Forever Aquile: Claudio Onofri

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Trattate diverse “categorie” di giocatori (da quello più famoso a quello più da esperti), è la volta di parlare di un allenatore. Cominciamo con un allenatore, che è qualche anno che non siede più su una panchina, ma rimane comunque un volto noto per gli appassionati di calcio, essendo diventano uno dei più apprezzati opinionisti Sky: Claudio Onofri.

Image and video hosting by TinyPic

GLI INIZI DA CALCIATORE – Claudio Onofri nasce a Roma nel 1952, ma cresce calcisticamente nel Torino, con cui fa tutta la trafila delle giovanili, fino ad approdare in prima squadra nel 1971. Da subito però lascia i granata e va a farsi le ossa in serie C: Pro Vercelli, Montevarchi e Clodiasottomarina (società dilettantistica della città di Chioggia, in provincia di Venezia, al tempo militante in serie C). Nella stagione 1975/76 approda ad Avellino, con cui disputa una stagione in serie B, mettendo insieme 33 presenze e 1 gol. L’esperienza in Irpinia dura solo una stagione perché quella successiva abbraccia i colori che diverranno una sua seconda pelle, nella città che diverrà la sua casa: nel 1976 firma per il Genoa. Inizia con un primo periodo di due stagioni, in serie A, la seconda delle quali culmina con la retrocessione in B. Lui si segnala, comunque, come uno dei giocatori più positivi, al punto da meritarsi la convocazione per il preritiro a 40 giocatori, da cui sarebbero stati scelti quelli della rosa per i Mondiali del 1978. Anche per questo motivo non segue i compagni in cadetteria, ma torna nella società in cui aveva cominciato, firmando un contratto con il Torino. Ma in granata trova poco spazio, mettendo insieme appena 10 presenze, cosicché la stagione successiva decide di tornare al suo grande amore, il Genoa, che, nel frattempo è sempre in B. Qui resta fino al 1985, vestendo anche la fascia da capitano, e conquistando una promozione in Serie A (1980/81) e ottenendo una retrocessione (1983/84). Lascia Genova, come detto, nel 1985, con 160 presenze (215 totali, sommando i due periodi) e 3 gol all’attivo, per andare a Catania, dove gioca ancora una stagione (con appena 6 presenze), prima di appendere le scarpette al chiodo dopo un’esperienza nei dilettanti della Nuova San Fruttuoso.

Image and video hosting by TinyPic

LE ESPERIENZE IN PANCHINA PRIMA (E IN MEZZO) A QUELLA AQUILOTTA- La carriera da allenatore comincia sulla panchina dell’Ospitaletto, in provincia di Brescia, in C2, nel 1989. Qui resta per tre stagioni, conquistando sempre la salvezza, anche se nella seconda stagione deve passare attraverso gli spareggi. Da qui viene prelevato dallo Spezia per la prima esperienza. Dopo una stagione, nel 1993/94, va a Ravenna, che è stato appena promosso in serie B, ma le cose non vanno bene, e viene esonerato dopo appena 6 giornate (la squadra retrocederà ugualmente con un 18° posto finale e ritorno immediato in Serie C), così che è libero di essere richiamato la stagione stessa dai liguri.

