Nel blu dipinto di bluff, profumo d’erby e altri blob

menez guarin

Partite modeste, uomini sulla medesima lunghezza d’onda, squadre sull’orlo di una crisi di nervi e altre, più semplicemente (?), sull’orlo del baratro. Ecco il blob dell’ultimo turno di campionato, con una finestra sul blu dipinto di bluff dell’Azzurro nazionale.

“CORAGGIO, IL MEGLIO E’ PASSATO” – Tutti a intonare il De(rby) Profundis del calcio milanese, dal basso del proprio pulpito internazionale (a memoria, e per il prossimo secolo, la città più ‘titulata’ d’Europa resterà Milano dopo Madrid, a seguito dell’aggancio avvenuto lo scorso maggio). Tutti in coro a dire “che noia, che barba”, cavalcando l’hashtag: scambiando i pur sguaiati errori di Icardi ed El Shaarawy per mancanza di emozioni. Che bello il tiro al piccione: una bella rivalsa giornalistica mascherata da inchiesta -con tanto di infografica- che noi tifiamo per il calcio italiano tutto, ma il campanilismo, signora mia, me lo dimentica così? Per carità, conveniamo: Madonnina che bruttura vedere Essien e Obi decisivi, nel bene come nel male! Ma attenti a non confondere decadenza con mancanza di appeal. La prima è manifesta, il secondo è opinabile e, vedi Thohir (o vedi, ma di sfuggita Peter Lim), all’estero pare conti ancora più delle borie da parvenu di chi si sente europeo e poi muore di beghe provinciali da condominio, o più della superiorità morale radical chic di chi vive in suo universo parallelo, con una sua contabilità e una sua logica (e la sua auto-assoluzione). Brutta china, certo, ma derby vivo e vibrante: se è grazie all’appiattimento verso il basso di Inter e Milan e non per l’annullarsi reciproco di titani quali Eto’o e Kakà, cambia poco. Ma il gioco al massacro fa ridere. Se tanto ci dà tanto, allora abolite i Torino-Cagliari che, (ontologicamente, capito!), non hanno manco diritto di esistere: e nonostante abbiano, nel complesso, quasi tanti scudetti come quelli che oggi commentano schifati. Senza contare il palmarès (non solo da calciatori) dei due tecnici in panchina, Mancini e Inzaghi. Milano ha un grande futuro alle spalle, ma è proprio grazie a quello (forse solo a quello, sedimentatosi in 100 anni di storia) che potrà ancora sperare di non dover vivere nel ricordo passato, struggente di quel profumo d’erby che solo “San Siro” sa emanare.

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NAZIONALI SENZA FILTRO – “Per fortuna Sabella non lo chiama, così Tevez si può allenare qui. Ne abbiamo già tanti di giocatori nelle Nazionali…”. E ancora: “Telefonerò al ct argentino per suggerirgli di convocarlo? Se proprio devo alzare il telefono, lo farò per dirgli di non chiamarlo“. Memorizzate bene? Ecco. Ora sciroppatevi questa: “Queste mie parole vogliono essere una pietra che tiro, chi deve capire… capirà. Mi si chiede di dare un’impronta nuova, ma poi devo essere messo nelle condizioni di farlo. Se non posso lavorare con questo gruppo per i prossimi quattro mesi è un problema. Ci vuole più amore per questa Nazionale. In tre mesi di lavoro e tre raduni, invece, ho capito che viene vissuta come un fastidio“. Un fastidio. Pensa te. Dai, su: è facile. Ancora niente? Ecco le date, tanto per capire come ci si può convertire sulla Via di Coverciano: marzo 2014, novembre 2014. C’è di che gridare al miracolo. Ma sarà lo stesso allenatore? O son due persone diverse? Il piagnisteo pare uguale, l’etica (“chiamala così…”, grida qualcuno dal fondo della sala: e ha pure ragione) pure. Riformuliamo: è sempre lo stesso allenatore che prima guarda solo all’orticello del proprio club e poi improvvisamente predica ecumenismo, collaborazione e aiuto per il difficilissimo mestiere del ct che, insomma, se non vince sarà mica tutta colpa sua? Macché, colpa dei club. Con buona pace di Sabella, sia chiaro, che nel caso avesse convocato Tevez avrebbe impunemente messo i bastoni tra le ruote all’Imperioso Incedere del Destino del nostro. Eppure.. Bah. Possibile che parliamo della stessa persona? Qualcuno dice di si e, anzi, pruriginosamente ci lascia con un bel quesito: ma si tratta della stessa persona che, solo qualche mese fa, lasciava polemicamente il suo ex-club –dopo una mancata campagna acquisti condotta secondo i propri ‘desiderata’– perché pensava che con i Marchisio, Buffon, Chiellini Bonucci, Barzagli, Romulo, Pirlo (senza contare i reietti e rifiutati Gabbiadini, Immobile, Zaza, Berardi, Marrone) non si potesse vincere in Europa? Gli stessi Marchisio, Buffon, Chiellini Bonucci, Barzagli, Romulo, Pirlo (senza contare i reietti e rifiutati Gabbiadini, Immobile, Zaza, Berardi, Marrone) con i quali ora però vuole vincere gli Europei (e se non dovesse accadere sarà colpa dei club)? Aaaaaaaa-ah. Ci fosse stato un solo giornalista che avesse provato a formulare una domanda del genere: manco i valorosi (!) e liberi (!) giornalisti di Sky nelle interviste poltrona-a-poltrona. E’ che ognuno ha il ct che si merita. Nel blu dipinto di bluff.

