A tutta B: la cabala del Carpi, il nuovo acquisto dello Spezia, gente che viene e gente che va, la partita degli scudetti e il miracolo di Natale

TRIPLO CARPI…ATO – Festività natalizie e un calendario serrato hanno forzatamente rallentato la pubblicazione di questa rubrica, che, ora, così, si trova a fare il punto sulle ultime tre giornate prima della pausa invernale che terrà ferme le bocce per tutto il mese di gennaio. In questi primi capitoli, quindi, si andrà a fare il quadro della situazione sulla classifica al termine del girone d’andata, per vedere come le squadre si trovano posizionate al giro di boa. Davanti a tutti, Campione d’Inverno, c’è sempre il Carpi, che nel triplo turno non molla un centimetro, tiene sempre il piede ben pigiato sull’acceleratore e, con il pareggio nello scontro diretto con il Lanciano e le due vittorie con Perugia e Catania, tocca quota 43 punti, allungando il suo distacco sugli inseguitori a ben 9 punti, che in un campionato particolare come la B non saranno una sicurezza assoluta, ma sono, sicuramente, un buon punto da cui partire. Dietro gli emiliani, a 34 punti, c’è un’accoppiata di squadre dagli umori ondivaghi e contrastanti: innanzi tutto il Frosinone, che non ha mai abbandonato il secondo posto, ma ha avuto il suo bel da fare per riuscirci (aiutato talvolta anche dai passi falsi degli altri) dopo un periodo non esaltante, culminato con il pareggio con il Cittadella e la sconfitta a Crotone, e risollevato soltanto all’ultimo turno con la vittoria con un agguerrito Vicenza; l’altra è il Bologna che, invece, parte subito male, perdendo ad Avellino, ma si risolleva nei due turni successivi, portando a casa altrettante vittorie, quella convincente sulla Pro Vercelli e quella in rimonta sul non facile campo del Lanciano. Appena un punto sotto, a 33, al quarto posto, valido per le semifinali di una zona play off che si racchiude in appena 4 punti, c’è lo Spezia, esaltato per la posizione altissima occupata, un po’ contro pronostico, ma, allo stesso tempo, non senza qualche rimpianto per le occasioni, comunque, buttate, come la sconfitta a Vicenza all’ultimo minuto, il pirotecnico pareggio casalingo col Lanciano nonostante fosse sempre stata in vantaggio, fino alla, invece, soddisfacente e convincente affermazione in trasferta a Bari che ha fatto terminare l’anno col sorriso sulle labbra. Un altro solo punto sotto, a 32, l’Avellino, che, nel triplo turno, non conosce mezze misure: batte il Bologna, perde pesantemente a Trapani e si rifà sul Brescia. Chi, invece, non digerisce molto il trittico offertogli è il Livorno, che comincia pareggiando a Chiavari, prosegue con lo stesso esito a Vicenza e poi lascia la posta piena, in casa, al Pescara, così da scivolare, lentamente, dal secondo al sesto posto con 31 punti. A chiudere la zona play off un terzetto, a 30 punti, che si contende gli ultimi due posti disponibili: il Lanciano, che pareggia con Carpi e Spezia e perde in casa col Bologna; la Pro Vercelli, che vince la prima con la Ternana e la terza col Trapani e, in mezzo, lascia la posta piena al Bologna; il Trapani che, invece, fa l’esatto contrario, perdendo la prima col Modena e, appunto, la terza e vince la seconda con l’Avellino. Tengono a tiro la zona spareggi anche il Perugia, a 29 (pareggio col Pescara, sconfitta a Carpi, vittoria col Cittadella), e il Pescara, a 28 (pareggio a Perugia, vittoria con Varese e Livorno).

