Thohir: anno I, scena I. Il pagellone del 2014 a tinte nere (gessate d’azzurro)

Erick Thohir, atto primo: il primo, vero ‘bilancio’ del nuovo corso interista, tra flop clamorosi, qualche spiraglio di luce e mediocrità diffusa. Proprio come le magliette targate 2014/2015.

Erick Thohir, atto I, scena I: esterno giorno, Appiano Gentile. A distanza di un anno dall’avvento del magnate indonesiano, da calciomercato a calciomercato (laddove gli umori della tifoseria spesso si rivolgono), ecco il primo ‘bilancio’ della nuova Inter. In perdita, ma con qualche nota positiva: più nero ma con qualche riga di azzurro, proprio come quelle maglie gessate, così belle ma così poco nerazzurre, che avrebbero dovuto sancire una discontinuità col passato.

PORTIERI – Con Berni (s.v.), chiamato a fare il nuovo Castellazzi, ingiudicabile e Carrizo (voto 6-) impiegato in Europa League (solita dimostrazione di grandi mezzi tecnici e pure quella sensazione di pericolo incombente o di ‘topica’ che rovina una grande recita), il palcoscenico è tutto di Handanovic (voto 7.5) che, ancora oggi, spacca il tifo nerazzurro: ‘giustiziere silenzioso’ sui calci di rigore o ‘sedia che osserva impassibile i palloni finire in rete’ in tutte le altre circostanze, lo sloveno non è ancora completamente amato, anche a causa delle caterve di gol che gli tocca subire. Sta di fatto che, da solo, porta in dote una buona quota di quei (pochi) punti conquistati nell’anno solare e che, va detto, ogni tanto si concede qualche amnesia e lascia l’impressione che di soli miracoli sui rigori non si vive. Bene intesi: tanta roba parare il 100% dei penalty avuti contro. Idolatrarlo o metterlo sempre nel mirino? Garanzia per il futuro o da sacrificare quanto prima sull’altare del mercato per rafforzare la squadra? Anche di queste contraddizioni vive la prima Thohinter.

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[Scherzone di Emanuelson: Handanovic parte per l’Infinito]

DIFENSORI – Qui si entra nei territori del rompicapo, con sfumature di assurdo che potrebbero entusiasmare gli amanti del genere. Da reparto-base da cui ripartire con Mazzarri a mezzo colabrodo che, raramente, esce intonso e senza infamia anche dopo l’arrivo di Mancini. Dove sta la verità? Nel prosaico “mezzo”? Macché: lì Ranocchia (voto 5) e Juan Jesus (voto 6-) continuano ad andare a corrente alterna: il neo-capitano interista una ne fa e altre cento di poco non ne combina; poi arriva un gol di testa o due gare tranquille a calmare le acque e per continuare nell’equivoco se il n.23 sia ancora un prospetto di campione o solo tanto sopravvalutato. Juan Jesus almeno ha il buon gusto si mettere spesso una pezza (con scatto abnorme e record di contrasti vinti) ai propri svarioni ma pure nel suo caso non si capisce se renda meglio nella difesa a 3 (probabile) o se il futuro non sia largo a sinistra. E Vidic (voto 5-)? Già. Dopo un inizio sontuoso, sono arrivati due-tre orrori con Mazzarri e, infine, il panchinamento da parte di un Mancini che, si mormora, non lo veda proprio. Che fosse sul viale del tramonto lo si sapeva: ma ci paiono eccessivi sia i ‘de profundis’ sia il suo accantonamento precox. Di questa situazione potrebbe approfittarne il povero Andreolli (voto 6) ma nè Mazzarri nè Mancini paio apprezzare questo emulo più riflessivo di Ranocchia che, nelle rare uscite, non ha mai avuto la fedina penale sporca: peccato. Accantonato Campagnaro (s.v.) che pure avrebbe avuto un senso col ritorno alla difesa a 4 e poco giudicabile un Donkor (s.v.) che, a differenza degli altri ‘primavera’, pare ancora acerbo, cosa dire degli esterni, fiore all’occhiello della prima (e unica) temporada mazzarriana? Jonathan (s.v.) causa primo, lungo infortunio della carriera, è scomparso già in estate e, visto il pessimo girone d’andata, qualcuno davvero comincerà a pensare che l’assenza del ‘Divino’ abbia pesato. Tuttavia, dopo un ottimo pre-campionato, è affondato Dodò (voto 5,5), autore pure di una rete in Europa League e certo non disprezzabile dalla metà campo in su: ma in fase di ripiegamento il brasiliano ha ricordato quella serie di libri per ba,bini che, negli anni Novanta, era in voga: “Piccoli Brividi”. Mbaye (s.v.) è stato lanciato da Mazzarri solo nella fase terminale del suo interregno mentre Mancini potrebbe mandarlo in prestito. Restano Nagatomo (voto 5+) e D’Ambrosio (voto 5,5), i meno peggio: tuttavia, il secondo -per inciso bomber di Europa League!- è entrato in gioco ad autunno inoltrato e si è limitato a svolgere il compitino (tutto qui? Forse che sia questa la dimensione dell’Inter attuale, la mediocrità?) mentre il giapponese ha avuto il suo ‘zenit’ nella balorda gara col Cagliari dove, con la fascia da capitano, ha offerto la peggior prestazione di sempre in maglia nerazzurra e si è fatto espellere. In questo scenario, per paradosso, dev’essere lui uno dei punti da cui Mancini può ripartire: se pure l’ex Cesena e Juan Jesus tradiscono, è un disastro epocale.

