Forever Aquile: Goran Pandev, dal Picco al Triplete

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo aver compiuto un viaggio nel tempo ed aver sforato in ambiti che competono ai veri ultra esperti dell’enciclopedia del calcio, torniamo a parlare di qualcuno che tutti conoscono, uno che ha contribuito a scrivere alcune pagine della Storia del Calcio, giocando e vincendo in Serie A, in Europa e nel Mondo, uno che conosce bene la parola “Triplete” e che, però, forse non tutti ricordano, ha calcato anche il campo del Picco: Goran Pandev.

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L’ARRIVO IN ITALIA – Goran Pandev nasce a Strumica in Macedonia (che, al tempo, fa ancora parte della Jugoslavia), il 27 Luglio 1983 e comincia la carriera agonistica nel proprio Paese, diventando titolare, a 16 anni, della squadra del Belasica, nel campionato macedone, con cui mette insieme 18 presenze e comincia a far valere le proprie doti di attaccante segnando 6 reti. Qui lo nota l’Inter e lo porta in Italia per farlo giocare nella propria formazione Primavera. Attaccante, seconda punta, con un buon senso del gol, ma anche una discreta abilità come assist man, nella formazione giovanile nerazzurra si mette subito in mostra e con i compagni di squadra conquista, nella stagione 2001/02, Campionato Primavera e Torneo di Viareggio. Entra anche nel giro della prima squadra, pur senza mai scendere in campo. Dopo una sola stagione nelle giovanili, l’Inter pensa sia il momento di mandarlo a maturare sui campi della Serie C e, per lanciare il giovane Pandev nel panorama del calcio professionistico italiano, viene scelto lo Spezia, squadra con cui l’Inter mantiene ottimi rapporti, che al momento milita in C1.

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LA STAGIONE IN MAGLIA BIANCA – Pandev, quindi, approda allo Spezia all’inizio della stagione 2002/03. La squadra è reduce da una serie di annate soddisfacenti dal punto di vista del gioco e dello spettacolo, sotto la guida di Mandorlini, concluse, però, sempre ad un passo dalla promozione in B e, per questo motivo, l’entusiasmo comincia a calare un po’ in tutti quanti. A “peggiorare” le cose arriva l’addio, a inizio stagione, di Mandorlini, che passa al Vicenza. La squadra è affidata a Sassarini. Pandev è un giovane da cui ci si aspetta molto, per quanto visto nella Primavera nerazzurra. In realtà contro la sua stagione spezzina remano due aspetti: l’immaturità di fondo del giocatore, che deve ancora abituarsi a giocare tra i professionisti, capace di giocate sopraffine e gol di pregevole fattura, come di perdersi in un bicchier d’acqua e scomparire totalmente dal gioco, e il fatto che il giocatore è, fin dalla giovane età, un perno della Nazionale della Macedonia (è, attualmente, il terzo giocatore della nazionale macedone in ordine di presenze e il primo assoluto come marcature, con 26 gol, ed è stato eletto in 5 occasioni, tra il 2004 e il 2010, giocatore macedone dell’anno), da cui viene spesso convocato anche nella stagione sul Golfo, privando la squadra della sua presenza per lunghi periodi. Esordisce il 29 settembre 2002 alla quinta di campionato (anche se la prima giornata fu, in realtà, rinviata ad ottobre), da titolare, contro la Pistoiese, in trasferta, gara vinta 2-1 dai toscani. Sulla panchina degli avversari siede un tecnico che Pandev conoscerà bene, tal Mazzarri. Quando non è via con la Nazionale, gioca spesso titolare, mettendo insieme 22 presenze (su 34 partite totali) e realizzando 4 gol: alla 9^ a Prato, segna il gol partita; alla 21^ realizza una doppietta in trasferta a Ferrara nel 3-1 alla Spal; alla 28^, finalmente, al Picco, aprendo le marcature nel 3-2 al Varese. La stagione è, però, da dimenticare, visto che si alternano addirittura 3 tecnici (Sassarini solo la prima giornata, Cuoghi, fino alla 20^ poi Nicoletti fino a fine stagione), senza, con questo, trovare una quadratura al campionato, che viene chiuso al sesto posto, fuori dalla zona play off (fallita di 3 punti), con 48 punti, frutto di 11 vittorie, 15 pareggi e 8 sconfitte, a 15 dall’Albinoleffe, secondo, e 17 dal Treviso, prima, le due promosse. Anche in Coppa Italia l’avventura finisce al primo turno a gironi, ma qui delle tre partite, Pandev gioca solo 30′ della seconda, a Venezia, subentrato a Sanguinetti. In Coppa Italia di Serie C, invece, la squadra arriva agli ottavi, e, in questa competizione, il macedone gioca di più, scendendo in campo titolare all’andata degli  ottavi a Grosseto (1-1) e anche al ritorno in casa, in cui, al 53′ segna il terzo dei 5 gol finali, prima di uscire 2′ dopo, e, ancora titolare (sostituito da Buso a 10′ dalla fine), nel ritorno casalingo degli ottavi con la Pro Patria, che, finendo 1-0 per gli ospiti, sancisce l’eliminazione degli aquilotti dopo l’1-1 dell’andata. A fine stagione si chiude anche l’avventura in maglia bianca di Pandev, che termina con 26 presenze e 5 gol nelle varie competizioni.

