Nba, Playoff preview: Eastern Conference

Sportmain non vi lascia mai soli e per l’inizio dei playoff Nba vi regala un succulento antipasto in due parti con le preview delle “Sweet Sixteen”. Enjoy it!

N°1 Seed: INDIANA PACERS – Dominanti e inarrestabili prima dell’ASG Weekend, quanto molli e scarichi dal 16 di Febbraio in poi. Gli Indiana Pacers ci hanno abituato ad alti e bassi di ogni tipo, ma vederli all’opera nelle ultime 30 partite di stagione regolare lascia spazio a piu di un dubbio sulla reale tenuta fisica e mentale della squadra di coach Vogel. Mantenere il primo posto ad Est non è annoverabile come impresa titanica ed altrettanto certamente non basta a rassicurare tifosi e addetti ai lavori sulle reali ambizioni della franchigia del mitico Larry Bird. Basterà un Paul George versione PO 2013 per soverchiare pronostici e Miami Heat? Oltreoceano ne dubitano fortemente, e noi non possiamo che esser d’accordo con loro.

N°2 Seed: MIAMI HEAT – Una stagione in sordina quella dei bicampioni in carica, fatta eccezione per l’ultima sfida diretta che li ha visti dominare in lungo e largo gli avversari di blu e giallo vestiti. In quell’occasione infatti Lebron e soci hanno alzato di parecchio il volume della radio, determinati com’erano a lanciare il più chiaro dei messaggi: ehi ragazzi, i più forti siamo sempre noi, non dimenticatevelo! Messaggi criptici a parte, i pronostici pendono quasi esclusivamente dalla parte dei focosi della South Florida. Se giocano come sanno, se James ha ancora fame, nulla ostacolerà gli Heat dalla quarta finale di lega consecutiva.

N°3 Seed: TORONTO RAPTORS – La sorpresa che non ti aspetti. D’accordo che la conference è la più bistrattata dell’intero sport a stelle e strisce, d’accordo che il livello infimo dell’Atlantic Division avrebbe consentito a qualunque squadra degna di tal nome di far bello figura( e probabilmente anche a qualche ragazzotto del College);tuttavia questi Raptors piacciono e cosa più importante giocano a pallacanestro. Cedute le due presunte superstar Bargnani e Gay, Toronto è stata capace di trovare un equilibrio niente male tra rookie dal futuro roseo e veterani pronti al definitivo salto di qualità. Fuoco di paglia? Vedremo. La serie con i Nets li vede sfavoriti nonostante il fattore campo. Occhio però alla Casey Band e all’atletismo incontenibile di gente come DeRozan e Lowry, giocatori di puro furore agonistico che se in giornata possono creare sconquassi nelle difese avversarie.

N°4 Seed: CHICAGO BULLS – Che gli dei del Basket preservino a lungo Tom Thibodeau. L’ex vice di Doc Rivers a Boston si rende protagonista dell’ennesimo miracolo sportivo, trasformando una squadra da tanking sfrenato in una delle quattro teste di serie della Eastern. In barba all’ennesimo infortunio di Rose, in barba alle precise indicazioni dirigenziali con la cessione di Luol Deng ai Cavs, in barba a sfiga, avversari, Boozer e quant’altro…Gli danno un Augustin qualsiasi e il rauco allenatore dei Tori te lo trasforma in uno dei migliori play per rendimento dell’intera NBA. Chapeau!
E se pensato che questo sia il massimo che si possa fare è evidente che non conoscete per nulla Tom il mago e la sua squadra dagli attributi infiniti. Atteggiate le vostre bocche a stupore: arrivano i Bulls!

N°5 Seed: WASHINGTON WIZARDS – Dopo 6 anni di assenza gli Wizards tornano a calcare i palcoscenici prestigiosi della post season. Ritorno meritato quanto abbastanza annunciato quello di Washington, capace in estate di assemblare un roster  solido e variegato grazie all’ottimo lavoro del duo Grunfel-Wittman. Altro fattore importante per la crescita della franchigia è stato senza dubbio il definitivo salto di qualità di John Wall. L’ex prima scelta del draft 2010 ha effettuato step importanti sotto ogni aspetto del gioco, primo tra tutti la maturità e il sangue freddo nei momenti caldi delle partite. E chissà che proprio Wall non sia in grado di far saltare il banco nella difficile sfida di primo turno con i Bulls: li si che saremmo costretti a parlare di sorpresa.

N°6 Seed: BROOKLYN NETS – Partiti con le stigmati della contender numero uno dei Miami Heat(e con quel mercato estivo scoppiettante era impossibile affermare il contrario), i Nets si sono ben presto trovati a fare i conti con un roster fin troppo lungo, farcito di stelle che mal si amalgamavano tra loro. Conseguenza inevitabile è stata una prima metà di stagione da incubo, con il povero Jason Kidd che non sapeva dove sbattere la testa. Il buon “Jasone” però non ha gettato la spugna e, indifferente alla feroce critica newyorchese, ha lavorato sodo per ridare motivazioni e voglia di lavorare ad un gruppo di veterani molto indisciplinato e poco incline al cameratismo. La missione è in buona parte riuscita ed ora i Nets hanno la possibilità di giocarsi le loro residue chance per un posto al sole. Della serie: canto del cigno here we come!

N°7 Seed: CHARLOTTE BOBCATS – Altro team a beneficiare della scarsa -eufemismo- competitività della Eastern è stata la franchigia che vede come presidente sua maestà Michael Jeffrey Jordan. Le linci della Carolina hanno colto la palla al balzo affidando le loro sorti quasi unicamente al duo play-pivot formato da Kemba Walker e “Big” Al Jefferson. Mossa azzeccata e che ha pagato ottimi dividendi da subito, grazie soprattutto ad un Jefferson finalmente dominante come non lo si vedeva dai tempi di Minnesota. Ora i Cats se la vedranno contro Miami in un primo turno dal sapore forte di sweap in attesa di un futuro ancor più roseo.

N°8 Seed: ATLANTA HAWKS – Ed anche quest’anno, pur tra mille difficoltà, i rapaci della Georgia sono approdati alla post season. Reduci da un inizio di stagione insperatamente positivo, Atlanta si è ben presto sciolta come neve al sole quando ha visto il suo uomo migliore, Al Horford, terminare la stagione anzitempo per un brutto infortunio al ginocchio. Perso Horford la barca degli Hawks ha cominciato ad imbarcare acqua da tutte le parti( leggasi record post ASG per ulteriori ragguagli) benedicendo la propria buona stella nell’appartenere ad una Conference in cui gli avversari piuttosto che lottare per i playoff preferivano giocare in quattro. Buon per i Pacers che attendono i malconci avversari per un primo turno tra i più agevoli del lotto. A meno che Paul Millsapp…

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