Solito Mazzarri, solita Inter: solo Rolando sa riacciuffare il Cagliari (1-1)

MILANO – Magari fra 2 o 3 anni verrà ricordato il biennio 2013-2014 con un sorriso, di quelli del tipo “ci sta, dai: meno male che però è passato” mentre intanto si sfogliano nell’album dei ricordi le istantanee di una storia nemmeno così lontana e che, giocoforza, si vanno a confondere -perchè cronologicamente vicine- con quelle di vittorie e coppe che non sono ancora ingrigite. Se si vuole un compendio dell’Inter sotto le gestioni di Stramaccioni e Mazzarri basta riguardare i 90′ col Cagliari: i nerazzurri portano a casa un 1-1 che, onestamente, va stretto ma che è frutto pure di un involuzione paurosa e stupisce ancora di più se arriva dopo due vittorie (Sassuolo e Fiorentina) considerate di svolta e rottura. Il Cagliari di Diego Lopez, da alcune settimane sulla graticola, passa all’incasso dopo un primo tempo in cui ha capitalizzato -penalty di Pinilla- l’inconsistenza nerazzurra e una ripresa trascorsa in trincea, dilatando i tempi morti e ringraziando la buon sorte. Il pari finale non è il risultato più giusto ma certo quello ‘meritato’ dai 22 in campo: ma, se in casa isolana è un salutare allungo, per l’Inter è l’ennesimo strappo in una volata che, ogni volta che pare iniziare, si ferma sempre sul più bello. Ma andiamo con ordine.

IN CAMPO – Nerazzurri per la prima volta orfani di Hernanes e mai come in questa occasione si nota già la dipendenza dal Profeta del suo nuovo popolo; out anche Cammpagnaro, così Mazzarri può riconfermare senza dubbi quella che era la linea titolare (Juan Jesus, Samuel e Rolando); niente Kovacic e Kuzmanovic a fare da interdittore in un centrocampo con due mezzeali oramai poco votate a compiti di taglia-e-cuci, mentre in avanti Milito resta solo, pur supportato da un Palacio mobile e poco più. Gli ospiti rispondono con due novità: Cossu arretrato in cabina di regia per sopperire alla squalifica di Conti e rivoluzione nel reparto d’attacco dove viene bocciato Sau; mini-rivoluzione anche in mezzo, con i nuovi arrivati Adryan e Vecino titolari assieme a Ekdal.

L’EQUILIBRISTA – Senza Hernanes, e contro una ‘piccola’, ritorna l’Inter che i tifosi hanno imparato a conoscere nel corso di questo lungo inverno: schizofrenica in difesa (l’indiziato è Juan Jesus: grandi recuperi e black-out inspiegabili) nonostante il ritorno in pianta stabile di Samuel, impotente a centrocampo con Guarin e Alvarez che, mediani, non lo sono più da tempo e Kuzmanovic (la tassa da pagare agli ‘equilibri’ mazzarriani) inadatto a giocare in posizione di regista; in questo modo, anche il febbricitante Cagliari di Lopez ha buon gioco ad aspettare le sfuriate (?) nerazzurre e poi a ripartire con Ibarbo e Pinilla, preferiti con intelligenza a Sau e Nenè.

i-BARBO – Risultato? Nonostante tanta buona volontà, il primo tiro in porta dei padroni di casa è di Milito al 45′, dopo lo svantaggio, mentre le uniche chance interiste portano la firma di Samuel di testa su ‘centro’ di Alvarez e dello stesso trequartista argentino. Ai rossoblù non pare vero e, rintuzzato ogni tentativo di attacco avversario, lanciano subito Pinilla e la freccia iBarbo, l’app a cui ricorrere nei momenti di difficoltà (difesa e contropiedi fotonici) oltre che il miglior partner possibile del cileno: il colombiano dà vita a un gran duello con Juan Jesus: subito ‘giallo’ per il brasiliano in avvio e scintille nel corso di tutta la frazione. Qualche mugugno dagli spalti, il volto non particolarmente eccitato di Thohir in tribuna e l’ennesimo primo tempo non giocato dagli uomini di Mazzarri: a completare l’opera arriva il penalty ingenuo, ancorché fortuito, concesso da Juan Jesus a Pinilla che, dal dischetto, spiazza Handanovic e concretizza nel tabellino non tanto i pochi meriti degli isolani quanto l’impalpabilità dell’undici schierato da Walter Mazzarri.