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[Ranocchia gonfiato di botte e lasciato esanime sul prato del “Bentegodi”]

CENTROCAMPISTI – Luci e ombre pure in mezzo al campo, in quello che era -in proporzione- il reparto meno assortito con Mazzarri dato che, nel suo 3-5-2, c’era spazio solo per due mezzali e un centrale. Inutile dire che l’mvp della prima parte di stagione (e, a questo punto) anche di tutto l’anno, è Kovacic (voto 8) che ha finito il 2013/2014 in crescendo e, col nuovo anno (anche con qualche merito del tecnico livornese) ha cominciato ad inanellare grandi prestazioni e si è sbloccato sotto rete, con la ciliegina del gran gol da fuori area contro la Lazio, il pezzo che mancava nel suo repertorio. Certo, c’è ancora tanto da crescere e il fatto che sia circondato dai fantasmi potrebbe portare a sopravvalutare quello che combina in un’Inter nella quale, oramai, è lui il faro. Più anche di quell’Hernanes (voto 6) che, complice una salute cagionevole, le poche volte che è sceso in campo ha vivacchiato pur giostrando nel ruolo prediletto e risollevato il proprio ‘score’ con la grande inzuccata contro il Napoli e la gemma con l’Atalanta. Che il vero innesto del 2015 sia lui? Se tra i desaparecidos’, Obi (voto 5,5) ha cominciato a giocare quando  le corsie esterne di Mazzarri sono diventate un lazzaretto (comunque pregevole e fondamentale il gol che ha risollevato il suo brutto derby) e Krhin (s.v.) forse è stato considerato meno di quanto meritasse, cosa hanno combinato gli altri incontristi nella rosa interista? Sostanzialmente, e per motivi diversi, nessuno tra Kuzmanovic (voto 6,5), Medel (voto 6-) e M’Vila (s.v.), arriva a qualcosa di più di una risicata sufficienza. Il serbo, a fronte di limitati mezzi tecnici e di un calcio solo ‘orizzontale’, parte riserva, poi diventa titolare con Mazzarri e, sfruttando le varie assenze, finisce per diventare un perno pure importante di questa Inter: quantomeno il sacrificio e la dedizione sono encomiabili ed arriva pure il primo gol (quello sconosciuto) in due anni; in attesa di tornare riserva, è il suo momento. Il cileno, arrivato dopo un lungo tira e molla e pagato mica poco, ha scontato la brutta partenza generale: bene quando la squadra gira, affonda quando tutta la nave imbarca acqua: se Mancini lo accantona, sarà l’ennesimo flop di mercato. Infine, il francese ha visto più la tribuna che il campo: difficile bocciarlo, onestamente, anche perché non ha mai fornito -le poche volte che è sceso in campo- prestazioni pietose. La domanda però è: tutto qui questo M’Vila o va aspettato quello vero, portato a Milano come fiore all’occhiello in estate? E poi Guarin (4,5): capitolo a parte per il colombiano, che oramai è un mondo a sé, incomprensibile allo stesso giocatore. Forse davvero è un fenomeno e prima o poi lo dimostrerà, sta di fatto che stiamo a commentare altri 6 mesi di qualche intuizione geniale (e il rabbioso gol al Napoli) e tante prestazioni sconcertanti, con errori francamente troppo surreali per essere gratuiti. Venderlo? Macché: alle cifre dell’Inter, non si trova un cane. Rivalutarlo? Se si scoccia pure Mancini, siamo al capolinea. Il pubblico interista, dopo l’alzata di scudi che ne ha impedito il passaggio alla Juve, l’ha scaricato di nuovo.

