E’ partita l’NBA, tra conferme e sorprese

Lebron James, stella dei Cavaliers
Lebron James, stella dei Cavaliers

SUBITO SPURS – Nuova stagione, vecchie abitudini. I San Antonio Spurs, campioni NBA in carica, iniziano la nuova cavalcata verso il Larry O’Brien Trophy cosi come avevano terminato la scorsa stagione: con una vittoria. Vittima sacrificale i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, piegati 101 a 100 nonostante l’assenza di Kawhi Leonard, MVP delle Finals, tra le fila dei neroargento. Da segnalare l’ottima prova di Marco Belinelli, schierato subito nello starting five da coach Popovich. Il bolognese ripaga la fiducia con 15 punti e 3 assist, con un ottimo 50% da oltre l’arco.

IL RE SCONFITTO –
Stecca la prima LeBron James, al ritorno con la maglia dei Cleveland Cavaliers, dopo quattro anni passati in Florida, sponda Miami. A rovinare la festa ci pensano i New York Knicks del suo eterno rivale Carmelo Anthony, autore di 25 punti. Per il Prescelto una serata non all’altezza delle aspettative con 17 punti (5 su 15 al tiro) e soprattutto 8 palle perse che costano la vittoria alla squadra dell’Ohio: New York si impone 95 a 90. Ci sarà dunque da lavorare per coach David Blatt, ex Maccabi Tel Aviv, affinché l’insieme di stelle a sua disposizione diventi una squadra. D’altronde King James l’aveva detto: ci vorrà pazienza.

GLI ALTRI MATCH –
Oltre al danno la beffa per gli Oklahoma City Thunder, già orfani dell’MVP Kevin Durant. La squadra di coach Scott Brooks infatti perde l’altra primadonna Russell Westbrook, fratturatosi la mano nella sconfitta subita per mano dei Clippers col tabellone fermo sul 93 a 90 (Griffin 23, Paul 22). Si prospetta dunque un inizio più duro del previsto per quella che da molti è ritenuta una seria pretendente al titolo. Sempre ad Ovest, il ritorno di Kobe Bryant non coincide con la vittoria per i Los Angeles Lakers. I gialloviola infatti perdono sia contro i Rockets dell’ ex Dwight Howard all’esordio (90 a 108), che contro i modesti Phoenix Suns (99 a 119). Manca un progetto e si vede, con il solo Black Mamba a tirare la carretta, nonostante la carta d’identità dica 36 anni. Sarà una stagione di transizione per la squadra più glamour dell’NBA. Negli altri match, da segnalare la vittoria all’esoridio dei nuovi Miami Heat, abbandonati in estate da King James, contro gli ostici Wizards di Washington, ottenuta col punteggio di 107 a 90. Sugli scudi il trio Bosh-Wade-Norris con 70 punti complessivi. Sorride anche Chicago, che sul parquet del Madison Squadre Garden affonda i Knicks con un perentorio 104 a 80. Fa ben sperare l’esordio dell’ex MVP Derrick Rose, apparso tonico dopo due anni ai box. Ad aiutarlo, Pau Gasol, con 21 punti e 11 rimbalzi e Taj Gibson con 22 più 8.

Lebron James, stella dei Cavaliers
Lebron James, stella dei Cavaliers

GLI ITALIANI – Decisamente poca gloria per i nostri colori in NBA. Gigi Datome, nonostante il cambio in panchina per i Pistons, continua ad essere solo una comparsa nello scacchiere di coach Stan Van Gundy. Per lui alcuni minuti in più solo in preseason, ma decisamente troppo poco per dimostrare le sue qualità. Ancora zero minuti anche per Andrea Bargnani, che sta recuperando da un lungo infortunio. Per il Mago si prospetta un inizio in panchina, con Amare Stoudemire a coprire il ruolo di power forward in attesa del suo ritorno. Rientra da un lungo stop anche Danilo Gallinari in quel di Denver. L’ex Armani Jeans parte titolare proprio contro i Pistons di Datome e in 18 minuti mette a referto 7 punti con 1 su 8 al tiro. Sicuramente c’è tutto il tempo per migliorare, ma nella Mile High City se vogliono puntare ai playoff non possono fare a meno di lui. L’unico a sorridere, come detto, è Marco Belinelli, ormai pienamente inserito negli schemi e nella mentalità degli Spurs. Per il bolognese si profila un’annata come arma dalla panchina, il classico giocatore che deve cambiare il volto alla partita. Ad aiutarlo ci sarà Ettore Messina, alla prima stagione da assistant coach tra le fila dei texani. Un po’ di tricolore dalle parti di Fort Alamo.

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