A tutta B: la forza di Sansone, l’amaro Iuliano, i rimpianti di Marcolin, il gol a Regoli d’arte, le spine del Carpi e il finale a mezzo lieto fine

IL BOLOGNA CARPI…SCE L’ATTIMO – Il girone di ritorno comincia subito con una sorpresa, che non crea rivoluzioni, ma restituisce pepe anche alla lotta per le primissime posizioni, perché nel posticipo domenicale, il Livorno batte il Carpi, che, così, resta, ovviamente, primo in classifica con 43 punti, ma vede ridursi il vantaggio sulla seconda da 9 a 6 punti perché, nel frattempo, il Bologna, nel posticipo del lunedì, battendo il Perugia, balza in avanti da solo a 37 punti. Non la segue, invece, il Frosinone, che si fa fermare dal moto d’orgoglio del Brescia e resta a 34 punti, nel gruppetto di squadre al terzo posto, che comprende, oltre ai ciociari, il suddetto Livorno e lo Spezia, che non sa approfittare di un turno, sulla carta, favorevole, e dal match casalingo con il Varese guadagna un solo punto. Un punto sotto, a 33, un’altra accoppiata di squadre: il Lanciano che guadagna terreno spianando le magre resistenze di un Catania sempre più in crisi e l’Avellino che rischia il colpaccio a Vercelli, salvo farsi pareggiare nel finale. L’ultimo posto valido per i play off, al momento, se lo contendono in due, a 31 punti: il Pescara, che dà una prova di forza andando a violare il fortino del Trapani con un netto 4-2, nonostante abbia perso il suo miglior bomber nel mercato di riparazione, e la suddetta Pro Vercelli. A tiro restano, comunque, anche le due deluse di giornata, ovvero il Trapani, fermo a 30, e il Perugia, a 29.

IL VOLO DELLA RONDINE – Tutto fermo, o quasi, in coda, dove le gran parte delle squadre coinvolte arriva al massimo al pareggio, con l’eccezione del Brescia, che con la vittoria netta sul Frosinone fa un bel balzo in avanti, portandosi a 26 punti, alla pari con il Bari e un punto avanti all’Entella (che nel loro scontro diretto di sabato pareggiano a reti bianche), mettendo 3 punti tra sé e la zona play out, il cui primo posto, al momento, a 23, è occupato dal Varese, reduce dal pareggio in trasferta a La Spezia. L’altro se lo contendono in 3 tutte a 21 punti: il Latina, che pareggia a reti bianche col Vicenza, e Catania e Crotone, entrambe deluse dalla prima giornata del ritorno, sconfitte rispettivamente dal Lanciano, come detto, e dalla Ternana. All’ultimo posto in classifica, a 20 punti, il Cittadella, che guadagna, comunque, un punto, pareggiando in casa con il Modena. Tutto rimane aperto e possibile e nessuna di queste squadre si può definire tranquilla.

LA FORZA DI SANSONE – Nessun cambio nella classifica marcatori, visto che praticamente tutti i giocatori che occupano le posizioni alte della classifica sono rimasti a secco. Così primo è sempre Granoche con 13 gol, seguito da Castaldo e Maniero con 12, e poi Mbakogu, Calaiò e Marchi a 11. Il primo vero movimento arriva solo a quota 10 gol, dove Catellani e Caracciolo vengono raggiunti da Mancosu, autore del momentaneo 2-2 del Trapani con il Pescara. Così per la vetrina di questa settimana, come recita il titolo, non bisogna scomodare tanto un eroe epico, quanto, più semplicemente, un giocatore che, da nuovo acquisto, ha subito lasciato il segno, realizzando un gol di importanza fondamentale per la sua nuova squadra, ovvero Gianluca Sansone, uno degli uomini nuovi del Bologna. Sansone è nato a Potenza il 12 maggio 1987, città nella quale ha cominciato la carriera calcistica, militando in due società della città, fino ad arrivare alla Beretti del Teramo. Da lì passa a giocare in prima squadra in società militanti in serie minori, come il Montorio 88 e il Pescina, squadra da cui lo preleva il Siena nel 2008. Dopo una rottura del crociato in amichevole, viene mandato in prestito a farsi le ossa, prima 6 mesi nel Gallipoli e poi, nel 2009/10, in Lega Pro, nel Lanciano, dove comincia a segnare i primi gol tra i professionisti, 6 in 25 partite. Nel 2010, entrando nell’operazione che porta Troianiello al Siena, passa al Frosinone, in comproprietà, approdando, quindi, in serie B, dove non smette di segnare, realizzando ben 10 gol in 35 partite. La stagione successiva cambiano i soggetti della sua comproprietà (da Siena -Frosinone si passa a Siena-Sassuolo), quindi passa in neroverde, dove disputa la sua, fin qui, miglior stagione in carriera, divenendo un vero cecchino da 20 gol in 40 partite, terzo in classifica cannonieri, stuzzicando così i palati della serie A. E, infatti, nel 2012 arriva al Torino, in comproprietà (col Sassuolo), con cui fa il suo esordio in massima serie, segnando anche il suo primo (e unico per quella stagione) gol al Napoli. A gennaio del 2013 la Samp preleva la parte di cartellino del Torino e Sansone ripaga segnando il gol nella partita d’esordio. In blucerchiato resta fino a gennaio di quest’anno, chiudendo la sua avventura con 5 gol in 42 partite, prima di essere prelevato, in prestito con diritto di riscatto, dall’ambizioso Bologna targato Saputo-Tacopina. Neanche il tempo di immergersi nella nuova avventura, che Sansone ha subito lasciato il segno: subentrato nel secondo tempo, al 16′, al posto di uno spento Acquafresca, a 10′ dalla fine ha messo a segno, con una punizione perfetta, il gol del momentaneo 2-0, fondamentale ai fini del risultato finale, che ha consegnato al Bologna il secondo posto solitario, avvicinandolo alla capolista Carpi.

