A tutta B, Speciale un anno di B: due mezze stagioni tra regine, re, protagonisti, delusioni e confronti impietosi

Un anno di serie B. Due mezze stagioni (quindi non è vero che non esistono più…). Due scorci di campionato, uno nelle sue fasi decisive fino alla lotta per  le posizioni che contano, uno per creare una ipotetica griglia di partenza per il rush finale, a loro modo emozionanti, incerti e combattuti fino alla fine. Questo è stato il 2014 della Serie B. Proviamo a vedere chi ne è stato protagonista, chi ha fallito, come sono cambiate le cose da una stagione all’altra.

REGINE E RE – Regine indiscusse delle due fasi sono state, senza ombra di dubbio due: per il finale della scorsa stagione, ovviamente, il Palermo, per questo inizio il Carpi. I rosanero avevano cominciato la loro stagione in modo decisamente pessimo, arrivando ai limiti della zona calda, tanto da costringere la società ad un cambio d’allenatore, esonerando quel Gattuso, la cui grinta, benché fosse un esordiente, sembrava essere l’ideale per la voglia di riscatto dei siciliani, e che, invece, miseramente fallì. Così entrò in scena il primo dei due re, ovvero quello Iachini che tanto bene riesce a fare in cadetteria, che, presa la squadra nelle sue mani, sfruttando lo stesso materiale umano del suo predecessore, le diede un nuovo volto, una  nuova identità, convincendola dei suoi mezzi e dei suoi limiti. Risalita la classifica ottenne, intanto, il primo traguardo di girare la boa come campione d’inverno. Da lì partì il 2014 del Palermo che fu una lenta cavalcata quasi in solitario verso il successo finale: dopo qualche giornata con ancora l’incertezza e qualche scaramuccia con un Empoli poco disposto a cedere il passo, alla fine Iachini assestò il timone e, da allora, fu una discesa verso la gloria, aumentando sempre più il distacco, abbattendo record e giungendo all’agognata promozione con giornate d’anticipo. La regina di quest’inizio stagione non può che essere il Carpi e, forse, ancor più di quanto lo possa essere stata il Palermo. Perché, mentre per i rosanero, che corazzata la erano già dalla partenza, che il campionato potevano mangiarselo dalla prima giornata,  fu indispensabile solo un’aggiustata alla rotta, nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo sulla stagione degli emiliani, per cui i pronostici iniziali ventilavano una comoda mezza classifica. Un bel gruppo di volonterosi operai con la voglia di fare un bel campionato, sotto la guida di un altro esperto di Serie B, Castori. Lui è l’altro re della nostra storia, che presi questi singoli onesti pedatori e fattone un gruppo unito e coeso che funziona come un piccolo orologio, ha pian piano portato la squadra in testa alla classifica, regalandole un gioco bello ed efficace, fino alla piccola fuga di cui è protagonista, con ben 9 punti sulle dirette inseguitrici.

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La festa promozione del Palermo

PROTAGONISTE INATTESE – In realtà, a ben vedere, esulando dalle regine solitarie, che, giocoforza, in un campionato devono venir fuori, il vero marchio di fabbrica su questo 2014 della cadetteria, che l’ha resa così bella ed emozionante, è stato quello impresso dalle neopromosse, protagoniste assolute di entrambe le stagioni. Nello scorso finale di stagione ben tre su quattro lottarono fino in fondo per la promozione: il Latina, la migliore di tutte, con l’espressione di uno dei giochi migliori della categoria, arrivò ad un passo dalla promozione diretta, persa nelle ultime giornate, e partecipò ai play off, raggiungendo la finale, dove dovette cedere il passo al Cesena; il Trapani e l’Avellino lottarono tutta la stagione nelle posizioni di alta classifica, salendo e scendendo nella zona play off, fino ad arrendersi solo nelle ultimissime giornate. In questa stagione in cui le neopromosse sono addirittura 5 (visto il ripescaggio per il fallimento del Siena), la musica non sembra cambiata: il Perugia è stato il mattatore delle prime giornate, quando ha preso la testa della classifica a suo di vittorie ed ora è ben dentro la lotta per i play off; la Pro Vercelli ha avuto manie d’alta classifica per alcune giornate e, dopo un piccolo periodo di appannamento, è ritornata in pieno nella lotta per la zona spareggi; il Frosinone ha fin da subito fatto vedere quanto vale, raggiungendo anche la testa della classifica e restando in solitario per diverse giornate come unico baluardo contro lo scatenato Carpi, finendo l’andata da secondo, in coppia col Bologna, a 9 punti dalla capolista; le uniche che non hanno fatto un campionato di testa, ma che, fin qui, non hanno, comunque, sfigurato, sono state l’Entella e il Vicenza, che, ripescato all’ultimo momento, ha passato una fisiologica fase di adattamento e, dopo l’arrivo di Marino sulla panchina, ha cominciato ad alzare anche il baricentro, iniziando a vedere la zona spareggi.

