Pagellone Roma – attacco: Iturbe poco brillante, Ljajic con un finale da 7

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ROMA – una settimana fa la sfida con il Milan (pareggiata) decretava l’ultima gara del 2014, in attesa di dare il benvenuto al nuovo anno. Le festività natalizie, oltre a regalare riposo in casa giallorossa con la consueta sosta, permettono di fare una prima analisi riguardo al primo scorcio di stagione. La chiusura finale è dedicata al pagellone del reparto offensivo, dinamico e di qualità ma che senza dubbio necessita di un centravanti con  la C maiuscola. Non mancherà l’analisi sull’operato di Rudi Garcia.

GERVINHO 6.5 – buona la prima sia in campionato che in Champions League. Contro la Fiorentina segna dopo una sua solita progressione di cinquanta metri scartando anche Neto (2-0), mentre ai russi del CSKA rifila doppietta e assist. Rispetto alla passata stagione l’ivoriano ripiega in difesa con una maggiore frequenza, risultando prezioso in fase di non possesso. Un incrementato spirito di sacrificio che, con il passare delle gare, ha inciso inevitabilmente sulla condizione atletica e sul rendimento in fase realizzativa. Una certa continuità di gioco si denota nel mese di ottobre, periodo in cui disputa 6 gare consecutive da 90 minuti; dalla sconfitta con il Napoli un lieve calo di condizione compromette il suo rendimento, tornato soddisfacente dal 4-2 contro l’Inter, segnando anche qui in una delle sue gare migliori. Su 20 presenze stagionali, ben 14 le ha disputate occupando il settore di sinistra, ma i suoi gol sono entrambi arrivati dalla corsia opposta. La sua velocità è una sorta di incubo per chiunque debba contrastarlo, ed aumenta quando l’ivoriano è lanciato in corsa. Quest’anno ha sprecato di più sotto porta (come contro il Genoa) e il record di reti in campionato (15) risale ai tempi del Lille (2010/11). Con la Coppa d’Africa alle porte Garcia incrocia le dita, sperando di poter contare sull’atleticità del suo pupillo. ALTRUISTA

ITURBE 5.5 – conteso tra Juventus e Roma nell’ultima estate di mercato, Sabatini lo convince ad approdare nella Capitale. Subito osannato dai tifosi che vedono in lui un talento, ma finora è stata una comparsa. In 15 gare totali 8 sono state disputate giocando sotto i 30’. L’infortunio rimediato a settembre contro il CSKA frena una prestazione superlativa, accompagnata da un gol e due assist. Si riaccende la fiamma latinoamericana nel big match contro i bianconeri, dove il ventunenne ha alimentato con una rete la reazione dei giallorossi. Di lì in poi la certezza nei suoi mezzi inizia a scricchiolare, quasi condizionata da un recupero della forma che è ancora sulla pista di decollo. Pareggia i conti fra partite giocate sulla destra (7) e partite in cui è subentrato a gara in corso (7), risultando poco incisivo e molto nervoso forse per la voglia di mostrare il suo potenziale. L’ultimo scorcio di gara (10 minuti) è quello contro il Genoa. La Roma e la Curva Sud fremono per vedere esplodere la sua personalità e un colpo di mercato come lui ha tutte le carte per non deludere la davanti. FUORI CONDIZIONE

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DESTRO 6 – si accolla un ruolo che, nelle idee tattiche di Garcia, non è facile da interpretare per via di un centrocampo considerato il cardine del gioco giallorosso. Comunque i panni del centravanti li ha vestiti finora in tredici occasioni, portando a quattro reti il bottino personale. Reti che escludono doppiette ma sono arrivate nel giro di un mese (21/9 – 29/10) grazie ad un favorevole momento di forma fisica e alla capacità mentale di entrare negli schemi di Garcia. La riflessione (sarà una coincidenza) cade sulla scelta delle sue vittime d’area di rigore: Cagliari, Verona, Cesena e Chievo sono da considerare squadre di calibro inferiore e la scarsità del minutaggio nelle gare “cruciali” (Juve, Samp, Napoli, Manchester City, Milan) giustifica la sua mancanza di personalità in una posizione che ha i contorni del centravanti ma pecca di essenza. Si adopera come raccordo tra la trequarti e il fronte offensivo, fungendo quasi da collante tra le due linee. PUO’ FARE DI PIU’

