Inter-Palermo: le pagelle del match

Alla distanza l’Inter travolge un Palermo mai così remissivo e che resta in campo a “San Siro” solo un tempo: il ‘rombo’ di Mancini e tanta ‘garra charrua’ fanno il resto, per un tris che esalta i tanto criticati Guarin e Icardi.

A vedere il tabellone finale non si spiegano i 4 punti che, prima della gara, separavano le due squadre. Il Palermo fa registrare un passaggio a vuoto e, dopo un buon primo tempo illuminato da un ottimo Dybala (che però si divora l’1-1), scompare dal campo: merito anche di un’Inter più affamata e in cerca di riscatto dal tris di sconfitte. Guarin apre le danze e poi è sontuoso come uomo-assist per un Icardi che, nella ripresa, devasta la retroguardia rosanero, senza però esultare. La strada verso l’Europa è ancora accidentata ma qualche spiraglio di gioco comincia a vedersi; il Palermo fa una buona figura a metà e si candida comunque per un tranquillo girone di ritorno, harakiri permettendo.

INTER (4-3-1-2)

HANDANOVIC 6,5 – Nel primo tempo lo scatenato Dybala gli gira al largo. Nella ripresa lo grazia: pochi secondi prima, però, è una sua uscita-kamikaze a sventare il pari dell’argentino. Tutto il resto segue con assoluta certezza.

SANTON 6+ – Sta lì, non fa danni e, quando i buoi rosanero sono già scappati, si permette due sortite a destra. Il coraggio verrà, la condizione pure: per questa Inter convalescente pare già tanta roba.

RANOCCHIA (cap.) 6,5 – Ha da farsi perdonare un bel po’ di cose. Guarin gli toglie la gioia del gol, anticipandolo sull’1-0, poi su azione-fotocopia centra la traversa nella ripresa. Nel mezzo, una gara gagliarda nella quale ci mette un po’ per prendere le misure a Dybala e Vazquez. Il mezzo voto è di stima, ma la continuità è ancora una chimera.

JUAN JESUS 6,5 – Di fronte ai volteggi di Dybala ci capisce poco: allora decide di staccare la spina del buonismo e ci va giù duro, vincendo la solita percentuale bulgara di contrasti coi rosanero. L’ammonizione nel primo tempo non lo limita e vive una ripresa tutto sommato tranquilla in cui, una volta tanto, si sono quasi solo luci.

NAGATOMO 5,5 – Uno dei pochi prodotti giapponesi che difettano di affidabilità. Tornato incerottato dalla Coppa d’Asia, dura 30′ prima di gettare la spugna: più intraprendente di Santon ma, al solito, sui cross alti pecca di precisione (dal 35′ p.t. DODO’ 5,5 – Vedi quel trattore instancabile di Morganella e immagini che il brasiliano avrà una serata dura: inizia il secondo tempo con un orribile disimpegno che, per poco, non vale l’1-1, poi si riprende e, facilitato dal punteggio, maramaldeggia come più gli piace, ovvero dalla metà campo in su).

GUARIN 8- – Il terzo tempo vincente con cui ‘ruba’ a Ranocchia la copertina iniziale, poi da il ‘la’ al 2-0 di Icardi e, sul finale, con lo spunto preferito sulla destra, imbecca Icardi per il tris. Non bastasse, ci mette una gara gagliarda da interno del centrocampo a tre, roba che bisogna tornare ai tempi del Porto. Si gioca il ‘Man of the Match’ con Brozovic e Icardi e lo vince di un’incollatura perché tutte e tre le marcature hanno la sua firma (MIGLIORE IN CAMPO).

MEDEL 7- – Stavolta il ‘giallo’ rimediato in avvio non lo limita e, anzi, è il preludio a una delle migliori esibizioni del cileno in nerazzurro. Niente di trascendentale, per carità, ma con l’ausilio di Guarin e Brozovic funge da molla per le verticalizzazioni interiste, piacevole novità di una squadra che nell’ultimo mese pareva aver disimparato pure i fondamentali.

BROZOVIC 7+ – Una cosa tanto brutta (apre male il compasso e per poco non manda in porta gli avversari) e una miriade di cose buone. Il croato, all’esordio a “San Siro”, può esse piuma e può esse fero, alternando tackle senza complimenti e tocchi di fioretto (l’assist non capitalizzato da Palacio). Se davvero è ancora lontano dalla migliore condizione, quando la ritroverà Mancini farà bingo.

