Forever Aquile: Nedo Sonetti, il “Caronte di Piombino”

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Questa settimana la vetrina tocca ancora ad un allenatore, per la precisione ad uno dei più esperti e longevi tra i tecnici italiani, che tante squadre ha guidato dopo aver appeso le scarpette al chiodo, e che in questa rubrica ci entra a pieno diritto perchè allo Spezia ha vestito, addirittura, un doppio ruolo, visto che, la maglia bianca, l’ha difesa da giocatore e l’ha guidata da mister: Nedo Sonetti.

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GLI INIZI – Sonetti nasce a Piombino, in provincia di Livorno, il 25 febbraio 1941. Nella sua città comincia la carriera calcistica, facendo tutta la trafila delle giovanili nell’U.S. Piombino. E’ un difensore, più precisamente uno stopper, arcigno e deciso, come i migliori interpreti del ruolo sanno fare, particolarmente in quel contesto storico. Un difensore centrale che “si fa sentire”, aiutato anche da una discreta prestanza fisica e atletica. Raggiunge la prima squadra nel 1963, quando il Piombino milita in Serie D e diviene uno dei perni della squadra, mettendo insieme 32 presenze nella stagione in cui la squadra raggiunge il 14° posto finale, salvandosi grazie alla poule di spareggi con Lavagnese e Sestri Levante. E’ lì che lo Spezia lo nota ed è da lì che lo preleva nell’estate del 1964.

LE TRE STAGIONI IN BIANCO – All’inizio della stagione 1964/65, quindi, Sonetti è un giocatore dello Spezia. Da due stagioni, ovvero da quando sono caduti in serie D, gli aquilotti cercano il salto di categoria, fallendolo sempre. Anche la stagione 63/64 si conclude con un terzo posto che vuol dire promozione sfiorata, ma anche speranza di un ripescaggio, visto l’abbandono di alcune squadre. Viene preferito, invece, il Trapani, così che lo Spezia deve passare, ancora una volta, attraverso la vittoria del campionato. Per questo motivo la squadra viene rinforzata con giocatori di categoria e, tra questi, spicca l’arcigno Sonetti. Titolare fin dalla prima giornata (Spezia-Finale Ligure 2-0), diventa presto una delle colonne della squadra, disputando in tutto 28 incontri sui 34 del torneo. La caparbietà del difensore contribuisce solo a dare una certa solidità difensiva (28 gol subiti in totale, quarta miglior difesa del torneo), mentre la stagione non va come preventivato, visto che, a fronte anche di un cambio di allenatore (De Grandi viene allontanato dopo 4 partite, con una vittoria, un pareggio e 2 sconfitte, sostituito da Tommaseo), dopo un lungo testa a testa con il Rapallo, nelle ultime giornate cede definitivamente, portando a casa un terzo posto finale, a pari merito con l’Imperia (39 punti dati da 12 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte, 39 gol fatti 28 subiti), dietro il promosso Rapallo (50) e l’Asti (40). Decisamente meglio va la stagione successiva, in cui, ancora una volta, viene allestito un mercato di tutto riguardo, con giocatori esperti e giovani provenienti da squadre di categoria superiore come Genoa e Juventus. Sonetti è ancora un pilastro della difesa, schierato in 26 occasioni. Il suo granitico apporto è ancora una volta fondamentale per fare di quella dello Spezia, stavolta, la miglior difesa del torneo con 20 reti subite. Il campionato, pur partito in sordina, con una sola vittoria nelle prime 6 partite, si delinea ben presto come una sfida aperta e appassionante con Viareggio, Cuneo e Albenga, finché, nelle fasi finali, non diventa un duello a due con i toscani. Allo Spezia non basta sconfiggere per 3-0 i versiliesi alla terzultima giornata per non giungere secondi in campionato con 48 punti (frutto di 20 vittorie, 8 pareggi e 6 sconfitte, tutte in trasferta, 50 gol fatti e 20 subiti), ad un punto dagli avversari. Ma, a questo punto, ci pensa la giustizia sportiva, perché al Viareggio, per illecito sportivo rilevato in ben 3 partite, vengono inflitti 3 punti di penalizzazione che significano perdita del primo posto a favore dello Spezia, che, quindi, viene promosso. Il ritorno in C è un primo importante traguardo, il secondo è quello di non tornare più tra i dilettanti, quindi, con questo spirito, viene allestita una squadra che possa ben figurare in campionato. Sonetti ne è ancora una volta il titolare inamovibile, al punto che giocherà 33 delle 34 partite in programma, saltando solo la prima giornata a Pistoia (1-0 per lo Spezia). Neanche a dirlo, nuovamente, la solidità difensiva delle Aquile è un punto di forza del campionato, al punto che, ancora una volta, la difesa spezzina sarà la migliore del campionato con 21 gol subiti. Contro ogni previsione di inizio campionato, visto il ruolo di neopromossa, lo Spezia si trova a rivaleggiare per buona parte del campionato con le migliori del torneo, restando in gioco per la promozione fino alle ultime battute del torneo, quando, una serie di risultati non ottimali, la porrà ad un comunque ottimo terzo posto a 40 punti (frutto di 13 vittorie, 14 pareggi e 7 sconfitte, ancora tutte esterne, visto che il Picco da due stagioni è un fortino inespugnabile) a pari merito con Prato e Cesena, dietro al promosso Perugia (46) e alla Maceratese (45, che gli aquilotti batteranno in trasferta 2-1 a poche giornate dal termine). La fine del torneo decreta anche la fine della carriera di Sonetti allo Spezia da calciatore, che si concluderà con 87 presenze in 3 stagioni e una promozione in C nel palmares.

