Lezioni Indonesiane: quattro proposte per la prossima Inter

“Verrà la morte, e avrà i tuoi tocchi”
(un Cesare Pavese apocrifo su Zdravko Kuzmanovic)

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Ci perdonerà Italo Calvino la (molto) libera citazione di uno dei suoi libri più amati: in quell’opera –che raccoglie sei lezioni che lo scrittore avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard ma che mai ebbero luogo causa la prematura morte nel settembre 1985- sono cinque (più uno: la Coerenza, lezione mai completata, e che tanto farebbe bene all’attuale dirigenza nerazzurra…) gli spunti considerati alla base della letteratura del nuovo millennio (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità). Cinque temi interconnessi ma pure tra di loro alternativi, un percorso di ricerca che non esclude necessariamente l’altro. Cinque paradigmi. E allora, in piena New Wave -o almeno così sperano i tifosi interisti- Indonesiana, perché non provare a immaginare quattro Inter per il nuovo millenn… no, dai facciamo per l’anno prossimo, che nel calcio anche un biennio viene vissuto come un’era geologica?

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Visto che potrebbero esserci sostanziali cambiamenti in vista, e dal momento che -anche se confermato a parole- nessuno, eccetto Erick Thohir, pare mettere la mano sul fuoco sulla permanenza di Walter Mazzarri a prescindere dai risultati di maggio, ecco quattro proposte che rispondono ad alcune limitazioni (‘parametri’ direbbero oggi i dg pettinati e col tablet sempre in mano) dato che di soli sogni non si campa. Innanzitutto eco-sostenibili dal punto di vista del fair-play finanziario e che provino a coniugare tetti salariali, ringiovanimento dell’organico, prospettive di marketing tanto care a Thohir (leggi Vidic e il sogno, quantomeno commerciale più che sportivo, Torres) e competitività almeno alle latitudini italiche, e indipendentemente dalla partecipazione alle coppe europee l’anno venturo; soprattutto, coordinata alla base di questo articolo, con quattro tecnici diversi: anche come mentalità e modalità di lavoro e che, guarda caso, sono tutti accomunati da un fil rouge, anzi più di uno, che ne accosta i curriculum e li incrocia* in maniera diversa.

*(Tre hanno allenato, o allenano, la Sampdoria; due ne sono stati addirittura giocatori-simbolo e uno ha giocato, in periodi diversi, per Samp, Roma e Inter; due su quattro sono toscani; due, infine, hanno allenato la Fiorentina, due la Roma e due l’Inter di cui uno, Mazzarri, è l’attuale tecnico. Buffo che siano proprio questi, ovvero Spalletti, Mihajlovic e Montella, i competitor -alcuni concreti, altri solo suggestioni da Fantacalcio- del tecnico livornese).

Senza troppi voli pindarici, ecco 4 Inter per prossimo Millennio Indonesiano: dopo i 18 anni di Moratti, non vorranno mica fare le cose in piccolo?

MAZZARRI (3-5-2) – Scenario 1. Rimane l’attuale tecnico (molto verosimilmente con un pass europeo in tasca) e l’Inter si attrezza per il doppio safari. Proviamo a immaginare la cessione -possibilmente lucrosa- di Handanovic e/o uno tra Ricky Alvarez e Guarin. Con Vidic già nerazzurro, gli innesti sarebbero il giovane Vrsaljko (ai ferri corti col Genoa si mormora: ciò potrebbe anche favorire l’operazione) buono per la fascia destra ma non solo, e -qui si va sul Fantacalcio, ma si sa mai- col ‘tesoretto’ provare a strappare a un Tottenham in crisi tecnica e dirigenziale (vedi Lamela: altro bocconcino che fa gola a molti) quel Paulinho cercato al tramonto della gestione Moratti e che, oltre ad essere deluxe per la Serie A italiana, agevolerebbe pure il ‘trapasso’ di Cambiasso: noi abbiam dato ancora fiducia e almeno un rinnovo annuale al ‘Cuchu’ in attesa di trovarne il sostituto, meglio se un mediano con attitudini difensive; volutamente, a differenza delle altre Inter, abbiamo escluso Kovacic perchè Mazzarri, al di là della stima, gli preferirebbe il brasiliano. Inter pronta per lottare già al vertice italiano, quantomeno, e competitiva con le seconde linee in Europa: 3-5-2 d’ordinanza e possibilità di combinare in vario modo il puzzle in mezzo. Problemino: come convincere il giocatore del Tottenham a lasciar la Premier? Bella domanda… Thohir pensaci tu.

