L’editoriale della 22a giornata

L’eterna (?) rivalità tra Juventus e Milan, i problemi (reali, ma pure immaginari) del ct della Nazionale, i volti nuovi della Serie A e due o tre cose che ha detto l’ultimo turno di campionato. 

Mentre Juventus e Milan sono di nuovo ai ferri corti (ma lo sono davvero mai state?), l’ex tecnico dei bianconeri -solo di passaggio sulla panchina degli Azzurri- viene sempre di più accreditato come successore di Inzaghi sulla panchina rossonera. Il campionato, intanto, vede Inter e Roma tornare al successo, mentre Juve e Napoli continuano a viaggiare a velocità di crociera: sugli scudi soprattutto uno dei volti (e ciuffi) nuovi del campionato italiano, quel Marcelo Brozovic che potrebbe contribuire a togliere le castagne dal fuoco a Roberto Mancini.

REGIA (TV) OCCULTA – E niente. Dopo il gol ‘fantasma’ di Muntari l’idillio è finito. Anche i più grandi amori finiscono, sia chiaro: e dopo la querelle di domenica scorsa sollevata dalle sbraco a caldo di Galliani, della risposta maleducata della Juventus (se era ironica, invece, non se n’è accorto nessuno) e la contro-replica rossonera che ha reso il tutto più simile a un cat-fight che a una lotta di potere ai vertici del sistema calcio italiano, si attendono gravissime conseguenze. La revoca ai bianconeri dalla bacheca di tutti i “Trofei Berlusconi” vinti negli anni passati? O la mancata concessione, per le gare col Diavolo, ai tifosi milanisti dei soliti 27-28 posti che lo “Stadium” riserva alle tifoserie ospiti (troppi!)? O, peggio ancora, la devastante possibilità che l’estate prossima le due società boicottino il ‘Trofeo Tim’? Prima di lanciarsi in questi scenari apocalittici -dopo la scomparsa del ‘Birra Moretti’, sarebbe una botta difficile da metabolizzare- invitiamo alla calma, non seguendo le pacate urla con cui, nelle ultime 48 ore, è stato commentato l’episodio del presunto fuorigioco di Tevez e della ingiustificata indignazione rossonera. L’amore è bello se non è litigarello e certi matrimoni non finiscono mica davanti a una scaramuccia: certo, c’è risentimento e anche fastidio da una parte e dall’altra per la spocchia o l’arroganza della controparte. Intanto la Juventus ha battuto il Milan con in panca Allegri (artefice dell’ultimo successo dei milanesi) e Pirlo (protagonista dell’ultimo Diavolo rilevante sulla scena internazionale), mentre sull’altra sponda Pippo Inzaghi -ex cuore bianconero prima che beniamino di Berlusconi- vede addensarsi ombre sulla sua panchina: per ora è fantacalcio, ma chissà che non possa essere proprio quell’Antonio Conte che pure ha ribadito l’intenzione di restare alla guida della Nazionale almeno fino a Euro 2016. La Juve di Allegri vs. il Milan di Conte. Sa tanto di sgarbo reciproco, ovvio. O forse no: com’era quella storia dell’eterna rivalità tra questi due club? (P.S. Cosa ne pensiamo della polemica relativa alla produzione e alla manipolazione delle immagini tv? Beh, mettetevi nei panni di un tifoso dell’Empoli, ad esempio, e guardate bianconeri e rossoneri che si insultano parlando di errori arbitrali e condizionamenti: viene voglia di sedersi accanto a lui, sul divano, e dargli un abbraccione, di stima proprio).

