A tutta B: il Giro della Serie B, il pollaio in coda, il (Mari)lungo ritorno, il principe di Bari e il match di Monzon

CHE NEANCHE AL GIRO… – Palermo ed Empoli approfittano del turno settimanale per consolidare le loro posizioni: i siciliani grazie alla vittoria in trasferta a Varese, dopo essere stati in svantaggio per il ritorno al gol di Pavoletti, con la quale eguagliano il primato personale targato 1931/32 di otto vittorie in trasferta, sono sempre saldamente primi e portano a 13 i punti di distacco dalla zona play off; l’Empoli battendo in casa la Juve Stabia grazie ai gol dei “soliti noti” Tavano-Maccarone, riesce a mantenere invariato il distacco dalla capolista (10 punti) e prende un piccolo vantaggio sulla zona play off, ora a 3 punti. Dietro sembra di assistere al lavoro di un gruppo di ciclisti che, rimasto attardato, cerca di recuperare i fuggitivi e i cui componenti si alternano in testa a tirare il resto dei compagni. Questo perché da svariate settimane la squadra che arriva al terzo posto, di solito, fa un passo falso la settimana successiva, per cui scala posizioni e dalle retrovie sale qualcun’altra a sostituirla. Questa settimana è toccata al Trapani, che con la rocambolesca sconfitta in casa con il Bari, dopo essere stata in vantaggio per 2-0, perde il terzo posto, scalando al sesto, sostituita dal Cesena, che invece regola il Novara con un 2-0 firmato Marilungo-Rodríguez, e dal Crotone, che esce con un pareggio dall’incontro in casa con la Ternana. Dietro di loro, ad un punto, sale il sempre più sorprendente Siena, che batte il Brescia ed ora, senza i 7 punti di penalizzazione, sarebbe secondo da solo. Dietro il Trapani riescono a stare aggrappati alla zona play off l’Avellino, grazie alla vittoria con il Cittadella targata Cataldo, e il Latina, che, con identico punteggio, a firma Paolucci, regola il Carpi. Entrambi scavalcano il Lanciano che con la batosta rimediata a Padova completa la sua lenta discesa ed esce momentaneamente dalla zona play off.

IN CODA E’ UN POLLAIO – In coda due risultati importantissimi balzano subito agli occhi, anche per la posizione di classifica delle avversarie: la sonante vittoria del Padova che ne rifila addirittura 5 al Lanciano, grazie ai gol di Kelic, Vantaggiato, Rocchi e doppietta di Improta, e la sorprendente vittoria del Bari in casa del Trapani, grazie ai gol di Romizi, Galano, Polenta e Calderoni che recuperano e sopravanzano i 2 gol con cui i siciliani si erano portati perentoriamente in vantaggio, prima del gol di Mancosu che fissa il finale sul 4-3. Grazie a questi risultati, gli uomini di Serena scavalcano il Cittadella sconfitto ad Avellino e si portano in zona play out, a 5 punti dallo sconfitto Novara, che, permanendo questo distacco, sarebbe comunque salvo grazie alla mancata disputa dei play out. Il Bari, invece, fa un salto aggrappandosi al gruppo delle squadre a 40 punti, tutte sconfitte, costituito da Brescia, Varese e Carpi, a 5 punti dalla zona calda. In coda sempre più ultima la Juve Stabia, che adesso ha 9 punti dalla penultima, la Reggina, uscita con il pareggio dal campo di Pescara, 14 dalla zona play out e 24 dalla zona salvezza. A 10 turni dalla fine suona quasi come una sentenza.