MONTELLA (4-3-3) – Suggestione fantacalcistica ma nemmeno così tanto, se già alcuni lo accostano ai nerazzurri e, un giorno si e l’altro pure, il tecnico campano deve zittire le voci che lo vorrebbero, se non all’Inter, almeno lontano da Firenze l’anno che viene. Un’Inter un po’ più spregiudicata quella del Fu Aeroplanino, che abbiamo schierato con un 4-3-3 diverso da quello viola e cercando di fare necessità virtù, ovvero pensando a un undici senza il colpaccio Paulinho ma con la valorizzazione dei giocatori in rosa, in primis quell’Alvarez di nuovo in fase involutiva che, crediamo, l’ex tecnico del Catania sicuramente proverebbe a rivitalizzare prima di cederlo (una minusvalenza al momento, lo ricordiamo). Ecco quindi un’Inter magari ancora con Handanovic, con uno dei due terzini (Campagnaro) più bloccato ma che, all’occorrenza e in corso d’opera, ridisegna il pacchetto arretrato a 3, e tanta qualità in mezzo con la presenza contemporanea di Hernanes -nell’amato ruolo di mezz’ala e non trequartista, come lo vede chi scrive- e Kovacic. Tanto sacrificio per il tandem argentino -Palacio sicurezza, Alvarez è l’incognita, ancora- dietro il confermatissimo (per tutte e 4 le nostre proposte: e nonostante le ammalianti sirene da 30-35mln che cominciano a cantare alle orecchie di Ausilio) Icardi: certo, manca un Cuadrado e a essere pignoli pure un Borja Valero. Ma, e qui è la discriminante, il valore aggiunto dovrebbe essere il tecnico. Quarto posto garantito col pilota automatico. Certo, con un acquisto mirato sulla trequarti e un esterno di caratura non solo nazionale, sarebbe pure da terzo posto. Scommettiamo?

SPALLETTI (4-2-3-1) – Lui è libero e ha già detto che vuol godersi San Pietroburgo e la Prospettiva Nevskij. Certo, la Prospettiva Di Tornare In Italia o con un progetto ambizioso (quantomeno dal punto di vista come per il suo ex Zenit), lo stuzzicherebbe di più. C’è chi giura che, non fosse stata una scelta di Silvio, Seedorf sarebbe potuto essere già l’agnello sacrificale per arrivare al tecnico di Certaldo. Il quale, al momento, difficilmente accetterebbe di sedersi al tavolo nuziale “coi fichi secchi” come il suo conterraneo Mazzarri. Ma, come nel caso di Montella, perchè non lasciare aperto uno spiraglio? Qui entriamo con tutti e due i piedi nel campo delle suggestioni ma, una volta in mano all’ex tecnicico giallorosso, sarebbe così improbabile un’Inter che -a totale rischio e pericolo- ripropone Jonathan e Nagatomo terzini e punta su un solo homo novus, quel Candreva che starebbe come il cacio su maccheroni in un 4-2-3-1 mascherato? No. Certo, qualcuno obietterà che forse è più probabile vedere Palacio come unico terminale offensivo spallettiano che non Icardi e con Guarin -già, dov’è Guarin? Tranquilli, abbiam pensato anche all’eventualità che non venga sacrificato all’altare del mercato- sulla trequarti. L’azzardo è proporre anche Kovacic mediano accanto a un Cambiasso con una primavera in più ma l’intelligenza tattica, nonchè la modalità-Duracell delle due catene cinetiche (Jonathan-Candreva a destra: lotta continua; Nagatomo-Palacio a sinistra, più propensi al duetto e ad accentrarsi come già accade ora), lascia pensare che, se reggesse sul piano fisico, questa Inter in Italia darebbe filo da torcere a tutti. Prospettiva Nevskij permettendo…

