Il Cesena, l’ultimo posto e le nozze coi fichi secchi

L’aveva detto Foschi questa estate, in sede di calciomercato: i soldi sono pochi e per salvarsi servirà un miracolo sportivo.
Il miracolo non è ancora avvenuto e probabilmente non avverrà, guardando il penoso ruolino di marcia dei bianconeri che hanno messo via 9 punti in un girone di campionato.

Le premesse – Non si può certo rinfacciare una mancanza di trasparenza nella comunicazione al direttore sportivo dei romagnoli, il quale in estate aveva chiaramente detto che i fondi per costruire la squadra ammontavano a 10 dei circa 23 milioni che la stagione in serie A avrebbe fruttato.
La metà di quanto ha speso il Chievo (da sempre esempio di parsimonia) per intenderci.
Il resto dei fondi sarebbe servito per ripianare il debito, o almeno parte di esso, che pende sulla società grazie alla gestione precedente (Campedelli & Co.).
La rosa, allo start del campionato, era quindi composta da gran parte dei ragazzi che avevano centrato la promozione dalla B più alcuni innesti, mirati e soprattutto economici, che avrebbero dovuto garantire il “passo da A” alla squadra.
Gli acquisti più importanti dovevano essere Leali, scuola Juve e considerato l’erede di Buffon; Carbonero, per gentile concessione della Roma, reduce da un campionato vinto in Argentina; Almeida, preso a ottobre da svincolato e con un curriculum europeo lungo così.
A questi si aggiungevano i lungodegenti Pulzetti e Cazzola, comprati rotti e neanche in garanzia, ed una serie di esuberi dell’Atalanta (Nica, Giorgi, Lucchini, Brienza ecc).
Inutile il corteggiamento estivo a Borriello (zero minuti ad oggi con la Roma) ed a Pavoletti (quinta punta del Sassuolo, non del Real).
A guidare l’allegra truppa il solito, battagliero Bisoli, che fedele alla linea aveva dichiarato che, beh, una punta in serie A avrebbe fatto comodo ma pazienza, la squadra è ugualmente competitiva e a posto così.

La triste realtà – Le prime giornate sembrano dire che il Cesena se le può giocare le chances di salvezza in questo campionato (vittoria all’esordio col Parma, pareggi con Milan e Udinese, ottima prestazione contro l’Inter al Manuzzi), si lasciano per strada alcuni punti facendosi sempre raggiungere dopo un vantaggio, ma i ragazzi sono sul pezzo.
Fino a Verona, fino a Chievo.
Dove un’incornata di Pellissier (si, gioca ancora) a tempo scaduto regala la vittoria ai veneti.
Qualcosa nella testa dei ragazzi si spegne, e non si riaccenderà più.
Se sei più debole degli altri e dai sempre il 110% puoi rimanere in corsa, ma quando le tue certezze vengono minate, rischi di sbracare.
Gli elementi che dovevano dare il quid in più sono impalpabili (sufficiente Leali, inguardabili Carbonero ed Almeida), gli eroi della promozione in affanno al cospetto della massima serie.
Dopo la sconfitta inqualificabile di Bergamo, Bisoli viene cacciato per far posto a Di Carlo, che per ora ha raccolto un punto in quattro partite, e non sembra avere la bacchetta magica per risolvere i problemi di una squadra che non verrà rinforzata nel mercato di gennaio.
Anzi, le uniche operazioni che verranno eseguite saranno in uscita, per sfoltire una rosa corposa quanto numericamente inutile.

Le nozze con i fichi secchi non sono quindi riuscite, e siccome niente lascia intravedere un cambio di rotta, ai tifosi toccherà un lungo supplizio da qui a maggio, fatto di rimpianti e di un lentissimo addio alla massima serie.
Massima serie che forse, forse, si sarebbe dovuto cercare di rispettare maggiormente, come i 12 mila abbonati.

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