Super Bowl: Brady e i Patriots calano il poker. Il Lombardi Trophy torna nel New England

Con l’intercetto di Malcolm Butler in quella che è già divenuta una delle più controverse chiamate di sempre, è svanito il sogno per i Seattle Seahawks di ripetersi come campioni NFL. Gli ultimi a farcela furono, nel 2004, proprio i New England Patriots che, a distanza di 11 anni e due finali perse, tornano sul gradino più alto del podio: il 49esimo Super Bowl è di Brady (quarto titolo come Montana) e Belichick.

Super Bowl XLIX - New England Patriots v Seattle Seahawks

ALLA PARI – Il primo tempo è stato condizionato dalla parità: 0-0 dopo il primo quarto, 14 pari all’intervallo. Alla fine del primo periodo, i Patriots hanno avuto l’opportunità per portarsi in vantaggio in redzone, ma il passaggio di Tom Brady è finito nelle mani di Jeremy Lane, che salva temporaneamente il risultato. Michael Bennett, che ha giocato un’ottima partita, non tanto statisticamente quanto da un punto di vista dell’intensità e della pressione che ha messo in difficoltà Brady, ha un’autostrada verso il numero 12 avversario che, non appena lo vede arrivare, scaglia il pallone in endzone, trovando solo le mani di Jeremy Lane. Il CB dei Seahawks durante il ritorno subirà un colpo al braccio  sinistro, che lo costringerà a guardare il resto della partita dalla sideline. Qui arriva già il primo punto di svolta della partita, dal momento che Josh McDaniels, OC dei Patriots, dirigerà molto spesso il gioco dei suoi ricevitori contro Tharold Simon, rookie cornerback che ha preso il posto di Lane. É proprio lui a marcare Brandon LaFell, in occasione del primo TD della partita: l’aiuto di Earl Thomas al suo compagno non può nulla contro la slant corsa dall’ex WR di Carolina, per la meta del vantaggio.

L’inizio di partita di Seattle è molto complicato, quasi dominato dalla tensione. Wilson si dimostra molto conservativo, visto che sei dei primi sette giochi sono palla a terra con Lynch (e una read option dell’ex Wisconsin), mentre in un’altra occasione è un sack di Revis a costringere la squadra di Carroll al punt.

Il drive del pareggio vede l’entrata in scena decisamente fragorosa (ricezione da 44 yard) per tale Chris Matthews, ricevitore di Seattle pescato dalla squadra riserve e con alle spalle un’esperienza minima, visto che quella di cui sopra è stata la sua prima ricezione in NFL (come sottolineato da Al Michaels in telecronaca, il ragazzo lavorava da Foot Locker, prima di essere chiamato da Seattle per un provino). La differenza di stazza con Arrington è evidente, e il CB dei Patriots verrà sovrastato in altre occasioni, non solo da Matthews, tanto da venire messo in panchina anzitempo: al suo posto, il rookie Malcolm Butler, che avrà modo di rendersi protagonista. A 30 secondi dall’intervallo, Brady e i suoi rimettono la testa avanti con il TD di Rob Gronkowski: il Pro Bowler di New England (votato sabato come Comeback Player of the Year) si trova uno-contro-uno con il LB KJ Wright,  che non è riuscito a contenerlo, come anche in altre occasioni durante il match. In soli trenta secondi, però, Wilson mette in piedi un drive magistrale: le corse del QB e di Turbin valgono 36 yard, e il passaggio per Ricardo Lockette, altro big target contro il vulnerabile Arrington, altre 23, a cui se ne aggiungono 15 per la penalità di face mask comminata al numero 25 avversario. A timbrare il pareggio è ancora Chris Matthews, questa volta contro Logan Ryan. Dopo un primo quarto in cui le due squadre si sono studiate, cercando di commettere meno errori possibile, è seguito un secondo quarto decisamente divertente, preludio di una partita che ha ancora tanto da dire.

