Intervista a Silvia Gottardi: She really GOT game!

She Got Game, The Movie (by Silvia Gottardi)

Silvia Gottardi. Classe 1978, donna sportiva ma soprattutto cestista infaticabile e vulcano di idee. Il suo nome non passa sottotraccia quando si parla di pallacanestro e non solo per meriti sportivi, ma anche per i risvolti mediatici che lei stessa ha contribuito a creare, da protagonista, in campo, con la penna e la cinepresa.

Quando e come è scoppiato l’amore tra te e la palla a spicchi?

Credo sia stato un’amore “dalla nascita”, contagiata sin da bambina dalla passione di mio papà. A lui devo sicuramente l’avvicinamento alla palla a spicchi in prima media… abitavo di fronte alla palestra e sentivo i fischi! Non ho resistito! Ho iniziato giovanissima ed ancora oggi mi diverto a scendere in campo a portare la mia esperienza al gruppo di giovane atlete del Sanga Milano.

Nella tua carriera hai ottenuto successi importanti e sei stata un ottimo giocatore negli Anni 2000, vestendo anche la maglia della Nazionale sia a livello giovanile che senior. Hai qualche rammarico?

Sono molto felice della carriera e delle scelte che ho fatto. Proprio qualche giorno fa in Sicilia, coach Santino Coppa (con il quale a Priolo ho vinto uno scudetto) mi diceva che secondo lui se in quegli anni avessi continuato a quei livelli, oggi sarei ancora in serie A1. Probabilmente ha ragione lui, ma sono andata all’Estero per un master in marketing e poi ho preferito il lavoro. Quelle scelte le ho pagate nello sport, ma la ritrovo ora nella vita e nel lavoro. Per cui nessun rammarico, se guardo indietro vedo tante bellissime esperienze ed ora continuo a divertirmi giocando anche in una serie minore.

Una compagna che ricordi con piacere e una con cui ti sarebbe piaciuto giocare.

Sono davvero tantissime! Sono una persona molto socievole, mi è sempre piaciuto “fare gruppo” e questo aspetto del mio carattere mi ha portato a conoscere tante persone stupende, amicizie che porto dietro da anni, sia di ex compagne di squadra che di giocatori della maschile che ho conosciuto nelle varie città nelle quali ho giocato. Diciamo che non facciamo nomi, perché finirei per dimenticarmene qualcuna.

Quanto il tuo “principale lavoro” (operi nel Marketing e comunicazione) ti ha aiutato nel mondo dello sport ?

Direi il contrario: quanto lo sport mi ha aiutato nel mio lavoro! I valori e le esperienze dello sport sono state fondamentali, nella vita e nel lavoro che faccio. Il senso del “team”, il “lavorare per obiettivi”, la passione, il “non mollare mai” anche se ci sono difficoltà.

E viceversa, quali correttivi apporteresti al mondo del basket italiano per farlo migliorare da questo punto di vista? E’ palese che la FIP sia lacunosa in questo campo, specie paragonata alla sorellastra Fipav.

Approfitto di questa “domanda-assist” per dire che questo è uno dei temi che affronteremo nel documentario She Got Game. Ci sono tantissimi aspetti da migliorare e credo che la responsabilità sia di tutti: chi gestisce, chi allena, chi gioca. Ognuno di noi dovrebbe e potrebbe fare qualcosa per questo sport che tanto amiamo.

Heather sito

Ultimamente sei diventata un nome noto a livello social per l’articolo molto poco “politically correct” sul movimento femminile di volley. Lo rifaresti? Cosa ti ha più ferito dello strascico che ne è seguito?

Quando scrivi un articolo “pubblico” ti esponi e devi essere pronta alle critiche. Lo rifarei? Si, probabilmente però cercando di esprimere meglio il messaggio che volevo arrivasse. Mi è dispiaciuto si sia pensato che la provocazione fosse diretta alle pallavoliste, quando volevo in realtà “stuzzicare” il nostro movimento.

Avrai sicuramente letto il pezzo di Silvia Raccagni (pallavolista di livello nazionale e scrittrice per blog e webmagazine) in risposta al tuo pezzo. Quanto lo hai “apprezzato”?

Ho apprezzato davvero chi mi ha risposto ed ha cercato un “dialogo”, anche per dirmi che avevo sbagliato. Gli insulti fini a se stessi che ho ricevuto via mail in quei giorni lasciano il tempo che trovano. Ho scritto una cosa pubblicamente, mi sono esposta e assunta responsabilità ed apprezzo chi ha fatto altrettanto rispondendomi.

Perché la pallacanestro femminile italiana è così indietro a livello mediatico? Eppure i risultati sportivi ci sono e il livello tecnico è tutt’altro che disprezzabile. Solo problemi di marketing o c’è dell’altro, secondo te?

Come già detto prima affronteremo questa tematica nel documentario che, a questo punto, non ti puoi esimere di guardare!

Non mancherò, stante il tuo ermetismo a riguardo (come è giusto che sia). Quanto fanno male ad una giocatrice di livello tutti i luoghi comuni che perseguitano la pallacanestro femminile? Sport per uomini, livello tecnico infimo, donne “maschiacci”, etc.