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La tifoseria del Latina

LE DELUSIONI – Per quanto riguarda questo scorcio di stagione, ma la si potrebbe, ovviamente, assurgere a delusione massima per eccellenza del 2014, colei che ha tradito ogni pronostico ed ogni speranza è stata il Catania. Retrocessa dalla A alla fine della scorsa stagione, ripartiva, sicuramente, con i favori del pronostico per questa, che pareva solo una stagione di transizione, alla luce di rosa, mercato e ambizioni. La partenza con il piede sbagliato, che aveva portato alla sostituzione di Pellegrino in panchina con Sannino, dai più veniva vista come un fisiologico scarso adattamento alla serie inferiore di una squadra che credeva troppo in sé stessa e che aveva solo bisogno di recuperare la giusta umiltà, esattamente come i conterranei della stagione precedente. E invece quella testa non si è mai rialzata: poco gioco, scarsi risultati, il caos panchina con l’abbandono improvviso di Sannino, il ritorno lampo di Pellegrino e il nuovo passaggio a Marcolin, hanno contribuito solo al raggiungimento di una metà classifica, presto persa per tornare a scendere e finire l’andata in piena zona retrocessione. Della passata stagione, ma che, purtroppo, è una tendenza che si sta ripetendo anche in questa, la delusione più grande, da un punto di vista sportivo più generale, arriva da quelle società che hanno gravi problemi economici e passano una stagione a lottare con i punti di penalizzazione e le ristrettezze, fino, spesso, alla sparizione. La scorsa stagione la più tartassata fu il Siena, che, nonostante questo portò a termine un campionato dignitosissimo, fallendo per un solo punto e un rigore (sbagliato da Rosina) l’aggancio ai play off, salvo poi scomparire in estate, con sorte simile a quella del Padova. Molto simile fu la storia del Bari, che, però, nel quasi fallimento trovò le forze per una rimonta fantastica, fermandosi solo alla semifinale play off, avendo, però, la fortuna di trovare un compratore che la tirò completamente fuori dai guai. In questa stagione tocca al Brescia: gravi problemi societari, stipendi non pagati, punti di penalizzazione in arrivo, già un allenatore cambiato e risultati che stentano a essere messi insieme per una classifica decisamente deficitaria e con tanto nero all’orizzonte, una via d’uscita che non si vede e la prospettiva della partenza dei pezzi migliori nel mercato che dovrebbe essere di riparazione.

