Inter-Genoa: le pagelle del match di “San Siro”

A “San Siro” brillano Guarin e Vidic, mentre Icardi e Palacio indirizzano la gara sui giusti binari; tra gli ospiti, bene i ‘folletti’ Falque e Lestienne, mentre Matri stecca il ritorno a “San Siro”.

Un’Inter (quasi) double-face prima domina con un gran primo tempo e poi assiste al ritorno degli ospiti che, però, concretizzano la propria superiorità territoriale solo nel finale; la replica immediata di Vidic mette al sicuro da beffe e regala qualche patema in meno a Mancini.

INTER (4-2-3-1) / 6,5

HANDANOVIC 6 – Spettatore interessato nel primo tempo, nella ripresa vola su un velenoso diagonale di Iago Falque, poi pasticcia su un tiro di Tino Costa e regala a Izzo il primo centro in A. Rende facile l’impossibile, ma pure il contrario.

CAMPAGNARO 6+ – Alla buon’ora, l’Inter (si) trova in casa la soluzione per blindare la fascia destra: perché non ci ha pensato anche Mazzarri, suo vecchio mentore? L’argentino non ha più la benzina dei bei tempi ma fino a maggio può essere il giusto palliativo per arare, in onore al proprio cognome, terreno (e avversari) lungo il corridoio di competenza.

VIDIC 7 – Gara perfetta, nonostante non compia miracoli: sarà forse che, a differenza dei fuochi d’artificio (quelli sparati, ma pure quelli esplosi in faccia) di Ranocchia e Juan Jesus, la coppia Vidic-Andreolli garantisca tanta di quella sana, mediocre affidabilità di cui l’Inter ha bisogno? Il gol come premio, scaccia-paure e ricordo della guardia del corpo preferita di sir Alex che fu.

ANDREOLLI 6- – Con la fascia di capitano, cosa rara per un ‘canterano’ da queste parti. Nella ripresa balla un po’ troppo ma rispetto alle montagne russe emozionali dei compagni di reparto che rimpiazza, pare tanta roba. Non è automaticamente una candidatura a titolare ma neppure un’idea da archiviare tanto presto, vista l’autorità con cui gioca: parafrasando il suo quasi omonimo, “la sicurezza logora chi non ce l’ha”.

D’AMBROSIO 5,5 – Come per il fronte opposto, anche qui Mancini pare aver trovato la sua (piccola, provvisoria) sicurezza. A Torino quasi meglio in fase propulsiva, col Grifone si limita diligentemente a non far danni: il ritorno dei rossoblu nella ripresa lo mette in ambasce, ma è pure vero che permette a Iago Falque di folleggiare solo fino ai limiti dell’area di rigore.

MEDEL 6,5 – Trotterellino instancabile, stavolta pure con costrutto. Quando i compagni di reparto smettono di maramaldeggiare e tirano i remi in barca troppo presto, lui si abbassa spesso sulla terza linea a fare le pulizie di casa tra i due centrali, un po’ come fa nel Cile: sarà un altro epurato (dopo Dod0′, M’Vila e Osvaldo) del nuovo corso manciniano o l’Inter si affiderà a lui per lo schermo del 4-2-3-1 che il tecnico di Jesi vagheggia? (dal 42′ s.t. KRHIN s.v. – Spiccioli, sempre troppo pochi, per un ragazzo che meriterebbe più spazio: prima o poi sarà tempo di mettersi a cercarlo da qualche altra parte).

GUARIN 7- – Prima di ipotizzare conversioni sulla via di Appiano, meglio andarci coi piedi di piombo: quelli che il colombiano, prima della gara dello ‘Juventus Stadium’, pareva avere. Dopo l’assist per Icardi, ecco la mutazione: confermata col Genoa, dove gioca non nel terzetto di frombolieri ma in coppia con Medel. Stranamente, sceglie sempre la cosa giusta tra accelerare e tirare il freno, aprendo lo sportello per difendere palla e far salire i suoi. Tante, piccole cose buone: facile no?

PALACIO 6,5 – Il gol, con cui sembra aver ricominciato a flirtare (due nelle ultime due uscite, i primi stagionali), e il solito scondinzolare della cresta finché fisico e caviglia l’accompagnano: quando la squadra cala, si spegne pure lui (ma forse è vero il contrario) ed esce anzitempo: fa quasi tenerezza il modo in cui si avvia al declino, ma pure quello con cui lo combatte e lo procrastina nel tempo (dall’11’ s.t. KUZMANOVIC 6- – Solito ti-tic ti-toc sereno e senza picchi per calmare la sfuriata del Genoa, questo è).

