A tutta B: il primo verdetto, il difensore goleador, il fai da te senese, il peso di un giocatore e i problemi digestivi

PALERMO “A” UN PASSO DALLA FINE – Sembrava tutto fatto, soprattutto dopo la bella vittoria in trasferta proprio con la seconda in classifica, un perentorio 3-1 a Latina firmato Dybala, Pisano e Lafferty che sanciva, se ancora ce ne fosse bisogno, le corrette gerarchie di questo campionato. E invece, a rovinare, momentaneamente, la festa ci s’è messo, di nuovo, l’Empoli, che, battendo senza appello uno Spezia falcidiato dagli infortuni, è tornato secondo ed ha creato una situazione che rimanda di un’altra settimana la festa promozione dei siciliani. Tutto perché, al momento, la classifica dice che il Palermo è primo con 16 punti sull’Empoli e 18 sul Latina. Se, malauguratamente, i rosanero le perdessero tutte e si creassero le condizioni di un parimerito a tre squadre, la classifica avulsa (Empoli 7, Latina 6, Palermo 4) direbbe Empoli e Latina promosse e Palermo ai play off. Un po’ di fantacalcio, ma visto che la matematica regna sovrana in una classifica a punti, e che nel calcio, in fondo, tutto potrebbe succedere, la festa è da rimandare. Con soddisfazione, in realtà, dei tifosi palermitani che potrebbero festeggiare in casa la Serie A. Dietro è il solito saliscendi. Al quarto posto, il Crotone esce sconfitto dal confronto con l’Avellino, ma resta al suo posto perché il Cesena (che in settimana ha, comunque, recuperato il punto di penalizzazione) non ne approfitta, sconfitto a domicilio da un Brescia scatenato. Anzi, i romagnoli si vedono anche superare al quinto posto dal Lanciano che, ancora con una punizione di Mammarella, espugnano il campo del Varese. E non scalano di un’ulteriore posizione solo perché il Siena non va oltre lo 0-0 casalingo con il Carpi. Si riagganciano invece alla zona spareggi il Trapani, che canta il “de profundis” alla Juve Stabia, e il, come detto, vittorioso Avellino. Entrambe scavalcano lo Spezia, che, così, nuovamente, esce dalla zona play off.

IL PRIMO VERDETTO – Tutti concentrati a vedere se il Palermo sarebbe riuscito a conquistare la serie A con 6 turni d’anticipo, ed intanto, invece, si decretava un altro verdetto, diametralmente opposto: con altrettanti turni d’anticipo, infatti, la Juve Stabia è matematicamente retrocessa in Lega Pro. Società fondata nel 1907 col nome di Stabia Sporting Club, dopo i primi decenni passati tra i Campionati Campani e le Leghe Sud, alla creazione della Lega Calcio nel 1948 viene inserita nel girone D di Serie C e già nel 1951 raggiunge la prima promozione in serie B. Alla repentina retrocessione fanno seguito numerosi anni tra le serie inferiori, tra promozioni e retrocessioni, fallimenti e resurrezioni. Dal 2002 la denominazione della società è Società Sportiva Juve Stabia, che parte dalla Serie D e inizia un lento processo di risalita che, tra alti e bassi, la porta, nel 2011, alla promozione in Serie B, seconda della sua storia, a sessant’anni dalla precedente. Sotto la guida di Piero Braglia, il mister della promozione, quindi, dalla stagione 2011/12, le Vespe giocano in serie B. Salvezza la prima stagione, con un campionato giocato discretamente, qualche soddisfazione tolta e un 9° posto finale, nonostante i 3 punti di penalizzazione per ritardati pagamenti IRPEF. La seconda stagione, quella 2012/13, è a due facce: un girone d’andata da protagonisti, con il raggiungimento della zona play off, e uno di ritorno da dimenticare, con il conseguimento della salvezza solo all’ultima giornata. All’inizio della corrente stagione, la terza consecutiva, c’è un avvicendamento ai piani alti della società, perché Francesco Giglio lascia la presidenza della società a Franco Manniello. La stagione attuale, purtroppo, vede da subito la squadra campana in difficoltà. Dopo 15 partite i punti sono solo 7 e, così, la società decide di sostituire lo storico allenatore della promozione, Braglia, e al suo posto chiama Fulvio Pea. Dopo una partenza che sembra positiva, in realtà tutto si riappiattisce, così, alla 26^ giornata, dopo il pareggio con il Cittadella, e dopo aver racimolato 8 punti in 11 partite, senza mai abbandonare l’ultimo posto, anche Pea viene esonerato e viene richiamato Braglia per traghettare la squadra fino alla fine. Da allora i gialloblu hanno messo insieme soli altri due punti, derivati dai pareggi con Padova e Avellino (e con tanto di sfogo del Presidente, raccontato in una delle ultime puntate della rubrica), così sabato, al termine della partita persa 3-0 a Trapani, con 17 punti in classifica, 22 di distacco dalla zona play out, con solo 18 punti a disposizione negli ultimi 6 turni, è arrivata la matematica retrocessione. Con 6 turni d’anticipo la Juve Stabia fa peggio del Pescara 2006/07 che retrocesse con 5 partite ancora da disputare, ma non è la più precoce, dato che nel 2009/10 la Salernitana retrocesse con ancora 7 giornate alla fine. Ai campani gli auguri di una veloce risalita.

