Nostalgia, nostalgia canaglia…

NOSTALGIA CANAGLIA – Cantavano così Al Bano e Romina ed anche loro non esistono più come coppia, salvo comparsate. Proprio come i vecchi campionati che ci piacevano tanto. Quelli delle partite tutte allo stesso orario, uno invernale ed uno estivo. Ora tra calendario spezzatino, diversità di organico esagerata tra le “grandi” e le “piccole”, tifo portato all’esasperazione, seguire con gioia la stagione è divenuto un vero e proprio lavoro… non retribuito. E non parliamo dei tifosi più accaniti, quelli che seguono la propria squadra nel bene e nel male, a qualunque orario e a qualunque distanza. Parliamo degli appassionati moderati che nel corso degli ultimi anni si sono sempre più allontanati dallo sport nazionale. Se poi ci mettiamo dubbi, sospetti e complotti non si può certo chiedere di seguire il calcio “sulla fiducia”.

SORPRESA – Avete mai partecipato a quelle feste organizzate all’insaputa del diretto interessato? Quelle dove tutti si nascondono e al suo ingresso scatto l’urlo “sorpresaaaaa”. Ecco, diciamo la verità nel nostro calcio mancano le sorprese. Ci piacerebbe che un rappresentante per squadra, la domenica sera, o meglio il lunedì visti i postici ormai abituali, ci aspettassero dietro la porta di casa urlando “sorpresaaaa”. Magari con qualche risultato che non ti aspetti. Con la “piccola” che si prende gioco della “grande” o con la “grande” che si ritrova a lottare per la salvezza. Già perché è questo che ci manca. Ci mancano le stagioni di una volta dove l’effetto sorpresa teneva vivo il Campionato. Dove i colpi di scena ci facevano stare con il fiato sospeso fino all’ultima giornata e ci portavano allo stadio con pioggia, grandine, sole, freddo o caldo. Ci mancano quei campionati aperti dove ogni partita può stravolgere tutto. Guardando le ultime stagioni cosa si può dire? Ad inizio primavera si conosce già la squadra che si cucirà sul petto il tricolore. La Coppa Italia determina le finaliste poco dopo il passaggio della Befana e le coppe europee ci vedono troppo spesso come protagonisti mancati.

GUFATE – Ecco che allora non ci rimane che lasciarci andare alle “gufate”. Sì perché è inevitabile sperare che chi è al sicuro nella sua posizione inanelli una serie negativa di risultati. Che l’ultima in classifica si avvicini alla salvezza con velocità e determinazione facendo perdere il sonno a chi si sentiva già salvo. E’ così facile sentire per strada o nei bar il sabato mattina: “domani è una partita facile ma sai mica è detto”. O “state attenti domani che vi credete tanto forti ma quella squadretta lì imprevedibile”.

GODIAMOCI LE ULTIME LOTTE – Detto questo cosa ci rimane, oltre alle “gufate”, per queste ultime giornate? Ci resta la lotta per l’Europa League, con la Fiorentina che ha preso il largo sull’Inter ed i nerazzurri che devono guardarsi le spalle dal Parma, che li ha raggiunti, e dalla Lazio, anche se Verona e Torino non sono poi così distanti. E ci resta la lotta per la salvezza con quattro squadre in 3 punti: Chievo, Bologna, Livorno e Sassuolo. Staccato il Catania che sembra irrecuperabile… se non ci saranno sorprese. Per il resto solo ordinaria amministrazione con la Juventus che non sbaglia un colpo, o quasi, e Roma e Napoli che, come spesso accade in Formula 1, nel cercare il sorpasso tra di loro non fanno che avvantaggiare la prima della classe che ne approfitta e scappa via.

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