La meglio (?) gioventù

gomitata berardi

Senza voler fare di qualche scintilla un piccolo fuocherello, e senza nemmeno voler andare controcorrente giusto per moda, si può essere accusati di scarso senso patrio se affermiamo che, tra ciò che ci lascia in eredità la seconda giornata del nuovo campionato, c’è il dubbio che la cosiddetta “meglio gioventù” (invocata da più parti dopo ogni débacle azzurra e, comunque, ciclicamente ogni qualvolta si valuta lo stato di salute del nostro Sistema-Calcio) tanto meglio non sia, o quantomeno non ancora. Prima che qualcuno ci tacci di anti-patriottismo, ci conviene argomentare meglio.

Per dire: la sfida tra Inter e Sassuolo era stata presentata come l’assalto dei rampanti giovani nero-verdi al fortino di Mazzarri. Zaza reduce dall’exploit azzurro, Berardi bianconero in pectore che pure ha deciso di restare in provincia un altro anno. Morale della favola: il coetaneo Icardi realizza una tripletta sontuosa (prima in carriera) imbeccato peraltro dal violino di Kovacic (’94, coetaneo di Berardi); dall’altra parte, l’attaccante lucano fa scena muta e quello calabrese casca nell’ennesimo scivolone della pur breve carriera: la gomitata a Juan Jesus va ad arricchire una collana che già contava perle del calibro della querelle con l’Under 21, la squalifica rimediata durante il vittorioso campionato in B (lo ‘spareggio’ Sassuolo-Livorno all’ultima giornata) e la maxi-squalifica comminatagli dopo la gomitata a Molinaro al “Tardini”. Non… colpisce tanto la violenza, quanto la recidività. Premesso che un incidente di percorso capita a chiunque, non un grandissimo biglietto da visita per Madama che può chiudere un occhio sulle pause di Zaza, non sui continui black-out di Berardi.

Prendiamo la Juve: tanto criticata in estate per “aver lasciato andare via” il capocannoniere della scorsa Serie A per un piatto di lenticchie -peraltro spartito col Torino- e indicata quale esempio di società che non crede negli italiani preferendo puntare sul nome esotico (Morata: talento indiscutibile, la cui sola ‘colpa’ è legata al prezzo speso per il cartellino), potrebbe far notare che in Bundesliga Immobile è scivolato al terzo posto delle gerarchie di Jurgen Klopp, che gli preferisce l’altro nuovo arrivato, Adrian Ramos, e pure il figliol prodigo Kagawa in appoggio all’unica punta, oltre all’usato sicuro di Aubameyang. Ok, Immobile -per ora a secco- si sbloccherà, ma intanto i 10 milioni incassati dai bianconeri non assumono i contorni di una ricca plusvalenza? Specie se con l’imberbe Coman il duo Paratici-Marotta dovesse ripetere anche solo la metà del fragoroso boom sparato col Colpo Paul.

Restiamo ancora alla Juve (segno che sotto la gestione-Marotta si sta lavorando bene coi giovani, nonostante le critiche e che, dalla nidiata, al di là del caso-Immobile, si può pescare e bene): si è deciso di non puntare ancora su Manolo Gabbiadini, da due anni atteso al salto definitivo di qualità. E l’ex bergamasco ha iniziato la nuova stagione alla Samp con una punizione chirurgica: dovesse rimpolpare lo ‘score’ sotto porta potrebbe essere l’occasione per la dirigenza juventina di dimostrare che la meglio gioventù, ok, ma c’è meglio e meglio. E questo senza voler mettere in discussione il valore di Immobile e gli altri giovani nei radar dei Campioni d’Italia: ma le tesi preconcette non ci piacciono e allora va fatto notare che, sempre a Genova, il Balotelli romanista Okaka, oramai 25enne, ha forse trovato il posto dove esprimere le devastanti doti fisiche che, a 18 anni, portavano tutti gli addetti ai lavori a Trigoria a pronosticargli un futuro à la Super Mario (anzi, famo di no, visti i chiari di luna del centravanti del Liverpool…). Ah, detto per inciso: c’è chi invoca una Nazionale veramente aperta ai giovani con Antonio Conte ct. Refrain già sentito con Prandelli. Tutto bello, tutto giusto ma, detto senza polemica: non è lo stesso Conte che voleva gli Alexis Sanchez e i Cuadrado per provare la scalata all’Everest Champions e che, in polemica con la società che pure gli avrebbe messo subito a disposizione Gabbiadini, Berardi e Morata ha deciso di passare? Quel Zaza subito nella mischia è segnale incoraggiante, ma se quegli stessi giovani non erano ritenuti (magari a ragione) pronti per l’Europa di club, come possono ora diventare pronti per l’Europa delle Nazionali? Sarebbe interessante una risposta, noi non ce l’abbiamo.