Forse ad una giocatrice matura, che sa quanto vale come atleta e come persona, commenti di questo genere non fanno male. Ma la cosa purtroppo fa male al movimento perché le bambine sono meno invogliate ad avvicinarsi a questo sport.

Abbiamo apprezzato il tuo progetto “She got game”, che parafrasa felicemente il bellissimo film di Spike Lee. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura? Che difficoltà hai trovato?

Il blog è nato perché mastico pane e basket da sempre e avevo voglia di poter dire la mia pubblicamente, ci sono tanti giornalisti ma pochi giocatori che lo fanno. Il nome, beh, è un film cult come hai detto tu, che contiene nel titolo anche il mio soprannome.. perfetto no? 🙂
L’idea del documentario invece nasce da una chiacchierata con l’amica (ex giocatrice di basket) Annalisa Zanierato, che da anni lavora nel cinema. Non esiste un documentario sul basket femminile e questo era il momento giusto per farlo, anche per porre un pò di attenzione sul movimento. Stiamo ancora girando e forse l’unica difficoltà vera è l’organizzazione del timing delle riprese, poiché essendo un set “in movimento” per le interviste dobbiamo confrontarci con orari e impegni dei nostri ospiti.

Che cosa ti aspetti da questo progetto? Pensi possa rinvigorire il nostro movimento?

Sono certa di questo aspetto. Se ne sta parlando tanto e già questo è importante per rinvigorire il movimento. Inoltre le tematiche che affronteremo potrebbero essere “utili” per parlare e capire se e come si puo fare qualcosa per migliorare.

Segui e quanto la Serie A italiana maschile? Quale squadra ti piace maggiormente?

Amo il basket, di qualsiasi serie! Sono una fan dell’Olimpia Milano, sin da bambina, ma quest’anno mi piace davvero tanto Reggio Emilia… mi piace quando ci sono tanti italiani in campo!

E tra le donne cosa segui con più interesse?

Tra le donne direi che tifo…. Sanga Milano!

Becky Hammon fa l’assistant coach degli Spurs. Tra quanti anni vedremo una roba del genere in Italia?

200? 🙂 Il basket italiano è un ambiente molto maschilista, sia quello femminile che quello maschile, e forse per cultura da noi le donne non hanno molta voglia di allenare e soprattutto non vengono tenute in grande considerazione. Ma ci sono tante buone allenatrici in giro e sono sicura che ci arriveremo.. spero prima!

Ti piacerebbe un ruolo del genere?

Mi piace tutto ciò che ruota intorno alla pallacanestro e credo che in un ruolo del genere potrei di certo portare esperienza di basket giocato e gestione di uno spogliatoio. Al momento però preferisco impegnarmi in quello che conosco meglio, ovvero marketing e comunicazione, credo che anche questo aspetto possa aiutare il movimento. E ovviamente non trascuro i viaggi che tanto amo.

Donne Al Volante (www.donnealvolante.com). Non male, sfatare il luogo comune per eccellenza sulle donne. Da dove nasce questa passione? E quando?

L’idea nasce 4 anni fa da me e dalla mia socia Mariella Carimini. Amiamo viaggiare, amiamo poter fare qualcosa per gli altri… Donne al Volante unisce queste nostre due grandi passioni e esigenze: viaggi e beneficienza. Con il prezioso supporto della Fondazione Candido Cannavò, in questi anni abbiamo compiuto raid pazzeschi in giro per il mondo a bordo di una macchina rosa e donato circa 70.000E a supporto di progetti sociali.

Quanto ti ha arricchito l’esperienza nel Regno Unito? Per conoscenza, abbiamo ben presente quanto l’integrazione tra scuola e sport, presente Oltremanica e in generale in tutti i Paesi anglosassoni, aiuti a crescere nel rispetto delle regole sportive, creando inoltre atleti di ottimo livello. Possibile che in Italia l’educazione fisica a scuola sia ancora agli stessi livelli di 30 anni fa?

Mi ha arricchito tantissimo, dal punto di vista umano, lavorativo e sportivo. Un’esperienza che porto con me quotidianamente. Per quanto riguarda il campionato in realtà arrivavo dall’A1 italiana ed il livello là era meno competitivo rispetto al nostro: alcune ottime squadre, ma per il resto come la nostra A2. Abbiamo però giocato anche la Fiba Cup facendo bene e giocando alla pari anche con le squadre italiane di alta classifica. La cosa bella dell’Inghilterra era la possibilità di praticare sport all’interno della scuola, nel mio caso l’Università. Ogni Università ha moltissime squadre (calcio, basket, rugby, lacross, netball, etc) che partecipano ad un vero e proprio campionato. Trovo che questo sia fantastico ed è assolutamente una grandissima mancanza italiana, dove la responsabilità di far fare sport ai giovani è delegato alla sole Società sportive dilettantistiche, che dispongono di mezzi e strutture infinitamente minori.

Un sogno che ti piacerebbe realizzare. In ambito sportivo e non.

A livello sportivo “giocato” forse è un po’ tardi per me, vista l’età… ma il sogno resta quello di riportare Milano in A1!
Per il resto… sto facendo le cose che amo, mi reputo una persona fortunata ed il “sogno” è poter continuare così, tra viaggi, basket e video!

In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti… e complimenti.

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