BUIO A CATANIA – Per quello che riguarda la zona bassa della classifica nessuno stravolgimento epocale, se non la lenta ridiscesa dei siciliani nella zona preoccupante. Intanto  è doveroso premettere che, anche per quanto riguarda la coda, la classifica è estremamente corta, tutta racchiusa in 3 punti e con un risicatissimo vantaggio anche per le squadre che, al momento, ne sono fuori, quindi tutto è ancora estremamente in bilico e nessuno si può considerare condannato, né in posizione tranquilla. Al termine del girone d’andata l’ultimo posto è occupato dal Cittadella, con 19 punti, nonostante un trittico di risultati non da buttare (pareggio a Frosinone, vittoria col Catania, sconfitta a Perugia). Appena un punto sopra, a 20, c’è il Latina che, invece, di punti ne ha fatti solo 2 (sconfitta a Bari, pareggi con Entella e Modena) e, un altro punto sopra, a 21, il Crotone, il cui percorso è simile a quello dei veneti (sconfitta a Varese, vittoria col Frosinone, pareggio a Chiavari). La zona play out è occupata dal Catania, a pari punti con i calabresi, che con un solo pareggio, col Brescia, e due sconfitte, Cittadella e Carpi, frutto anche della confusione creata dall’abbandono di Sannino, piomba nuovamente nella zona calda, sancendo, con la chiusura dell’andata, una classifica che rende necessario prendere coscienza di quelli che sono i reali obbiettivi stagionali, ben lontani, al momento, da quelli promozione. L’altro posto play out vede, a 22 punti, il Varese, che, di tutte, è la squadra che meglio ha gestito il turno serrato, con due vittorie casalinghe (Crotone e Ternana), intervallate dalla sconfitta di Pescara. Appena un punto sopra la zona spareggi c’è il Brescia, la cui nuova avventura targata Javorcic sembrava essere partita col piede giusto (pareggio a Catania, vittoria col Bari), salvo stopparsi bruscamente con la sconfitta ad Avellino. Sonni non tranquilli neanche per l’Entella che chiude l’andata al 16° posto, a 24 punti, dopo una tripletta di pareggi, sempre, rigorosamente, per 1-1 (Livorno, Latina e Crotone).

QUESTIONI DI CABALA – Quindi il primo verdetto di questo campionato di Serie B riguarda il nome della squadra Campione d’inverno, che è il Carpi. Ora a Castori e ai suoi uomini la responsabilità di portare a termine la cavalcata del girone di ritorno, rispettando una tradizione che, dalla stagione 2006/07 vede il Campione di mezza via portare a casa la promozione in serie A. L’ultimo a fallire l’impresa fu il Mantova, che, Campione d’inverno con 42 punti, nella stagione 2005/06, raggiunse la finale play off, perdendola, però. Poi da allora solo soddisfazioni: 2006/07 la Juve chiude l’andata a 48 e poi viene promossa direttamente; stessa sorte per la coppia al primo posto nel 2007/08, Bologna e Chievo, con 43 punti, salite entrambe direttamente; nel 2008/09, invece, il Livorno, primo a 38 punti, deve passare per i play off, ma non fallisce l’obbiettivo; nel 2009/10 il Lecce (38 pt) torna in A per la via preferenziale; nel 2010/11 in testa sono di nuovo in due, a 42 punti, ovvero l’Atalanta che sale direttamente, mentre il Novara deve ricorrere ai play off; per finire, per i campioni d’inverno delle stagioni 2011/12 (Torino, 42 pt), 2012/13 (Sassuolo, 48) e 2013/14 (Palermo, 40) ritorno in A dalla porta principale. I riti scaramantici in terra emiliana sono, a questo punto, concessi.