E come negare che, giocando ad armi pari e non volendo citare Pogba, i vari Icardi, Keita (giocherà per la Spagna. come previsto), Babacar (20 reti in B e, con la maledizione che perseguita Gomez e Rossi, forse l’unico appiglio della Viola, sic!), Iturbe abbiano tutte le carte in regola per mostrare che l’invasione degli stranieri ha un suo perché laddove i pari età nostrani, che già soffrono di sotto-utilizzo, nelle occasioni che contano si perdono o finiscono per sfigurare di fronte a giocatori che, sulla carta, di più attraente hanno solo l’esotico nome stampato sulla maglietta.

Certo, ci sono i Baselli, gli Sturaro, i Belotti, i Rugani, gli Zappacosta i Crisetig a cui, forse, quest’anno sarà data una chance (in provincia, beninteso: le colpe vanno equamente divise con le politiche dei club perché, per un Kovacic che rappresenta un indubbio craque di mercato e un arricchimento per l’intero campionato c’è sempre un vivaio imbottito di stranieri, per quanto ne dica il pur ottimo Samaden, responsabile del settore giovanile nerazzurro) ma si ripropone il dubbio circa un immediato salto in una big: è un problema reale o solo un fenomeno contingente? E’ un’ansia da prestazione nei confronti dei più corteggiati e ambiti coetanei d’oltreconfine o un involuzione del movimento che scontiamo, prima ancora che a livello di Nazionale A, a livello giovanile dove il lavoro è egregio ma intanto gli allori scarseggiano -sappiamo benissimo che la salute di un movimento non si misura su quello ma le varie rassegne continentali e mondiali qualcosa vorranno pur dire- e spesso giochiamo contro selezioni che hanno un’età media più bassa e giocatori tutti militanti nella massima serie locale. E capita che, quando vinciamo, ce ne vantiamo pure: emblematico fu il caso dell’Under 21 che dominò la kermesse continentale 2004 con Gilardino (’82), quando i vari ’83, ’84 e ’85 (C. Ronaldo?) erano stati precettati per partecipare all’Europeo dei ‘grandi’ in Portogallo.

Come si vede il problema ha radici antiche e la nostra vuole essere solo una piccola provocazione, a mò di pungolo, per la meglio gioventù italica che, cosa più perniciosa di tutte, rischia di perdersi per strada non per mancanza di mezzi ma di fiducia: in sé stessa oltre a quella che i club-locomotiva del nostro movimento scarsamente affidano loro. Auto-costringendosi a pescare all’estero alla sagra del low cost, alimentando un circolo vizioso che potrebbe non finire mai. Anche per questo è importante che Immobile si sblocchi, che gli Okaka non segnino gol alla Weah solo alla soglia dei 26 anni e che i Berardi vengano subito precettati dalla grande di turno, oppure che restino in provincia ma senza atteggiamenti da primadonna e smargiassate che vanno doppiamente a loro svantaggio. In tutta sincerità, al netto dei 18 milioni spesi, quanto credete che Marotta si sia pentito dell’acquisto di Morata anziché aver portato anzitempo il n.35 del Sassuolo a Torino? Ieri sera, a nostro giudizio, poco poco.

P.S. in tutto ciò, appena accennata, sullo sfondo c’è stata una giornata con qualche sorpresa e molte conferme: Juve e Roma vincono sempre, anche se stupisce più la Juve ma il successo dei giallorossi a Empoli, 0-1 sofferto e opaco, per paradosso resta più negli occhi delle vittorie sfavillanti a cui ci ha abituato Garcia perché sono i punti che mancavano ai giallorossi per poter mettere nel mirino Madama. Milano sorride anche se non ci accodiamo ai peana per il 7-0 al Sassuolo (gravissima ricaduta: la goleada ci sta, la doppia imbarcata no) e la vittoria al cardiopalma dei rossoneri al “Tardini” dove riescono a prendere/regalare 4 gol a un avversario oggettivamente in difficoltà in questo avvio di stagione. Noi non ci fidiamo e diamo credito alle ancora brutte Fiorentina e Napoli che, però, a onor di cronaca sbattono pure sul muro di Bardi e Perin (a proposito di fenomeni che all’estero giocherebbero già in Champions…) ma denotano ancora problemi tattici e di identità inusuali per due formazioni che non nascono certo oggi ma hanno le loro basi in progetti avviati 2-3 anni fa. A Firenze il rischio è l’imbruttimento (Gomez è la cartina al tornasole), a Napoli è che la polveriera dell’entusiasmo deflagri per altre ragioni. Per questo Inter, Milan e la Lazio (facile facile col Cesena) potrebbero approfittarne. Dietro, a Cagliari è già cominciata la giostra di Zeman (KO casalingo dopo il buon pari esterno alla prima), la Samp stende un Torino indebolito e con la testa pure al fronte europeo. Sarà un campionato equilibrato, seppur per compartimenti stagni: se sarà un bene o un male, dipende dai vostri gusti, dal menu a cui siete abituati e dalle portate che di solito entrano in casa vostra (pay-tv e orari da vampiri per seguire i campionati del Vecchio Continente e quelli sudamericani, tutti risse e una velocità che oggigiorno potrebbe sembrare anacronistica, se non quasi soporifera per il palato poco avvezzo). E ammesso questa Serie A non vi dovesse piacere, tranquilli: non saremo certo noi a condannarvi per mancato sciovinismo.

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