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MARCOLIN RIMPIANGE SKY – I risultati delle ultime giornate del girone d’andata e le decisioni in sede alla sosta invernale della B, hanno portato ai nastri di partenza della prima di ritorno ben 3 nuovi allenatori, che hanno esordito sfogliando l’intera rosa dei possibili risultati, Peggio di tutti è andata a Marcolin, che, effettivamente, aveva anche la gatta da pelare più difficile dei tre. Ex giocatore dalla discreta carriera, cominciata nelle file della Cremonese, che lo lanciò sul palcoscenico della A, passata attraverso la Lazio (con cui conquista anche lo scudetto del 2000, pur senza scendere mai in campo, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, una Coppa Coppe, l’ultima della storia, e una Supercoppa Europea), il Cagliari, il Genoa, un’esperienza di 6 mesi al Blackburn, la Samp in B, il Piacenza, il Napoli, fino al Palazzolo, dove, nel 2005, ha appeso le scarpette al chiodo, Marcolin è diventato un allenatore nel 2006. Ha cominciato come vice di Somma e Cosmi al Brescia e proseguito, la stagione successiva, come collaboratore tecnico di Mancini all’Inter, con cui vince uno scudetto. A giugno 2008 prova a far da solo al Monza, ma viene esonerato dopo pochi mesi. Torna a fare il vice, stavolta di Mihaijlovic, nelle sue esperienze sulle panchine di Catania e Fiorentina, fino all’esonero del tecnico dalla panchina viola. Nel 2012 ci riprova da solo, chiamato a sostituire Bergodi sulla panchina del Modena, ma viene esonerato a marzo. La stagione successiva ci riprova a Padova, ma, nuovamente, arriva l’esonero. A questo punto prova un’altra via, venendo ingaggiato da Sky come commentatore tecnico. Partecipa per i primi mesi alla trasmissione proprio dedicata alla B, ma a gennaio arriva la proposta a cui non sa dire di no: allenare il Catania, subentrando a Pellegrino, il “traghettatore” dopo l’addio di Sannino. I siciliani hanno bisogno di dare una svolta alla stagione e pensano a lui, che non se lo fa ripetere due volte ed accetta di buon grado di confrontarsi con tutti quei colleghi che fino a qualche settimana prima intervistava e coinvolgeva in considerazioni tecniche. Peccato per lui che l’esordio non sia stato dei migliori, opposto ad un Lanciano in piena corsa play off. I problemi sono ancora lungi dall’essere risolti e la squadra, probabilmente, non ha ricevuto la giusta scossa dal suo arrivo, fatto sta che gli abruzzesi hanno passeggiato, imponendo il loro gioco e facendo loro la partita con un secco 3-0. Gli emissari del Catania in queste ore sono in fervente lavoro per cercare, almeno, di offrire a Marcolin una rosa all’altezza del cambio di direzione di una stagione che sembra sempre più compromessa. Marcolin ha grande entusiasmo, ma non ha potuto ancora proferir parola perché la società è in silenzio stampa. Chissà però se, nelle prossime settimana, quando, in collegamento, vedrà Mangia seduto tranquillamente negli studi Sky al suo posto, non proverà un po’ di invidia per lui…

