A TUxTU col Diavolo #8

Ottavo appuntamento con la rubrica dedicata al Milan, curiosità, storie, news e tanto altro sulla squadra rossonera. In questa puntata: “Il derby di Milano“.

LE ORIGINI – Sono passati esattamente 105 anni dalla prima stracittadina tra Milan e Inter disputata il 10 Gennaio del 1909. La rivalità però è fatta risalire al 1908 quando circa 44 dissidenti del Milan, che allora era la squadra più importante di Milano, fondarono al ristorante “Orologio” l’Inter. Fu Giorgio Muggiani, uno dei fondatori, a scegliere i colori della squadra: nero e azzurro. Con l’azzurro ci si voleva opporre al rosso del Milan, la scelta fu quasi obbligata, perché a quell’epoca non si disponeva di pennarelli ma si usavano le matite bicolore rosse da una parte e azzurre dall’altra. Simbolicamente i due colori indicano il cielo e la notte. Il Milan non ha mai cambiato i suoi colori nel corso dei suoi 115 anni, invece la divisa dell’Inter per un periodo ha avuto i colori della città di Milano, bianca e rossocrociata, segnata dal fascio littorio. Celebre è la frase di Kilpin « Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari! ». L’Inter era considerata la squadra della borghesia, mentre il Milan era quella delle classi popolari, da qui il soprannome “casciavit” per i rossoneri e “bauscia” per i nerazzurri. Il primo temine in dialetto milanese significa cacciaviti e sta a indicare l’origine operaia dei tifosi, il secondo invece vuol dire sbruffoni, che era uno degli stereotipi milanesi nei confronti delle classi medio-alte.

IL DERBY SECONDO I TIFOSI – 1) Non si guarda la classifica: non importa il divario tra le due squadre, il derby è una partita che esula dal calendario, vissuta più per “sana” rivalità cittadina che per questioni propriamente calcistiche, una sconfitta influisce sul morale piuttosto che sulla classifica. 2) Non esiste il biscotto, mai nella storia di un derby le due squadre hanno optato per un risultato conveniente ad entrambe, non è concepibile. 3) Un giocatore che lascia il Milan per andare all’Inter o viceversa, è considerato un traditore. Leonardo docet! Questi i tre comandamenti che i tifosi imparano insieme all’ABC.

Voce rossonera. Quando c’è di mezzo il derby passa tutto in secondo piano. La settimana pre-derby è un periodo particolare: ansia e tensione accompagnano la mia routine quotidiana. Stati d’animo che restano latenti nella mia coscienza, all’apparenza è tutto normale, ma dentro la situazione è piuttosto turbolenta. Qualcuno la definirebbe follia, io passione incondizionata. Dopo Roma-Milan è scattato il countdown. Succede sempre una cosa strana, la settimana passa in fretta (siamo già a -4), ma quando arriva il giorno fatidico il tempo sembra fermarsi: guardi l’orologio mediamente ogni 10 minuti e hai quasi l’impressione che le lancette si muovano più lentamente del solito, tanto che i minuti sembrano ore. Alle 20.30 scatta l’ora X, non c’è più tempo per rimuginare. Mi siedo sul divano, stesso posto, stessa sciarpa di sempre, rigorosamente imposto il televisore su “telecronaca tifoso”, la scaramanzia regna sovrana. Regola d’oro: durante la partita si spegne il telefono e si evitano commenti live sui social. Non ricordo più la sensazione che si prova a vincere un derby, il Milan non vince da tre anni,  esattamente dal 2 aprile del 2011. La prima data che mi viene in mente pensando al derby, a parte gli storici 11 maggio e 13 maggio, rispettivamente il 6 a 0 e la qualificazione alla finale di Champions, è il 5 ottobre del 2003. Ricordo legato al primo goal di Kakà in rossonero. Ogni derby ha la sua storia, nessuno è più protagonista dell’altro, chi avrebbe mai detto che Schelotto sarebbe diventato un “uomo-derby”. Cosa vorrei domenica? Se dovesse giocare, sicuramente un goal di El Sharawy. (Federica Di Bartolomeo, redattrice Sportmain e tifosa Milan)

