NFL Wild Card Weekend Preview

ARIZONA @ CAROLINA – Carolina è riuscita ad arrivare ai playoff sfruttando la mediocrità della NFC South, pur cavalcando una striscia di 4W consecutive per concludere la stagione. La squadra di Ron Rivera ha trovato la quadratura del cerchio dopo una stagione molto difficile, utilizzando gli stessi ingredienti che, lo scorso anno, le permisero di vincere 12 partite: running game e difesa. In queste ultime quattro partite, le corse di un Jonathan Stewart finalmente sano e quelle di Cam Newton hanno portato a quasi 200 yard di media, anche grazie al rendimento della  o-line che sembra essersi stabilizzato ad un buon livello dopo una stagione molto complicata. Kelvin Benjamin ha faticato nelle ultime settimane, e, ad eccezione della partita contro i derelitti Bucs, non è riuscito a superare le 56 yard su ricezione. La mancanza di un secondo ricevitore è tamponata dalla presenza di Greg Olsen, uno dei TE più continui della Lega, che quest’anno ha raggiunto per la prima volta in carriera le 1000 yard su ricezione, che gli sono valse la prima convocazione al Pro Bowl della carriera.

La difesa non è efficace come lo scorso anno, anche per via dell’assenza di Greg Hardy causa squalifica, ma nelle ultime partite ha riguadagnato smalto e aggressività. Nonostante i buoni progressi di Josh Norman, la secondaria rappresenta un’incognita, ma la presenza di Ryan Lindley, che dovrebbe partire titolare, sarebbe un grosso vantaggio rispetto a Drew Stanton: il terzo QB dei Cardinals è protetto da una delle peggiori o-line della NFL, e l’assenza di Andre Ellington, che ha consegnato il running game a Stepfan Taylor e Marion Grice, rende ulteriormente proibitivo il compito contro la seconda miglior difesa contro i RB nella Lega.

Se i Cardinals vogliono portare a casa la partita, dovranno cercare di limitare l’efficacia dei Panthers nelle corse. Fattibile, Arizona è la terza miglior difesa contro le corse, nonostante l’assenza prolungata di Darnell Dockett e Daryl Washington, ma nelle ultime sei partite, quattro delle quali perse, sono state concesse almeno 124 yard ai RB avversari, mentre nelle precedenti dieci partite era arrivata solo una escursione oltre le 100 yard da parte dei corridori avversari. Arizona ha l’abitudine ad utilizzare l’aggressività della secondaria, spesso organizzata nei cosiddetti schemi nickel and dime (con 5 o 6 defensive backs, rispettivamente), e ciò si traduce in frequenti blitz da parte della secondaria nei terzi down: nonostante sia una strategia adottata, ovviamente, contro grandi attacchi aerei, di cui i Panthers non dispongono di certo, l’aggressività della secondaria può benissimo correre in aiuto di una difesa che, ultimamente, sta perdendo terreno: vista la fatica che l’attacco comprensibilmente farà, è l’unica possibilità che ha la squadra di Arians per prolungare la propria permanenza ai playoff.

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BALTIMORE @ PITTSBURGH – Gli Steelers sono da sempre conosciuti per la loro difesa, ma quello che li ha trascinati ai playoff come vincitori della AFC North è stato l’attacco. L’OC Todd Haley ha creato un attacco totalmente efficace, sia sulle corse, sia sfruttando il gran braccio di Roethlisberger. Le’Veon Bell è uno dei pochi workhorse rimasti in giro per la Lega (quasi 300 portate per lui in stagione), solido abbastanza da aprirsi spazi con il fisico e rompere tackle, ma al contempo paziente nel cercare gli spiragli che la linea crea: il 69% delle corse effettuate su terzo o quarto down hanno portato ad una chiusura dello stesso, e solo nel 15% dei casi hanno portato ad un non guadagno o ad una perdita di yard. Inoltre, Bell è un eccellente dual threat, come testimoniano le 853 yard ottenute su ricezione. Tutto questo fa capire quanto sia importante l’ex Michigan State per gli Steelers, e quanto la sua assenza sabato sera, per via di un duro colpo subito al ginocchio nella partita contro i Bengals, possa incidere sul rendimento dell’attacco dei padroni di casa. I quali, però, possono contare su un receiving corp più che attrezzato, di cui Antonio Brown è il leader (primo in NFL per ricezioni e yard su ricezione, 129 e 1698, rispettivamente, con anche 13 TD), con i vari Martavis Bryant, Markus Wheaton e il sempreverde Heath Miller a completare il quadro. La varietà di armi a disposizione di Roethlisberger rischia di essere il vero problema per Baltimore, la cui secondaria è decimata dagli infortuni, e il solo Will Hill, safety, sa dare garanzie. Alla pass rush, la seconda migliore del campionato con 49 sack, e a uno dei reparti di linebacker più completi nel football il compito di distruggere le trame offensive degli Steelers, pur sapendo che Big Ben è uno dei maestri nell’evitare i sack e uscire da situazioni pericolose, come i rivali divisionali sanno ormai alla perfezione.