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[#fotine]

ATTACCANTI – Sulla carta, l’altro reparto che doveva dare sicurezze. In qualche senso, missione compiuta, anche se non tutto sta andando per il verso giusto nel primo anno d.M. (dopo Milito). I sei mesi da incubo di Palacio (voto 5,5) dopo l’infortunio al Mondiale hanno condizionato la stagione almeno fino a novembre e Mazzarri ha anche pagato il deficit di reti dell’argentino, fino a maggio il suo bomber principe. ‘El Trenza’ ha finito il 2014 con la prima rete, viatico incoraggiante, certo che i sempre più frequenti problemi fisici sono un pericoloso campanello d’allarme: prima la squadra si attaccava alla sua treccia e si cavava fuori di guai, e ora che il solito trotterellare dududu dadada del n.8 non basta più? Icardi (voto 7-), capocannoniere interista e nei piani altissimi della classifica marcatori di A, per paradosso, è tra i più criticati. Doppiette, triplette ma anche pause e marchiani errori sotto porta (vedi il derby): certo, se poi si pensa dove sarebbe l’Inter senza le sue di reti… Il valore di mercato cresce costantemente ma pare quasi che quello che doveva essere l’architrave della futura Inter di Thohir diverrà la prima e più ricca plusvalenza. Il terzo (italo)argentino del trio albiceleste ha vissuto pure lui di luci e ombre ed è una cosa buffa: nessuno si sognerebbe di mettere in discussione le tre punti interiste, eppure è forte la sensazione che non tutto giri per il verso giusto. Prendete Osvaldo (voto 6,5): grandi gol, in rapporto al fatto che sia partito panchinaro e che sia rimasto fermo un mese; ma anche la necessità di una sua maggiore presenza in zona gol dato che l’attaccante azzurro, a conti fatti e in relazione all’età, è quello di maggior affidamento sul medio-breve periodo, nonché quello più indiziato a rimanere all’Inter l’anno prossimo. Infine, il baby Bonazzoli (s.v.) che,  differenza di Puscas che sfondava di reti le difese Primavera, ha ridotto lo ‘score’ per entrare nel mondo dei grandi: più giovane esordiente di sempre in U21 (è del ’97), buone impressioni anche quando è stato schierato largo e non al centro. Nell’idea di calcio di Mancini meriterebbe subito una chance, vista la duttilità: vista la feconda tradizione di punte prodotte negli ultimi 10 anni dal vivaio di Appiano Gentile, vuoi mai che, una volta tanto, un piccolo ‘craque’ (oltre che un potenziale sostituto di Icardi) c’è già in casa? Ma si, anche solo per mera statistica, dai. 

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[…che fattelo un tatuaggio]

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