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“MI SI NOTA DI PIU’ SE…” – “…alleno ma me ne sto in disparte, o se non alleno per nulla e mi dimetto?”. Continua la simpatica esperienza di Antonio Conte con la Nazionale azzurra, col ct che ogni giorno pare svegliarsi con l’idea di mollare perché poco supportato dai club avidi e sanguinari della Serie A e che va a letto, invece, ribadendo di avere sempre più stimoli nel voler condurre il suo gruppo di giocatori a un risultato di prestigio a Euro 2016. A ogni refilo di vento sfavorevole, ecco una dichiarazione (non petita) di stanchezza e in cui si fa notare che è impossibile svolgere in queste condizioni (quali?) il ruolo del ct: poi, a stretto giro di posta, arriva la smentita della non-dichiarazione, meccanismo molto utilizzato per rafforzare la posizione di colui che l’aveva non-pronunciata. Intanto è il segreto di Pulcinella che Galliani vorrebbe proprio Conte, a giugno, per sostituire Inzaghi, restituendo pan per focaccia (non che questo sia l’obbiettivo principale, ma già che ci siamo…) alla Juve i trasferimenti (avvallati dallo stesso Galliani) di Pirlo e Allegri. Dipendesse da lui, Conte ci andrebbe di corsa (certo a fronte di precise garanzie tecniche e gestionali), lasciando una Nazionale nella quale non ha trovato, va detto, i pieni poteri e la libertà di movimento quasi ‘cesaristica’ che vagheggiava. Certo, quando da allenatore dici “Vidal è prima un giocatore della Juventus e poi della nazionale cilena” non è che, da selezionatore dell’Italia, puoi attenderti risposte molto diverse. Sfortuna ha voluto che il diretto interlocutore sia Carlo Tavecchio, giustamente criticato per le ragioni note (e meno note) ma che in alcune uscite sta mostrando di avere poche, ma chiare, idee: a partire dalla riforma dei campionati fino alla scelta del tecnico salentino, sulla quale a nostro avviso non transigerebbe su un’uscita di scena anticipata. In fondo il buon Conte è stata una scelta sua e il primo, vero atto ufficiale dopo la contestata elezione. E quindi ecco ieri la nuova smentita di Conte ai suoi stessi mal di pancia di qualche giorno prima (“Piaccia o no, resto il ct dell’Italia”: tutto bello, ma se il primo a cui non piacesse fosse proprio lui? E quali sarebbero questi nemici o gufi nell’ombra?) e la dichiarazione di fronte all’accusa di frode sportiva: “Cosa succede ora? Non succede nulla…” ha detto ai cronisti. Si riferiva inconsciamente alla giustizia sportiva, al futuro sulla panchina azzurra o a cos’altro? In attesa della smentita di quest’altra non-dichiarazione, alla prossima puntata.