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COSA E’ CAMBIATO – Piuttosto significativi i confronti fra le due stagioni in termini di squadre, uomini e prospettive. Intanto a livello generale il campionato di questa stagione pare essere combattuto e incerto fino all’ultimo esattamente come lo scorso, con l’alta classifica (ad eccezione della capolista in fuga) raccolta in pochi punti. L’unica differenza valutabile è che, mentre a gennaio della scorsa stagione i giochi parevano ancora incertissimi, con Palermo ed Empoli che si facevano le scaramucce, questo inizio di girone di ritorno, con i Carpi a 9 punti, sembra maggiormente direzionato, e la lotta più aspra, a suon di piccoli passi, pare confinata, al momento, alla conquista del secondo posto e dei posti play off. E poi è impossibile non notare il diverso destino, in questa stagione, di squadre che sono state tra le protagoniste (o meno) dello scorso. Intanto l’unica neopromossa che lo scorso anno aveva disputato un campionato “normale”, ovvero il Carpi, oggi ne è l’assoluta padrona, mentre invece chi maggiormente si era distinto, come accennato poco sopra, ovvero il Latina, che aveva sfiorato la A e che partiva, in questa, con i favori del pronostico, ora latita addirittura al penultimo posto, con ben due cambi di allenatore in carniere. Ma anche il Crotone non è da meno: sorpresa assoluta della passata stagione, con la politica societaria del lancio e valorizzazione di tantissimi giovani, alcuni dei quali, ora, calcano i campi della A, in questa non ha ancora trovato il bandolo e si trova terzultima, con appena un punto in più dei laziali. Per non parlare del Bari, che dopo la fantastica cavalcata che portò a sfiorare la A, con la nuova società alle spalle e sull’onda dell’entusiasmo, veniva segnalato tra i sicuri protagonisti della stagione e che, invece, non ha mai trovato la giusta rotta, disputato un anonimo campionato di mezza classifica che è già costato la panchina a Mangia. E proprio Mangia apre il capitolo dei tecnici: salito in corsa sul carrozzone Spezia della scorsa stagione, portandolo, non senza grosse difficoltà, a disputare i play off, era stato visto come la guida ideale per il rilancio biancorosso, salvo fallire miseramente, senza mai trovare un feeling con pubblico e società, fino all’esonero per lasciar spazio a Nicola. E sorte non migliore ha subito un altro dei protagonisti dello scorso campionato, quel Beretta, che, tra mille difficoltà e punti di penalizzazione, fu il traghettatore del Siena alle soglie della zona promozione, e che, in questa, doveva essere il condottiero dei nerazzurri del Latina alla conquista della A, salvo fermarsi dopo qualche giornata per lasciare spazio a Breda. Quel Breda che, prendendo la panchina laziale dopo una giornata dello scorso campionato, guidò la squadra ad un mezzo miracolo calcistico, e che in questa, invece, non ha saputo risollevare la baracca e, lui stesso, ora dovrà lasciar spazio a Iuliano. Drago e Foscarini che, nonostante le difficoltà, vengono lasciati lavorare dai propri allenatori, suonano un po’ come cattedrali nel deserto. Ottimi invece gli esordi di Camplone (Perugia), Stellone (Frosinone), Scazzola (Pro Vercelli), e Bjelica, che sta guidando lo Spezia ad una delle migliori stagioni della sua storia e che forse riuscirà in un’altra impresa storica: non permettere a Volpi di rivoluzionare completamente la rosa dopo appena 6 mesi, come è stata costante della società aquilotta fin qui. Per finire una menzione anche per i giocatori. Due i leader delle “mezze stagioni”: nella scorsa il padrone indiscusso fu Mancosu, che a suon di gol portò il suo Trapani vicino alla A e che in questa stagione, complice anche qualche infortunio, pare avere un po’ le polveri bagnate, visto che è sì tra i migliori marcatori di questa stagione, ma dei 9 gol messi a segno fin qui, 6 sono stati segnati su rigore; in questa davanti a tutti c’è uno scoppiettante Granoche, che a Modena arrivò proprio a gennaio scorso e che terminò la stagione, in modo meno devastante, ma dando già l’impressione di aver trovato la sua dimensione realizzativa in maglia gialloblu, ma non si può non nominare anche Mbakogu, modesto realizzatore della passata stagione, con appena 7 gol totali, e assoluto trascinatore del Carpi di questa, con 11 gol segnati fin qui. Senza dimenticare un Catellani rinato dalle sue stesse ceneri di una stagione anonima con un solo gol segnato, per diventare condottiero del nuovo Spezia con 10 gol realizzati, un Castaldo che resta sempre il faro del suo Avellino, forse mai come in questa stagione, e i Maniero e i Caracciolo, che, passano i campionati, passano le difficoltà delle loro squadre, ma continuano sempre a segnare.

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