Ciò che ha trascinato la squadra di Kubiak ai playoff è stato il running game, facilitato da una fantastica o-line, che ha preservato Flacco (solo 17 sack subiti, secondo miglior dato della stagione) e ha aperto la strada a Justin Forsett, journeyman reduce dalla sua miglior stagione in carriera, con 1266 yard e 8 mete. Nelle ultime uscite, però, il gioco palla a terra si è leggermente inceppato: non più di 129 yard su corsa (contro la pessima difesa di Cleveland), 4 palle perse e non più di 20 punti segnati.

Certo, la difesa di Pittsburgh, mediocre in molte statistiche, lascia ben sperare, soprattutto per via di una pass rush abulica, che necessita di decani come Brett Keisel (che però sabato sarà assente per guai fisici) e soprattutto James Harrison per far scattare la scintilla: ma se c’è una partita in cui la decimata secondaria della squadra di Harbaugh può davvero far fatica, è proprio contro gli Steelers, con o senza Bell.

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CINCINNATI @ INDIANAPOLIS – La partita disputata tra queste due squadre nella week 7, conclusasi con un netto 27-0 per i padroni di casa dei Colts, ha rappresentato il punto più basso per l’attacco su corsa di Cincinnati, vero punto di forza della squadra di Marvin Lewis (sesta nella categoria, con 134 yard a partita). L’OC Hue Jackson ha messo in piedi un attacco estremamente efficiente, sfruttando le potenzialità del suo backfield, composto dalla coppia Jeremy Hill-Gio Bernard, più fisico il primo (è il leader di squadra di portate e TD, 8), più tecnico e abile fuori dal backfield il secondo e l’abilità di una delle migliori o-line della Lega. La stagione numero 1 post-contratto-da-100-milioni di Andy Dalton non è stata esattamente scintillante. Ovviamente molto dipende dal ruolo avuto dall’ex QB di TCU, nettamente diminuito per via della diversa impostazione dell’attacco, dall’approccio molto più conservativo (infatti sono calate le yard totali, 3389, come nell’anno da rookie, e i passaggi tentati, un career low di 481). Cronici sembrano essere i soliti problemi di accuratezza, soprattutto quando è pressato dai rusher avversari, e quest’anno si è aggiunta pure la sfortuna, con AJ Green spesso costretto a guardare dalla sideline per problemi fisici, e con Marvin Jones e Tyler Eifert in IR. La 31esima difesa della Lega contro i RB, quella dei Colts, sarà messa a dura prova dal tandem di Cincinnati, soprattutto con AJ Green che dovrà fare i conti con Vontae Davis, uno dei top CB della Lega.

La difesa dei Bengals è calata di efficacia rispetto allo scorso anno, ed ora è 22 per yard subite a partita, con 358. La secondaria rappresenta il baluardo del reparto, e ciò vale doppio quando dall’altra parte c’è il miglior attacco su passaggio della Lega, con 316 yard a partita. Il vero problema, però, sta nel front seven, davvero incapace di generare pressione sulle o-line avversarie (solo 20 sack, penultima in graduatoria): un sospiro di sollievo per la linea di Indianapolis, anch’essa una delle peggiori del campionato. L’assenza di Vontaze Burfict, in IR, priva Cincy di uno dei migliori tackler e run stopper della Lega, ma contro l’abulico attacco su corsa dei Colts non si dovrebbe sentire troppo la sua mancanza; in week 7 i Colts avevano ancora Ahmad Bradshaw, che raccolse 88 yard totali e 2 mete, mentre adesso il peso del running game è sulle spalle di Trent Richardson e Dan Herron. L’ex Cleveland Browns si è rivelato un autentico flop una volta arrivato via trade, e nelle ultime 5 partite è stato scavalcato anche dall’ex Bengals Herron, che ha avuto più portate e anche un impatto maggiore sul passing game, rispetto a quello pressoché nullo di Richardson.