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LA FRATTURA DELLA CODA – Nessuna dissertazione veterinaria, ma solo quello che appare nella classifica di coda dopo l’ultimo turno. Detto infatti della Juve Stabia, e considerando ormai ad un passo dal baratro anche la Reggina, c’è da rilevare che anche il Padova esce con le ossa rotte dall’ultima giornata, sconfitto a domicilio dal Bari. Questo fa sì che ora i punti tra la squadra di Serena e la zona play out siano 4, grazie alla vittoria del Cittadella, proprio nello scontro diretto con la Reggina. Gli amaranto, grazie all’importantissima vittoria, in un sol colpo, allontanano i cugini ed avvicinano sia i diretti avversari nella attuale zona play out, ovvero il Novara, che non va oltre lo 0-0 a Pescara ed ora è ad un solo punto, che la zona salvezza rappresentata dallo sconfitto Varese, ora solo a 4 punti. Sopra il Varese passettino in avanti della Ternana, che esce con un punto dal pirotecnico match con il Modena concluso 3-3.

MAMMA(RELLA) MIA, COME LE TIRA BENE! – Movimenti nelle zone alte della classifica cannonieri. Innanzi tutto torna al gol il capocannoniere principe, Mancosu, che con la rete del 2-0 alla Juve Stabia porta a 21 il suo bottino personale. Dietro di lui resta fermo a 18 gol Pavoletti, mentre si infittisce il gruppo dei marcatori a 17 reti, dove Caracciolo e Babacar, che restano a secco nonostante i molti gol segnati dalle rispettive squadre, vengono raggiunti da Tavano, autore del definitivo 2-0 allo Spezia e Antenucci, che, su rigore, segna il momentaneo 2-1 della sua squadra a Modena. Tutto immobile a quota 13 gol, dove troviamo Jonathas ed Hernandez, mentre a 12 reti Maccarone e l’infortunato Giannetti, che non potrà più rimpinguare il suo bottino per l’infortunio che lo terrà lontano dai campi fino a fine stagione, vengono raggiunti da Galabinov, in gol anche questa settimana per il 2-0 al Crotone. Per finire, a 11 gol, Ebagua e Maniero accolgono l’arrivo di Lafferty, autore del definitivo 3-1 del Palermo a Latina. Questa settimana gli onori della cronaca spettano alle prodezze balistiche di un goleador/non goleador, ovvero Carlo Mammarella del Lanciano, difensore con il vizio del gol che per due settimane consecutive ha regalato gioie ai tifosi della sua squadra con le sue precise punizioni. Difensore classe ’82 di Pescara, inizia la carriera calcistica nelle giovanili della squadra della sua città, con cui esordisce anche in C1. Quindi, sempre nella terza serie, passa prima alla Fermana e poi al Tolentino, dove comincia a mettere a fino le sue doti di difensore goleador, segnando 8 gol in due stagioni. Nel 2005 esordisce in Serie B con la Triestina, quindi tre stagioni di nuovo in C tra Grosseto, Ancona e Salernitana. Nel 2008 viene acquistato dalla Virtus Lanciano, quando ancora milita in Prima Divisione Lega Pro. Con gli abruzzesi, di cui diventa anche il Capitano, quindi, vive tutto il percorso che porta alla promozione e alla permanenza in Serie B di queste ultime stagioni. Cinque reti per lui nella scorsa stagione, 3 finora in questa, di cui due nelle ultime due giornate, entrambe con quello che è la sua specialità: il calcio da fermo. Sabato scorso al 92′ ha deciso la partita con l’Empoli, segnando il 2-1 finale, questa settimana, al 16′ ha perforato la rete di Bressan per l’1-0, che poi sarà anche il finale, nella partita con il Varese. Non solo uno dei migliori difensori della Serie B di quest’anno, ma anche un cecchino estremamente efficace e produttivo.