TOTTI 7 – il Capitano è un esempio dentro e fuori dal campo ed è amato per le sue gesta dal popolo giallorosso. In questo ennesimo avvio di stagione ha dimostrato che un trentottenne può benissimo giocare ad alti livelli, entrando nuovamente nella storia con la rete segnata a Manchester contro il City e diventando il marcatore più anziano della Champions League. Rammaricato senz’altro per l’addio anticipato alla corsa nell’Europa dei grandi, ma determinato a raggiungere la vetta per togliersi un’altra grande soddisfazione. Undici i gettoni collezionati in A e 5 presenze europee, eguagliando in entrambe le competizioni il numero di marcature (2). Garcia sa quanto sia fondamentale per la squadra la sua presenza in campo, per questo ha sempre calpestato il manto erboso per almeno un tempo di gioco. In fase di non possesso è il primo a chiamare il pressing, sacrificarsi nel ripiegamento a centrocampo e conquistare punizioni con saggezza tattica. Due reti su calcio piazzato (rigore alla Juventus e punizione al CSKA) e una visione di gioco sopraffina che gli permette di premiare con precisione gli inserimenti dei compagni. Leggermente stanco nelle ultime tre gare, la sosta servirà a recuperare le energie prima di ripartire. FONDAMENTALE

LJAJIC 7 – se si considerasse il suo rendimento fino a novembre, il voto sarebbe 5,5. Parte troppo svogliato, quando entra sembra aver dimenticato la concentrazione oltre ad essere lontano anni luce dalla migliore condizione. Poi capisce che l’impegno è l’anticamera delle soddisfazioni e si rimbocca le maniche. Inizia segnando con il Chievo, aumenta i giri nelle gambe con il Torino prima di mostrare stabilità e doti tecniche nella gara vinta in rimonta a Bergamo (gol e assist contro l’Atalanta). E’ un crescendo e convince Garcia anche all’ Olimpico contro l’Inter (assist), salva la squadra dallo scivolone contro il Sassuolo (doppietta e migliore in campo). L’errore dal dischetto con il Genoa sembra aver ridimensionato la continuità nelle giocate e riaperto il discorso panchina. Con sei reti in campionato e quattro nell’ultimo mese si ritaglia il momentaneo primato di miglior marcatore del club. Impulsività a parte è sulla buona strada. RIVITALIZZATO

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GARCIA 7 – quasi un anno fa in un’intervista televisiva aveva dichiarato il suo amore per la Roma. Un amore rivendicato e difeso con tutte le forze, quando ce ne è stato il bisogno, ultima testimonianza il ricorso per una squalifica priva di fondamenti. Rispetto alla passata stagione è maggiormente esplicito davanti ai microfoni e sul campo, con la “sviolinata” contro la Juventus in perfetto stile Mou. Privato già di Strootman a centrocampo e Castan poi in difesa, ha affrontato a testa alta un girone di Champions con un alto coefficiente di difficoltà, uscendo tra gli applausi nonostante il proseguo in Europa League. In A una lotta a due per contendersi il primato con i rivali bianconeri ora avanti a tre lunghezze. Qualcosa è però cambiato nella sua Roma: al di là dell’impegno di coppa è mancata la lucidità sotto porta e la determinazione nel condurre dalla propria parte le redini dell’incontro. Gli esterni difensivi, togliendo Maicon, si sono rivelati il punto debole costringendo agli straordinari i centrali. Senza ricordare la giornataccia a San Paolo contro il Napoli la sua Roma quando è andata in svantaggio non ha reagito immediatamente, cosa che avveniva nel precedente campionato. Ha di certo perfezionato le percentuali nel possesso palla, lasciando meno spazio alle verticalizzazioni e cercando in tal senso di costruire una manovra avvolgente. E’ un tecnico fedele alla tecnologia e impassibile alle multe per l’uso del walkie talkie (in Italia l’argomento match analisi resta piuttosto nebuloso); un tecnico di spessore con obiettivi ben precisi ed ancorati che gli apriranno le porte del successo, magari con l’arrivo del 2015. A bientot. DETERMINATO

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