ATTESO A (MARI)LUNGO – Movimenti nella zona alta della classifica marcatori. In testa l’inutile gol ai fini del risultato di Mancosu, consente all’attaccante del Trapani di raggiungere quota 20 e staccare di 4 lunghezze i diretti inseguitori che ora sono Antenucci, a secco domenica, e Tavano, autore del gol del vantaggio con la Juve Stabia. A 15 gol, invece, Babacar e Caracciolo si fanno raggiungere da Pavoletti, tornato al gol per il momentaneo vantaggio del Varese con il Palermo. A 13 reti resta fermo l’infortunato Hernandez, mentre a 12 sale Maccarone, in gol come il sul “gemello” nella partita con la Juve Stabia. All’onore della cronaca, come da due settimane a questa parte, sale un bomber che ritrova la via del gol, anche se lui, in quanto ad attesa, batte tutti i colleghi, visto che questo momento lo aspettava da più di due anni. Parliamo, ovviamente, di Guido Marilungo, attaccante classe ’89 del Cesena. Nato calcisticamente nelle giovanili del Montegranaro e, quindi, in quelle della Samp, fa il suo esordio da professionista nel 2008, quando viene aggregato alla prima squadra blucerchiata, e, alla prima stagione, mette insieme 7 presenze e 3 gol, di cui due alla sua prima partita da titolare, contro il Cagliari. Quindi la stagione successiva va in prestito a Lecce, in Serie B, dove ben figura, segnando 13 gol in 35 presenze. A fine stagione torna a Genova, dove, nonostante si giochi il posto da titolare con Pozzi, resta a secco. Nel 2011 si trasferisce all’Atalanta in B e, con 2 gol, partecipa alla risalita in A della Dea. Nel primo scorcio di stagione mette a segno 4 gol con la maglia dei bergamaschi, che saranno i suoi ultimi, perché a marzo 2012, in una partita con l’Inter, si infortuna al ginocchio e deve operarsi al crociato. Resta fuori fino ad ottobre, quando può finalmente tornare in campo, ma a novembre, in Coppa Italia con la Roma, nuovo infortunio al ginocchio e nuovo intervento al crociato, che lo restituirà al campo solo ad agosto 2013. Trovando poco spazio nell’Atalanta, a gennaio decide di accettare il trasferimento in prestito al Cesena. 10 partite senza gol per lui, fino al 12′ della ripresa della partita di sabato con il Novara, quando, con un destro incrociato, ha messo la palla alle spalle di Kosicky per il momentaneo 1-0. La liberazione è stata festeggiata con le lacrime agli occhi dallo sfortunato giocatore, che da qui vuole ripartire per una nuova fase della sua carriera.

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ALBERTI, PRICIPE DI BARI – Della situazione disastrata del Bari se ne parla ormai da diverse settimane: società fallita, giocatori senza stipendio, trasferte pagate dal ds Angelozzi, punti di penalizzazione. Eppure, da altrettante settimane ribadiamo la splendida reazione della città di Bari e del suo pubblico, che si è letteralmente stretto attorno alla sua squadra, sostenendola in modo quasi commovente, come dimostra l’ultima partita giocata in casa dai galletti, davanti ad un pubblico di più di 19000 spettatori, record per la Serie B di quest’anno. Il calore e il sostegno del pubblico, unito alla professionalità dei giocatori, hanno contribuito a permettere al Bari di inanellare una serie di risultati importanti, che hanno consentito ai biancorossi di restare sempre oltre la linea di galleggiamento, accumulando sempre maggior distacco dalla zona play out. Sì il pubblico, sì i giocatori, ma non si può negare che gran parte del merito di questa piccola impresa sia da attribuire ad un allenatore, che, pur non essendo blasonato, lavora nell’ombra, lontano dai riflettori, gestendo una situazione critica fin dall’inizio con estrema competenza e professionalità. Parliamo di Roberto Alberti, tecnico di Fermo, ex calciatore con esperienze nelle serie inferiori tra Vis Pesaro, Giarre, Reggina e Carpi e gli approdi in B con Taranto e Castel di Sangro, con cui ha chiuso la carriera. Dal 1999 è un allenatore, cominciando dalle giovanili della Reggina, poi diverse esperienze, non esattamente da ricordare, tra Castel di Sangro (qui per contrasti con la dirigenza, nonostante la squadra sia in posizioni tranquille di classifica, riceve la notizia dell’esonero dai carabinieri che non gli permettono di entrare al campo d’allenamento), Chieti, Fano e San Marino, in cui allena fino al 2006. Poi una lunga parentesi in cui si occupa del settore giovanile del Lecce (dove conosce Angelozzi) e un intermezzo da ds dell’Ancona. Quando, ad agosto 2013, il nuovo tecnico Gautieri abbandona la squadra ancor prima di cominciare il campionato, Angelozzi si ricorda di lui e lo chiama. Tante difficoltà, sia sportive che ambientali che tecniche, eppure ha continuato il suo lavoro a testa bassa e, pur senza assurgere agli onori delle cronache, sta ottenendo risultati straordinari. L’ultimo dei quali sabato a Trapani, in casa di una delle formazioni più in forma del campionato, terza in classifica. Dopo una partenza ad handicap, andando sotto di due gol in 12 minuti, ad opera dell’ex Iunco e di Ciaramitaro, il risveglio con il pareggio tra il 24′ e il 27′ con Romizi e Galano e, addirittura, prendendo il largo tra il 37′ e il 42′ con Polenta su rigore e Calderoni, cosicché il gol di Mancosu al 57′ vale solo per le statistiche. Grazie a questa vittoria i galletti mettono 5 punti tra loro e la zona play out, ma soprattutto agganciano altre tre squadre, creando un buon cuscinetto su cui continuare il lavoro.