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IL “NUOVO ACQUISTO” DELLO SPEZIA – Qualche cambio piuttosto significativo nella classifica marcatori dopo il triplo turno. Il capocannoniere resta sempre Granoche, senza muoversi, però, da quota 13 gol, rimanendo a secco in tutte e tre le partite. Questo consente ai diretti inseguitori di avvicinarsi molto e, infatti, ora, a quota 12 gol sono addirittura in due: Castaldo, autore dell’unico gol irpino a Trapani e del momentaneo 1-0 con il Brescia, e Maniero, che di reti ne segna addirittura quattro, ovvero quella del definitivo 2-2 del Pescara a Perugia, il momentaneo 1-0 col Varese ed entrambe i gol della vittoria a Livorno. A 11 gol c’è, invece, un terzetto: Mbakogu, che segna solo il gol del momentaneo 2-0 del Carpi col Perugia; Calaiò, che, nonostante i pessimi risultati della sua squadra, ci prova con 3 gol, il momentaneo 2-1 col Brescia ed entrambe i gol segnati dal Catania nella sconfitta di Cittadella, e Marchi, autore di 2 gol, il definitivo 2-1 con la Ternana e il gol vittoria col Trapani. Per finire, altra accoppiata a 10 gol. Il primo è Caracciolo, che segna il definitivo 2-2 del Brescia a Catania Al secondo è dedicata la copertina di questo numero, ovvero Andrea Catellani dello Spezia. Catellani è un attaccante classe ’88, nato a Reggio Emilia, dove ha anche cominciato la carriera calcistica, facendo tutta la trafila delle giovanili della Reggiana. Qui, nel 2005, esordisce in prima squadra, in C2, e resta fino al 2008, concludendo l’esperienza nella squadra della sua città con 15 reti in 81 presenze. Quindi viene acquistato dal Catania, con cui però fa solo il ritiro estivo, prima di essere mandato, in prestito, al Modena. Qui esordisce in B e comincia a mettersi in evidenza anche dal punto di vista realizzativo, segnando 7 gol la  prima stagione e 9 la seconda. Nel 2010 è ancora in prestito, cambiando squadra, ma non provincia, visto che va al Sassuolo, con cui, in 33 presenze mette a segno 4 gol. La stagione successiva la casa madre lo richiama, cosicché in rossoceleste, trova l’esordio in Serie A. Stagione non esattamente memorabile quella in Sicilia, con un solo gol segnato in massima serie (al Parma), così che, per l’anno successivo, si decide di rimandarlo in prestito al Sassuolo. La stagione 2012/13 è quella della sua consacrazione, perché è uno dei protagonisti della squadra di Di Francesco che domina il campionato di B e, con i suoi 6 gol, contribuisce alla storica promozione dei neroverdi in Serie A. Non segue però i compagni in massima serie, ma torna in cadetteria, in compartecipazione, nelle file dello Spezia. Una prima stagione dai toni molto opachi: nonostante su un giocatore d’esperienza come lui si punti molto, le prestazioni sono spesso al di sotto delle aspettative e la sua incidenza sugli incontri è ridotta al minimo. Anche dal punto di vista realizzativo non è un anno da ricordare, segnando un solo gol, anche se fondamentale per la vittoria sul Cesena, così che presto piomba nell’anonimato e non spicca certo nelle classifiche di preferenza della tifoseria. Non lo aiuta di certo il fatto di essere reggiano, che per i tifosi aquilotti è come fumo negli occhi, e, benché non venga mai apertamente fischiato, prevale l’indifferenza nei suoi confronti e una sua eventuale partenza non viene vista come un delitto. Invece il nuovo ribaltone tipico della gestione Volpi, che porta Miskovic alle redini della società, ha come base una, ai più, incomprensibile fiducia nel giocatore, al punto di rilevarne l’intero cartellino dal Catania. E la mossa non si rivela un azzardo, anzi, Catellani diventa una sorta di nuovo acquisto dello Spezia: il giocatore che calca i campi di questa stagione non è neanche lontano parente di quello della stagione precedente, diventando un vero e proprio trascinatore. Corse forsennate in ogni angolo del campo, giocate da categoria superiore, abnegazione, grinta, carattere da trascinatore e un attaccamento alla maglia che, nel giro di poche partite, lo rendono uno degli idoli della curva. E, soprattutto, tanti gol, alcuni di pregevole fattura. Nella fase iniziale del campionato è quasi un cecchino infallibile, poi subisce un brutto infortunio che lo tiene al palo per qualche settimana e, quando torna, deve un po’ arrancare per ritrovare la forma migliore. Ma non smette di segnare e, fin qui, sono 10, suo record personale, di cui gli ultimi 3 in questo trittico di giornate, 2 nella partita con il Lanciano, i momentanei 2-0 (millesimo gol della storia aquilotta) e 3-2 (bellissimo, con una serpentina da grande bomber), e uno, il parziale 2-0, su rigore, nella partita dello Spezia a Bari. La squadra dei grandi stravolgimenti ha trovato in casa propria il suo trascinatore, attorno a lui non potrà che ruotare la caccia al sogno aquilotto.

