Inter-Torino: le pagelle del match

Il Torino castiga in extremis al “Meazza” una delle peggiori Inter dell’anno: imprecisione, infortuni e scelte cervellotiche del Mancio spianano la strada agli ospiti, premiati da un calcio semplice ma redditizio.

Qualcuno evidentemente non ha informato i ragazzi di Ventura (che impudenti!) della sontuosa campagna acquisti nerazzurra, la quale ora abbisognava della legittimazione sul campo: gli ospiti giocano di rimessa e in modo ordinato, avendo la meglio sulla confusionaria Inter di un Mancini costretto -anche dagli infortuni- ancora agli esperimenti. Tra i nerazzurri bene solo il pacchetto arretrato (fino alla frittata finale); per i granata l’ingresso di Maxi Lopez è la chiave per trasformare il pareggino preventivato in una ricca scorribanda.

INTER (4-2-3-1) / (5)

HANDANOVIC 6 – Domenica davanti al televisore: si allontana giusto quando bussa Molinaro e poi su uno scherzone tentato da un inserimento di Darmian. Fino a quando qualcuno non gli lascia aperta la porta di casa e lui, giustamente in ciabatte, non ha manco il tempo di vedere chi ha suonato.

D’AMBROSIO 5 – Toglie Mancini dalle ambasce quando va KO e gli ‘detta’ il cambio. Utile, soprattutto a dimostrare che spesso è un allenatore è decisivo nella maturazione di certi giocatori: abbandonato Ventura, si è involuto. Pare che l’Inter sia sulle tracce di Darmian: risparmiatelo, non ha fatto nulla di male (dall’11’ s.t. SHAQIRI 5,5 – Stavolta, come a Empoli e a differenza della gara con la Samp, non gli riesce lo spunto vincente. Coinvolto nella confusione nerazzurra, riesce comunque a fare luce con un paio di semplici accelerate e, quando non trova spazio a destra, accentrandosi. Da coinvolgere sempre di più, cercando di preservarlo dalla schizofrenia tecnica, e umorale, dell’ambiente).

VIDIC 6,5 – Il migliore tra i nerazzurri, e già questo non è un gran biglietto da visita: vince la sfida a capocciate con Glik e fa un figurone quando il partner diventa Ranocchia. Ce ne fossero due-tre in squadra si sarebbe buttato pure a pesce sul tap-in di Moretti.

ANDREOLLI 6- – Gara tranquilla, nel corso di un tempo in cui il Torino aspetta l’Inter che aspetta non si sa cosa. Il guaio muscolare potrebbe essere un bel guaio per Mancini che, di colpo, si trova, senza centrali di riserva e pure senza terzini -ma visti quelli che ha in rosa, non è nemmeno male, dai… (dal 44′ p.t. RANOCCHIA 5,5 – Niente da segnalare in un pomeriggio in cui il Toro osa poco: certo, non era previsto giocasse e il gol preso nel finale un po’ grida vendetta: ma ciò che lascia col raccapriccio è un’apertura in impostazione per Obi completamente sballata. Quando l’avrà vista, Mancini avrà pensato: “10, 100, 1000 pallonate di Andreolli”).

OBI 5+ – Non è manco colpa sua -che, per emergenza, l’esterno lo aveva già fatto, comunque- se Mancini lo inventa terzino e, complice la pochezza di D’Ambrosio, priva il suo 4-2-3-1 di quella spinta sulle fasce necessaria per la superiorità numerica. Errori marchiani, cross che non lo sono, arraffone come sempre: però è uno dei pochi che, in una squadra che ha perso l’uso di tirare, quando mette la testa fuori almeno impensierisce Padelli. Moretti era suo? Ebbene si.

GUARIN (cap) 5,5 – Capitano a sorpresa, a sorpresa pure scevro di tutti quegli orpelli (fuochi d’artificio e corto-circuiti momentanei) che caratterizzano il suo calcio: la normalità sarebbe pure una bella cosa ma in quella posizione mettergli le briglie equivale a farlo diventare un doppio di Kuzmanovic, il suo compare di reparto. Alla fine uccide il solito spettatore in curva e tutti tirano un sospiro di sollievo: si, si, è Guarin.

KUZMANOVIC 5,5 – Ti-tic ti-toc, ti-tic ti-toc senza grandi scossoni nella linea piatta che è la sua interpretazione del ruolo. Se siete già nervosi di vostro, evitate di guardalo impostare; se apprezzate l’impegno di uno che, quando gli tocca fare pure il terzino destro, lo fa senza battere ciglio, e poi trottola per il campo a comando del mister, beh, allora converrete che, in fondo in fondo, non è manco tutta colpa sua.