Voce nerazzurra. 89 trofei totali (50 il Milan, 39 l’Inter). Si scontrano due squadre altalenanti con un obiettivo comune: l’Europa League. Nel derby della Madonnina si azzera tutto, non conta chi sta meglio e chi peggio. Conta buttarla dentro e far esplodere San Siro. Data la posta in palio spero di vedere una bella partita, due squadre che si sfideranno a viso aperto. Da interista vorrei assistere a un derby più spettacolare e meno abulico dal match di andata concretizzata nei minuti finali da una prodezza di tacco di Palacio. Per entrare nel clima partita, come da copione, ascolterò le classiche tracce nerazzurre: “Pazza Inter”, “ C’è solo l’Inter”, “Inter Tricolore”. Domenica la scaramanzia farà il suo corso: sciarpa davanti alla tv, stessa poltrona, stessa postura e nel durante il cibo diventa un bene secondario, perché i movimenti mascellari coprono a mio avviso la sacrosanta telecronaca. A meno di una settimana dal match riaffiorano i bei ricordi come quel famoso 0-3 del 97/98 col pallonetto di Ronaldo a scavalcare Rossi in uscita e il roboante 0-4 nella stagione del triplete. Scatta anche un po’ di frustrazione obsoleta risalente a quel tennistico 6-0 dell’11 maggio 2001. Derby è storia, scaramanzia, statistica, fortuna, un insieme di espedienti che lo rendono unico. Infine spero di vedere in campo Samuel per tutti i 90 minuti. Perché? Con lui in campo l’Inter ha vinto il derby dieci volte su dieci, autentico talismano. (Eligio Galeone, redattore Sportmain e tifoso Inter)

NOVITÁ (fonte sito ufficiale del Milan) – Il primo derby della storia di Milano con due calciatori giapponesi, uno per squadra: Keisuke Honda e Yuto Nagatomo.  Mai successo prima. Il calcio milanese si apre al nuovo. Keisuke Honda è nato il 13 Giugno 1986 ed ha al suo attivo 53 gare nella Nazionale giapponese con 21 gol e 13 presenze con 1 gol nel Milan. Per lui è il suo primo derby. Yuto Nagatomo è nato il 12 Settembre 1986 e con il Giappone ha giocato 67 partite segnando 3 gol, mentre all’Inter il suo score è di 105 gare e 9 reti. Per l’anno solare 2013, Nagatomo ha ricevuto lo Sport Award come miglior giocatore asiatico, con Honda al secondo posto. Sempre per il 2013, Titan Sports ha attribuito lo stesso titolo a Honda, con Nagatomo  non inserito in classifica. Entrambi sono stati titolari del Giappone che ha vinto la Coppa d’Asia 2011 con Alberto Zaccheroni. Ai Mondiali in Brasile di quest’estate, la Nazionale nipponica affronterà queste 3 gare nel Girone eliminatorio: 14 Giugno, Costa d’Avorio-Giappone; 19 Giugno, Giappone-Grecia; 24 Giugno, Giappone-Colombia.

DUBBIO IN ATTACCO – Si vociferava di un cambio di modulo in occasione del derby. Ritornare al 4-3-1-2 tanto caro ad Ancelotti, schierando in attacco dal primo minuto la coppia Balo-Pazzo. Secondo le ultime indiscrezioni sembra che l’olandese non abbia alcuna intenzione di sconvolgere l’assetto tattico della squadra. Al 90% il Milan scenderà in campo con il solito 4-2-3-1. Sorprese si potrebbero vedere in attacco. Dopo la prestazione sottotono con la Roma, Seedorf si giocherà la carta Pazzini? L’attaccante non ha mai disputato un derby da titolare con il Milan e nonostante abbia militato in entrambe le squadre, non ha mai segnato nella stracittadina. Le sue dichiarazioni: «Ho sempre molta voglia di far bene da ex. Non ho mai segnato nel derby e per me sarebbe bello sfatare questo tabù. Vogliamo regalare la gioia della vittoria ai nostri tifosi con un bel risultato nel derby, soprattutto in un’annata particolare, difficile, dove siamo stati in posizioni in cui il Milan non è abituato a stare».  Sarà difficile però lasciare in panchina un Balotelli scalpitante e desideroso di riscatto personale, per lui sarebbe il primo derby in casa del Milan. A suo sfavore ci sono le statistiche riportate oggi dal Corsport: Mario non è mai stato decisivo contro le grandi, sia col Milan che con l’Inter, per lui solo sei reti nelle 28 partite giocate contro le big in tutta la sua carriera, inoltre non ha mai segnato in un derby. Domenica sarà a disposizione di Seedorf anche Stefan El Shaarawy. Ultima rete in campionato, prima dell’infortunio,  proprio nel derby di ritorno della stagione scorsa. «Spero di giocare. La Primavera è stata basilare per recuperare la condizione atletica. So di non avere i 90 minutifarò il possibile per farne 20-30 nel secondo tempo. Voglio dare una mano per provare a raggiungere l’Europa League», così ha parlato il n.92 rossonero ai microfoni della Gazzetta dello sport. A quattro giorni dal match la probabile formazione è la seguente: (4-2-3-1): Abbiati; Bonera, Rami, Mexes, Constant; Muntari, Montolivo; Honda, Kaka, Taarabt; Balotelli.

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