Purgatorio Inter: chi sale, chi scende, chi resta sospeso

“Coraggio, il meglio è passato”, scriveva Ennio Flaiano. Con sole 7 gare alla conclusione del torneo, la Primavera Nerazzurra rischia di tramutarsi in un Calvario degno di quello stramaccioniano: ed è un paradosso perchè, l’anno scorso, a questo punto del campionato, il tecnico romano non era messo poi tanto peggio di Walter Mazzarri, anzi. Tutto è cambiato (allenatore, presidente, filosofia) perchè nulla cambiasse. E se anche sabato col Bologna i nerazzurri dovessero steccare, beh, sarebbe crisi vera e quel posto dato per scontato in Europa League che torna in discussione aprirebbe un vortice spazio-temporale che risucchierà gran parte dei protagonisti di questa annata. Ecco, a meno di due mesi dal traguardo, il borsino della rosa nerazzurra: quelli che resteranno, quelli che sono ai saluti e quegli altri che, invece, continueranno a galleggiare nel Purgatorio dell’incertezza fino all’estate. Proprio come l’Inter 1.0 di Mazzarri.

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[-“Marco, mica li puoi far sparire tutti nel nulla?” – “Ce provo”]

TICKET TO RIDE – Quasi sicuri di lasciare Appiano Gentile, per motivi diversi, sono una mezza dozzina di giocatori. Si parte dal figliol prodigo della Primavera, Marco Andreolli, tornato alla Pinetina dopo le ottime stagioni al Chievo, ma chiuso a rotazione anche dal ritorno di Samuel e l’inaspettata sicurezza data da Rolando al reparto difensivo: (si) merita di più e cercherà al sua strada. Samuel, appunto: il suo ritorno ha pesato, eccome, ma gli acciacchi son quelli che sono e forse è arrivata l’estate in cui ci sarà il più sostanziale addio ai pretoriani (argentini) del Triplete, dopo la rescissione di Chivu: quasi certo l’addio del n.25 ma anche quello di Zanetti, sebbene nel caso del capitano si tratta di un “addio” solo al calcio giocato ma che gli spalancherebbe le porte della società: tuttavia conferme in questa direzione non ci sono state e un cambio dello staff tecnico potrebbe rinviare il momento dell’onore delle armi al capitano. A centrocampo, nonostante la volontà della società sia di tenerli, partirà uno tra Alvarez e Guarin, possibilmente per fare cassa e non per essere svenduti. Già, ma chi? Saluterà anche la ruspa fragile Gabi Mudingayi, MacDonald Mariga e la meteora Wallace, per motivi diversi invisibili nelle gerarchie di Mazzarri. Infine, in attacco, seguirà il destino del resto del Club dell’Asado (Samuel, Zanetti e Cambiasso anche?) Diego Milito, il cui ritorno ha illuso per un breve periodo: il Principe quasi sicuramente tornerà in Argentina e, certo, le ultime panchine -condite dagli umilianti 5′ con l’Udinese- avranno rafforzato le certezze del giocatore ma anche della società, specie se l’allenatore dovesse restare Mazzarri.

[Più di qualcuno potrebbe lasciare Appiano in estate]

L’ARCA DI NOE’ – Poi ci sono i ‘salvati’, quelli che verranno imbarcati nel nuovo progetto che, sotto Thohir, dovrebbe contemplare le magnifiche sorti e progressive della società nerazzurra. I nomi certi? A parte Vidic, nerazzurro solo in pectore al momento, uno tra Carrizo e Handanovic: il primo a far da chioccia a Bardi se parte lo sloveno, altrimenti si resta così. Juan Jesus, passato dalle tirate d’orecchi di Stramaccioni a quelle di Mazzarri, anche per l’età, è considerato elemento di valore in prospettiva e, salvo cataclismi, sarà uno dei (pochi) pilastri da cui ripartire. Idem Jonathan che, nonostante le ottime prestazioni, non ha certo un grandissimo mercato e rimarrà a giocarsi il posto, quale che sia il tecnico: per il fronte interno, un esterno del suo livello basta e avanza. Rimarrà anche Danilo D’Ambrosio, utilizzato con continuità dal tecnico solo nell’ultimo mese ma arruolabile su entrambe le fasce quindi utile qualunque sarà la strategia sul mercato della società. Certo al 99% (ma qui conteranno anche le richieste economiche del Porto, società che non è abituata a fare sconti) anche Rolando: la volontà è di confermalo e, a meno che non si vada verso un muro contro muro, si troverà un accordo coi Dragoni, ma senza svenarsi. A centrocampo, punto saldo ovviamente Hernanes, ma pure Kovacic: e qui pare un paradosso dato che, se venisse confermato Mazzarri, potrebbe essere lo stesso croato a voler cambiare aria. Ma la società ha investito, e tanto, sul n.10 e l’anno prossimo sarà decisivo per stimarne le potenzialità: niente alibi al ragazzo, ma nemmeno all’allenatore di dissipare un patrimonio del genere in panchina. Come detto, rimarrà anche uno tra Guarin e Alvarez, tra i pochi appetibili nel mercato di uscita e ‘sacrificabili’ per fare cash e inseguire il famigerato colpaccio in attacco. Già, l’attacco: reparto ridotto all’osso di suo, conterà su Rodrigo Palacio. Ottimo appiglio per tempi difficili: ma serviranno almeno due partner di reparto e magari un innesto della Primavera. E tre caselle vuote, per un settore che quest’anno spesso si è inceppato può divenire un terno a lotto. In teoria sarebbero due, dato che Icardi rimarrà a Milano e, nonostante la cessione del suo cartellino faccia gola per realizzare una gran plusvalenza, e nonostante alcuni dubbi circa le condizioni dell’argentino (praticamente tormentato da mesi dalla pubalgia), difficile è che l’Inter se ne privi, dovendo praticamente rifondare il settore avanzato con l’acquisto, nell’ordine di: a) un top player (ora li chiamano così), b) un attaccante che dia il cambio ai due titolari e c) un giovane alla Icardi pronto all’uso. Tanto vale tenersi l’Icardi originale che, al netto di cinguettate e gossip, sta (lentamente, purtroppo) mostrando di essere attaccante di razza. La carta d’identità gioca a suo favore.