HERNANES 6- – Si riappropria della mattonella che tanto poco amava (e tanta gloria gli aveva dato) in biancoceleste. Lui è uno dei pochi che, rispetto a un primo tempo sottotono, migliorano coi minuti: con la palla tra i piedi, il brasiliano è una cassaforte, anche se difetta proprio nella rifinitura, ostinandosi a portarla troppo a spasso. La sua collocazione (trequarti, mediana, panchina) sarà uno dei rebus dell’Inter Collezione primavera-estate 2015 (dal 29′ s.t. OBI 6 – Si posiziona largo a sinistra e alza i giri del motore della squadra: solito paio di imprecisione in impostazione, ottimi due spunti in avanti in cui si butta, lancia in resta, verso l’inoperosa difesa genoana della ripresa).

PODOLSKI 6+ – Sembra quello dell’Arsenal, nel bene e nel male. Primo tempo pimpante, pare giochi in nerazzurro da inizio stagione e suo è pure il pallone sulla testa di Vidic per il 3-1; nel secondo tempo, svolge atto di pura presenza ma in parte ciò è dovuto anche a una forma fisica che, col tempo, ritroverà. Casomai può destare giusto qualche perplessità il fatto che, negli anni, abbia ridotto i guizzi vincenti nel suo repertorio. Sempre utile, non sempre necessario.

ICARDI 6,5 – Quando Perin gli chiude lo specchio due volte nelle battute iniziali, si teme un’altra giornata di magra: poi il guizzo su corner e pure un discreto lavoro sulla trequarti a giocare il pallone, cosa che a volte priva i suoi di un riferimento offensivo ma che pure certifica un ulteriore passo verso lo sgrezzamento di questo attaccante tanto mortifero (ha già superato la quota-gol dello scorso anno) quanto incline al nascondino delle pieghe dei match.

all. MANCINI 6,5 – Premio alla sua idea di calcio più che alla applicazione pratica. Dopo un primo tempo sontuoso, i suoi calano e rischiano seriamente di rimettere il Genoa in carreggiata: col materiale umano di cui dispone al momento, mette due-tre pezze quando gli ospiti alzano troppo la voce e, a parte un paio di brividi, la porta a casa con tranquillità. Un’ottima metà gara allo “Stadium”, un’ottima prima parte di gara oggi: a quando la mela tutta intera?

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GENOA (3-4-3) / 5,5

PERIN 5,5 – Forse non impeccabile sulle prime due reti interiste ma è pure vero che sono i compagni che lo lasciano con la patata bollente tra le mani a vedersela con quei filibustieri di Palacio e Icardi a tu per tu davanti alla porta: quello che sorprende è che, anche nelle giornate di scarsa vena, dimostra un’autorità che colleghi di reparto più scafati si sognerebbero

IZZO 6 – Schierato a sorpresa titolare nel pacchetto difensivo, rimedia a un primo tempo così e così (comunque il meno peggio degli ospiti) con una ripresa gagliarda e il primo centro nella sua ancora breve esperienza in Serie A: ad maiora.

BURDISSO 5 – In difficoltà come i compagni di reparto, lui però non ha l’attenuante dell’inesperienza e quando trova una sua stabilità oramai la frittata è mezza fatta tra gol di Palacio e Icardi libero di incornare alle spalle di Perin. Colpevole, in solidale, coi sodali anche del bis su corner di Vidic, la rete che manda in archivio la gara.

DE MAIO 5 – Come l’argentino, solo che lui perde la sfida anche sul piano fisico con i centrali nerazzurri e, alla bisogna, deve stendere al limite dell’area Hernanes beccandosi il ‘giallo’ che gli varrà la squalifica domenica prossima. Passaggio a vuoto, parzialmente riscattato da una ripresa tutto sommato tranquilla fino a quando pure lui viene ‘uccellato’ dal terzo tempo di Vidic che vale il 3-1.

