Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Nazionale* (*ma non avete mai osato chiedere)

Dire che “tanti e interessanti” sono anche questa domenica gli spunti proposti dal campionato di Serie A significa fare un gran favore a chi cerca continuamente argomenti usa-e-getta per riempire le pagine di inchiostro e i tweet di hashtag, salvo poi rimangiarsi tutto. Giusto due-tre esempi: la narrazione ‘Juve in crisi’ è stata smontata immediatamente (peraltro da una Juve orfana di Tevez!); Icardi è passato da stellina tormentata dalla pubalgia e dall’inesperienza ad attaccante di livello interplanetario a cui ogni cafonata è concessa, senza passare dal via; il Livorno aveva risparmiato forze a Torino in vista del match della vita col Chievo e prende la più sonora delle scoppole casalinghe; Balotelli era l’appestato che viveva da separato in casa e ora è il perno (?) del Rinascimento (?) rossonero firmato da Clarence il Magnifico.

Ecco, meglio fermarsi qui. Ciò che, ancora una volta, ha detto la massima serie è che potrà accadere tutto -e pure il suo contrario, tanto meglio- ma nulla scrosterà via alcune certezze e prese di posizione calcificate come dati di fatto senza un motivo apparente. Le rivoluzioncine, i rinascimenti, le petizioni a mezzo stampa, i moti d’opinione e gli istant-sondaggi sono solo l’apostrofo rosa -pardon, azzurro: vedrete- tra le parole “conservatorismo” e “gerarchia”; una parvenza di ‘social-ità’ per l’utente/lettore; una spinta al cambiamento che gira in tondo e che, invece, si limita a fotografare il Reale anzichè analizzarlo e criticarlo, nell’accezione originaria di ‘metterlo in crisi’.

Prendete la Nazionale, ad esempio: la questione delle convocazioni, e i simpatici stage, pre-ritiri e compagnia bella: davvero la Nazionale che andrà in Brasile sarà l’espressione del torneo (nonché dei tornei, se prendiamo in considerazione i calciatori italiani all’estero, da sempre ‘puniti’ -dati alla mano: basta vedere quando Giuseppe Rossi è entrato in pianta stabile nel giro e quando era visto come “quello della Liga”, per non parlare di Verratti, roba che in Francia lo avrebbero già naturalizzato se non fosse stato per l’Under 21 e l’accento abruzzese) in corso? Davvero ne coglierà i succitati e interessantissimi (ma solo a parole, eh) “spunti”? Nì. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto dello stage creato ad hoc dal Ct non faranno parte Mattia Destro (calò la scure dell’ipocrita Codice Etico, salvo poi chiedersi cosa accadrebbe se manate e gomitate volassero nel’ultima di campionato e se fossero commesse da uno qualsiasi dei giocatori ‘papabili’) e molti Italiani all’Estero (Verratti -eccolo!- Motta, Sirigu, Diamanti, ecc), ovviamente per motivi logistici ma è forte il dubbio che un paio di questi potrebberp vedere il Sudamerica col cannocchiale). Incrociando i nomi di quelli temporaneamente esclusi e dei 42 che Prandelli ha convocato per questa due-giorni di ritiro si ottiene la fotografia di quanto poco o nulla contino i verdetti di questi ultimi mesi, oltre che della sterilità di certe polemiche e rivalità montate ad arte (Immobile vs Destro, giornale vs giornale: convocarli tutti e due no, eh?) solo per mettere un po’ di pepe a una delle Nazionali più democristiane della storia, con le convocazioni che -salvo cataclismi- verranno fatte col Manuale Cencelli, pardon Prandelli. Vediamo, reparto per reparto, e al di là delle disquisizioni tecniche sul valore della rosa e dei suoi componenti, chi dovrebbe andare al Mondiali (in neretto, NdR).

PORTIERI: Certo Buffon. Per anzianità di ruolo e, soprattutto (a differenza dell’anno scorso), ritorno a standard di rendimento elevatissimi. Marchetti caduto in disgrazia e De Sanctis auto-esclusosi sono out: ecco quindi che si giocano i rimanenti due posti (e specie il delicatissimo ruolo di seccondo) Sirigu, Perin e Bardi con Mirante nelle retrovie. Premesso che, in ottica ct, Sirigu potrebbe essere un ottimo secondo (oramai una certezza al PSG e non è facile per un portiere che non aveva pedigree internazionale) e la scelta è già fatta, noi crediamo che convocare Perin e Bardi -dando al genoano i gradi di vice- sarebbe una scelta meritocratica, ma pure troppo (?) coraggiosa per questo staff tecnico. Uno dei due verrà ‘tagliato’ (se nasci dopo il ’90 già a fatica giochi in A, figurarsi l’Azzurro…), ma è più probabile entrambi.