SHAQIRI 6,5 – Sempre un tocco in più, sempre un ricamo di troppo: era stato comprato per giocare sull’out di destra e invece l’Inter si ritrova uno Sneijder più tozzo ma capace di ‘strappi’ importanti nel corso del match, col ‘contorno’ del corner per l’inzuccata di Guarin. Quando salterà con più convinzione l’uomo e aumenterà la velocità delle proprie giocare, diverrà imprescindibile (dal 39′ s.t. KOVACIC s.v. – Entra con la voglia di dimostrare di non meritare l’inaspettata panchina: un’ottima combinazione col connazionale Brozovic e due filtranti sballati come nelle serate di scarsa voglia).

PALACIO 6 – Continua a non vedere la porta (meno impossibile di quanto non apparisse l’inzuccata che però non inquadra la porta nel primo tempo) però lascia sprazzi del Palacio che fu, trotterellando per tutto il fronte d’attacco e creando i presupposti per la gloria altrui come nel 2-0. Tornasse davvero quello dell’anno scorso, Mancini avrebbe risolto metà dei suoi problemi, ma purtroppo la china che ha preso pare irreversibile. Tanta dignità e sbattimento però: avercene di ‘bandoleri stanchi’ come lui… (dal 37′ s.t. CAMPAGNARO s.v. – Entra per ridisegnare l’assetto tattico e mostrare denti -e paradenti- a un possibile ‘comeback’ avversario).

ICARDI 7,5 – Nel primo tempo si sbatte senza costrutto, nel secondo se ne sbatte (del pubblico, del Palermo). Prima una frustata di testa praticamente da fuori area che centra il palo, poi due bei gol che gli valgono la piazza d’onore tra i cannonieri e, forse, una rottura insanabile con la piazza nerazzurra. Poco male: più lo criticano e più lui segna. Semmai andrà via lascerà in dote quei 35-40 mln di euro che male non faranno.

all. MANCINI 7 – Rinuncia al 4-2-3-1 e già questa è una notizia. Poi panchina Kovacic e Podolski e disegna l’Inter nel modo più logico in relazione alle risorse attuali e allo stato di forma dei suoi. Lui ci mette del suo e viene… premiato da un Palermo lucido solo per 45′ e che gli lascia spazio per gli esperimenti. Tutti riusciti (vedi Brozovic o Shaqiri trequartista), nonostante non è con una sola vittoria che le ombre si diraderanno. Se poi a Bergamo i suoi si perderanno di nuovo, sarà punto e a capo.

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 PALERMO (3-5-1-1)

SORRENTINO 6- – Bene su Juan Jesus in avvio, poi i compagni di reparto lasciano che, in serie, Guarin, Ranocchia (traversa) e Icardi gli si presentino davanti per giustiziarlo. Lui ha la barba del decimo giorno, alla De Sanctis, ma prende tutto con più filosofia dal momento che a “San Siro” ci aveva già vinto lo scorso autunno.

TERZI 5,5 – Ripescato causa morìa di difensori in rosa, non disputa nemmeno una gara malvagia (sul primo gol non è lui a perdersi Guarin) ma, alla distanza, pesano equamente sul groppone dei tre interpreti del pacchetto arretrato le reti al passivo che puniscono eccessivamente il Palermo: fino a quando Dybala non si ‘mangia’ l’1-1, la retroguardia tiene e lui non corre poi così tanti pericoli come il punteggio finale lascia intendere.

G. GONZALEZ 5+ – Dopo un ottimo esordio nel campionato italiano e pure un primo tempo ben oltre la sufficienza, nella ripresa naufraga pure lui e fa segnare il primo, vero passaggio a vuoto della sua ancora breve esperienza palermitana. Col ritorno degli altri ‘califfi’ squalificati (Andelkovic), il centrale costaricense tornerà a ricomporre la solida linea a tre che sinora Iachini ha battezzato come titolare.

DAPRELA’ 5 – Ha sulla coscienza il gol che apre le danze, quando Guarin lo brucia con un terzo tempo cestistico. Rispolverato per l’occasione, viene impiegato come esterno nella difesa a tre anziché lungo i binari esterni e, in questa situazione d’emergenza, anche la convalescente Inter di Mancini riesce ad andarci a nozze.

MORGANELLA 6- – Ara come pochi la fascia di competenza e, con la sua esuberanza fisica, mette in ambasce da solo Nagatomo e Dodò. Non arriva mai sul fondo per crossare ma risulta comunque prezioso: voto all’abnegazione in una serata difficile più che all’effettiva consistenza della prestazione (dal 30′ s.t. RISPOLI s.v. – Il neo-arrivato dal Parma si piazza a destra anche se tornerà utile pure come esterno di difesa nel 3-5-2 tanto caro a Iachini).