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CHI VIENE… – Il trittico di partite è stato anche l’occasione per vedere all’opera il nuovo tecnico del Brescia, dopo l’esonero di Iaconi, ovvero Ivan Javorcic. Javorcic è un ex calciatore, centrocampista, classe 1979, croato di Spalato, in cui comincia l’attività calcistica nelle file dell’Hajduk, ma nel 1996, giovanissimo, è già prelevato dal Brescia, che, dopo uno stage, lo lascia comunque in prestito nella seconda divisione croata, nel Mosor. Quindi nel 1997 il definitivo trasferimento in Italia. Qui gioca tre stagioni con le rondinelle, mettendo insieme 49 presenze e un gol. Quindi comincia un tour per l’Italia tra serie A e B con Crotone, Treviso, Atalanta (anche se non scende mai in campo), prima di scendere nelle serie inferiori con Arezzo (nelle cui fila subisce un pesantissimo infortunio che ne mette a repentaglio la carriera, diventando il primo calciatore sottoposto a trapianto del menisco esterno), Pizzighettone e Feralpi Lonato, con cui, dopo i numerosi problemi al ginocchio che lo costringono a sottoporsi a cinque interventi, si ritira dal calcio a soli 30 anni, nel 2009. Da subito comincia ad intraprendere la carriera di allenatore e lo fa nel suo “primo amore” italiano, ovvero Brescia, cominciando dalla Beretti, fino ad arrivare, dal 2012, alla guida della Primavera. Poi, dalla 19^ giornata, dopo la sconfitta casalinga contro lo Spezia, che costa la panchina a Iaconi, arriva la chiamata per dirigere la prima squadra. E in queste tre partite fa la conoscenza con tutte le possibili casistiche: esordio con pareggio, il 2-2 a Catania, prima vittoria nel match seguente, in casa, per 2-1, con il Bari e, domenica, anche la prima sconfitta, il 2-0 ad Avellino. Grazie a questi risultati la squadra, comunque, è uscita dalla zona retrocessione, anche se al momento è sestultima con un solo punto sulla zona spareggi. Un compito non facile per Javorcic, anche alla luce dei pesanti problemi societari e delle penalizzazioni in arrivo per i mancati pagamenti degli stipendi.

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…E CHI VA – Molto a sorpresa è arrivato anche un altro cambio di panchina, su quella che si annuncia una delle più calde della stagione, soprattutto alla luce dei pessimi risultati a fronte delle prospettive di inizio stagione, ovvero quella del Catania. Non che il feeling fosse mai pienamente scattato tra la società siciliana e l’allenatore Sannino, secondo stagionale dopo l’esonero di Pellegrino per i brutti risultati di inizio stagione, ma, almeno, i risultati, seppur non continui, erano cominciati ad arrivare, portando la squadra ad una posizione di metà classifica. Una cosa che, sicuramente, non è mai scattata all’interno della società siciliana è stato il feeling tra Sannino e il preparatore atletico Ventrone. Il rapporto si è presto deteriorato, soprattutto alla luce dei pesanti infortuni che, più di una volta, hanno messo in difficoltà l’allenatore, che non le ha certo mandate a dire, attaccando direttamente l’ex preparatore juventino dopo Catania-Varese. L’ennesima sconfitta, quella alla 18^ giornata con il Livorno, tende ulteriormente la corda, tanto che la società, che invece appoggia Ventrone indiscriminatamente, comincia a sondare altri allenatori, ricevendo da tutti la declinazione dell’invito. Pulvirenti cerca di dare l’ulteriore spallata che porti alle dimissioni del tecnico, attaccandolo mezzo stampa, con parole pesanti che scaricano ogni responsabilità di insuccesso sul tecnico. Ma Sannino, che ha il gruppo dalla sua parte, resiste e, quindi, pare scontato che sulla panchina catanese, contro il Brescia, sieda ancora lui. E, invece, la comunicazione da parte della società, prima dell’allenamento del venerdì, che la squadra andrà in ritiro fino al 28 dicembre, decisione presa senza il minimo coinvolgimento del tecnico, è la goccia che fa traboccare il vaso e, soprattutto, la pazienza