Roma a portata di Champions

Ci son volute almeno venticinque vittorie – ancorché corredate da sette pareggi – per acciuffare di quest’annata l’obiettivo minimo che – data la scarsa stima, dovuta anche al suo passato da Carneade (almeno per gli italiani), di Rudi Garcia e il disincanto partorito dalle scelleratezze della mala gestio del biennio 2011/2013 – poi tanto “minimo”, ad Agosto, non era (al netto dei guru-chiaroveggenti seriali). E allora il Carneade di cui sopra, imbrigliato tra responsabilità impellenti e oneri di ambizioni antiche mai represse, alternando la sordina al megafono, pare aver firmato il suo capolavoro.

“Carneade! Chi era costui?”

FIORENTIN PER TUTTO, ROMAN DISTRUTTO – E’ ribaltato per una volta il proverbio fiorentino, ma non prima di lasciarci eredi, applicando il detto al calcio, di alcuni incroci-coincidenze-ossimori così cari alla tradizione di questo sport. Per Firenze sabato sera è passata l’insperata qualificazione diretta alla Champions League, di cui i giallorossi erano vergini da ormai tre anni. I rapporti di forza paiono esser tornati quelli di allora; la grandezza di una squadra, però, si misura anche attraverso il rendimento dei singoli o, se caduti in disgrazia, nel loro recupero. E anche qui Garcia non ha fallito: proprio Ljajic, ex Fiorentina, che doveva cogliere il lascito di Lamela ma che ne sembrava aver perduto le chiavi, era il “traviato” da recuperare, il cui riscatto avrebbe dato la definitiva qualifica all’operato del mister. Era, appunto: da due giornate il serbo, uno di quelli marchiati come predestinati dai media, ha ripreso il colorito di Firenze e già Montella ne rimpiange le giocate. La Roma ha inoltre centrato un record, quello dei punti, finora detenuto da uno che in Toscana ci è nato: Luciano Spalletti. Ottantadue punti, agevolmente incrementabili, cui solo una Juve a briglie sciolte ha negato il suggello dello scudetto (con buona pace dei sognatori). L’ultima coincidenza, in qualche modo contigua al record, appartiene al tempo: Montella, Aquilani, Pizarro, Pradè, reduci di quella Roma che ormai, in tutti sensi, nel bene e nel male, appartiene al passato.

Firenze, crocevia del passato giallorosso

SIGNORA GUASTAFESTE – Si diceva della Juve: novanta punti son tanti, eguagliati nemmeno da chi a certe latitudini è abituato al maramaldeggio. La Roma, nel suo piccolo, può dirsi fiera di aver addirittura superato, in termini di punteggio, chi altrove sta ipotecando il campionato (At. Madrid, Liverpool, PSG, Bayern). Segno di un campionato invero deprimente, ma anche di un cammino instradato ormai su sentieri propizi: il tutto retto da un circolo virtuoso che, principiato dalla scelta di Garcia, ripercorrerà le stesse tappe di chi, ormai in pianta stabile, si è da poco insediato in Champions: la costruzione dello stadio sarà il culmine di un processo scalare passante per introiti e prestigio della massima competizione europea, incassi dallo sponsor Nike, riconferma* e implementazione della rosa, e in più l’autorevolezza che ne deriverebbe a partire dalla costanza che giocoforza i giallorossi dovranno sforzarsi di ottenere.

Tavola rotonda della Champions

*(La vicenda Pjanic risulta paradigmatica in questo senso: trattenerlo significherebbe dare un certo segnale, di progetto non transeunte come alcuni vorrebbero ma inserito nella prospettiva di uno spazio fisso nel mosaico – in via d’evoluzione – europeo. Il bosniaco non è il solo banco di prova: Gervinho e Ljajic son seguiti dal Liverpool, i cui emissari erano sabato in avanscoperta al Franchi. Sostituti dei veterani Maicon e De Sanctis saranno basilari e c’è da decidere se puntare o meno fiches su Dodò, Florenzi e Destro. Il nodo cruciale sta perciò, come ha ribadito Garcia, nel cercar di tenerli tutti. Ma dopo un’annata così, paradossalmente, è tutto in bilico).

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