PODOLSKI 5+ – Movimenti e spunti da attaccante: solo, al rallentatore e a 20-25 metri dalla porta. Come Bart nella sigla dei “Simpsons”, toccherebbe far scrivere sulla lavagna a quelli che non si sono degnati di guardare manco una gara dell’Arsenal negli ultimi anni che il buon Poldi “non è un’ala non è un’ala non è un’ala non è un’ala non è un’ala non è un’ala non è un’ala non è un’ala”. Esce anzitempo, non contentissimo a occhio e croce del trattamento che, fino a poco tempo fa, gli riservava Arsene Wenger (dal 66′ s.t. DONKOR 6 – Esordisce da terzino d’emergenza, lui che è un centrale: ma, qualche sbavatura a parte, ci mette tanta grinta e pure uno spunto a destra che causa l’ammonizione di Gazzi: prendano nota i vari D’Ambrosio & co. che, di mestiere, quello dovrebbero fare…).

KOVACIC 5,5 – Di buono c’è che è l’unico, in un paio di occasioni, a spaccare le linee nemiche granata e prova a inventare (e sul momento difetta, più che di precisione, di coraggio nel cercare la soluzione personale). Pure lui tele-comandato da Mancini, si sposta prima in regia per poi tornare sulla trequarti: duttilità ok, ma a naso questa precarietà potrebbe non essere gran cosa per il suo processo di crescita.

PALACIO 5,5 – Quando si abbassa i calzettoni a metà ripresa, pensi subito a quanto sarebbe comodo avere un’altra punta in organico (ah, già: Osvaldo…), a quanto si è sbattuto -inutilmente -nel primo tempo, al tempo che passa e non risparmia nessuno, all’onore delle armi per chi ha sacrificato un anno buono di vita sportiva per tirare con la ‘trenza’ la carretta nei momenti bui (e questo?).

ICARDI 5,5 – Con Mancini c’è di buono che torna molto, per provare a fare quello che purtroppo non sa: la punta che artiglia, ‘pulisce’ e lavora il pallone per i compagni attorno. Il ‘giallo’ in copertura è quasi commovente per uno che prima stazionava fisso in area ma è pur vero che il potenziale offensivo va a farsi benedire: a referto un buono stacco di testa nella tenaglia difensiva Glik-Moretti. Oggi era la giornata che valeva la metà dei 35 milioni del proprio cartellino.

all. MANCINI 5 – Stavolta ci mette del suo, sfavorito anche dal doppio infortunio nel reparto in cui è in emergenza, e punito eccessivamente dalla rete nel finale di Moretti in un gara che meritava di terminare con un mediocre pari. Scelta tecnica tutto sommato senzata, ma certo opinabile, quella di non aver inserito l’unico terzino ancora disponibile (Dodo’: qui sa tanto di irrimediabile bocciatura) per rimpiazzare D’Ambrosio, se prova, nell’ordine, Kuzmanovic e Donkor. Possesso sterile, circolazione farraginosa della palla e il timore che il 4-2-3-1 diventi una sorta di ‘idolo’ inattaccabile come per Mazzarri lo era il 3-5-2. Nessun dramma il KO in sè, ma parlare di terzo posto (che domani potrebbe essere a -10, mentre il terzultimo è a +8) sa tanto di tragicomico.

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 TORINO (3-5-2) / (6)

PADELLI 6 – L’unico che, assieme a Glik, con quel mascellone e gli occhi di ghiaccio può guardare in faccia Vidic e non farsela sotto. Coraggioso ma, sostanzialmente, mai impegnato dal calcio-pallanuoto dell’Inter che, quando si ricorda di tirare, non lo impensierisce mai. Se glielo raccontavate prima della trasferta, vi prendeva a guantoni in faccia pensando a uno scherzo.

MAKSIMOVIC 6- – Continua il processo di crescita di questo difensore che, in mano a Ventura, potrebbe essere davvero un piccolo diamante in attesa di essere sgrezzato. Certo, il diamante Ventura glielo tirerebbe appresso a fine primo tempo, quando sbaglia un appoggio e per poco non manda in rete l’Inter. A fianco di gente come Glik, Moretti e Bovo, e coperto da un 3-5-2 nel quale lui non disdegna un paio di sgroppate da esterno, sta come un pisello in un baccello (dall’81’ BOVO s.v. – Potenziale titolare, ci fosse stato lui in campo non sarebbe cambiato di una virgola il canovaccio).

GLIK (cap) 6,5 – Merito dei nerazzurri riuscire a sventare il suo potenziale offensivo con la contraerea: dal canto suo, il polacco, ha vita facile nel controllare Icardi (che, tuttavia, una volta lo anticipa) e il fumoso giro-palla nerazzurro. Se poi i cross sono le mozzarelle servite da Obi, beh, allora è una pacchia. Coperto dai due scudieri ai lati, potrebbe reggere anche l’eventuale onda d’urto del Barcellona così.

MORETTI 7 – Si inserisce nel solco del difensore-goleador tracciato dal proprio capitano e, visto che lui è ben controllato dalle torri nemiche, si improvvisa match-winner sfruttando alla grande la sponda di Maxi Lopez, bucando Handanovic da chilometri zero. Nel primo tempo, va detto, è un po’ in ambasce ma il calcio senza grandi grilli per la testa, ma pure tanto efficace, di Ventura si fa forza del collettivo e lui è solo un ingranaggio di una macchina che non si ferma mai e, in vista del traguardo, vince anche viaggiando a 20 km/h.

