Inter, attenta alla Lupa: 5 mosse per non venir sbranati all’Olimpico

È inutile per la pecora essere a favore del vegetarianismo
mentre il lupo continua ad avere un’opinione diversa.
(William Ralph Inge, “Outspoken Essays”, 1919)
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…e William Inge (1860-1954), teologo anglicano, non aveva di certo il patentino da allenatore: ma, evidentemente, la sapeva molto lunga se oggigiorno possiamo considerarlo a buon diritto uno dei più convinti, seppur inconsapevoli e ante-litteram, assertori di un calcio offensivo e per nulla sparagnino. Anche quando hai una rosa di pecorelle smarrite e il sabato successivo ti tocca -per giunta nella sua tana- far visita proprio al lupo. Pardon, alla Lupa.

[Inge nell’Almanacco Illustrato del Calcio 1920/’21]

E, se per Mazzarri & co. la verdurina di un bel pareggio ridarebbe non tanto sostanza (Milan, Torino, Verona e Lazio corrono) quanto almeno un po’ delle fibre buone dell’autostima a un’Inter in evidente calo, beh, i ragazzi di Rudi Garcia hanno, appunto, un’opinione diversa: lo stesso slogan della campagna d’abbonamenti (“Nessuno ha più fame di noi”) e l’aver rimesso al centro del villaggio la Macelleria (di punti) che ha reso l’Olimpico una tana inespugnabile -32 punti su 36- sono alla base della rincorsa a piatti ben più succulenti di un piazzamento in Europa League. E non saranno certo i nerazzurri (che a Roma “vanno per vincere” si sa: anche se la realtà è un tantino diversa) a placare la fame di una squadra per la quale un pari sarebbe un passo falso. E Mazzarri? Favorito dalla squalifica delle curve all’Olimpico, proverà ad alzar la voce com’è già accaduto con le big (Juventus all’andata, derby, Fiorentina) o giocherà per il classico punticino disattendendo le raccomandazioni del decano inglese? Ecco cinque idee per vivere una serata da Lupa anzichè 38 giornate da pecora, e far contento pure William Inge.

#1: Icardi titolare, ma studi le vhs di Vieri e Materazzi: La ‘trenza’ di Palacio si è un po’ ammosciata, il rientro di Milito non ha dato i risultati sperati e Belfodil è a Livorno per continuare il digiuno (ora solo di gol). E’ il momento di Maurito Icardi. Sbeffeggiato, invidiato, re-twittato quando era ai box. Adesso, nelle ultime due gare, anche se per larghi tratti ha vagato per il campo con l’impeto di un dopo-lavorista, è stato devastante sui pochi palloni giocati: one kill, one shot a Firenze; assist vincente, traversa e rigore negato col Cagliari. Il ragazzo spara poco, ma non spara a salve: e ognuno la legga come vuole. Perchè non terminale offensivo di un attacco a due dove, però, Palacio una volta tanto provi ad affrancarsi da compiti di finalizzazione (visto lo stillicidio delle ultime gare…)? L’ex-doriano a usare quel fisico che oramai difetta a Milito, per favorire anche gli inserimenti di un terzetto (Cambiasso, Hernanes, Guarin) che con la porta ci flirta da sempre, provando poi sorprendere come un suo illustro predecessore aveva già tentato all’Olimpico quando nel 2001 sfidò da solo, nel deserto dell’Inter tardelliana, la Roma di Capello. E magari prenda ripetizioni da Materazzi, senior specialist nella Nobile Arte del Provocare: davanti avrà il Pirata Morgan De Sanctis, tipo fumantino quanto l’argentino. E tra urla, mani alle orecchie, uscite a tuono e ostentazioni di tatuaggi, aprire il taschino del direttore di gara come una scatoletta di tonno sarà un piacere.

[Vendesi gadget ufficiali Inter 2013/’14: in omaggio trio di attaccanti usato]

#2: “Gervinho Connection”: cartelli in curva e non lo si marchi stretto: Inutile girarci attorno, tanto vale mettere in chiaro subito le cose. Oltre ai gol fotonici di Benatia e alle sforbiciate di Florenzi, il Nemico Pubblico n.1 sarà Gervinho: passato, nel giro di pochi mesi, da Ridolini della Premier a Garrincha di Trastevere, l’ivoriano metterà alla frusta la spesso disattenta retroguardia nerazzurra. Soluzioni alla piaga biblica? Forse si. Due. La prima: Jonathan rinunci alle sagaci tecniche adottate fino ad ora per arginare la tempesta di finte e sprint del n.27 giallorosso. Gli si lasci spazio per la falcata -diciamo 10 metri- e si attenda che l’ex-Gunner incespichi da solo sul pallone. Ogni altro tentativo di anticipo o di lotta sullo scatto (eccetto per il team manager Cordoba che, però, in doppiopetto e scarpe d’ordinanza difficilmente riuscirebbe a scendere sotto i 10″ netti sui cento metri) sarebbe vano e umiliante per il brasiliano. La seconda: sfruttare in modo tattico la chiusura delle curve dell’Olimpico, disseminando sulle gradinate vuote dei cartelli che recitano ‘Go’ e ‘Stop!’ come in Forrest Gump per confondere Gervinho. Blindata la fascia, il più sarà fatto.