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L’E.SORDIO IN A E GLI ANNI DELLA LAZIO – Terminata la stagione, l’Inter decide di mandarlo, ancora in prestito, a conoscere la Serie A e, per fare questo, viene scelto l’Ancona, con cui il macedone esordisce, quindi, in massima serie nella stagione 2003/04, giocando 20 incontri e segnando anche il suo primo gol in A. La stagione successiva arriva il salto di qualità, ma non con i colori nerazzurri, perché, nel frattempo, nell’estate 2004, viene acquistato per 4 milioni dalla Lazio, con cui comincia a conoscere il calcio d’alto livello ed esordisce anche in Europa. Pandev sembra comunque trovarsi a suo agio con questo tipo di calcio ed entra presto nei meccanismi dei biancocelesti, disputando 25 partite, con 3 gol, nel primo anno a Roma, con la Lazio che arriva decima in campionato, e diventando titolare fisso nella stagione successiva, con l’arrivo sulla panchina laziale di Delio Rossi. Aumentano le presenze (35 in campionati, 41 in stagione) e i gol, 11 nel campionato 2005/06, e anche la Lazio ne risente positivamente, arrivando sesta a fine stagione. Numeri quasi sovrapponibili in quella successiva, in cui i suoi 11 gol contribuiscono a portare i biancocelesti alla qualificazione per la Champions, competizione in cui esordisce nella stagione 2007/08, mettendo, fin da subito, in mostra il meglio di sé, visto che, nella fase a gironi, mette a segno addirittura 3 gol al Real Madrid, una doppietta all’Olimpico e una rete al Bernabeu. Arrivano anche gli interessamenti delle grandi squadre europee, Bayern e Liverpool su tutte, ma Lotito resiste alle tentazioni e va avanti con il suo giocatore, che, in campionato, tocca quota 19 gol. La stagione 2008/09 è, ufficialmente, l’ultima in biancoazzurro. Ancora protagonista in campionato con 9 reti, si scatena soprattutto in Coppa Italia, competizione alla cui vittoria contribuisce con 6 gol. Qui, praticamente, si conclude la carriera alla Lazio di Pandev, dopo 191 partite e 61 gol totali nelle varie competizioni (ultimo dei quali nel Derby vinto dalla Lazio per 4-2), sesto marcatore della storia della Lazio, perché, pur essendo in forza ai laziali anche nella stagione successiva, comincia un braccio di ferro con la società per problemi contrattuali che vede la sua messa fuori rosa (da cui, comunque, virtualmente conquisterà anche la Supercoppa Italiana), fino alla rescissione del contratto, ottenuta a dicembre 2009 dopo che il suo ricorso è stato accolto dal collegio arbitrale della Lega Calcio, con l’aggiunta di un risarcimento di 160000 euro da parte della Lazio.