LA PRIMA STAGIONE IN BIANCONERO – Come detto, la prima esperienza di Onofri sulla panchina dello Spezia è datata stagione 1992/93. Sono anni di transizione, in cui lo Spezia si è assestato come squadra di mezza classifica in Serie C1. Le velleità di promozione sono lontane e, dopo l’ultima stagione in cui si è lottato per il salto, quella 88/89, la serie B è diventata un miraggio praticamente irraggiungibile. Il primo pensiero è quello di fare un campionato tranquillo e di salvarsi. Il presidente Mastropasqua rivoluziona molto la squadra in questi anni, anche con lo scopo di trovare giovani da valorizzare per poter fare cassa. In quest’ottica viene chiamato sulla panchina Onofri, un allenatore che con i giovani sa lavorare bene. In realtà la rosa in questa stagione ( che tra i pali vede un giovane Mazzantini, di cui si parlerà più avanti) non è di prim’ordine e la fatica a far quadrare il campionato è tanta, anche perché tante sono anche le difficoltà che si inanellano: l’attacco è veramente asfittico, tanto che la stagione si chiuderà con appena 20 gol segnati, seconda solo al retrocesso Siena che ne segna 17; il Picco non è un campo inviolabile, tanto da concedere, in 16 incontri, 6 pareggi e 3 vittorie agli ospiti; la squadra è, per di più, assolutamente incapace di vincere lontano da casa, dove non conquisterà neanche una vittoria in tutta la stagione, ma solo 8 pareggi e 8 sconfitte; al computo finale vengono sottratti agli aquilotti anche due punti conquistati con l’Arezzo, che alla 28^ giornata viene escluso dal campionato, rendendo nulli tutti i suoi risultati. Così, nella quasi totale disaffezione del pubblico, con una fatica enorme, lo Spezia termina la stagione al 14° posto l’ultimo buono per salvarsi (retrocederanno in 3: Siena, Carpi e, appunto, Arezzo), con 28 punti, dati da 7 vittorie, 14 pareggi e 11 sconfitte, con 20 gol segnati e 32 subiti. Non andrà meglio in Coppa Italia di Serie C, dove lo Spezia, superati 3 turni (Casale, Carrarese e Pavia), si fermerà alla fase a gironi della fase finale, arrivando ultima nel suo girone con due sconfitte in due partite, contro Montevarchi e Massese.

IL RITORNO DA RAVENNA – Onofri non resta, come accennato, nella stagione successiva, chiamato  proprio da quel Ravenna che, assieme al Vicenza, ha vinto il girone dello Spezia, salendo in Serie B. Come detto poco sopra, però, la sua esperienza in giallorosso dura solo 6 giornate, dopo di che viene esonerato e può tornare (cosa che al tempo si poteva fare) ad essere ingaggiato da qualche società. Questa sarà la sua vecchia squadra, lo Spezia, che ha cominciato la stagione agli ordini di mister Cadregari, tecnico emergente, senza riuscire a risolvere i gravi problemi che la affliggono. Il nuovo tecnico dura solo il girone d’andata, che si conclude con 2 vittorie, 10 pareggi e 5 sconfitte, peraltro al primo anno della vittoria da 3 punti. Lo sostituisce Specchia, che traghetta per altre 12 giornate (3 vittorie 4 pareggi e 5 sconfitte), ma dopo il 5-2 a Leffe viene esonerato. A quel punto la società pensa di richiamare Onofri, che quindi guida gli aquilotti per le restanti 5 giornate, in cui inanella 1 vittoria (subito all’esordio, col Fiorenzuola), 3 pareggi e una sconfitta. La stagione regolare si conclude, quindi, con il 16° posto, terzultimo, in piena zona play out, con 32 punti frutto di appena 5 vittorie (solo 3 in casa), una miriade di pareggi, ben 17 (metà degli incontri) e 12 sconfitte, con appena 23 gol fatti (ancora una volta peggio farà solo il retrocesso Palazzolo con 22) e 43 subiti. Onofri, quindi, si gioca tutto ai play out, tra l’altro contro la Massese, avversaria storica dello Spezia. Ma che, alla fine, avrà la meglio, grazie alla vittoria per 1-0 ai supplementari nel ritorno in casa, dopo lo 0-0 al Picco. A salvare lo Spezia arriveranno solo i ripescaggi estivi, per la cancellazione di alcune società.