[Sbagliato l’anticipo, si rischia di non riprenderlo più, Gervinho…]

#3: Mazzarri rimetta la Polemica al centro del villaggio: Diciamoci la verità. Senza più la polemica o il sassolino da togliersi dalla scarpa, non è più lui. C’è ricascato un attimo domenica, alla fine di Inter-Cagliari (il suo “ripeto: degli arbitri parlatene voi” seguito pochi secondi dopo dal liberatorio “No, però stavolta non posso restare zitto: il fallo su Icardi era clamoroso” è già da storia della tv), ma è oramai chiaro che, come Sansone perde la forza senza i capelli, così il buon Walter rischia di imbruttirsi a ogni gara, con pericolose ricadute anche sulla parte tattica. Prenda esempio da Mourinho allora -sul quale ha avuto occasione di chiarire di recente, ricordando l’odio iniziale verso lo Special One tramutatosi poi in stima- e cominci ad appiccare fuochi qui e lì in vista del match di sabato sera: Garcia ha rimesso la chiesa al centro del villaggio? E Mazzarri rada al suolo il villaggio (dialetticamente parlando, s’intende…). Alla peggio, metterà pressione sugli avversari -Roma è piazza che si accende, e distrae, facilmente- poi avrà qualcosa di cui parlare a fine gara e, se la fortuna lo assiste e non verranno concessi penalty, potrà anche dire che è da Inter-Lazio dello scorso 10 maggio che i nerazzurri non hanno un rigore a favore. Lo Special Uan. Ma guai a chi ride.

[“Ricky Alvarez, 10 maggio 2013”, natura morta, olio su tela]

#4: Kuzmanovic dato in pasto ai giallorossi come “falso nueve”: Se Cambiasso non dovesse farcela a rientrare contro i giallorossi, l’Inter avrebbe un bel problema là in mezzo. Oddio, il problema ce l’avrebbe comunque dato che la mobilità ridotta del serbo e dell’argentino (anche se per motivi diversi…) avrebbe l’effetto della fettina di carne al sangue buttata lì, con nonchalance, in mare aperto per squali del calibro di Nainggolan. Strootman e De Rossi. Come evitare che il buon Kuzmanovic porti -si fa per dire…- palla e non venga preso nel triangolo delle bermuda romanista? Semplice: lo si schieri da ‘falso nueve’ e, a fine gara, gli si renda onore intonando “Pazza Inter, amala”: successivamente, gli si dedichi una targa commemorativa all’ingresso di San Siro, o quantomeno al celebre baretto davanti allo stadio. Il suo sacrificio, tra le Forche Caudine di Benatia&Castan e i summenzionati pescecani, sarà esca utile per aprir spazi e confondere le idee ai Garcia-boys: oltre che per evitare che qualunque azione dell’Inter venga impostata -e si fa sempre per dire, eh- dall’ex giocatore dello Stoccarda (brrr).

[Pagina 275 del Manuale del Calcio: l’uso del falso attaccante per aprire le difese]

#5: La sfida tra bomber Rolando-Benatia, il gol si prende da dietro: E se la gara proprio non si sblocca o anche lo scafato Rudi Garcia (neo 50enne in settimana ma festeggiato in modo sobrio: auguri!) dovesse riuscire a rintuzzare tutte queste fini contromosse architettate dal diacono anglicano Walter Mazzarri, beh, allora è giusto che il caso intervenga e decida il big-match: magari materializzandosi sotto le fattezze del Batistuta marocchino o del Rolando Furioso interista. In due squadre che, alla presenza di un bomber implacabile preferiscono la Cooperativa del gol (per la Roma, una filosofia; per l’Inter, una necessità dopo che il top scorer Palacio si è inceppato una volta toccata la doppia cifra), spazio ai due cecchini, capaci di segnare gol pazzeschi –ma il rugbysta Emerson del Livorno, con le sue prodezze, oramai ha dato la stura al Vaso di Pandora degli eurogol dei difensori– e far piangere (insomma… Però è stato l’unico che riesce a bucare Buffon dopo che anche Palacio si è divorato due reti è un’impresa: pure sul 3-0) le grandi. Beninteso che, se mai dovesse essere il portoghese a decidere la sfida, per giunta segnando ‘à la Benatia’, forse sarebbe il caso di prendere il Manuale del Gioco del Calcio e rimandarlo a José Altafini con una spedizione a carico del destinatario.

[“باتيستوتا تنظيف بيتي” = “Batistuta, spicciame casa”]

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