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UN SIENA FAI DA TE – La situazione societaria del Siena è piuttosto grave ed è davanti agli occhi di tutti, testimoniata anche da quei punti di penalizzazione che sono già diventati 8 e senza i quali i toscani veleggerebbero secondi in solitario. Stipendi non pagati, problemi nell’organizzazione delle trasferte e anche solo degli allenamenti, sono solo alcuni dei problemi che affliggono la società bianconera, costretta a gennaio anche a pesanti cessioni in termini di giocatori importanti per la squadra per far cassa, e nonostante i quali, con grande professionalità, i tesserati del Siena stanno disputando un campionato eccezionale che tuttora profuma di Serie A. Che potrebbe essere, alla fine, un toccasana per il futuro calcistico di Siena. Ulteriore gesto di “aziendalismo” dei giocatori della squadra è stato quello messo in atto sabato, per decisione degli stessi giocatori e dello staff tecnico, che, per ridurre le spese superflue, si sono dati appuntamento allo stadio dopo pranzo, quindi eliminando il ritiro prepartita, le spese del pasto e quelle della benzina del pullman che avrebbe dovuto portare i giocatori allo stadio. Ovviamente non solo rose e fiori nella decisione di giocatori e staff, ma anche le spine di un gesto forte e di un segnale del raggiunto limite di una certa insofferenza da inviare ai piani alti della società.

UN GIOCATORE DI PESO – Mai definizione fu più calzante. Sì perché di Felipe Sodinha del Brescia tutto si può dire tranne che abbia un fisico da giocatore di calcio professionistico. Brasiliano classe 1988, viene portato in Italia nel 2008 dall’Udinese che lo manda subito a girare per l’Italia in prestito, tra Bari, Paganese, Portogruaro e Triestina. Evidentemente nessuno rimane particolarmente impressionato delle sue prestazioni, visto che l’Udinese non lo porterà mai a giocare in maglia bianconera e nel 2011 resterà addirittura inattivo per una stagione. Nel 2012 decide di ritornare in Brasile nel Cearà, ma non fa tempo a toccare i campi brasiliani, che arriva la chiamata di qualcuno che forse si ricorda di lui, ovvero il Brescia di Corioni. Qui trova la sua dimensione. Con le rondinelle gioca da due stagioni e, nonostante vesta la divisa della squadra come uno in una partita scapoli ammogliati che s’è comprato la divisa ufficiale, ed ha pure sbagliato taglia, le sue giocate sono estremamente efficaci, perché i suoi piedi vanno decisamente oltre la sua forma fisica. Con il suo sinistro è capace di pregevoli giocate ed ha una visione di gioco ed un’intelligenza tattica da grande trequartista brasiliano. Quest’anno in Brescia-Varese ha segnato anche il suo primo gol in Italia. Ma, soprattutto, sabato è stato il protagonista assoluto della partita stravinta a Cesena: a fine primo tempo ha segnato il gol del vantaggio per la sua squadra, il suo terzo stagionale, poi nel secondo tempo ha colpito in pieno la traversa con un tiro da 25 metri e al 72′ ha servito, con un no-look, la palla a Budel per il raddoppio bresciano, prima di uscire al 76′ tra gli applausi dei suoi sostenitori. Intervistato a fine partita, assieme alla felicità per l’ottimo risultato ottenuto dalla squadra, che la rilancia in prospettiva play off, ha confessato di non essersi mai fatto problemi per le battute sul suo peso, rivelando, anzi, di essere perfino a dieta da un mese alla Club House di Brescia su consiglio di Corioni, che, per ora, non gli ha fatto perdere peso, ma gli ha permesso di alimentarsi meglio così da acquisire una maggior tonicità. Intanto sabato il suo “peso” l’ha fatto sentire e, siamo convinti, a Cesena hanno riso in pochi.