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GAGLIARDI VA COL DIRETTO, MA MONZON VINCE AI PUNTI – L’antefatto è la conferenza stampa, come sempre spettacolare, di Gagliardi, tecnico della Reggina, al termine di Reggina-Modena della scorsa giornata. Intanto si comincia con l’allenatore che bacia un giornalista perché ha iniziato le domande con la frase: “Mister abbiamo comunque ritrovato la nostra squadra…”. Gagliardi è raggiante perché dice di aver visto il vero “clima Reggina”, con giocatori che avevano dato l’anima, avevano pianto, avevano gridato, perfino facendo danni nello spogliatoio (che poi a lui sarebbe toccato riparare), contenti di aver pareggiato, ma soprattutto contenti di essere diventati squadra. Poi si passa a parlare di arbitri, con l’elenco di tutti i torti subiti dalla sua squadra, visto che secondo lui la Reggina non ha ancora avuto episodi a favore e non riesce a capire quale sia il debito che gli amaranto hanno verso la classe arbitrale, che spinga ad avere un simile accanimento nei loro confronti. Poi, prima che la discussione degeneri parlando di malocchio e della necessità di trovare la persona cattiva che l’ha tirato, la frase di un giornalista “Novellino dice di non aver visto il rigore” fa da “gong” al match “pugilistico” tra Gagliardi e l’attuale tecnico del Modena, soprannominato Monzon proprio per la somiglianza con l’ex pugile. L’allenatore amaranto parte subito con una combinazione di tre diretti che vanno al bersaglio grosso: “Novellino da quando è stato a Reggio vede quello che vuole vedere…”, “Novellino è depresso per la battuta d’arresto che ha ricevuto a Reggio…” e poi il fendente “ormai ha cominciato a ragionare come il vero bugiardo allenatore”. Sabato pomeriggio, al termine delle partite, Novellino sta commentando ai microfoni di Sky la partita con lo Spezia, quando, al momento dei saluti, vede nel monitor un’immagine dei tecnici in attesa di parlare dopo di lui, tra cui Gagliardi. Con estrema tranquillità ed educazione, con un unico colpo Monzon para tutti i fendenti “dell’avversario” e ne assesta uno anche lui: “Se mi è permesso, volevo solo fare una precisazione: non è che non aver visto un rigore voglia dire che uno è bugiardo…”. Gagliardi accusa il colpo e prova a rispondere con un debole “Ma sai a fine partita uno dice cose… uno vuole trasmettere un messaggio ai propri giocatori… a me non interessa cosa pensa Novellino sul rigore, mi interessa la risposta della squadra”. Monzon contrattacca sottilmente “Io posso solo dirti che mi dispiace e che mi scuso, ma semplicemente non ho visto il rigore, questo non significa che sono un bugiardo”. Gagliardi prova a parare “Ma poi io e Novellino ci conosciamo da tanto tempo…”, Monzon risponde “Eh, proprio perché ci conosciamo da tanto tempo, sai come sono fatto…”, e Gagliardi prova l’ultimo affondo “Ma proprio perché ci conosciamo da tanto tempo posso darti del bugiardo…”. Questa Monzon la schiva perfettamente, risponde con un sorriso e saluta tutti (anche l’avversario). Per i giudici, per classe ed eleganza è vittoria ai punti.

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