di Sannino, che, raggiunto un accordo con la società, lascia il Catania. A titolo momentaneo si decide di affidare nuovamente la panchina a Pellegrino, valutandone i risultati, così che la partita tra Catania e Brescia diventa uno scontro tra “nuove panchine” (dall’altra parte esordisce, appunto, Javorcic), che si conclude in pareggio. Poi, però, le due seguenti sconfitte, a Cittadella e in casa col Carpi, che riportano i siciliani in zona retrocessione, sanciscono la condanna anche per Pellegrino ed ora la pausa invernale servirà alla società per trovare un nuovo allenatore, con Marcolin in pole position, che avrebbe dato la sua disponibilità a lasciare gli studi di Sky per lanciarsi nella nuova avventura.

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LA PARTITA DEGLI SCUDETTI – La 20^ giornata è stata da ricordare anche per un match, quello tra Bologna e Pro Vercelli, che ha visto scendere in campo la bellezza di 14 scudetti, equamente divisi tra le due squadre: 7 quelli del Bologna, vero mattatore degli anni ’20 e ’30 (24/25, 28/29, 35/36, 36/37, 38/39, 40/41) più quello conquistato nel 63/64, nello storico spareggio con la mitica Inter di Herrera, riuscendo a strappare uno scudetto ad una squadra all’apice della sua forza, capace di maramaldeggiare sui campi di Italia, Europa e Mondo; altri 7 quelli della Pro Vercelli, dominatrice del Calcio Italiano delle origini (1908, 1909, 10/11, 11/12, 12/13, 20/21, 21/22). Per festeggiare l’evento anche una maglia celebrativa per entrambe le squadre, recante la scritta in oro, sotto lo stemma sociale, “24 dicembre 2014. Bologna-Pro Vercelli. La storia scende in campo”, e una mostra organizzata all’interno del Dall’Ara. L’unica squadra che ha festeggiato fino in fondo è stata, però, il Bologna, che si è aggiudicato l’incontro con un netto 3-0, firmato da Improta, Marconi (autogol) e Laribi, risultato grazie al quale, tra l’altro, approfittando del passo falso del Frosinone con il Crotone, i felsinei hanno raggiunto il secondo posto in classifica appaiando i pontini a 9 punti dalla capolista Carpi.

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GOL GIOVANI – Neanche nel tour de force di fine andata sono mancati i gol giovani, in particolare nelle ultime due giornate. Nel corso della 20^ ha fatto il suo esordio tra i bomber della serie cadetta Federico Ricci del Crotone. Di lui si è già parlato nelle pagine di questa rubrica in occasione della partita tra Crotone e Carpi che avrebbe potuto metterlo di fronte al suo gemello Matteo, saltato per l’infortunio di quest’ultimo. Nel frattempo Federico ha messo insieme 9 presenze e, il 24 dicembre, si è fatto il regalo di Natale segnando all’89’ il gol del definitivo 2-0 del suo Crotone contro il Frosinone, che ha consentito agli uomini di Drago di abbandonare, momentaneamente la zona retrocessione diretta, raggiungendo quella play out. La squadra ciociara è, invece, quella da cui proviene il giovane bomber della 21^, ovvero Mirko Gori. Gori è un centrale difensivo, nato a Frosinone il 4 febbraio 1993. Nella sua città ha cominciato a giocare a calcio, facendo la trafila delle giovanili, fino alla stagione 2010/11, in cui viene mandato in prestito alla Primavera del Parma. Tornato a casa, nella stagione 2012/13 è aggregato alla prima squadra, in Lega Pro, con cui mette insieme 19 presenze. La stagione successiva gioca molto meno in stagione regolare (8 presenze), ma non salta una partita dei play off, segnando anche un gol e contribuendo, così, al ritorno della sua squadra in Serie B. Buona la fiducia di Stellone anche per questa stagione, che lo ha visto scendere in campo già 15 volte, con il top all’ultima giornata, quando, al 64′ dell’incontro con il Vicenza, ha messo a segno il gol partita, consentendo ai pontini di rifarsi della sconfitta della giornata precedente, riprendersi da un periodo non brillante, mantenere il secondo posto e invariato il distacco dalla capolista.