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MAL DIGERITO – Sarà il suo cognome che lascia adito a battute del genere, però che per Mangia non sia un periodo d’oro, soprattutto dal punto di vista delle simpatie che suscita negli altri, è un dato di fatto. Su tutti ci sono i suoi tifosi, quelli dello Spezia, che non sono esattamente esaltati dalle prestazioni della squadra, sempre al di sotto delle aspettative, con un gioco brutto e noioso e risultati che lasciano la squadra in una situazione di Limbo, da eterna incompiuta. Qualche settimana fa, durante Spezia-Padova, qualche tifoso ha lasciato il proprio posto tra i distinti proprio per avvicinarsi alla panchina di Mangia (ben protetta da una spessa parete di plexiglass trasparente) per esprimere, con toni non esattamente amichevoli, ma senza atti di violenza, la propria insoddisfazione per il gioco visto in campo. Nei giorni successivi i contestatori si sono visti recapitare una multa da 170€ “per aver abbandonato il loro posto ed essersi avvicinati alla panchina”. Il sospetto (comunque negato dalla società) che dietro la denuncia ci fosse proprio lo staff tecnico aquilotto con Mangia in testa ha ulteriormente deteriorato il rapporto con i tifosi, parzialmente “sospeso” nelle giornate scorse grazie alla duplice vittoria di Cesena e con il Siena. Ma dopo Empoli, probabilmente l’accoglienza al Picco contro la Reggina tornerà a non essere delle migliori. Poi c’è Pasquale Schiattarella. Il centrocampista dello Spezia, prelevato a gennaio dal Livorno, attuale capitano della squadra bianca, sabato è stato costretto ad uscire anzitempo per un infortunio. Nel transitare davanti all’allenatore ha percepito alcune parole di quest’ultimo (probabilmente riferite ad un’occasionissima divorata dal calciatore poco prima, scivolato al momento di entrare in area) che non ha gradito, si è girato con sguardo truce, ha risposto qualcosa e poi si è scagliato contro la panchina prendendola a calci e continuando con gli improperi. Il malinteso pare essere stato chiarito negli spogliatoi. E per finire c’è anche Sarri, il tecnico dell’Empoli. I due furono protagonisti di uno scambio di opinioni al termine della scorsa stagione, quando Mangia era il selezionatore dell’Under 21, a causa della convocazione di Saponara e Regini per l’Europeo di categoria che rischiò di privare l’Empoli di due importantissimi giocatori a ridosso delle finali play off. Il tecnico dell’Empoli ha fatto sapere di aver cercato di salutare il collega prima della partita di sabato, il quale però ha fatto finta di non vederlo e si è girato dall’altra parte. “Ho vissuto 54 anni senza di lui, me ne farò una ragione” è stata la chiosa del tecnico toscano.

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