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DETROIT @ DALLAS – I Dallas Cowboys sono la più grande sorpresa della stagione, fosse solo per le critiche (giustificatissime, peraltro) che circondavano la squadra in estate e per come il coaching staff sia riuscito a mascherare più o meno bene le lacune nel roster, soprattutto in difesa. L’attacco dei Cowboys è stato costruito attorno alla o-line, i cui pezzi chiave (Tyron Smith, Travis Frederick e Zach Martin) sono arrivati dagli ultimi draft. La linea, una delle migliori che si siano viste nelle ultime stagioni, ha aiutato Tony Romo e DeMarco Murray a giocare una stagione che, per entrambi, non sarebbe un delitto si concludesse con un premio di MVP, cifre alla mano. Murray ha infranto il record di yard corse in una stagione, precedentemente appartenuto ad Emmitt Smith, con 1845, ottenute con ben 393 portate, league high: non il massimo per un giocatore soggetto ad infortuni come lo è stato l’ex Oklahoma University tra college e primi anni nei pro, ma il suo contributo è stato fondamentale alla causa. Chi ne ha beneficiato particolarmente è Tony Romo, autore delle miglior stagione in carriera, come testimoniano il QB Rating (113), il numero di intercetti (9, career low eguagliato) e QBR (82,7), una statistica avanzata che permette di quantificare l’importanza di ogni singolo lancio di un passatore in base a valori particolari che ne determinano il contesto. Insieme, Scott Linehan (OC) e Bill Callahan (running game e o-line) hanno lavorato per creare un attacco capace di massimizzare il potenziale di cui dispone: Romo, Murray e Dez Bryant (88-1320-16) sono un trio capace di far passare guai a qualsiasi difesa. Anche a quella dei Lions, che pur si è distinta come una delle migliori, quest’anno, e sono primi per yard su corsa subite, con sole 69 yard concesse a partita, merito soprattutto di Ndamukong Suh, una forza sia contro i corridori avversari, sia in situazioni di pass rush (e ce ne sono pochi di giocatori così determinanti su entrambi i fronti in questo ruolo), come testimoniano le sue cifre: 53 tackle, 8.5 sack e 10 stuffs (tackle che portano a perdita di yard o a un non-guadagno per il RB avversario). Ziggy Ansah, DE, rappresenta un altro match-up complicato per la linea di Dallas, grazie alla sue esplosività sull’esterno, e DeAndre Levy è un altro giocatore estremamente versatile, come tackler, nei blitz e anche in marcatura su situazioni di passaggio. Le safety Ihedigbo e Glover Quin hanno fiuto per il pallone (11 intercetti stagionali in due), mentre i CB Rashean Mathis e soprattutto Darius Slay hanno migliorato molto il loro rendimento da un anno all’altro: sarà un test molto probante per l’attacco, estremamente efficiente e organizzato, di Dallas.

Rod Marinelli è il vero artefice del capolavoro, avendo assemblato una difesa presentabile con giocatori di livello mediocre e/o reietti di altre squadre, come i vari Sterling Moore, safety tagliata un paio d’anni fa dai Patriots, che all’epoca avevano una secondaria terribile (in senso negativo) o Rolando McClain, probabilmente MVP difensivo, arrivato dai Ravens dopo annate mediocri tra Raiders e Ravens culminate con un temporaneo ritiro (nonostante i soli 25 anni di età). L’attacco dei Lions ha spesso faticato quest’anno, per colpa degli infortuni e, sebbene la pass rush di Dallas sia una delle peggiori della Lega (solo 28 sack), la o-line di Detroit ha fatto un pass indietro rispetto alla scorsa stagione, e il gioco palla a terra funziona solo a tratti, con Reggie Bush che ha avuto problemi fisici tutto l’anno e Joique Bell che ha alzato il rendimento solo nelle ultime partite.

Toccherà a Matt Stafford fare la differenza, sperando per i Lions che sia in giornata-sì, di quelle che quest’anno, soprattutto contro squadre ostiche, si sono viste ben poche volte.

Baltimore Ravens v Dallas Cowboys

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