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PARMA-COTTORafa Benitez, a dispetto della silhouette leggermente pingue, a Napoli oramai si sta abituando a fare di quelle piroette a fine gara per giustificare le montagne russe emozionali dei suoi uomini… Roberto Donadoni è passato da eroe ad appestato nel corso di pochi mesi e, forse (ma forse anche no: non è uno sprovveduto), non sa manco lui come e ora, guidolinescamente, accetta senza fiatare le critiche, ma proprio tutte riguardo alla lenta affumicatura del suo Parma cotto… Maurizio Sarri riceve applausi dopo essere stato considerato (e giudicato) per la tuta che indossa sempre in panchina, che non è proprio la sciarpina di cachemire di qualcun altro… Walter Mazzarri -che pure se le è cercate- ora viene dato depresso, lontano dal calcio e su una scialuppa battente bandiera d’Elba in esilio da un calcio di cui non ha mai capito nulla: ed era quello che aveva il merito di aver plasmato e lanciato i tre tenori Cavani, Hamsik e Lavezzi che, dopo la fine di “quel” Napoli, tenori non lo sono più tanto… E potremmo andare avanti. Cos’è, l’Apologia del Povero Allenatore? Il lamento a sostegno del povero pericolante? L’excusatio non petita della vittima sacrificata alla logica di quel “esonerarne uno per ri-educarne (o avvertirne) cento” (che tanto mica si può licenziare in blocco la rosa: questo è il successivo corollario)? No di certo. Sta di fatto che, però, Donadoni paga anche colpe non sue, Benitez (per quanto integralista riguardo a certe scelte tattiche: e non si direbbe, conoscendo superficialmente l’uomo, peraltro spesso pacato e re dell’understatement in pubblico) deve cercare di barcamenarsi in un progetto che potrebbe spiccare il volo da un momento all’altro ma, intanto, da un anno e mezzo non lo fa e, alla lunga, la colpa sarà solo sua se non decide di smarcarsi e fare nomi e cognomi di un’insoddisfazione che traspare spesso dalle sue interviste. Qualcuno pagherà, alla fine. Per tutti, dato che nell’equilibrio labile su cui si regge il Sistema Calcio è necessario che un tot di allenatori (tanti, ma non troppi), come una quota ineluttabile di energia da tributare alla divina armonia, venga sacrificata. Niente si crea, niente si distrugge, tutto si esonera e, alla bisogna, si richiama, dato che è ancora sotto contratto. E non si parli di difesa della categoria, che di colpe ne hanno tante anche loro: giusto un po’ di partecipazione emotiva alla, spesso dorata, solitudine di chi sta in panchina. In periodi di macelleria sociale e distruzione del welfare state, scegliete voi se giustificata o meno.

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