20000 volte Carmelo Anthony. E il Gallo non canta

New York Knicks Carmelo Anthony at Madison Square Garden in New York

New York Knicks Carmelo Anthony at Madison Square Garden in New York

Non tutti i canestri segnati hanno lo stesso sapore. Alcuni sono facili, altri estremamente difficili e determinanti, altri ancora hanno un valore puramente personale. Citofonare a casa Carmelo Anthony in quel di New York per i dettagli. Già, perchè con una tripla messa a segno contro gli Charlotte Hornets (partita peraltro vinta), l’ex Denver è entrato nell’elite dei migliori quaranta cannonieri all-time della storia della National Basketball Association. E ha solo 30 anni ed è all’apice della sua carriera. Talento cristallino, realizzatore implacabile, deve comunque convivere da più di una decade all’ombra di LeBron James, che ha già raggiunto lo stesso risultato da un bel po, è più giovane di un anno e soprattutto porta al dito due anelli di campione NBA, e alle Finals ci è arrivato 5 volte. I detrattori puntano il dito contro un palmares di squadra praticamente nullo, frutto secondo loro di una scarsa leadership e di uno spirito di sacrificio assente. A sua discolpa va detto che Anthony non ha mai militato in squadre attrezzate per arrivare fino in fondo, come invece è accaduto a King James con Miami e i sui Big Three. In estate ha anche rifiutato proposte importanti (Bulls e Lakers) per rimanere nella Grande Mela e dimostrare di saper vincere. Il presidente Phil Jackson, che qualcosina in carriera l’ha vinta, attende.

Crisi Gallinari – Se Carmelo Anthony gioisce, c’è chi nella sua ex squadra non se la sta passando molto bene, e anche qua citofonare, casa Gallinari stavolta. Reduce da un lungo infortunio che l’ha tenuto fuori dai giochi per buona parte della scorsa stagione, l’ex Armani Jeans sta faticando più del previsto a trovare la forma migliore. E Denver, in una Western Conference sempre più cinica e spietata, non può permettersi il lusso di avere un Gallinari a mezzo servizio. Ty Lawson si carica la squadra sulle spalle, Faried è in rampa di lancio dopo l’ottimo Mondiale, e il mercato ha portato Arron Afflalo per allungare la panchina. Ma senza il vero Gallinari ripetere la scorsa stagione appare molto difficile. Nelle sue prime tre uscite ha collezionato in totale 14 punti (addirittura 0 ieri notte). Coach Shaw gli ha ridotto il minutaggio e relegato in panchina, in attesa della sua rinascita. In quel di Denver si attende con ansia l’alba, per sentire ancora il vero canto del Gallo.

I match della notte – Sei le partite giocate nella notte NBA. Grazie ai 31 punti di Blake Griffin e alla tripla doppia di un immenso Chris Paul, i Clippers stendono gli Utah Jazz col punteggio di 107 a 101 nonostante un Hayward in grande spolvero tra le fila dei mormoni, con 27 punti. Continua inarrestabile la marcia degli Houston Rockets che piegano la squadra materasso della Lega, i 76ers, 104 a 93 e rimangono in vetta alla Western Conference. Protagonista assoluto il ” Barba” Harden con 35 punti e un quasi immacolato 17/18 ai liberi. Per Philly sei giocatori in doppia cifra non bastano per evitare la quarta sconfitta su quattro partite. Chi invece vanta quattro vittorie su altrettante partite è Memphis che, pur con Gasol e Randolph in versione “umana”, passa contro i Pelicans di un Davis non all’altezza delle precedenti prestazioni. Per lui, giocatore attesissimo questa stagione, 14 punti e problemi di falli che lo costringono ad un match subito in salita. L’ottimo collettivo di Memphis invece capitalizza meglio e chiude 93 a 81. Una Dallas sprecona invece brucia 31 punti di vantaggio sul parquet di Boston, ma riesce comunque a salvare la faccia grazie a Monta Ellis che segna cinque punti negli ultimi possessi e consegna il definitivo 118 a 113. Buone le prove di Green e Bradley per i Celtics (67 punti in due). Chiudono le danze i Brooklyn Nets, che si sbarazzano facilmente dei Thunder, orfani del duo Durant-Westbrook. Al Barclays Center finisce con un sonoro 116 a 85 per i padroni di casa (Lopez e Anderson 18), mentre agli ospiti i 27 punti di Reggie Jackson non bastano ad evitare la terza sconfitta stagionale.

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