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SANGUE FREDDO – É Seattle ad iniziare la ripresa col pallone in mano, e l’inerzia sembra essere ancora dalla parte della squadra di Pete Carroll. É un’altra bomba da 45 yard per il quasi eroe Chris Matthews a portare altri tre punti in cascina, dopo il terzo down non chiuso da Lynch. Nel possesso successivo, Brady lancia ancora un intercetto, preda delle mani di Bobby Wagner, che capisce le intenzioni del QB ex Michigan e anticipa Rob Gronkowski, il ricevitore designato. Dalla palla recuperata, scaturisce un’altra meta, questa volta di Doug Baldwin, oscurato per tutta la partita da Darrelle Revis, eccezion fatta per questa circostanza, dove comunque l’ex giocatore dei Jets viene involontariamente ostacolato dall’arbitro, impedendogli di rimanere accoppiato don Baldwin durante l’esecuzione della traccia.

I successivi quattro drive della partita si concludono con quattro punt, anche se è inevitabile pensare al drop di Jermaine Kearse su un 3&2 sulle 47 di New England, che alimenta la speranza per la squadra di Belichick, spinta da un Brady che si lascia alle spalle gli intercetti precedenti per dare il là alla rimonta, prima con il passaggio per Danny Amendola, poi quello per Julian Edelman. Accoppiato con Tharold Simon, Josh McDaniels chiama la stessa giocata due volte consecutive, dopo che la prima era fallita per una questione di precisione nel lancio, con Simon battuto. La seconda volta è quella buona, Edelman (9 ricezioni-109 yard-1 TD) si libera del marcatore e riceve comodo il pallone del sorpasso.

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WORST CALL EVER? – Come se la partita non fosse stata abbastanza divertente, ecco arrivare l’imprevedibile. L’ultimo drive è di Seattle, con due minuti da giocare. Prima è Lynch, allineato largo a sinistra come un WR, a ricevere il pallone per un guadagno di 31 yard, poi è Kearse a rubare la scena, catturando un pallone in maniera totalmente inaspettata: quando la palla sembrava già persa, il ricevitore di Seattle, a terra, trova il rimbalzo favorevole del pallone sul suo piede, che gli consente di far sua la sfera per un guadagno di 33 yard. Con la palla in prossimità della endzone, viene consegnato il pallone a Lynch, che viene privato della meta della probabile vittoria da un provvidenziale tackle di Hightower, che sistema il pallone ad una yard dal TD. E qui, accade l’impensabile. Quante volte è capitato, in tutti gli sport, in cui vorremmo che l’allenatore prendesse una decisione perché per noi è la migliore? Tante, è lo spirito del tifoso-allenatore-da-divano, ci sta. Ecco, anche questa volta è successo, il problema è che tutti quelli che l’hanno pensato (e sono un’infinità) avevano decisamente ragione. Anziché consegnare il pallone nelle mani di Lynch, bulldozer se ce n’è uno in questa Lega, Carroll (Bevell?) preferisce chiamare un gioco di passaggio, una slant per Lockett che Malcolm Butler, con un’ottima lettura (e in tanti, nella concitazione del momento, non lo hanno neanche notato) fa propria, dando la vittoria ai suoi con neanche 30 secondi rimasti da giocare.

É stato un rischio sicuramente eccessivo, fin troppo anche per uno come Pete Carroll, tra i coach più aggressivi della Lega in termini di play calling, ma anche le statistiche parlano chiaro: Seattle è seconda nella NFL per power success, percentuale che indica il numero di corse di due o meno yard che sono valse la chiusura del down o il TD (81%), ma tant’è. La rissa finale è solo un intermezzo che separa i Patriots dalla vittoria e i Seahawks da una sconfitta che difficilmente dimenticheranno. Buon per loro, la gioventù del roster li può tenere ancora al vertice negli anni a venire, situazione contrattuale permettendo (vedi Wilson, ancora nel suo contratto da rookie). Brady, dopo due deludenti finali, può finalmente celebrare il suo quarto titolo e il suo terzo premio di MVP. I paragoni con Montana, giusti per alcuni, meno per altri, si sprecano: quello che al numero 12 importa è essere tornato finalmente a guidare i suoi sul tetto della NFL. Dove l’abbiamo già vista questa scena?

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