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MIRACOLO DI NATALE – Chiudiamo l’ultima rubrica del girone d’andata con una storia a lieto fine, perfettamente adatta al periodo dell’anno in cui si va ad inserire. Riguarda Salif Dianda, giocatore della Ternana. Dianda è un centrocampista, all’occorrenza difensore, ambidestro, nato in Costa d’Avorio nel 1987, ma naturalizzato del Burkina Faso. Dopo gli inizi in terra africana, in Italia ci arriva molto presto, notato in un torneo organizzato in Calabria, dove mette in mostra le sua caratteristiche di velocità e agilità, nonché buon uso di entrambi i piedi. Preso sotto la sua ala da Pasquale Florio, comincia a giocare nella Vibonese, in D, che gli offre vitto e alloggio e gli permette di ottenere il permesso di soggiorno e di intraprendere gli studi. Al raggiungimento della maggiore età, Florio porta Dianda alla corte di Pastorello, a Verona, dove firma il suo primo contratto. Qui parte dalla Primavera, ma raggiunge presto la prima squadra, con cui mette insieme 2 presenze prima di passare, a gennaio 2007, in prestito al Lugano. Dopo un ritorno alla base la stagione successiva, a gennaio 2008 è tempo di un nuovo prestito, di ritorno alla Vibonese, approdata, nel frattempo, in C2, alla cui salvezza contribuisce segnando il gol decisivo nello spareggio play out. Ancora prestiti nelle stagioni successive, alla Sangiovannese e alla Juve Stabia, fino al 2011, quando va, ancora in prestito, alla Ternana. Qui è, da subito, tra i protagonisti, contribuendo alla promozione in Serie B delle Fere, tanto che la stagione successiva la società decide di acquistare metà del suo cartellino. Anche nella stagione 2012/13 è uno dei migliori giocatori dei rossoverdi, fino allo sfortunato 28 marzo 2013, quando, durante la partita con il Brescia, in uno scontro di gioco con Caracciolo, che gli frana addosso, si infortuna al ginocchio in modo gravissimo: lesione del legamento crociato anteriore e di quello collaterale esterno, ma, soprattutto, il taglio del nervo sciatico. Fin da subito la situazione pare gravissima con la carriera che sembra finita e, addirittura, si parla di rischi per la deambulazione. Il giocatore è sottoposto a tre interventi, di cui due ortopedici, per ricostruire il ginocchio, e uno neurologico, per recuperare le funzionalità del nervo lesionato. Quello che non manca mai in tutto questo calvario, a Dianda, è la forza d’animo e la fiducia nei propri mezzi, guidato sempre da un’incrollabile convinzione di tornare a giocare. “Cassate”, nel suo perfetto italiano ancora “sporcato” dall’inflessione francese, vengono definite da lui le parole dei medici che gli dicono che dovrà smettere. Si butta capo e collo nella fisioterapia riabilitativa sotto la guida del preparatore atletico della Ternana, Edoardo Renosto, che diventa, ben presto, non solo un preparatore fisico, ma anche psicologico in un momento non facile della carriera del giocatore. Gli sforzi di tutti vengono premiati il 13 dicembre 2014, giorno in cui Dianda torna in campo con la Primavera, e raggiungono l’apice il 24 dicembre, quando Dianda si siede in panchina con la prima squadra nella partita con il Modena, potendo esultare con i compagni per la vittoria finale. Il miracolo di Natale è stato servito.

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