà quantomeno un altro paio di stagioni ad alto livello prima che lo imbarchiamo coattamente su un volo di sola andata per Giakarta e da lì, in processione, visiterà tutte le principali corti orientali per promuovere il marchio Inter e benedire i tifosi che gli si accosteranno vestendo la maglia del club.

[Nemanja Vidic, futuro ambasciatore dell’Inter nel mondo]

“A giugno penseremo a un grande acquisto, ma anche a chi c’è già…”

Traduzione: Dopo la fine del campionato, e quando il pubblico sarà distratto dai Mondiali, organizzeremo il piccolo pullmino del Triplete e andremo a fare una gita assieme agli eroi della Champions’: lo faremo sembrare un incidente. Poi, in una località segreta, tratteremo con alcuni di loro la rescissione e, al ritorno dalle vacanze, organizzeremo una grandissima gara d’addio tra l’Inter 2014-15 e quella del 2010. Finirà ovviamente 4-1 per questi ultimi.

“Ringraziamo Branca, ma era tempo di cambiare”

Traduzione: Dopo il pasticciaccio Guarin-Vucinic è caduta una testa, visto? Certo, Branca si è auto-allontanato e così non ho dovuto tagliare io uno degli ultimi cordoni ombelicali con la gestione-Moratti, ma almeno servirà da spauracchio: nessuno è inamovibile e tutti saranno valutati per i risultati. Della parte tecnica ora se ne occuperà solo Ausilio: quindi, nel caso, i tifosi sanno a chi rivolgersi senza fare troppa confusione, la prossima volta, mentre Fassone sarà managing director. Ma la svolta sarà a livello finanziario: via Roeslani e dentro Williamson, con la bandana in testa e il doppiopetto mimetico che qui facciamo prima a riempire il buco di bilancio con dell’acqua clorata e rinconvertire Appiano Gentile in una piscina.

[Branca, Forlàn e Ausilio: è evidente come Thohir non ne sappia ancora nulla…]

“Dello stadio parliamo tra un anno, la priorità ora è avere un club sano”

Traduzione: Col riassestamento economico, unito alla mancanza di una vera legislazione che in Italia favorisca l’impiantistica sportiva, se ci imbarchiamo da subito nella costruzione di un nuovo stadio finiamo come nell’oblio per cinque anni come l’Arsenal, solo che loro hanno avuto Fabregas e Wilshere, mentre noi Kuzmanovic e Mudingayi. E poi, perchè escludere a priori l’idea di un nuovo stadio a metà col Milan, invece di farne due? Se Galliani è d’accordo, lo intitoleremo a Drazen Brncic, il calciatore dal nome uguale al codice fiscale e vera sintesi delle due anime pallonare meneghine, nonché uomo-simbolo della scelleratezza delle gestioni tecnico-finanziarie all’ombra della Madonnina negli ultimi vent’anni. “Clamoroso al ‘Drazen Brncic’…”: suona pure esotico, no?

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