Roma: profili di leadership nei reparti giallorossi. Sabato l’anticipo al Barbera contro il Palermo

ROMA – La stracittadina è terminata con un pareggio, peraltro in rimonta nel secondo tempo dopo i primi 45 minuti quasi regalati dalla squadra giallorossa. La doppietta di Capitan Totti, segnata con azioni fotocopia, ha permesso di lasciare il segno nella storia dei marcatori nei derby. Non era facile prevedere una vittoria di fronte ai rivali biancocelesti, riesumati dalla cura Pioli. Sabato sera al Barbera si chiuderà il girone d’andata del campionato e sarà un imperativo strappare la vittoria perché la Juventus nel frattempo è tornata a più tre. A centrocampo saranno assenti per squalifica De Rossi e Nainggolan, quindi è probabile un impiego di Strootman dall’inizio supportato da Florenzi e Pjanic. Questa settimana viene analizzato il profilo di leadership di alcuni giocatori cardine dei reparti romanisti, tra i quali spiccano i nomi di Manolas, Strootman e Totti.

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KOSTAS MANOLAS – Con la partenza di Benatia al termine della scorsa stagione la difesa è stata in un certo senso privata di quell’identità autoritaria che aveva dato costanti garanzie per tutto il campionato. Ma all’addio del difensore marocchino è subentrato l’approdo nella Capitale di Kostas Manolas, 23 enne centrale greco partito dall’AEK e poi affermatosi con l’Olympiakos, squadra che gli ha dato maggiore visibilità grazie alla vetrina della Champions League. Ma il suo debutto nel Mondiale brasiliano è stata l’occasione azzeccata  per farsi notare a livello internazionale ed essere poi acquistato nel  giugno 2014 dalla Roma. Nonostante venga accolto quasi come un’incognita, forse per la sua estraneità agli schemi del calcio italiano, è  riuscito in poco tempo a conquistare la fiducia di Garcia sfornando prestazioni maiuscole, in una difesa che lo vede ormai leader indiscusso e continuo per minuti giocati. Forte fisicamente riesce ad abbinare velocità nel breve e tempismo nei contrasti ma quello che lo contraddistingue è senza dubbio l’agonismo e la capacità di leggere in anticipo le giocate avversarie. La sua tenacia è in grado di influenzare in modo positivo gli altri compagni di reparto e Holebas è quello che ne ha tratto maggior beneficio. Determinato a vincere il suo terzo scudetto in carriera (dopo i due con l’Olympiakos), finora gli è mancata solo l’emozione del gol oltre all’autocontrollo contro Morata.

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KEVIN STROOTMAN – Da due stagioni nella società romana, Pallotta ha recentemente dichiarato la permanenza del talento olandese anche in virtù della durata contrattuale (5 anni). Quindi accantonati (per ora) gli squilli di Van Gaal, i tifosi si godono il ritorno dopo il lungo infortunio al ginocchio che lo ha tenuto lontano per più di otto mesi. Cresciuto calcisticamente nel PSV debutta sotto la guida di Garcia nella stagione 2013-2014, sorprendendo gli spettatori per il suo rapido inserimento al fianco di Pjanic e De Rossi. Un recupera palloni o “lavatrice” (così definito da Garcia) che ringhia sull’avversario ogni qualvolta si presenti l’occasione per contrastarlo, una molla a centrocampo efficace nel rompere e costruire il gioco grazie ad un’ottima visione periferica. Trascina la squadra nei momenti più difficili e delicati del match, cambiando le sorti dell’incontro come nell’occasione del pareggio contro l’Atalanta nel 2013 o nell’ultima gara del derby, dove è subentrato e ha preso per mano il centrocampo, firmando l’assist vincente per il primo gol di Totti. Una mentalità vincente che sta tornando ai livelli che gli competono. Garcia può contare su di lui per questa seconda metà di stagione.

FRANCESCO TOTTI – Una classe coltivata sin da bambino, quando giocava nei campetti vicino le mura di Porta Metronia. Il suo rapporto con il pallone è inseparabile e la sua passione verso il calcio, un mondo affascinante ma allo stesso tempo insidioso, è stata l’ingrediente essenziale per arrivare nella lista dei più grandi giocatori di tutti i tempi. Totti non è solo qualità tecnica, giocate da manuale o gol da cineteca; il campione di Roma possiede un carisma che pochi, nel calcio da copertina dei nostri giorni, riescono a far emergere e mantenere con il passare delle stagioni. Nella sua ventennale carriera giallorossa si è ritrovato a giocare con nomi di fama mondiale e altri “di passaggio”, a trionfare da campione d’Italia nel 2001 e salire poi sul tetto del mondo nel 2006. La fascia di capitano testimonia il simbolo che rappresenta, l’amore verso una città intera condiviso con sostenitori dentro e fuori il G.R.A. Come tutti gli esseri umani ha attraversato momenti negativi dal punto di vista fisico (operazione alla caviglia e infortunio al ginocchio) ed è stato criticato per alcuni comportamenti lontani dal fair play (verso Poulsen e Balotelli). Però in ogni partita che ha disputato è sceso in campo dando il massimo, lottando come un gladiatore anche quando sono arrivate sconfitte amare che lo hanno fatto maturare ulteriormente. Nel tempo il suo modo di stare in campo è mutato in misura minima, passando da una costante centralità nelle azioni offensive della Roma ad un gioco volto al sacrificio in fase di non possesso oltre a servire nel migliore dei modi i compagni di reparto. Un lupo che perde il pelo ma non il vizio ha dato piena dimostrazione di leadership nella stracittadina di domenica scorsa, caricandosi nella ripresa la squadra sulle spalle e segnando una doppietta da record (11 reti nei derby) e selfie.

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