MIHAJLOVIC (4-3-2-1) – Scenario 4, e ultimo. Inter low-cost e fuori dall’Europa. Non che il tecnico serbo sia da tenere in considerazione solo per un’Inter ridimensionata o in piena transizione (via i senatori, dentro una nidiata di gente nata dopo il 1991) ma l’impressione è che solo senza coppe ci potrebbe essere il Ribaltone, e comunque, dopo lo 0-4 di domenica, Sinisa ha meno frecce -dialettiche e non- da scoccare per perorare la Causa che da tempo segretamente cova: tornare a Milano. E allora proviamo a immaginare che anche Cambiasso, l’unico esponente del Clan dell’Asado ancora non pensionato, vada via o resti solo a far da chioccia. Immaginiamo pure che colpi a effetto non ce ne siano anche se una punta pare arriverà. Perchè non ripetere con uno o due blucerchiati di fiducia di Mihajlovic l’operazione-anticipo fatta con Icardi? Il giovane Mustafi (classe ’92) è già in rampa di lancio nella nazionale tedesca e forse si è già all’ultima chiamata prima che voli via a cifre fuori mercato, anche per un prospetto ancora in crescita come lui. Idem il gioiellino Bernat del Valencia: oramai le big sono uscite allo scoperto e solo un sacrificio di Thohir permetterebbe di acciuffare questo esterno che, a sinistra, sa fare tutto e -cosa importante- lo sa fare a 20 anni (classe ’93). Assieme a Kovacic (’94: “io lo preferisco a Modric” ha, furbamente, proclamato Sinisa alla vigilia di Samp-Inter: stilettata a Mazzarri), Icardi (’93) e al ritorno di Mbaye (’94: ma sarà pronto?) si tratterebbe di un ringiovanimento senza rinunciare, nel breve termine, a ipotesi di crescita. E il colp(ett)o? Il brasiliano Nilton, classe ’87, carneade fino a un paio di stagioni fa e ora miglior centrocampista del Brasileirao: non un fenomeno ma, se è vero che è già nerazzurro come scrive qualcuno, un ottimo innesto senza svenarsi e lasciando stare sogni (Lucas, Paulinho) calciatori ipervalutati (Fernando) ed esotismi (Casemiro, Wellington). Hernanes, come nell’Inter spallettiana, dovrà abbozzare e fare quello che saprebbe fare bene se ne avesse voglia, ovvero il guastatore in prima linea; mentre la sorpresa sarebbe Guarin: stai a vedere che è il serbo il tecnico che lo sistema nello scacchiere, lo rilancia e ne sa indirizzare il sacro fuoco senza disperderne la potenza? La potenza è nulla senza un Mihajlovic che ti carica come un toro: Sinisa studia da un certo Simeone.

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…già, Simeone. El Cholo oramai, per questa Inter, pare inarrivabile: lui, nerazzurro dentro (ma anche laziale dentro, e colchonero dentro e… ci siamo capiti: amato quale che sia la maglia vestita o la panchina che raramente riscalda visto che si aggira, oramai un nero modaiolo che poco ricorda il guerriero anni Novanta, sempre su e giù per la gabbia, pardon, area tecnica) chiuderebbe il cerchio della nostalgia e, con budget –ma nemmeno tanto, visto come ha assemblato l’Atletico– e dirigenza alle spalle, sarebbe l’uomo ideale per risollevare le sorti nerazzurre. Come detto, però, questa ipotesi pare una di quelle storie già finite. Ma chi lo sa: in fondo “per esaurite che siano, per poco che sia rimasto da raccontare, si continua a raccontare ancora” (‘Lezioni americane’, Appendice, p.156).

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