Polemiche strumentali e forza mediatica: Antonio Conte e Rudi Garcia

Invasi da un flusso continuo di informazioni che contribuisce a disorientare più che a in-formare (“dare forma” ai fatti), avvolti da un rumore di fondo ottundente, tendiamo a cancellare dalla memoria le vecchie notizie per far spazio alle nuove. Ecco che ogni tanto torna utile rovistare tra gli archivi del passato, giusto per rinfrescare la memoria e non alimentare inutili polemiche (mediatiche e strumentali).

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Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo

10 GIUGNO 2007 – Conte è l’allenatore dell’Arezzo in B, la Juventus sconta il suo anno di purgatorio nella serie cadetta. L’Arezzo, in lotta per non retrocedere, vince a Treviso (1-3), ma la vittoria dello Spezia in casa della Juventus (2-3 con gol di Nicola Padoin all’89’) vanifica il successo dei toscani, condannandoli alla C1. A fine gara, ecco le parole di Conte: “C’è profonda delusione e profonda amarezza, rispetto tanto i tifosi juventini ma ho poco rispetto per la squadra. Retrocedere così fa male, però mi fa capire cose che già sapevo… Nel calcio si parla tanto, tutti sono bravi a parlare, adesso sembrava che i cattivi fossero fuori e che adesso ci fosse un calcio pulito, infatti siamo contenti tutti, evviva questo calcio pulito”.

Parole allusive, tipiche di quella “cultura del sospetto” che ora, secondo l’opinione di Conte, sarebbe invece Garcia ad alimentare. Rudi Garcia: “Nelle ultime giornate abbiamo visto giocare contro la Juve squadre che lottavano per la salvezza e che poi sul campo non hanno fatto niente”. Antonio Conte: “Parole provinciali da tutti i punti di vista. È una mancanza di rispetto nei confronti di tutti, dei tecnici, dei giocatori e dei tifosi”.

CONTE, GARCIA E MOURINHO – A questo punto, e tornando all’attualità, invece di parteggiare per l’una o per l’altra fazione (dividendo in modo manicheo la realtà tra buoni e cattivi, mettendo in opposizione Garcia/Conte, Roma/Juventus, ecc.), dovremmo comprendere alcune modalità con cui gli allenatori tentano solo di orientare il corso degli eventi. Più che di polemiche accese e scontri verbali, sarebbe corretto parlare di frasi studiate appositamente per ottenere un certo effetto in giocatori, tifosi e avversari. Di questi tempi, si sa, le partite iniziano ben prima del fischio dell’arbitro.

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Mourinho in conferenza stampa

Da una parte Rudi Garcia ha voluto caricare, seppur in modo indiretto, le prossime avversarie della Juventus. Tattica forse antipatica ma comprensibile, nonostante le flebili speranze (ora quasi nulle) di accorciare sui bianconeri. Di certo non avevano rassicurato le parole di Spinelli prima di Juve-Livorno (“Andremo a Torino con il pallottoliere”): come dar torto al francese? D’altra parte Antonio Conte ha risposto per le rime, mutuando da Mourinho quell’atteggiamento del “noi vs tutti” che tanto bene aveva fatto all’Inter, vittoriosa su tutti i fronti nel 2010. Squadra nerazzurra prima divisa in clan, poi unita con il portoghese contro giornalisti – accusati di “prostituzione intellettuale” – e avversari – il “rumore dei nemici” fu trasformato in carica positiva. Analogamente, la Juventus si avvia verso il suo terzo scudetto consecutivo, avendo evitato fino alla fine, e con molto merito del suo allenatore, pericolosi cali di tensione. Mentre Garcia ha voluto catalizzare l’attenzione sull’unico fattore che avrebbe potuto giocare a favore della Roma (le motivazione delle avversarie della Juve), perché, come aveva affermato: “Il nostro destino non è più nei nostri piedi“. Tutto qui. C’è proprio bisogno di discutere oltre?

2 Comments

  • 🙂 Interessanti le parole del Conte allora all’Arezzo; non credo che nessun giornalista gliele abbia mai rinfacciate.

  • io ce le ho ancora scolpite in mente e ricordo ancora la calata di braghe della classe giornalistica tutta quando, all’avvento di Conte alla Juve, nessuno ha osato chiedergliene conto. no, ma: bene bene.

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