DIFESA: Gli esperimenti di trapiantare la difesa bianconera in Nazionale sono andati maluccio: questo non vuol dire che Barzagli, Chiellini e Bonucci non debbano comporre l’ossatura del reparto sulla carta con più certezze ma, allo stesso tempo, che meno ha convinto e sul quale ancora si continua a sperimentare (difesa a tre stile-Conte? A quattro?). Dietro questi tre, è un pianto. Eccetto Paletta, che viene dalla (ennesima) grande stagione e ha azzeccato l’esordio in Nazionale, guadagnando in un sol colpo la convocazione e, chissà, la titolarità, restano tre maglie; il cagliaritano Astori, non sempre impeccabile a Cagliari ma ottimo rincalzo; Ogbonna e Ranocchia, se possibile, han fatto passi indietro: l’interista, rigenerato dell’ultimo mese (salvo gravissimo black-out con Gastaldello domenica) potrebbe essere convocato, ma più per disperazione che reale merito, in attesa della sua maturazione (ma ha 26 anni: se non ora, quando?). E gli esterni? Maggio per ora è KO e, come Abate, De Sciglio, Balzaretti e Criscito (tormentato pure lui quest’anno dagli infortuni) non pare adatto a una kermesse Mondiale. Si spera venga data una chance al polivalente Antonelli, ma c’è anche in lizza quel Pasqual mai preso in considerazione e anche il doriano De Silvestri, giocasse in una big, avrebbe una chance. Ma, tornando al caso degli oriundi -e premesso che questa suggestione, più che una toppa al problema è solo l’indice della povertà di risorse a cui attingere- perchè non convocare, se Prandelli ignorasse l’ottimo Darmian, il brasiliano Jonathan? Da boutade, va a finire che diventa una via percorribile per mettere a posto una delle due corsie: scelta utilitaristica, sia per il ct sia per il giocatore, certo. Ma, nel deserto dei Tartari, why not?

CENTROCAMPO: Criticità anche qui, ma almeno il gruppone dei mediani è presto fatto, anche perchè molti sono pretoriani di Prandelli e, a meno di epidemie, verranno convocati pur in non perfette condizioni fisiche. De Rossi e Pirlo unici due certi oltre a rappresentare il meglio della nostra scuola. Gli altri, o sono certi del ticket ma non valgono i due Campioni del Mondo o sono in ballottaggio ma non convincono ancora. Thiago Motta e Montolivo ringrazieranno di aver giocato negli anni Dieci del Duemila: grazie alla mancanza di alternative, finiranno per essere pure titolari, laddove altre nazionali schierano senza timore una nidiata di prospetti dal ’91 in giù o centrocampisti che, anche solo tenendo conto del rendimento recente, danno la biada all’ex-interista e al rossonero. Idem Marchisio: riserva di Pogba nella Juve, potenziale titolare per mancanza di alternative in azzurro. Candreva, vivaddio, dovrebbe rappresentare almeno una novità, sperando il ct abbia pure il coraggio di lanciarlo senza guardare troppo alla maglia di appartenenza o agli umori dei dinosauri del gruppo. Idem Parolo: ideale titolare in un 4-3-3 ma giocare nel Parma finirà per penalizzare uno dei migliori mediani della Serie A. Giochi fatti. Specie se Cerci verrà convocato come attaccante, ecco che le chance per il povero Verratti (gioca in Ligue1, c’è da capire i vertici azzurri: mica nella lussureggiante e competitiva Serie A…) si riducono di molto. Il Giaccherini mediocre in Premier è uomo per tutte le stagioni e potrebbe strappare una convocazione anche stavolta. E Diamanti? Seguendo il triste trend degli ultimi tre ct, potrebbe aver bruciato le chance andando in Cina: ma la speranza è l’ultima a morire (oltre che la prima ad emigrare). Ottima pure l’annata di Aquilani, che però ha la colpa grave di essere tornato ad alti livelli a Firenze, mica a Milano e Torino e rischia il taglio. E uno tra Bonaventura e Florenzi? Pronti, e già da un paio d’anni forse, ma tant’è: uno dell’89, l’altro del ’91 non fanno parte del target-gerontocomio e rischiano pure loro.