L. RIGONI 5,5 – Prima di sgonfiarsi come il resto dei compagni ha il merito/demerito di andare vicino al pareggio con un gran inserimento che, per poco, non fredda Handanovic sul proprio palo. Esaurita la specialità della casa, il suo contributo alla mediana siciliana risulta impalpabile e finisce sacrificandosi in un lavoro di copertura che ne mortifica le caratteristiche. Ci saranno altre occasioni e altri avversari per rivederlo nelle vesti a lui più consone.

JAJALO 5 – Il croato -uno dei tanti in campo stasera…- incrocia di nuovo l’Inter dopo le (a loro modo) epiche sfide del 2010, quando militava nel Siena e, prima, fece passare una brutta serata ai nerazzurri in un clamoroso 4-3 proprio al “Meazza”, poi fu testimone sul campo del 18esimo scudetto. Stasera, in cabina di regia, non combina granché ed è il primo che Iachini avvicenda: tornerà buono, anche come alternativa a Maresca (dal 21′ s.t. BELOTTI 6 – Niente da segnalare, ma questo granatiere dalle movenze aggraziate fa panchina solo ‘per colpa’ di un Dybala in rampa di lancio: quando entra in campo mostra di essere un prospetto di campione, forse ancora troppo snobbato dalle prime pagine. Potenzialmente, nelle giornate di vena, un tridente con l’argentino e l’altro connazionale Vazquez potrebbe segnalarsi come uno dei più pirotecnici del campionato).

E. BARRETO 5+ (cap.) – Cuore di capitano, certo, ma stasera in grande affanno e senza la solita grinta che contraddistingue il paraguayano. Il meno positivo della mediana rosanero, non riesce né a tamponare a dovere né a far ripartire l’azione e passa l’intera ripresa in trincea, attendendo un’Inter che, stranamente, cresce col passare dei minuti invece di tirare il freno a mano.

LAZAAR 5,5 – Interessante prospetto: più dotato tecnicamente di Morganella, incappa però pure lui in una serata in chiaroscuro in cui mostra il meglio di sé solo dalla metà campo in su, mentre nel secondo tempo tira i remi in barca e, senza più il riferimento di Dybala in avanti e dell’evanescente Vazquez, si limita a presidiare il fortino assediato (dal 32′ s.t. EMERSON s.v. – Pochi minuti a gara ampiamente compromessa, può fare ben poco in più di quanto non abbia già provato Lazaar).

VAZQUEZ 5+ – Di fronte al ct della Nazionale, in tribuna apposta per osservarlo, l’argentino fa scena ‘muda’ e si segnala solo per un paio di guizzi nel primo tempo, uno dei quali costa un ‘giallo’ a Medel. Fisiologico passaggio a vuoto proprio contro quei nerazzurri che castigò all’andata e che sancirono l’inizio del suo autunno dorato. Come tutti i talenti cristallini, fa dell’incostanza il marchio della classe d.o.c..

DYBALA 6+ – Per 45′ è il migliore in campo, sfiora il gol con un bellissimo sinistro a giro e costringe all’ammonizione Juan Jesus. La sua gara potrebbe venire coronata da un nuovo squillo a “San Siro” dopo quello col Milan ma, in pochi secondi, macchia la sua prestazione: prima è bravo Handanovic ad anticiparlo alla disperata poi, sul prosieguo dell’azione, sparacchia in tribuna, a porta vuota, da Km 0. Addio 1-1 e, da lì a poco, il Palermo incasserà la rete del 2-0. La sintesi della gara degli ospiti, in fondo, è tutta nei primi 60′ del calciatore sudamericano. Però, per una buona metà di gara, che spettacolo.

all. IACHINI 6- – Nessun demerito in particolare: in fondo ci si ‘attendeva’ una battuta d’arresto per un Palermo che già viaggia a ritmi inaspettati; poi arrivava a Milano privo della difesa titolare (tra infortuni, squalifiche e mercato): l’identità di gioco rimane intatta, anche contro l’Inter e magari senza l’errore di Dybala si stava qui a parlare della nuova scorribanda rosanero. Il 3-0 è una punizione eccessiva e penalizza oltremodo un sistema di gioco che, specie nei primi 45′, ha mostrato come oramai sia un automatismo che, a tratti, va oramai che è un piacere.

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1 Comment

  • su Ranocchia sono d’accordo: è solo un voto più di stima e poi ha ‘rischiato’ due volte di segnare di testa (prima sull’1-0 poi con la traversa), mentre Juan Jesus, a parte il ‘giallo’ speso su Dybala nel primo tempo, non è andato manco tanto male.
    Che poi non diano mai sicurezze quello è un problema che a giugno va a affrontato.
    Viste le premesse della gara e visto il primo tempo in cui Dybala sembrava poter fare quello che voleva, è andata bene… Certo che resta indubbiamente il reparto più debole in rosa, anche col ritorno di Vidic.

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