LA STAGIONE MIGLIORE – Lo Spezia subisce profonde modificazioni societarie, visto che il Presidente Mastropasqua cede il timone a Sitta. Nonostante questo Onofri viene confermato anche per la stagione 1994/95 e, anzi, finalmente, riceve una rosa di giocatori all’altezza della categoria, con cui poter disputare un campionato decisamente migliore dei precedenti. Lotta praticamente alla pari con tutte le avversarie, a parte lo scatenato Bologna di Ulivieri (2 sconfitte, 1-3 al Picco, 4-2 al Dall’Ara) che chiude il campionato al primo posto, con 81 punti, addirittura 22 di distacco dalla seconda, la Pistoiese. Onofri riesce a far esprimere lo Spezia con un gioco senza dubbio migliore delle stagioni precedenti, che riavvicina il pubblico alla squadra, con maggior carattere e, soprattutto, più concreto in fase realizzativa, se è vero che le aquile chiuderanno il campionato con 38 gol segnati, quasi il doppio delle passate stagioni. Ma tutto quanto pare girare nettamente meglio e la classifica alla fine della stagione parlerà di un settimo posto a parimerito con il Prato, a 49 punti, a 8 dalla zona play off (che alla fine vedrà la promozione della Pistoiese, squadra con cui i bianconeri ottengono un doppio 1-1 in stagione), con 12 vittorie (di cui 8 in casa, tornata, sicuramente, più amica dei liguri), 13 pareggi e 9 sconfitte, 38 gol fatti e 41 subiti. Molto peggio va, invece, in Coppa Italia di Serie C, dove lo Spezia, superata la Carrarese al primo turno (battendola due volte, 2-1 a Carrara e 1-0 in casa), si ferma al secondo, contro l’Empoli, che espugna il Picco con un netto 3-0 e si ripete con un 1-0 casalingo.

L’ADDIO ALLO SPEZIA – La stagione successiva si apre, nuovamente, con profondi cambiamenti societari, visto che nuovo proprietario dello Spezia diventa l’imprenditore Gianluigi Blengino. Nonostante i proclami siano dei più rassicuranti, con dichiarazioni di intenti di un certo spessore, con l’assoluta volontà di essere protagonisti, alle parole non seguono i fatti e lo Spezia, dato in mano al confermato Onofri è, ancora una volta, una squadra mediocre. E lo stesso allenatore non riesce a venirne a capo, tanto che dopo 5 turni di campionato (3 sconfitte consecutive, con Ravenna in casa e a Leffe ed Alessandria, un pareggio in casa col Carpi di De Biasi e la decisiva sconfitta esterna, per 3-0, col Saronno di Savoldi) e uno di Coppa Italia di Serie C (passaggio del primo turno grazie ad una doppia vittoria con il Brescello), arriva l’esonero, sostituito da Gorin, a cui, a breve, subentrerà lo storico allenatore aquilotto Sergio Carpanesi. Tutti questi avvicendamenti non impediranno allo Spezia di disputare i play out a causa del 15° posto finale, da cui uscirà, comunque, indenne, grazie al doppio pareggio con la Pro Sesto. Si conclude così, nel 1996, l’avventura sul Golfo di Claudio Onofri, la cui carriera da allenatore non durerà, comunque, ancora molto.

Image and video hosting by TinyPic

LA CARRIERA DOPO LO SPEZIA – Dopo qualche anno di pausa, nel 2000, ritorna al suo grande amore, il Genoa, occupandosi del settore giovanile e venendo chiamato diverse volte a togliere le castagne dal fuoco in stagioni disastrose: nel 2000/01 è il quarto allenatore stagionale, prima di cedere le redini a Scoglio, per un 12° posto in Serie B; nel 2001/02 è il terzo e ultimo, da marzo in poi, per portare la squadra ad un altro 12° posto; nel 2002/03 gli viene affidata la squadra da inizio stagione, ma stavolta è lui ad andarsene dopo appena due giornate, cedendo il timone a Torrente, che non riesce, comunque ad evitare la retrocessione (anche se la squadra sarà ripescata in estate). A questo punto Onofri dice basta con la panchina, che ritiene troppo stressante e preferisce sfruttare la sua esperienza in altri campi. Dopo una fugace apparizione come direttore tecnico dell’Alessandria nel 2005/06, diventa opinionista televisivo, prima nell’emittente privata genovese Primocanale, poi su Telenord, fino al grande salto sulle frequenze di Sky, dove è divenuto un’apprezzatissima seconda voce e un competente opinionista, che non manca di ricordare i suoi anni sul Golfo ora che può commentare le gesta degli aquilotti impegnati in serie B.

Image and video hosting by TinyPic
Il Team Sky per i Mondiali 2010 con, il secondo in alto da sinistra, Onofri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *