Hamsik: alla ricerca del talento perduto

Marek Hamsik, il capitano del Napoli protagonista di una stagione in chiaroscuro

Quando lui è ispirato il Napoli gioca un’altro calcio e si è visto due settimane fa a Cesena. Domenica sera però Marek Hamsik ha offerto l’ennesima prova incolore, ingabbiato dai giocatori della Juventus e da una condizione tattica e psicologia da cui non riesce a sbloccarsi con continuità. Oramai persino un pubblico innamorato come quello di Napoli inizia a dubitare delle qualità  del proprio capitano.

IL DECLINO DI MAREKIARO – Lo slovacco, classe ’87, in questa stagione è stato sostituito ben 11 volte su 15 presenze, ed  in campo fatica a ritrovare il brillante rendimento che segnò le gestioni di Reja e Mazzarri. Fino ad ora i gol in stagione sono stati appena 4, di cui 2 in campionato, con 4 assist totali.
Ma in questo caso non sono i numeri a preoccupare, è l’apporto alla squadra che è stato ampiamente insufficiente. Hamsik sembra l’ombra di quel giocatore che iniziava e finiva le azioni offensive del Napoli, che verticalizzava e aggrediva gli spazi come nessuno in Serie A. Secondo molti la crisi dello slovacco è nata da problemi tattici e si è poi tramutata in un blocco psicologico. Tesi dimostrata dal fatto che oramai il calciatore sbaglia giocate semplici e sempre più raramente si arrischia in dribbling e verticalizzazioni.

LA STORIA – Tuttavia occorrerebbe ricordare che Marek Hamsik non è mai stato un calciatore che salta l’uomo, complice anche il suo passo compassato. Nonostante questo ha dimostrato fin dall’inizio della sua carriera un’innata propensione al gol, frutto di un’istintiva capacità di trovare gli spazi di inserimento. Proprio per questo motivo o suoi allenatori hanno deciso di avvicinarlo sempre di più alla porta.

Ed ecco forse la vera causa tattica della crisi profonda dello slovacco: come giocare negli spazi quando gli spazi non ci sono? Hamsik nel Napoli di Reja sfruttava le praterie create da centravanti boa come erano Sosa e Zalayeta e quelle generate da un calciatore come Lavezzi che voleva sempre andare a prendersi la palla a centrocampo ed era abile a saltare l’uomo, sbilanciando le difese avversarie. In quel Napoli Hamsik giocava mezzala, ed incantò tutti con un rendimento che nessuno si aspettava da un diciassettenne.

Nel Napoli di Mazzarri le cose cambiano. Si passa da un 3-5-2 ad un 3-4-2-1, nel quale lui è uno dei trequartisti. Avanzando di posizione, lo slovacco da principio stenta, trovandosi spesso ad agire sulla fascia dove non era abituato a giocare e dove non ha il passo per essere insidioso. Tuttavia il lavoro del tecnico toscano gli consente di affinare la posizione ed i movimenti. Ancora una volta con Cavani e Lavezzi gli spazi in cui inserirsi sono numerosi. Marek non sarà mai il leader di quella squadra, ma diventa uno dei Tre Tenori. E poi segna gol a raffica, quindi sono tutti contenti.

CON BENITEZ – Hamsik è stato spesso nella sua carriera paragonato a centrocampisti con l’attitudine del gol come Gerrard e Lampard. Per questo motivo quando Benitez approda a Napoli nessuno ha dubbi: con lui Mareikiaro si consacrerà nel calcio mondiale.

Invece inizia il periodo più buio della sua carriera: dopo un inizio incoraggiante si infortuna e da lì sembra non essersi più ripreso definitivamente.

Eppure guardando i numeri in  tabella possiamo renderci conto che la percentuale di passaggi riusciti a partita l’anno scorso era assolutamente in media (83,6%) , mentre quest’anno è solo un paio di passaggi al di sotto dei suoi standard (81,8%) .  Addirittura il numero dei tiri risulta il più ampio in carriera e forse questo è il dato più bugiardo. Lo slovacco tira di più, ma da quale posizione?

 

Stagione Squadra Torneo Presenze Min Goal Assist Tiri/Partita PR%
2014/2015 Napoli SERIE A 15(1) 1143 2 4 2.6 81.8
2013/2014 Napoli SERIE A 23(5) 1985 7 5 2 83.6
2012/2013 Napoli SERIE A 37(1) 3293 11 4 2.4 83.4
2011/2012 Napoli SERIE A 30(7) 2697 9 9 1.6 84.3
2010/2011 Napoli SERIE A 36(1) 3004 11 6 1.8 82.8
2009/2010 Napoli SERIE A 37 3253 12 5 2.4 83.5

 

L’ANALISI – Ed eccoci arrivati al punto: non è il numero di tiri a determinare lo score dei gol segnati, quanto invece la qualità dei tiri. Il gioco di Benitez prevede le soluzioni a più alta percentuale realizzativa ad Higuain e Callejon.

Inoltre la posizione più avanzata dello slovacco provoca due effetti collaterali: diventa più facile marcarlo per i difensori e ci sono meno palloni da giocare (spesso spalle alla porta). Quindi lo slovacco si trova raddoppiato pochi secondi dopo essere entrato in possesso della palla ed è costretto ad appoggiare dietro oppure a tentare una giocata di prima a più alto coefficiente di difficoltà.

Se a questo si aggiunge che nel gioco di Benitez gli spazi in attacco sono più intasati sia per il numero di giocatori offensivi che per la tendenza a mantenere il possesso palla, ecco che si capisce come mai Hamsik si trovi a provare sempre più spesso la conclusione da fuori area.

Per questo motivo i numeri sembrano buoni e le prestazioni no: più passaggi semplici e meno passaggi determinanti perchè è marcato, più tiri in porta ma da fuori area.

Esistono due tipi di trequartisti: i fantasisti, che saltano l’uomo ed inventano assist dal nulla e gli incursori, la cui abilità è quella di infilarsi tra le linee con i tempi giusti, sfruttando gli spazi per andare a realizzare. Il capitano del Napoli è sempre stato un calciatore appartenente a questa seconda classe di giocatori.

Vale quindi la pena di tenere un Hamsik avanzato nel tentativo finora vano di fargli segnare 3-4 gol in più a stagione oppure è preferibile che un giocatore delle sue qualità sia messo nelle condizioni di supportare un centrocampo le cui caratteristiche tecniche non brillano particolarmente? Eppure nella mente di tutti Hamsik è un centrocampista, perché schierarlo da attaccante?

IL FUTURO – L’esplosione di de Guzman (6 gol in 15 presenze) e l’acquisto  di Manolo Gabbiadini, potrebbero togliere ulteriormente spazio ad Hamsik, aspetto che potrebbe spingerlo a considerare l’eventualità di cambiare squadra nel prossimo mercato estivo, ipotesi fino ad ora mai presa in considerazione dal giocatore che si è sempre dichiarato innamorato della città e dell’ambiente napoletano.

L’ultimo dei Tre Tenori che hanno riportato il Napoli a grandi livelli sta per concludere la sua esperienza nel club azzurro oppure ancora una volta il capitano si riprenderà la sua città? Di certo i tifosi azzurri non vedono l’ora di poter gridare ancora una volta al cielo il nome di Marekiaro.

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