Bayern Monaco-Real Madrid: le pagelle madrilene

REAL MADRID (4-3-3) / (7,5)

CASILLAS 6,5 – Part-time come la sua stagione: primo tempo a sollevare le braccia, ripresa con due-tre brividi e un intervento sull’Autoproclamatosi Pallone D’oro, Franck Ribery. La Coppa, però, non la dividerà a metà con nessuno, figurarsi Diego Lopez.

CARVAJAL 7 – Sostituisce Arbeloa, per fortuna. Col classe ’92 forse anche Mourinho avrebbe avuto miglior sorte nelle ultime due semifinali: fa fare brutta figura a Ribery, non concede ad Alaba di piantare le tende dalle sue parti e si candida ad occupare nei prossimi anni il binario lungo cui è partito Sergio Ramos.

PEPE 7,5 – Una gran brutta persona che però, al netto di simulazioni e smargiassate, è il miglior compagno d’avventura nelle serate che contano: tackle v.m. 18 e senso della posizione frustrante per l’avversario. E quando le cose girano bene si permette pure il lusso di giganteggiare.

SERGIO RAMOS 8,5 – In fase difensiva, quasi gli si preferisce il compagno di reparto: ma di doppiette celebri (e inaspettate) in semifinale è lastricata la storia del calcio e lui, da solo, spiana la strada verso Lisbona. Non contento, Rambo mette la pezza su un gol praticamente fatto del Bayern quando ancora c’era gara (dal 29′ s.t. VARANE s.v. – Il docente di ruolo è diffidato e Ancelotti, anzi, attende pure oltre il dovuto per toglierlo dal match e dare minuti al francese, talento ancora chiuso dai due sceriffi succitati).

FABIO COENTRAO 6,5 – Lui ha un compito più probante, con Robben che -pur facendo sempre la stessa giocata: rientro e tiro col sinistro- almeno ci prova fino almeno a metà ripresa. Meno arrembante e caciarone del solito ma, dopo le inzuccate di Ramos, con cui condivide modi spicci e look coatti, non ce n’era bisogno: “presidia la linea, che tanto il Bayern si ferma da solo”.

XABI ALONSO 6,5 – Se Ramos entra di diritto nel frame narrativo “eroi di semifinale (e che, diffidati, non vanno a cercarsi il giallo)”, lui invece conquista a mani basse, pardon, sulla faccia, il Premio Nedved per un’inutile scivolata che, sullo 0-3, gli costerà la finale; e nonostante cerchi di impietosire il direttore di gara che attende un minuto prima che si rialzi per mostrargli il cartellino. La sua (gran) partita praticamente finisce lì e giura qualcuno che aveva un muso più lungo di quello di Ribery al momento del cambio.

MODRIC 7 – Come tutto il Real, eccetto il ticket portoghese Ronaldo-Pepe, gioca e dispone del Bayern praticamente per un tempo, prima di alzare bandiera blanca e osservare i guardiolani che si passano stancamente la palla. Dal suo angolo nasce lo 0-1 poi, nel bailamme che segue, va a nozze senza fare chissà che. Bella così la vita, ma intanto da qualche mese ha trovato il suo posto nel mondo.

DI MARIA 7,5 – Lo zampino sui gol lo mette anche lui (punizione dalla trequarti per il raddoppio) ma quello che impressiona è che uno tra i più indolenti e ‘fighetti’ del Real del Nuovo Millennio si sbatta a rincorrere chiunque e raddoppiare per tre. La prima mezz’ora, poi, è supersonica: basta questa per stritolare i rossi (dal 38′ s.t. CASEMIRO s.v. – Chissà che non sia lui, a sorpresa, a sostituire Alonso a Lisbona. E chissà che non sia lo spartiacque tra un futuro da direttore d’orchestra madrileno ed ennesimo gioiellino che emigrerà altrove per trovare minutaggio e consacrazione nel Vecchio Continente).

BALE 7+ – Lui, alla festa, partecipa con l’assist per il tris di Ronaldo, al termine di una gran ripartenza culminata con una cavalcata che, fosse stato ancora al Tottenham, l’avrebbe visto scagliare un missile terra-aria verso Neuer. Ma a Madrid ci sono gerarchie e (udite udite!) anche un senso del collettivo da rispettare: assist al portoghese e a buon rendere. Ah, per la cronaca, anche lui col minimo sindacale passeggia sui resti del Bayern: figurarsi se entrava in modalità-Coppa del Re cosa combinava…

CRISTIANO RONALDO 8 – Niente. Anche quando potrebbe astenersi, il protagonista dev’essere sempre lui: il fatto che rimanga in campo fino alla fine per tirare la punizione che uccella Neuer e tre quarti di barriera del Bayern (in sprezzo di qualsiasi pericolo di infortunio, cartellini, stakanovismo) è riassumibile nella Tensione Messi, quella spinta inesorabile a migliorarsi tendendo asintoticamente a quello che, solo alcuni mesi fa, era l’infinito da rincorrere per tornare il numero 1. Così si spiegano i quasi 50 gol stagionali e le reti numero 15 e 16 in questa campagna europea. Se strappa la Liga al Cholo (meglio: se l’Atletico se la fa scappare) e poco poco arriva in semifinale Mondiale, fa tris di Palloni d’Oro: alla faccia di Ribery che s’era già nominato Migliore e s’è preso pure a male per essere stato snobbato alla premiazione di gennaio. S’è visto.

BENZEMA 7 – Un gradino sotto i due sodali di reparto, solo perchè non segna e poi esce dal match: ma il suo già l’ha fatto con la rete che ha deciso l’andata e, probabilmente, pure determinato l’atteggiamento scriteriato -e allo stesso tempo al limite del soporifero per la sua inconcludenza: mistero buffo- del Bayern di stasera. Però i movimenti a venire in contro per azionare le fionde Bale e Ronaldo sono spesso deliziose: a vederli in campo, lui non è il vertice del tridente ma un finto rifinitore alle spalle di due Usain Bolt del calcio degli Anni Dieci del Nuovo Millennio. Ergo: decisivo pure quando non segna (dal 35′ s.t. ISCO s.v. – Come Varane e Casemiro: riserva extra-lusso in uno dei Real più opulenti di sempre. Doveva essere il suo anno ma, dopo un avvio col turbo, complice il passaggio al 4-3-3 è diventato un comprimario. E come Jesé e come Casemiro, in estate dovrà decidere cosa fare da grande, visto che i Bale e i Ronaldo non smettono mai di crescere).

all. C. ANCELOTTI 7+ – Provocatoriamente, voto leggermente più basso della sua ciurma. Perché il capolavoro è anche suo, poche storie: ma i due gentili cadeaux (passi una volta, ma due -specie in una semifinale di Champions- è troppo e mal gliene incolga ai tedeschi) confezionati dal Bayern in avvio mettono una pietra tombale sul match: se poi si aggiunge che Guardiola, senza cambiare minimamente atteggiamento, gli serve la finale su un piatto d’argento e aspetta 45′ per inserire Javi Martinez per riequilibrare una barca che, nel solo primo tempo, ha rischiato di incassare un poker, beh, ecco che i meriti dell’italiano vanno tarati sul giusto valore. Per carità, avrà tutta la finale per prendersi i meriti di questa campagna straordinaria ed entrare nella leggenda: specie se riesce a sostituire Xabi Alonso, insostituibile, e mantenere questa intensità e cattiveria che solo con Mourinho -e solo a tratti- s’era vista nella storia recente del Real Madrid. Un oggetto geneticamente modificato, e il DNA è italiano.

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