DARMIAN 6,5 – Davanti aveva Obi e non gli pareva vero. Va anche detto che non sfonda nemmeno come potrebbe ma, per dire, nella ripresa è stato più lui nell’area avversaria che Palacio e Podolski nella sua: un suo taglio per poco non valeva lo 0-1 anticipato e il mal di pancia di Ausilio e Thohir che, forse, dal Toro giusto 12 mesi fa han comprato l’esterno sbagliato. O anche per lui peserà il distacco dal mentore, un giorno?

BENASSI 6,5 – Continuità dell’azione a parte, fa un mezzo figurone davanti al suo ex pubblico (ricordate quanto detto a proposito di D’Ambrosio e Darmian? Ecco, applicatelo anche a lui, ma al contrario) nelle vesti di mezzala che, in un paio di occasioni, mostra anche gran tempo di inserimento sfiorando, nella ripresa, pure l’imbucata che sarebbe valsa il gol. Deve ancora mangiarne di pane duro ma è indicativo che giochi una delle sue migliori gare stagionali proprio contro la società che l’ha cresciuto.

GAZZI 6+ – Tanto ordine e lavoro oscuro, in una giornata dove, senza Vives ed El Kaddouri, c’è da tamponare e basta. Quando i suoi scoprono che l’Inter, dietro, lascia le praterie, sale di livello e porta a casa un’onesta sufficienza, macchiata solo dal ‘giallo’ al limite dell’area speso per fermare il baby-Donkor, non certo un fulmine di guerra, che lo salta in scioltezza.

FARNERUD 5,5 – Primo tempo costellato di tanti errori e tanta, troppa, lentezza d’esecuzione specie sul centro-destra, la sua mattonella. Quando Ventura capisce che si può puntare a qualcosina in più del solito pari, viene avvicendato: ok che la manovra dell’Inter va a 10 frame al secondo ma sarebbe stato un peccato adeguarvisi coi ritmi compassati dello svedese (dal 21′ s.t. EL KADDOURI 5.5 – Sacrificato, almeno all’inizio, all’altare del’Equilibrio, entra quando i granata hanno più margine di manovra, ma non si segnala per nessuno spunto interessante a innescare la comunque vivace coppia d’attacco).

MOLINARO 6,5 – Bella prova (di sostanza solamente, ma avercene…) di questo terzino sottovalutato: anche lui, in mano a Ventura, diventa quasi un oggetto appetibile sulla bancarella del mercato, nonostante l’età e la carriera non parlino propriamente a suo favore. Si limita, e bene a difendere ma, come Darmian, sa scegliere bene il momento in cui provare l’imbucata e, accentrandosi, ha sul piede un buon pallone che però non crea problemi ad Handanovic.

J. MARTINEZ 5+ – Oggi era la giornata ‘no’. E nonostante questo, il giovane venezuelano mostra comunque movimenti mai banali e una voglia che, a quell’età vivaddio!, lo rende un discreto partner d’attacco per un Quagliarella sempre volenteroso ma dalle polveri bagnate. Si spegne a poco a poco ed  lì che Ventura ha la felice idea di inserire… (dal 12′ s.t. MAXI LOPEZ 7 – … che, fresco e utilizzando il proprio raffinato tocco di palla, sposta subito l’inerzia del match. Niente di trascendentale, intendiamoci, ma giostrando da seconda punta, dà vita a un paio di deliziosi scambi in velocità con l’attaccante napoletano e nasconde sempre la palla al diretto avversario. La spizzata che vale l’1-0 di Moretti è un mezzo gol di suo e, in un match mediocre, può tranquillamente essere premiato come il migliore in campo. Come Quagliarella, l’età non lascia scampo ma, col tempo, potrebbe riciclarsi a giocare più lontano dalla porta. Peccato solo per l’osceno taglio di capelli ma è vero che il compagno che sostituisce, se possibile, in quanto a look riesce a fare peggio di lui…).

QUAGLIARELLA 5,5 – Tanto movimento e un paio di chance per freddare Handanovic. Ha il demerito di vedere oramai poco la porta, lui che un tempo segnava da centrocampo con traccianti no-look; ha pure il merito di duettare e provare a intendersi con chiunque Ventura provi a schierargli accanto (prima Amauri e Barreto, poi Martinez, ora Maxi Lopez). Chissà, forse il tecnico granata ha trovato la coppia titolare capace di far dimenticare, almeno fino a maggio, il Dynamic Duo Cerci-Immobile (i quali, intanto, non se la passano tanto bene…).

all. VENTURA 6,5 – Calcio sparagnino, senza lo champagne che l’anno scorso era dato dalle due bocche di fuoco che esaltavano il suo 3-5-2. In questo modo le gare le perdi, se non hai di fronte l’Inter, oppure le vinci se ti attacchi a un’idea di calcio e la persegui con caparbietà e tanta, scientifica applicazione. Ha il merito gigantesco di far diventare uomini da calcio-mercato degli onesti mestieranti, recuperando alla causa invece ex-promesse che si sono temporaneamente smarrite o vecchi draghi oramai al capolinea.

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