SPECIAL BID-ONE – Si riparte con Milito, avvicendato manco fosse il responsabile di tutti i mali, con Icardi. La mossa, però ha un merito: è infatti il n.9 a propiziare il pareggio-flash di Rolando: cross di Nagatomo, uno dei pochi ad avere ben chiaro cosa fare e come, sponda dell’ex doriano e Rolando, in due tempi, buca Avramov da attaccante scafato (51′). Terza rete per il portoghese -fenomeno non è ma neppure il bidone che qualche scienziato di provincia aveva prospettato- che gioca una ripresa-monstre con un notevole contributo in fase di interdizione e presenza in area avversaria: e altri segnali di ripresa per Icardi che, certo, di lì alla fine toccherà pochi palloni (denunciando una condizione ancora precaria) ma quando lo fa procura un ‘giallo’ a Ekdal e colpisce la traversa nel recupero con un imperioso stacco di testa, per quella che sarebbe stata la quarta rete in pochi spezzoni di gara.

WALTER EGO – Tutto bene, tutto bello. Ma cosa è successo tra la rete di Rolando e il furioso finale interista? Niente. Ovvero, niente di nuovo: sale la pressione dei padroni di casa -leitmotiv oramai stantio dopo l’ennesimo primo tempo buttato alle ortiche, Mazzarri attua i soliti cambi telecomandati ma inutili (Botta solo nel finale per non riuscire a incidere; Kovacic al posto di Kuzmanovic per provare a prendere la squadra per mano: mica facile per un 19enne e in soli 25 minuti…) e l’ennesimo legno nega una vittoria che certo non sarebbe stata scandalosa. E il Cagliari? Nullo, ma non per colpa sua: il punticino vale oro, con Ibarbo che nel secondo tempo non ne ha più, Pinilla rimpiazzato da Nenè e il solo Cossu a sfiorare l’incrocio con un gran tiro  (59′). L’Inter potrebbe recriminare per un miracolo di Avramov su tocco ravvicinato di Palacio (65′) ben imbeccato da un Guarin che, a tratti (ma solo a tratti…), è devastante e ispiratissimo: ma la verità è che solo nel finale prova, al solito, a nascondere le magagne di una gara che è la fotografia del fallimento dell’ultima gestione -l’organico in campo ricalca quello dell’anno scorso- e l’insipienza del gioco di Mazzarri, incartatosi da qualche mese tra sterili giustificazioni e ostinata insistenza in un solo modulo nel quale l’aggiunta di una punta è parsa manna dal cielo, nonché scocciata concessione ai palati fini. Una trasformazione, quella del tecnico, inspiegabile: specie per uno con una certa esperienza di situazioni difficili o quantomeno al limite dell’isteria.

AL LUPO, AL LUPO – E così anche gli isolani razziano punti a “San Siro”, mentre la zona Europa (non Champions’, proprio l’Europa League…) diventa una chimera tra ritorno del Milan e resistenza dell’Hellas. Al povero Lopez, che non ha fatto certo i miracoli per strappare questo punto invero di platino, ora toccherà un nuovo esame (Udinese) per evitare la mannaia di un Cellino sempre assetato di panchine; l’anti-Inter di Mazzarri andrà nella tana della Lupa per un match che, sin da ora, si preannuncia un bagno di sangue che sancirà definitivamente il ridimensionamento interista o, chissà, sarà l’ennesimo colpo di coda di una squadra che solo nelle situazioni complicate (Juve all’andata, Milan, Fiorentina) sopperisce con l’orgoglio a limiti oramai terminali. Triste, solitaria y final (e con un pizzico di sfortuna, va detto: si è perso il numero di pali e traverse). Così verrà ricordata, tra un paio di anni, quella che un tempo era stata l’Inter di Mazzarri.

INTER-CAGLIARI 1-1 (0-1)

Inter (3-5-2): Handanovic; Rolando, Samuel, Juan Jesus; Jonathan, Guarin, Kuzmanovic (32′ st Botta), Alvarez (21′ st Kovacic), Nagatomo; Milito (1′ st Icardi), Palacio. A disp.: Carrizo, Castellazzi, Ranocchia, Andreolli, D’Ambrosio, Zanetti, Cambiasso, Taider. All.: Mazzarri

Cagliari (4-3-1-2): Avramov; Dessena, Rossettini, Astori, Avelar; Ekdal, Cossu (32′ st Perico), Vecino; Adryan (11′ st Eriksson); Pinilla (26′ st Nenè), Ibarbo. A disp.: Silvestri, Bastrini, Murru, Del Fabro, Cabrera, Sau. All.: Lopez

Arbitro: Russo

Marcatori: 40′ Pinilla, 7′ st Rolando

Ammoniti: Juan Jesus (I), Dessena, Ekdal, Vecino, Ibarbo (C)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *