Forever Aquile: Luigi Scarabello, l’eroe olimpico, il partigiano, l’attore, il “rapito”

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dedicate le prime puntate ad allenatori, allenatori-giocatori e giocatori di maggior o minor grado di notorietà, quella di questa settimana tratta la vita e la carriera di un giocatore da veri intenditori del pallone, un nome che ai più dirà molto poco, ma che appartiene di diritto alla storia del calcio italiano, sia per aver militato in Serie A, che, soprattutto, per essere stato uno dei vincitori dell’unico oro olimpico nel calcio fin qui conquistato dalla Nazionale Italiana. Proprio per tutti questi motivi, la storia di uno dei più grandi giocatori ad aver vestito la maglia bianca merita di essere raccontata: Luigi Scarabello.

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LA SCOPERTA E GLI INIZI IN MAGLIA BIANCA – Luigi Scarabello nasce il 17 giugno 1916 ad Albiano Magra, in provincia di Massa, ma a due passi da La Spezia, per cui, per lui, diventa naturale muovere i primi passi nel mondo del calcio nella città ligure. Gioca da interno, due piedi fatati, che gli permettono una grande padronanza del pallone, unita ad un’ottima visione di gioco. Unico difetto è la gracilità del fisico che non ne fa un incontrista sopraffino (anzi, se può, evita il più possibile lo scontro fisico) e che, soprattutto, lo vede sparire dal gioco su campi pesanti, considerate anche le condizioni dei campi di gioco tra gli anni ’30 e ’40. A scoprirlo e a lanciarlo in squadra è l’allenatore ungherese Wilhelm, che guida gli aquilotti per la prima metà degli anni ’30. Lo fa esordire nella stagione 1933/34, in cui la squadra milita in Serie B, girone A, anni in cui la società è più concentrata a far quadrare i conti che ad allestire rose competitive, e, quindi, il ruolo di talent scout dell’allenatore è visto di buon grado. La sua prima partita è Seregno-Spezia, quarta di ritorno, ed esordisce subito con il gol, mettendo a segno il parziale e decisivo 2-0 per gli aquilotti nel 2-1 finale, poi ne giocherà altre 6 (Pro Patria 2-6, Catanzarese 1-2, Pavia 0-0, Novara 1-0, Derthona 1-0, Viareggio 1-2), così da chiudere la sua prima stagione con 7 presenze e 1 gol. Il campionato si chiude con l’ottavo posto finale, con 25 punti in 24 partite (7 vittorie, 11 pareggi e 6 sconfitte, 24 gol fatti e 26 subiti). La stagione successiva è più soddisfacente per Scarabello dal punto di vista personale, visto che trova maggior spazio e riesce a mettere a segno anche 3 gol (a Pavia, dove segna il 2-3 del 3-4 finale, con il Pisa in casa, quando apre le marcature del 3-0 finale, e con la Pro Patria, in casa, all’ultima giornata, aprendo ancora le marcature per un 3-0 finale), molto meno per quello che riguarda i risultati della squadra, visto che lo Spezia termina il campionato all’11° posto, nonostante una campagna acquisti di buon livello e un cambio d’allenatore in corsa. Tante sono le sconfitte, ben 15, di cui un terzo casalinghe e i punti alla fine sono 24, frutto di 10 vittorie e 4 pareggi. Il problema è che, dato che la FIGC ha deciso di unificare la Serie B in un unico girone e di creare la C, in questa stagione saranno ben 8 le squadre a scendere di categoria, e lo Spezia è una di queste. Scarabello finisce la stagione con 15 presenze delle 29 totali e, come detto, 3 gol all’attivo. La stagione 1935/36, quindi, vede le Aquile ai nastri di partenza della Serie C, girone C. A farle compagnia, tra le altre, Andrea Doria, Entella, Casale ed Empoli (che si ritirerà dal campionato dopo 9 giornate). Stavolta viene allestita una squadra di categoria, con una rosa competitiva di cui Scarabello diventa un perno imprescindibile e insostituibile, visto che giocherà praticamente tutte le partite della stagione segnando anche 5 gol (l’1-0 finale in casa al Pontedecimo, la prima rete del 3-0 alla Ventimigliese, il secondo dei 9 gol rifilati al Savona, il 3-0 finale in trasferta a Casale e il momentaneo pareggio nel 2-1 in trasferta a Ventimiglia). Il giovane giocatore prende per mano la squadra e la conduce ad un’autentica cavalcata che si conclude al primo posto, a parimerito con la Sanremese a 46 punti, 12 in più della prima inseguitrice, frutto di 20 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte, con il Picco che diventa un autentico fortino inespugnabile, visto che lo Spezia vince tutte le 14 partite giocate in casa. Dato che il posto promozione è uno solo si deve giocare uno spareggio: a Genova la Sanremese si impone 1-0, ma lo Spezia presenta ricorso perché l’arbitro non si avvede del rientro in campo del giocatore Bertolo della Sanremese. Viene stabilita la ripetizione, ma gli avversari non ci stanno e danno forfait, consentendo allo Spezia di conquistare la promozione. Alle presenze stagionali Scarabello aggiungerà anche quella del primo turno di Coppa Italia, con la solita Sanremese, che si concluderà con l’eliminazione degli aquilotti con un secco 2-0. Così l’avventura di Scarabello a Spezia si concluderà con 50 presenze e 9 gol totali.

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LE OLIMPIADI, IL CINEMA E LA FINE CARRIERA – Il ruolo di Scarabello nello Spezia è talmente determinante e devastante, che non sfugge agli occhi di Vittorio Pozzo che sta allestendo la rosa che parteciperà alle Olimpiadi del 1936 a Berlino e che arriva a convocarlo, primo e unico giocatore di serie C ad essere convocato in Nazionale. E non solo, visto che sarà anche il primo giocatore di Serie C a laurearsi Campione Olimpico, visto che la Nazionale Italiana, già Campione del Mondo in carica (e prossima a bissare il titolo nel 1938) vince la Medaglia d’Oro. Tutto questo lo mette in mostra agli occhi anche dei dirigenti delle squadre di categoria superiore, in particolare di quelli del Genoa, che, però al tempo, per noti motivi, si chiama Genova 1893, che lo portano in Serie A. In maglia rossoblù, in massima serie, giocherà 5 stagioni, mettendo insieme un 6°, un 3°, un 4°, un 5° e un 10° posto e, soprattutto, una Coppa Italia, nella stagione 36/37, prima della storia del grifone, e una finale persa. Nel 1941 lascia Genova, dopo 109 presenze e 23 gol, e lo fa non per proseguire la carriera in un’altra squadra, ma perché, nel frattempo, nel 1940 ha sposato Lilia Silvi, attrice, considerata la Shirley Temple italiana, che lo fa innamorare del cinema, al punto che, tra il ’41 e il ’44, reciterà in due film con lei e in altri tre sarà assistente alla regia, sempre con lo pseudonimo di Sergio Landi. Poi arriva la guerra e lì Scarabello e la moglie saranno partigiani e combatteranno nella Resistenza. Tornerà sui campi da gioco per un brevissimo periodo, nel 1946, nel Taranto, giocando appena 5 partite nella stagione 46/47 di B, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo.

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Una scena del film Barbablù, di cui Scarabello è protagonista insieme alla moglie

LA CARRIERA DA ALLENATORE – Nel 1949 Scarabello intraprende la carriera di allenatore, che, negli anni, si dipanerà solo sotto un’unica bandiera, quella dello Spezia. Chiamato nella stagione ’49/50, con lo Spezia in B, gestisce in modo ottimale la rosa che gli viene offerta dalla dirigenza e conclude il campionato al 6° posto, con 48 punti, a 12 dall’Udinese e a 13 dal Napoli, le due promosse, con i partenopei che, però, verranno battuti in casa per 5-1. All’inizio della stagione successiva, però, si dimette, in completo disaccordo con il forte ridimensionamento della squadra alla luce di una non esaltante situazione economica. Torna nel 1952, al capezzale di una squadra dagli evidenti limiti tecnici e, per di più, impegnata in un campionato di C in cui solo la prima è promossa e la seconda e la terza restano in C, mentre tutte le altre retrocedono nella neonata IV divisione, dove, immancabilmente, gli aquilotti finiscono classificandosi quattordicesimi. Un altro ritorno lo fa nel 1957, quando viene chiamato come terzo allenatore, sempre in IV serie, per provare a raddrizzare una stagione che avrebbe dovuto vedere la squadra tra le promosse, e che invece vede gli aquilotti arrivare solo terzi, posizione che, comunque, consente di essere ammessi, per la stagione successiva al campionato di IV serie I serie. Scarabello si ferma in società, ma per la stagione successiva veste i panni del direttore tecnico. Il ruolo gli si addice, ed avendo carta bianca, allestisce una rosa che letteralmente si divora il campionato, e tra cui esordisce, come c’è già stato modo di vedere, Enrico Albertosi. Il campionato termina al primo posto, con 8 punti sulla seconda, e la squadra vince anche la Coppa Mattei. Nella stagione successiva Scarabello rivoluziona la squadra, cedendo anche molti giovani interessanti (tra cui Albertosi), ma riesce ad allestire comunque, una rosa di tutto rispetto, che, dopo le difficoltà iniziali, si riprende e conclude il campionato al terzo posto, a 8 punti da Siena e Ozo Mantova, che si contendono la promozione nello spareggio (finito a favore dei lombardi di Mondino Fabbri). I problemi societari della stagione successiva convincono Scarabello a lasciare un’altra volta la società. Torna solo nel 1964, ancora come Direttore Tecnico, a stagione in corso, con i liguri impegnati nel campionato di Serie D. Sono anche gli anni di Sonetti, visti nella scorsa puntata. Alla prima stagione arriva il terzo posto, dopo la lunga sfida a due con il Rapallo. La stagione successiva, in cui Scarabello ha carta bianca e può lavorare dall’inizio della stagione, viene allestita una rosa perfetta per la categoria e, di conseguenza, arriva il primo posto, con la conseguente promozione in C. Raggiunta la categoria superiore, il direttore tecnico pensa sia giusto seguire la politica dei piccoli passi, quindi il mercato è impostato per una rosa che consenta un campionato tranquillo. In realtà tutto va oltre le più rosee aspettative e, dopo una stagione d’alta classifica, a fine campionato arriva il terzo posto a 6 punti dalla promozione. Ancora meglio va nella stagione successiva, la 67/68, in cui la società non bada a spese e Scarabello può allestire una rosa ancor più sontuosa che, effettivamente, è una delle protagoniste del campionato, lottando fino alla fine per la promozione, che viene fallita per appena 3 punti e un secondo posto finale. Scarabello ha programmato la B in tre anni, quindi la stagione 68/69, dopo le precedenti due belle annate, pare essere quella buona per il ritorno in cadetteria. In realtà il campionato si trasforma in una lenta agonia in cui, tra pareggi innumerevoli (19) e una notevole sterilità offensiva, lo Spezia si trova a lottare per la salvezza, acquisita per appena 2 punti con il 16° posto finale. Scarabello, in realtà, ha già lasciato la società a marzo, sancendo, di fatto, il suo abbandono al mondo del calcio.

IL “RAPIMENTO” – Scarabello durante la sua vita ha avuto modo di essere anche al centro della cronaca, non solo di quella sportiva o cinematografica. Il 9 aprile 1952, quando è ancora tecnico della squadra aquilotta, improvvisamente sparisce: la sua macchina viene ritrovata nel parcheggio di un albergo di Livorno e di lui non ci sono tracce. La moglie si chiude in un silenzio serrato, che, per diversi giorni, impedisce di conoscere quale possa essere la sorte dell’allenatore spezzino, finché un giornale non pubblica la notizia che la donna si sarebbe recata da Roma a Pisa per firmare l’atto di cessione di un appartamento a titolo di pagamento di un riscatto, come da richiesta in una lettera che l’uomo sarebbe stato costretto a scrivere alla moglie. Scarabello sarebbe, quindi, rimasto chiuso in uno stanzino di una località ignota per tre giorni, fin quando non sarebbe stato trasportato alle porte del Castellaccio, dove sarebbe stato lasciato legato e bendato dentro ad una buca. Qui viene rinvenuto da due giornalisti che hanno ricevuto la comunicazione su dove trovarlo, e, quindi, liberato. Tutto sembra essersi concluso per il meglio, finché la mattina del 13 aprile 1952 Scarabello non si presenta al Questore di Livorno per confessare che il rapimento è stata tutta una montatura, architettata da due giornalisti, a cui si è lasciato convincere a partecipare, nonostante la titubanza iniziale, con il solo scopo di fare pubblicità alla moglie che sta per tornare a calcare i palcoscenici. Per lui si aprono, ovviamente, le porte del carcere. Scarabello muore il 2 luglio 2007 a Nettuno, all’età di 91 anni.

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