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Una formazione del 65/66. Sonetti è il secondo, in piedi, da destra

GLI ULTIMI ANNI DELLA CARRIERA DA CALCIATORE – Lasciato lo Spezia nel 1967, Sonetti firma un contratto con la Reggina, squadra con la quale comincia un a lunga miltanza, divenendone una bandiera. In quegli anni i calabresi militano in serie B e il coriaceo difensore contribuisce a far sì che la squadra navighi in acque tranquille di medio alta classifica: subito alla prima stagione arriva un 9° posto finale e l’ottimo risultato in Coppa Italia con il raggiungimento dei Quarti di finale (negli altri anni di permanenza in B di questo periodo, sia precedenti che successivi, la Reggina non passerà mai il primo turno), poi nelle successive stagioni saranno inanellati un 5°, un 6° e un 8° posto, fino all’ultima stagione di Sonetti in maglia amaranto, la peggiore di tutte, con un 16° posto finale, ai limiti della zona retrocessione. Nell’estate del 1972, quindi, dopo 130 presenze e 3 gol, Sonetti lascia Reggio Calabria e approda alla Salernitana, dove giocherà l’ultima stagione della sua carriera, in Serie C, mettendo insieme 15 presenze, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo nell’estate del 1973.

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I PRIMI PASSI DA ALLENATORE – Il ruolo di leader della difesa ben si sposa con il quasi repentino passaggio dal campo di calcio alla giuda di una squadra dalla panchina. Comincia nel 1974 con il Viareggio, squadra appena retrocessa dalla C alla D, con cui conquista un buon 8° posto finale, senza infamia e senza lode. La stagione successiva è ingaggiato dalla Casertana, che milita in serie C, ma le cose, stavolta, non vanno per il meglio e, con un 18° posto finale, arriva la retrocessione in Serie D. Nonostante questo, per la stagione 1976/77, una sua vecchia società da giocatore, lo Spezia, vede in lui il giusto condottiero per la sua squadra.

GLI ANNI SULLA PANCHINA AQUILOTTA – Dopo una stagione terminata in medio bassa classifica, per dare una scossa all’ambiente, si pensa di affidare la panchina spezzina alla grinta di uno che quella piazza la conosce bene e con cui ha già conquistato dei successi, uno che con la maglia bianca sulle spalle ha lottato e vinto, facendosi apprezzare dai tifosi e dall’ambiente. Quindi all’inizio della stagione 76/77 sulla panchina dello Spezia siede Nedo Sonetti. Gli viene messa a disposizione una squadra di buon livello per la categoria, e il tecnico ripaga la fiducia disputando un ottimo campionato, lottando testa a testa con Parma e Pistoiese per la promozione. Da un leader della difesa come è stato lui in carriera, con i risultati poco sopra descritti, non ci si può aspettare altro che la linea arretrata sia il punto di forza della squadra, che chiude la stagione con solo 23 gol subiti (in 20 occasioni su 38 la porta resterà, addirittura, inviolata), seconda solo alla Pistoiese con 16 gol. Un po’ asfittico, invece, l’attacco, con soli 34 gol segnati e, soprattutto, una grande predisposizione per i pareggi, che alla fine saranno addirittura 20 in 38 incontri: da ricercare qui i motivi che fanno sì che la stagione si chiuda con un comunque ottimo terzo posto con 42 punti (grazie a 11 vittorie, 20 pareggi e 7 sconfitte, di cui solo una casalinga, proprio con il Parma nello “spareggio” per il secondo posto), dietro alla promossa Pistoiese (54) e al Parma (46). Da dimenticare, invece, l’esperienza in Coppa Italia di C, finita già in estate al girone di qualificazione, eliminata da Livorno e Pisa. La stagione successiva Sonetti è confermato, ma, dato che frequenta il Supercorso di Coverciano, molto spesso non può guidare la squadra dalla panchina, affidandola al suo secondo, di cui si parlerà più avanti in questa rubrica, trattandosi di un tal Franco Scoglio. I sogni di B sono ancora vivi, ma bisogna prestare particolare attenzione alla nuova formula del torneo che, con la creazione della serie C2 per la stagione successiva, prevede 8 retrocessioni. In realtà il torneo si consumerà con una tranquilla e poco esaltante metà classifica, con un 7° posto finale a 41 punti (contro i 58 della promossa Spal) frutto di 14 vittorie, 13 pareggi e, addirittura, 11 sconfitte (di cui 5 in casa), con 33 gol fatti e 33 subiti. Anche in questo dato si vede la latitanza di Sonetti. Non meglio la Coppa Italia, in cui, ancora una volta, l’avventura finisce in estate, nel girone con Viareggio e Lucchese. Nonostante da diversi anni lo Spezia si trovi a dover affrontare una situazione societaria non limpidissima, Sonetti viene confermato anche per il neonato campionato di C1 della stagione 78/79, sua terza esperienza sulla panchina aquilotta. La nuova divisione dei gironi toglie allo Spezia le consuete sfide con le compagini del centro, tra cui, in particolare, le “rivalissime” toscane, mettendola di fronte a squadre del Nord Italia, molto più tecniche e attrezzate. Si parte con la consueta eliminazione stiva dalla Coppa Italia, stavolta nel girone con Montecatini e Lucchese e si prosegue con un campionato che, nonostante una partenza accettabile, ben presto si mostra ostico per una squadra che vince pochissimo e pareggia e perde molto. E, infatti, dopo 23 giornate, dopo appena 3 vittorie (sempre per 2-0 casalingo, Treviso alla 4^, Biellese alla 14^ e Juniorcasale alla 22^), 13 pareggi e 7 sconfitte, Sonetti si rende conto che il suo lavoro non sta dando i frutti sperati, e si dimette, ponendo fine definitivamente alla sua avventura con lo Spezia, lasciando il suo posto a Giuseppe Bumbaca. Questa decisione non riuscirà comunque a raddrizzare la barca, visto che le aquile a fine stagione retrocederanno con un triste penultimo posto, con 26 punti, uno in più del Modena ultimo, frutto di 4 vittorie (tutte casalinghe), 18 pareggi e 12 sconfitte, 28 gol fatti e 41 subiti. Si interrompe, così, bruscamente, la storia di Sonetti con il bianconero spezzino, ma, nonostante questo, il rapporto con i tifosi aquilotti, che non dimenticano ciò che, di buono, ha fatto per i colori dello Spezia, resta buonissimo, come dimostrato dalle ovazioni riservategli in occasione del suo ritorno al Picco per i festeggiamenti del Centenario nel 2006.

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La visita al Museo dello Centenario dello Spezia

IL CARONTE DI PIOMBINO – Lasciato il Golfo, la carriera di Sonetti prosegue a lungo, in giro per tutta Italia, in decine e decine di società che vedono nella sua esperienze che si accumula negli anni e nel suo piglio di “toscanaccio” verace, brillante quando c’è da coloquiare, ma ruvido e deciso quando c’è da guidare una squadra, le caratteristiche adatte per affidargli le proprie squadre, in momenti non sempre facili. Non guiderà mai grandi squadre in lotta per un titolo, ma gli saranno affidati, spesso, nodi da sbrogliare, tra squadre da portare alla promozione o da salvare, anche in serie A, divenendo presto il traghettatore ideale a cui affidare le ultime speranze di una squadra. Da qui il soprannome di Caronte di Piombino. Lasciato lo Spezia, Sonetti va al Cosenza, con cui si toglie subito la prima soddisfazione, vincendo il campionato di C2, conquistando, quindi, la promozione in C1. La stagione successiva, la 1980/81, è, allora, la Sambenedettese a chiamarlo e, anche qui, è centro al primo colpo, con la vittoria del campionato di C1 e la conquista della serie B, che manterrà anche nelle due stagioni successive con due ottavi posti. A questo punto è l’Atalanta a chiamarlo per provare a salire dalla B alla A e, di nuovo, Sonetti non fallisce l’obbiettivo, vincendo il campionato e salendo in massima serie, in cui, quindi, nella stagione 84/85, anche lui fa il suo esordio. Due buone stagioni, con un 10° e un 9° posto, fino alla stagione 86/87 quando ottiene una delusione e una soddisfazione: 15° posto in B, con conseguente retrocessione, e finale di Coppa Italia, dove, però, la sconfitta ad opera del Napoli le consentirà di partecipare alla Coppa delle Coppe, prima squadra di serie B a farlo, della stagione successiva. Sonetti non segue, però, la Dea in Europa, perchè il suo posto verrà preso da Mondonico. Per lui, invece, la stagione 87/88 comincia fermo ai box, salvo venir chiamato dall’Udinese in serie B, come terzo allenatore dopo Giacomini e la coppia Lombardo-Milutinovic, per salvare la baracca. E qui comincia il suo ruolo di Caronte, che, in questo caso, fa talmente bene da, non solo, conquistare il 10° posto finale, ma anche, la stagione successiva, arrivare 3° e, quindi, portare in A i friulani. Stavolta non guida in massima serie la sua squadra, ma, all’inizio della stagione 89/90, siede sulla panchina dell’Avellino, dove dura però solo 23 giornate, sostituito, per la prima volta in carriera, da Adriano Lombardi. Il 90/91 è di nuovo un campionato di soddisfazioni, con la promozione, da quarto, in massima serie sulla panchina dell’Ascoli, poi un lungo tour in giro per l’Italia: 91/92 Bologna (in B, da subentrante, 13° posto); 93/94 prima Lecce (in A, sostituito dopo 11 giornate), poi Monza (in B, subentrato, retrocessione); dal 94 al 96 al Torino (in A, prima stagione da subentrante, 11°, seconda sostituito dopo 12 giornate); 96/97 Cremonese (in B, da subentrante, 20°, retrocesso); 97/98 Lecce (in A, da subentrante, 17°, retrocesso). Le due stagioni successive tornano le soddisfazioni, con le ultime due promozioni della carriera: 98/99 Lecce, 4° in B e 99/00 Brescia, 3° in B. Dal 2000 in avanti, poi, non avrà più una panchina da “titolare”, ma sarà la massima espressione del suo ruolo di Caronte: 00/01 Salernitana (in B, subentrato e sostituito dopo 13 giornate), 01/02 Cagliari (in B, subentrato, 12°), 02/03 Palermo (in B, subentrato, 6°), 03/04 Ancona (in A, subentrato e sostituito dopo 14 giornate), 04/05 Catania (in B, subentrato, 13°), 05/06 di nuovo Cagliari (in A, subentrato, 14°), 06/07 Ascoli (in A, subentrato, retrocessione), 07/08 ancora Cagliari (in A, subentrato, poi dimissionario, poi reintegrato e, infine licenziato), 08/09 Brescia (in B, subentrato e sostituito dopo 35 partite) e, per finire, 09/10 Vicenza (in B, subentrato e sostituito dopo appena 3 giornate). Al termine di questa breve esperienza decide di porre fine anche alla sua lunga carriera di allenatore, fatta di tante soddisfazioni e qualche delusione, ma, soprattutto di tanta esperienza, da più parti riconosciuta (molte anche le esperienze come commentatore televisivo), che lo hanno reso, senza dubbio, uno dei grandi maestri della storia del calcio italiano.

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