“Non vedo calcio-champagne in giro”, (ipse dixit)

roma-bayern

Per fare una battuta, quando Walter Mazzarri dice che non vede calcio-champagne in giro (per l’Europa), si potrebbe simpaticamente controbattere che, evidentemente, se lo sarà bevuto tutto lui.

La boutade (?) del tecnico dell’Inter al termine della gara col Saint-Étienne (sempre più in difficoltà nonostante -o forse anche a causa di- la gara di Cesena, vinta in superiorità numerica e pure in sofferenza) nasce forse come giustificazione -strampalata, frutto di un razionalismo quasi disperato- per l’ennesima prova mediocre dei nerazzurri, incappati in una spirale involutiva che potrebbe avere effetti devastanti. Eppure… Eppure.

L’infelice uscita di Mazzarri nasconde, involontariamente beninteso, un fondo di verità che riporta il discorso entro i confini nazionali e poi, di rimando, di nuovo a quell’Europa dalla quale, nella tornata della settimana appena trascorsa, siamo usciti con le ossa rotte tra débacle in Champions e prestazioni altalenanti in Europa League. O meglio, i fondi di verità, più che di bottiglia (preferibilmente di champagne, WM docet) sono due e, al netto della solita retorica ottimista che tende a trovare un aspetto positivo in tutto (si veda l’oramai archetipico “Non siamo più il campionato più bello del mondo? Beh, però siamo il più combattuto, dai”), sono abbastanza sconsolanti.

Il primo è che la nostra Serie A sta diventando inguardabile. Certo: il duello al vertice, la lotta-retrocessione che interessa anche dieci squadre (sic!), le eventuali piogge di gol, la piccola che mette alla frustra la grande qualche volta. Tutto bello, ma si tratta di giustificazioni e ‘temi’ che sono rintracciabili in quasi qualunque serie professionistica, e a qualsiasi latitudine. No: la verità è che il campionato di Serie A è di una pochezza impressionante e il fatto che gli elefanti Vidic, Torres ed Evra non riescano a incidere come si era pronosticato (“visto il livellamento verso il basso, ci andranno a nozze”) è imputabile più a loro e alle politiche (?) di mercato che han ridotto le nostre big a delle succursali o gerontocomi di vecchie glorie, che a un presunto step in avanti della nostra lega per riavvicinarsi alle concorrenti europee. D’altronde le presenze allo stadio non mentono e a questi fantomatici ‘big-match’ (fatta eccezione per Juve-Roma) si appassionano solo la D’Amico e gli opinionisti in studio, o quantomeno fingono alla grande. “Avvincente”, “mozzafiato”, “aperto sino alla fine”, ma si, ma si. Ma tanto brutto da vedere, pure. E, forse, uno dei casi in cui il livellamento verso il basso non giova a nessuno, eccetto forse quelli chi lotta per la sopravvivenza, evitando gli ultimi tre posti.

E il ticket per questo ‘spettacolo’ nostrano lo paghiamo, con la sovrattassa in Europa. Questa è la seconda verità. La Caporetto interna della Roma è uguale a quella greca della Juve: cambiano proporzioni e avversari, ma siamo lì. E’ una fortuna che, per decenza, le due squadre leader del nostro movimento (?) non abbiano subito stravinto, facendo dimenticare le ansie europee ma pure dando quella sgradevole sensazione del padre frustrato che torna a casa e lì si sfoga alzando la voce. Poi, per carità, magari a maggio ci ritroviamo una delle due in finale di Champions’ o, più realisticamente, una tra Inter, Fiorentina e Napoli in semifinale di Europa League, ma il discorso non cambia di una virgola. Lo champagne c’è, si è visto e basta bussare sia ai top club (troppo facile) sia a realtà come Porto, Bayer Leverkusen, Borussia Dortmund, finanche lo Shakhtar Donetsk: e non stiamo parlando di risultati, ché quelli non sempre ti premiano. Ma di mentalità, appeal e approccio.

E’ un circolo vizioso e il grigiore dei confini nazionali, in un certo qual modo, viene portato in trasferta col trolley appena entrano in gioco le coppe. Qualcuno obietterà che l’Inter, in questo scenario, ha vinto una Champions’: ma l’eccezionalità della circostanza (e l’eccezionalità del suo condottiero, uno che ha fatto l’elettroshock al campionato italiano nei due anni che lo ha frequentato: possa piacere o no, che sia stato positivo o negativo, questa è la realtà) lo rende un caso più unico che raro. Proprio come quello che, in questo scenario, di porterà a tornare a primeggiare in Europa. Poi magari succede, ma non è Sistema: è, semmai, il sistema estemporaneo per fregare quello con la ‘S’ grande.

Insomma, se anche voi non ne vedete di champagne in giro, sarà perché guardate solo nel vostro cortile, o scambiate gli scivoloni di Juventus e Roma per incidenti di percorso di presunte, gioiose macchine da guerra progettate per vincere e (con)vincere e non per ciò che sono: bug pure occasionali di una crisi endemica. Sistemica, appunto.

P.S. Lo champagne c’è, ma dite al buon Walter che, se lui non lo vede, non è una buona ragione per presentare, da un mese a questa parte, una delle Inter più confusionarie e grige degli ultimi anni. Ubriacato da questa idea, l’insuccesso potrebbe dargli alla testa.

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