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IL RITORNO ALL’INTER E IL TRIPLETE – A gennaio 2010, approfittando di tutta questa situazione, su precisa richiesta di Mourinho, Pandev torna alle origini e veste nuovamente la maglia nerazzurra. Sceglie la stagione migliore per tornare a Milano, perché è la 2009/10, la cosiddetta stagione perfetta dei nerazzurri guidati da Mourinho, che, anche con il suo contributo di gioco e di gol (un gol nel 2-2 con il Bari, il 2-0 su punizione nel derby col Milan e uno nel 3-0 al Cagliari), vincono tutto quello che c’è da vincere: il 5 maggio la Coppa Italia (sua seconda personale, consecutiva), il 16 lo Scudetto e il 22 la Champions League battendo in finale il Bayern Monaco. Comincia bene anche la stagione successivo, sotto la guida di Benitez dopo l’addio di Mou, visto che entra nel tabellino marcatori di entrambe i trofei vinti dall’Inter: la Supercoppa Italiana contro la Roma, in cui segna il pareggio, prima della doppietta di Eto’o, e il Mondiale per Club, in cui segna un gol nel 3-0 della finale contro il Mazembe. L’unico trofeo che viene lasciato è la Supercoppa Europea, la cui finale viene persa contro l’Atletico Madrid. Questa sconfitta, sommata ai non brillanti risultati dell’andata che pongono l’Inter a distanza dalla capolista Milan e alla mai scaturita simpatia tra il tecnico e la società, portano all’allontanamento di Benitez e all’avvento di Leonardo, che porta nuovi stimoli e nuova verve, con cui i nerazzurri sfiorano la rimonta al Milan, chiudendo la stagione secondi. Pandev chiude il campionato con due gol. Molto più protagonista in Champions, in cui segna il gol del definitivo 3-2 a due minuti dalla fine nel ritorno degli ottavi a Monaco, che qualifica l’Inter ai quarti, dove, comunque, verrà poi eliminata. Decisivo anche nella finale di  Coppa Italia dove serve l’assist a Milito per il gol del definitivo 3-1 al Palermo, con la conseguente conquista del trofeo, suo terzo personale consecutivo. All’inizio della stagione successiva, capisce che le cose all’Inter sono irrimediabilmente cambiate e si rende conto di non essere più, a pieno, nei progetti della società, quindi preferisce accettare di andare, in prestito, al Napoli, chiudendo l’esperienza in nerazzurro con 68 presenze ed 8 gol nelle varie competizioni e un palmares pieno di trofei.

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IL NAPOLI E L’OGGI – Nella stagione 2011/12, gioca, quindi nel Napoli, con cui, nella prima stagione, colleziona 30 presene e 6 gol in campionato, ma, soprattutto, vince la Coppa Italia, divenendo il primo giocatore a conquistare questo trofeo per quattro anni consecutivi. Ceduto Lavezzi, nella stagione successiva, in cui il Napoli lo acquisisce a titolo definitivo, diventa uno dei titolari fissi di Mazzarri, come supporto in attacco a Cavani, giocando 33 incontri e mettendo a segno 6 gol che contribuiscono alla qualificazione dei partenopei alla Champions. All’inizio della stagione 2013/14, la scorsa, ritrova in panchina Benitez. Gioca 29 partite in campionato , segnando 7 reti, gioca quasi tutte le partite della fase a gironi di Champions, da cui il Napoli esce, passando, però in Europa League, dove, negli ottavi col Porto, Pandev segna il momentaneo 1-0, nel 2-2 casalingo che sancirà l’eliminazione anche da questa competizione. Ancora una volta va meglio in Coppa Italia, dove conquista il suo quinto alloro personale in questa competizione. Chiude con il Napoli con 124 presenze e 22 gol nelle varie competizioni e altre due Coppe da aggiungere alla bacheca personale. All’inizio di questa stagione lascia il Campionato Italiano per approdare al Galatasaray, con cui, finora, ha giocato molto poco, segnando solo in Coppa di Turchia.

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