Serie A: la strategia della tensione

La giornata di Serie A non regala sorprese: nella lotta (?) per lo scudetto, ammesso ci sia mai stata, la Juventus ha una giornata e una trasferta insidiosa in meno prima della matematica certezza. È un po’ un ritorno al passato, con la Vecchia Signora che magari non brilla per spettacolarità, ma costruisce una squadra di comprimari intorno alle solite 4-5 stelle, ammucchiando tricolori a forza di 1-0. Al di là delle decisioni arbitrali, è nettamente la squadra più forte. Allo stesso modo, una pragmatica Roma liquida la pratica veronese, sponda Chievo, e con tutta probabilità anche un posto più comodo in Europa: risultato mai in discussione, partita chiusa in 45′ grazie anche alla generosità avversaria, che però bisogna saper sfruttare.

Il Napoli continua a confermarsi la più grande delusione del campionato: con cotanta rosa a disposizione, ci si aspetterebbero più gioco e migliori risultati, ma oramai non è tempo per nessuno dei due. Un 0-1 dalla Fiorentina (entrambe eliminate dall’Europa League in settimana), altra formazione al di sotto delle aspettative che però ha la scusante dei troppi infortuni patiti durante una stagione in cui ha comunque mostrato un’identità di squadra e un discreto impianto di gioco, con un allenatore di sicuro avvenire e già attualmente fra i migliori della Serie A. Per entrambe, una finale di Coppa Italia diventata oramai fondamentale.

Due pareggi nella corsa all’ultimo treno per l’Europa League: se per il Parma, fermato dal Genoa, parliamo di uno stop fisiologico che comunque porta l’imbattibilità dei gialloblù (già ben oltre le aspettative) a 17 partite, per Lazio e Milan si tratta di un 1-1 che non accontenta nessuno: né la Lazio alle prese con l’eterna lotta lotta Lotito-tifosi, né il Milan che in Europa ha la miglior tradizione italiana, né tanto meno il bel calcio, né Prandelli… Difatti, per la Nazionale la miglior notizia della giornata arriva da Torino, sponda granata: Ciro Immobile segna una tripletta che (forse) lo prenota per un posto in Brasile e condanna il Livorno alla prima sconfitta di due trasferte che la attendono. Passano indenni i toscani, però: il Chievo perde con la Roma mentre, per il Sassuolo, Floccari colpisce il palo su rigore condannandola alla sconfitta a Udine. Quanti rimpianti potrebbero scaturire da questo errore, visto che una eventuale vittoria dei neroverdi li avrebbe accostati proprio a Livorno e Chievo a quota 24; l’Udinese si porta quindi a +10 dalle terzultime. Sempre di rigore i tre punti del Bologna contro il Cagliari (29 punti…), che però a quota 26 può sentirsi ancora tuttaltro che sicuro.

Una Inter non bella ma neanche fortunata cede alla solida Atalanta: nel progetto dei milanesi molti tasselli sembrano non essere al proprio posto al di là del fatto che il risultato non rispecchia in pieno tutto ciò che si è visto in campo, mentre continua a meritare applausi la solidità dell’Atalanta, squadra da sempre votata alla valorizzazione delle proprie scoperte, che siano giovani del vivaio o semisconosciuti stranieri. Infine, un sorprendente 5-0 fra Sampdoria e Verona: in genere, quando si affrontano due squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato si assiste a partite molto più equilibrate. Senza nulla togliere alla prestazione dei blucerchiati, i demeriti degli scaligeri sembrano consistenti: brutto vedere una formazione che appare già in vacanza a marzo, specie in un anno in cui è comunque da considerarsi come una delle formazioni- rivelazione della stagione. Magari è solo un momento: però…

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È ancora il campionato più bello del mondo, con i discorsi-scudetto finiti ancor prima di cominciare e tante buone squadre al di sotto delle aspettative? Napoli, Fiorentina, Lazio, Milan, Inter, Udinese avrebbero potuto aspirare a qualcosa in più, a sorprendere in positivo, in zona-coppe europee, soltanto la Roma. Nel frattempo, nella Premier orfana del Man Utd di Alex Ferguson ci si gioca il primo posto in 3 e la fino a febbraio capolista Arsenal è crollata e non rientra fra queste e la Liga è finalmente passata da un “duello” a un “triello” (d’altronde Leone gli Spaghetti-western li girava in Spagna). La Bundesliga sarà anche molto (molto) peggio di noi ma il Bayern Monaco fa quoziente europeo per tutte e il Borussia, nonostante i soli 51 punti in un campionato mediamente di basso livello, in Champions se la gioca con tutti. Certo, escluso qualche top-club la tattica la possiamo insegnare a chiunque al mondo mentre a livello tecnico e atletico il gap è nettamente a nostro sfavore: le parole di Conte sulla reale forza delle italiane in Europa sono evidenti, in questo senso. Movimenti come Francia e Portogallo, anche questi praticamente poggiati sulle loro poche squadre di vertice, rischiano di scavalcarci e non è soltanto allarmismo, ma un’ipotesi probabile. Siamo ancora così belli da vedere, con i giochi già fatti e le partite decisive vinte sempre dalla paura, fatte le dovute eccezioni? Forse dovremmo preoccuparci se non riusciamo neanche più a distinguere campionati che regalano emozioni da uno che semplicemente genera tensioni.

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