EDENILSON 5,5 – Di fronte ha un D’Ambrosio in non grandissima giornata e, una volta prese le misure, azzarda pure qualche sortita nell’accampamento nerazzurro, aiutato anche dagli spazi aperti da quel folletto di Iago Falque. Tra piccoli progressi e stop fisiologici, non male il suo impatto col calcio italiano.

RINCON 5,5 – Il meno lucido della cerniera centrale di Gasperini, anche se deve far fronte a un Guarin in giornata-si e alla partenza grintosa dei padroni di casa: si trova preso in una morsa dalla quale si libera pian piano, aiutando ad alzare il baricentro rossoblu quando i ragazzi di Gasperini provano a riaprire la gara (dal 35′ s.t. FETFATZIDIS s.v. – Perso per perso, forse poteva anche essere inserito prima: l’infortunio di Matri priva il Genoa di un riferimento centrale e forse l’unico modo di mettere in difficoltà i nerazzurri era quello di tirarli fuori dal loro bunker con tipetti proprio come il greco).

BERTOLACCI 6 – Uno dei migliori nelle file degli ospiti, se non altro perché parla lo stesso linguaggio dei vari Falque e Lestienne. Contro i nerazzurri più che il governo, gli tocca la parte della lotta e così si sfianca in un lavoro di copertura che lo limita molto, anche se nella ripresa sfiora il punto del 2-1 quando i suoi hanno piantato stabilmente le tende nella metà campo interista (dal 39′ s.t. TINO COSTA s.v. – Il tiro sul cui tap-in Izzo insacca e, spera Gasperini, il viatico per il graduale inserimento di un calciatore che potrebbe proprio fare al caso dei genovesi se poco poco ritorna quello visto a Valencia un po’ di tempo fa).

ANTONELLI 6+ – Capitano di nome e di fatto, è quello che va più vicino alla rete, specie con gli inserimenti su calcio piazzato proprio nel modo in cui ha punito l’Inter la scorsa stagione. Buona anche la presenza offensiva quando la manovra degli ospiti si fa tambureggiante: fossero tutti come lui, forse oggi il Grifone usciva con un pareggio da “San Siro”.

IAGO FALQUE 6+ – Il migliore del pacchetto avanzato, monta col passare dei minuti e nella ripresa è anche merito suo se il Genoa, rimasto senza una punta di ruolo, diventa per paradosso più pericoloso. Serve a Lestienne una gran palla che il belga spara sulla traversa e poi impegna Handanovic nell’intervento più difficile del proprio pomeriggio. Certo, ci sarebbe pure, in mezzo, un primo tempo anonimo ma non facciamo i fiscali. Dai: Falque, “basta la parola”.

MATRI 5 – Vidic e Andreolli lo accolgono nelle loro spire e non lo fanno respirare: e dopo un primo tempo da spettatore, lui si toglie dalla contesa causa guaio muscolare che, chissà come, rianima il Genoa ma lascia pure Gasperini senza punte in organico causa cessione forse affrettata di Pinilla. Ahia… (dal 7′ s.t. KUCKA 6+ – Grande impatto dello slovacco che, sul centro-sinistra, si inventa un paio di spunti e costringe pure all’ammonizione Campagnaro: oramai Gasperini l’ha provato in tutti i ruoli dal centrocampo in su, cosa che rende il ragazzo un jolly imprescindibile ma pure un elemento difficilmente inquadrabile, specie in chiave-mercato per gli eventuali acquirenti).

LESTIENNE 6- – Come per Falque, sul versante opposto, diventa una spina nel fianco dei nerazzurri proprio quando sembra che il potenziale offensivo del Grifone venga meno. A referto una traversa, invero frutto di una coordinazione difficile, che poteva riaprire il match e pure per lui una gara double-face. In attesa del ritorno di Perotti, Gasperini può consolarsi con la sua batteria di esterni e le relative opzioni in panca (Fetfatzidis). 

all. GASPERINI 6- – Nel complesso, e nonostante il brutto primo tempo, il suo 3-4-3 è come un diesel: il Genoa viene fuori tardi (troppo) ma è una sicurezza. Con qualche errore in meno, magari tornava da Milano con un punto ma va anche detto che qualche assenza lo penalizza. Numeri alla mano, il suo Genoa è in netta flessione nonostante il livello sempre sopra la sufficienza delle prestazioni: per paradosso, forse sta scontando qualche punto guadagnato con un po’ di fortuna nella prima parte di campionato.

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