ATTACCO: Qui, per fortuna, almeno ci si rallegra con le comiche. E si ignora bellamente quello che il campo suggerisce, ogni santa domenica (le ultime due, poi, sembrano state sceneggiate apposta per smentire gli ultimi anni di gestione tecnica nonchè le polemiche da baretto sollevate a mezzo stampa). Teoricamente, e quasi come provocazione, per un motivo o per un altro nessuno dovrebbe essere certo della convocazione. Non Rossi, purtroppo, l’unico attaccante di livello mondiale attualmente espresso dal nostro calcio, ma che rischia di non essere pronto per il Brasile o di arrivarci rimesso in sesto alla bell’è meglio: ed è un peccato. Non Balotelli che, dati alla mano (13 reti, di cui 3 penalty) non sta facendo molto di più di colleghi meno quotati ma maglia di appartenenza e appeal mediatico gli varranno il pass al di là di qualsiasi rendimento e codice etico: riserva iniziale a nostro giudizio ma il KO di Rossi gli spalanca ancora di più le porte della titolarità. E qui comincia il walzer. Premesso che l’eterno Totti e lo straordinario Luca Toni (anche a 37 anni, con 16 reti, una torre come lui manca nella rosa di Prandelli e chi scrive lo convocherebbe come sesto attaccante senza pensarci troppo su: concessione una tantum alla carta d’identità) sono out, anche solo per evitare l’onta di affrontare nazionali che hanno una età-media inferiore di 4-5 anni (!), in lizza per quattro posti ci sarebbero Cassano, Destro, Immobile, Cerci (quasi certo lui: c’è da capire se verrà aggregato, a seconda degli incastri, come punta o centrocampista) e, più staccati, un Gabbiadini in crescita esponenziale, l’incostante Insigne, il redivivo Osvaldo o il prossimo al rientro milanista El Shaarawy. In un Paese normale, Cassano verrebbe convocato in carrozza (ma c’è da vedere se la nemmeno tanto segreta lobby interna al Clan Italia concederà il… nulla osta a Prandelli) e il ballottaggio tra Destro e Immobile non sussisterebbe: meritano entrambi per la stagione-monstre e poi, a differenza di altri, possono giostrare in tanti modi lungo il fronte avanzato. E invece hanno ancora chance l’italo-argentino di ritorno dalla Premier (stagione nerissima per lui) e l’italo-egiziano del Milan, reduce da un Calvario di cui non ha colpe e che, con un po’ di buon senso, suggerirebbe di evitare convocazioni-farsa, riaprendogli le porte dell’azzurro sin da settembre, per riprendere quel discorso-tridente che solo la primavera scorsa il ct accarezzava col n.92 milanista toccato dalla Grazia. E intanto a Paloschi (cercare almeno tre motivi per non convocarlo: si arriva a stento  a uno…), meritevole più dei soliti ‘raccomandati’ e fuori forma colleghi, non basta segnare quanto il coetaneo e sodale in rossonero -dal momento che il clivense gravita ancora in orbita Milan- Balotelli.

Meritocrazia, appunto. Che poi le chance di arrivare fino in fondo siano alte o basse, questa è riflessione che compete la rassegna iridata, il tasso tecnico del nostro movimento e il posto che occupiamo sullo scacchiere internazionale sé, quindi esula dal discorso di fondo: cosa è successo, anche questa domenica, in Serie A e ci ostiniamo a non vedere? Beh, eccoli i 23. E pazienza se i puristi che plaudono al granitico blocco-Juve in difesa e ai nomi altisonanti e bolliti a centrocampo storcano il naso a immaginare un attacco tutto granata Cerci-Immobile anche in Nazionale: 32 reti in totale, nessuno come loro, ma li fregherà il colore della maglia e il fatto che giocano in un club che lotta per non retrocedere (e pazienza pure se si trova a correre per l’Europa: che stesse un po’ al suo posto, questo Torino!).

Questo è quello che in realtà ha detto, anche durante l’ultimo weekend, il nostro campionato.

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