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AMARO IULIANO – Il secondo esordiente di giornata era Mark Iuliano, nuovo tecnico del Latina in sostituzione di Breda. Per lui parla, finora, soprattutto, la carriera da giocatore, cominciata nella Salernitana e dipanatasi tra Bologna, Monza e, ancora, Salernitana, prima di approdare alla corte della Vecchia Signora, con cui spenderà le sue stagioni migliori. In bianconero conquista 4 scudetti, 3 Supercoppe Italiane, una Supercoppa Europea e una Intercontinentale, conquista imperitura memoria essendo colui che compie il fallo su Ronaldo nella partita scudetto Juve-Inter, non fischiato da Ceccarini, e, soprattutto, in questi anni arriva anche alla Nazionale, con cui partecipa agli Europei 2000, persi in finale, e ai Mondiali 2002, quelli della Corea e dell’arbitro Moreno. Dopo la Juve, lasciata nel 2005, brevi esperienze in Maiorca, Samp, Messina e Ravenna, fino al San Genesio, nel campionato lombardo di Prima Categoria, in cui conclude la carriera nel 2012. Iscrittosi subito ai corsi di Coverciano, ha cominciato ad allenare partendo dagli Allievi del Pavia, dove rimedia una squalifica di 6 mesi dopo l’alterco con un arbitro che il tecnico accusava di aver insultato con frasi razziste un suo giocatore. Dal 2014 era allenatore della Primavera del Latina, fino alla chiamata di qualche settimana fa in prima squadra, al capezzale di una compagine, che, partita con i favori del pronostico dopo lo splendido campionato dello scorso anno, in cui sfiorò la A, prima direttamente e poi attraverso i play off, fin dall’inizio di questa stagione latita nelle zone bassissime della classifica, senza l’impressione di riuscire a trovare il bandolo della matassa, prima con Beretta e poi col suo sostituto Breda, l’eroe della passata stagione. Sabato Iuliano ha fatto il suo esordio in casa con il Vicenza, conquistando un punto grazie al pareggio a reti bianche tra i due attacchi meno prolifici di tutto il campionato. Della brutta partita poco spettacolare giocata con i biancorossi, a Iuliano resta la soddisfazione, almeno, di esserci andato più vicino dell’avversario, colpendo una traversa con Sforzini, ma l’impressione, anche per lui, è che ci sia ancora molto da lavorare.

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IL LIVORNO GELA(IN) IL CARPI – Tra i tecnici esordienti, il più felice è sicuramente il terzo, quello, tra l’altro, il cui arrivo ha sorpreso un po’ tutti. Innanzi tutto perché i risultati del Livorno erano stati poco soddisfacenti nelle ultime settimane, ma i labronici restavano una squadra in lotta per i play off, quindi l’allontanamento di Gautieri, seppur a rischio da qualche tempo, è parso ai più azzardato. E poi, la scelta della soluzione interna, per una squadra dalle ambizioni dei toscani, non era sicuramente la più scontata. Ovviamente si sta facendo riferimento alla nuova avventura di Ezio Gelain, nuovo tecnico degli amaranto al posto dell’esonerato Gautieri. Anche Gelain, come i precedenti colleghi, è un ex calciatore, con una carriera meno sotto i riflettori, cominciata a fine anni ’70 nelle giovanili della Juventus. Fattesi le ossa i C1 nel Casale e in B nella Spal, approda alla squadra in cui spende i suoi anni migliori, l’Empoli, con cui conquista la doppia promozione dalla C1 alla A, mettendo insieme, in 6 stagioni, 180 presenze e 3 gol. Nel 1988 passa al Cesena, dove resta tre anni, fino alla stagione 90/91, in cui un brutto infortunio al ginocchio gli tronca la carriera, consentendogli di scendere in campo una sola altra volta, nella stagione 93/94, con la maglia del suo Empoli prima di appendere le scarpette al chiodo. Nella città toscana si ferma per cominciare anche la carriera di allenatore, partendo dai Giovanissimi, fino ad occuparsi della Primavera dal 1996, arrivando a conquistare lo scudetto di categoria nel ’98. La stagione successiva fa una breve esperienza come titolare della panchina della Rondinella, da cui viene esonerato. Riparte nel 2002 come vice alla Dinamo Bucarest, ma la stagione successiva torna di nuovo al vecchio amore, allenando la Primavera dell’Empoli, fino alla promozione di vice di Perotti in prima squadra. Nel 2006 è di nuovo vice di Perotti nel Genoa, mentre dal 2008 al 2010 allena la Primavera del Piacenza. A maggio 2012 viene chiamato nuovamente come vice di Perotti, stavolta sulla panchina del Livorno e viene confermato anche la stagione successiva, in cui fa da vice a Nicola. A luglio 2014 torna ai giovani, visto che gli viene affidata la panchina della primavera amaranto, fino alla chiamata di gennaio per la prima squadra. Ed esordio migliore Gelain non poteva immaginarlo, andando a vincere in casa della capolista con un 2-1 meritato che riapre la lotta per la prima posizione e, soprattutto, rilancia il Livorno per la lotta per le posizioni principali di questo campionato, soprattutto dal punto di vista psicologico.