[Inter 2014/’15, l’Età dell’Oro: foto di gruppo, olio su tela, Museo della Pinetina]

RIMANDATI A MAGGIO – Tenendo presente che, oltre a Obi dal Parma (per restare? nì) e Bardi, in estate potrebbero fare ritorno Mbaye, quasi sicuramente Duncan mentre Benassi sarà dirottato a Torino (e il profugo Longo? Non merita nemmeno una chance almeno come quarta punta in organico? E il più giovane Andy Polo, da poco approdato in Primavera, potrebbe essere un’idea per l’attacco?), l’elenco più lungo, in realtà, è di quelli che sono in Purgatorio e dovranno attendere ancora per conoscere, o eventualmente decidere, la propria sorte. Anche qui i motivi sono i più disparati: si va da Handanovic, uno degli elementi che porterebbe più cash nelle casse in caso di cessione (con 20mln di euro da parte del City l’affare si fa e forse si aprirebbe una pista per Dzeko) a Ranocchia: pure per lui, in caso di offertona, non ci si farebbe remore a lasciarlo andare; tuttavia, il rendimento dell’ex genoano, specie dopo che è stato tolto dalla naftalina da Mazzarri, è tornato su livelli  soddisfacenti e resta da capire se si tratta di un’inversione di tendenza o di una congiuntura favorevole, col n.23 pronto a ricascare nel buco nero di quelle amnesie che ancora ne caratterizzano le prestazioni. L’altro pezzo pregiato è Yuto Nagatomo: da rivedere in una difesa a 4 -qualora cambiasse tecnico e progetto- ma privarsene così, su due piedi, sarebbe una follia: a meno che la follia si chiami United e l’assegno allegato sia consistente; per lui, poi, vale il discorso fatto per Jonathan: da verificare sul palcoscenico internazionale, ma deluxe per la Serie A. A centrocampo, come visto, è rebus: si va verso un repulisti o, forse, verso una conferma in blocco, quantomeno dei titolari. Il punto di domanda è Cambiasso e la trattativa per il suo rinnovo: rinunciare a cuor leggero al ‘Cuchu’, pur se in fase calante, non sarebbe saggio ma c’è da mettere in conto che anche lui saluti (almeno il terreno di gioco: per il ruolo in società se ne riparlerà in futuro) come Milito, Samuel e Zanetti. Discorso diverso per Kuzmanovic: non ha mai convinto ma potrebbe anche essere un gregario che non pianterebbe grane; la società spera di piazzarlo, ricavandoci qualcosa ma le uniche offerte consistenti arriverebbero dalla Premier e se qualcuno non si fa avanti, c’è il… rischio che rimanga. In alto mare anche la situazione di Taider: dopo l’idillio iniziale, è scomparso dai radar e il tecnico, nel 2014, non gli ha concesso neppure gli scampoli di gara; in compartecipazione col Bologna, non è dato sapere al momento il suo destino. Infine Ruben Botta: pure lui, dopo aver avuto sempre maggior minutaggio, è stato accantonato dal tecnico. Ma il grave infortunio patito nel 2013, il piglio con cui è entrato spesso a gara in corso e la stima di cui gode fan pensare che resterà a gravitare nell’orbita nerazzurra. Se ad Appiano Gentile o in prestito, questa è una domanda da fare, a bocce ferme, a Walter Mazzarri. O chi ci sarà per lui.

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