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GOL A REGOLI D’ARTE – Cominciare anche il girone di ritorno con le vecchie abitudini è sempre un bene, soprattutto se l’abitudine in esame è il tanto apprezzato gol giovane. Stavolta a segnare il suo primo gol in cadetteria è Paolo Regoli, difensore centrale dell’Avellino. Regoli è nato a Pontedera il 24 aprile 1991 e nella sua città natale ha cominciato a giocare a calcio, facendo la trafila delle giovanili, fino ad approdare in prima squadra, in Lega Pro, nella scorsa stagione, disputando 29 incontri e mettendo a segno ben 4 gol. Da lì lo ha  prelevato l’Avellino in estate. Otto presenze per lui fino a sabato, quando, partito da titolare nella partita contro la Pro Vercelli, al 16′ del primo tempo, servito da una magia di Castaldo, che con una rotazione del piede ha fatto fuori due avversari, porgendogli un pallone d’oro al limite, si è trovato a tu per tu con il portiere, freddandolo con un preciso diagonale, segnando il suo primo gol in B e sancendo il vantaggio per la sua squadra, che la Pro Vercelli recupererà solo a 5′ dalla fine.

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NON SOLO STELLE NEL FIRMAMENTO DEL CARPI – Si sa che non ci son rose senza spine, ma questo inizio di anno si sta rivelando denso di delusioni per la capolista Carpi, la squadra più sorridente alla fine del girone d’andata. Non bastasse la sconfitta alla prima partita del ritorno, da diverse settimane tiene banco la vicenda Concas. Il giocatore, bandiera della società e pedina importante del modulo di Castori, da qualche tempo fuori dai campi per un infortunio che l’avrebbe tenuto fermo fino a febbraio, è risultato positivo, in un controllo del 13 dicembre, dopo Carpi-Modena, alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina. Immediata la sospensione cautelare del giocatore da parte del Tribunale Nazionale Antidoping, a cui è seguita, qualche giorno fa, la risoluzione del contratto con il Carpi. Se le controanalisi daranno conferma, rischia una squalifica di due anni. Il giocatore si è limitato a rilasciare un comunicato in cui ringrazia il Carpi dal punto di vista sportivo e umano e annuncia che chiarirà i termini della vicenda nelle sedi opportune.

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IL FINALE A MEZZO LIETO FINE – Come descritto nell’ultimo numero della rubrica prima della sosta, in queste settimane è giunta a termine la lunga tribolazione di Dianda, cominciata quando, 22 mesi fa, in una partita col Brescia, in un fortuito scontro di gioco con Caracciolo, si rompeva il ginocchio e lesionava un nervo, mettendo a repentaglio non solo la carriera, ma anche la deambulazione. Il lungo calvario di Dianda, fatto di piccole conquiste senza mai perdere la fiducia nel risultato finale, aveva già visto due tappe importanti prima della fine dell’anno nel ritorno sui campi con la Primavera e nella convocazione per la panchina in prima squadra nell’ultima giornata. Il culmine è arrivato al 63′ del match di sabato, casalingo, contro il Crotone, quando il giocatore è tornato a calcare i campi della B, in sostituzione di Popescu, con il risultato già saldo sul 2-0 per la doppietta di Bojinov. Il lieto fine della storia è stato, però, purtroppo, parzialmente rovinato dal fatto che Dianda, al 90′, nella foga di un intervento difensivo, pochi minuti dopo che la sua squadra aveva subito il 2-1, ha compiuto un tackle a forbice su un avversario considerato non solo falloso dall’arbitro, ma anche meritevole di un cartellino rosso, costringendo il giocatore a concludere la sua festa a testa bassa negli spogliatoi, consapevole che una squalifica lo terrà, ancora, lontano dal campo per almeno un’altra settimana.

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