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“ERIN BROZOVICH”[Sinossi breve: Erin Brozovich, intraprendente centrocampista croato, indaga sulle cause della decadenza tecnica e di immagine della FC Inter Spa, che ha contaminato l’entusiasmo e la fiducia dei tifosi con tre anni di prestazioni altalenanti e frutto di una schizofrenia che apparteneva al passato. Sostenuto da Roberto Mancini e Piero Ausilio, avvia una causa contro i tanti inadatti pedatori che hanno giocato nel centrocampo interista di recente e la vince, guadagnandosi una maglia da titolare e un piccolo posto nel cuore di una tifoseria frustrata. Regia: Piero Ausilio, durata 90′, Croazia]. Tra i volti nuovi della nostra Serie A era quello meno attraente per molti tifosi ma più atteso dagli addetti ai lavori. Tanto per restare all’Inter, ok il ‘cursus honorum’ di Podolski, va bene il fatto che Shaqiri, riserva di lusso nel Bayern, sia un lusso e basta per la Serie A: ma Marcelo Brozovic, e l’importanza che potrebbe avere nel centrocampo nerazzurro, l’hanno calcolato in pochi. Certo, non è che dopo la grande prestazione contro il Palermo ora noi si salga tutti sul carro del croato. Chi segue il calcio internazionale saprà già vita, morte, miracoli ed eventuali limiti del 22enne di Zagabria, già compagno di Mateo Kovacic e sulle cui tracce c’era soprattutto l’Arsenal. Non è un fenomeno ma in due uscite ha già mostrato che, pur eccellendo in nulla, è bravo a fare tutto. Niente agiografia preventiva e, anzi, ci attendiamo anche passaggi a vuoto e un processo di adattamento al campionato italiano che, più volte in passato, ha frustrato giocatori anche più talentuosi di lui dopo esordi-monstre. Certamente, questa sua capacità di giocare di sciabola (nonostante non sia certo un granatiere) e di fioretto (si veda l’assist per Palacio dell’altra sera, in mezzo a tanti tackle e mulinare di gambe), di “esse piuma o esse fero”, può essere la svolta nel progetto tattico di Mancini. Che, per adesso, è passato al 4-3-3 e, rispolverando Guarin nel ruolo in cui si mise in luce nel Porto, ha scacciato provvisoriamente i fantasmi. Fino a quando? L’impressione è che questa Inter possa davvero giocarsela con chiunque -in Italia, benintesi…- come tornare a balbettare sin dalla prossima gara, la storicamente ostica trasferta di Bergamo. La raccomandazione è la solita, specie a voi che Brozovic fino a un mese fa manco sapevate chi fosse: mettetevi in fila e, senza spingere, salite sul carro del n.77 che poi passiamo a obliterare i biglietti. Ma, please, evitate di fischiarlo alla prima prova negativa perchè, in fondo, è solo un classe ’92 e, male che  vada, l’Inter o ha già in cassaforte il proprio futuro o lo rivenderà a condizioni più favorevoli di quanto l’ha acquistato (prestito di 18 mesi con riscatto obbligatorio fissato a soli 8…): vedendo le cifre che circolano, più che incensare anzitempo Brozovic o elogiare Mancini per averlo messo, semplicemente, nelle condizioni di esprimersi al meglio, una volta tanto fate una statua al tanto criticato Piero Ausilio. Come per Shaqiri la firma è soprattutto sua.

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LE GARE DELL’ULTIMO TURNO – Nel frattempo, di là a Topolinia, c’è un campionato che va avanti. Detto della Juve per ora inarrestabile e dell’Inter che, una delle rare volte che vince, lo fa agganciando proprio il Milan sconfitto (nemmeno così nettamente) allo “Stadium”, le notizie di giornata riguardano Napoli e Roma. Oddio, i successi delle immediate inseguitrici dei bianconeri non dovrebbero fare più di tanto scalpore, ma stavolta si. I giallorossi vincono, incerottati, una gara complessa a Cagliari dove sarebbero potuti anche cadere, confermando il trend negativo di questo primo scorcio di 2015 e dicendo quasi addio, a -10, di qualsiasi velleità di scudetto. Invece, senza tutto l’attacco titolare fatta eccezione per Ljajic (il più criticato e dato come partente si è rivelato il bomber dei giallorossi, oltre che il più continuo e stabilmente utilizzato da Garcia), la Roma ha vinto 2-1 grazie anche a una gran prestazione del giovane Verde, massacrato alcuni giorni prima dagli stessi che ora lo esaltano come Nono Re di Roma. Il classe ’96 ora tornerà nei ranghi, specie con l’arrivo di Doumbia e il ritorno di Gervinho: ma l’ennesimo prodotto del vivaio capitolino conferma la bontà del progetto. E peccato solo che i Bonazzoli, i Verde, i Cataldi & co. abbiano occasione di mettersi in mostra solo a spizzichi e bocconi. A Napoli, invece, continua la marcia vincente di Benitez che, dopo la vittoria in Supercoppa, ha trovato nuova linfa e ora insidia seriamente anche il secondo posto dei romanisti: a maggio, come l’anno scorso, potrebbero però essere più i rimorsi per i tanti, sciagurati punti persi in avvio (oltre che per l’inopinata eliminazione Champions’ da parte di un Athletic Bilbao non irresistibile). Certo, la Supercoppa; certo, una possibile nuova finale di Coppa Italia; va bene anche un’Europa League in cui, gli azzurri come le altre italiane, dovrebbero puntare a provare alle semifinali. Ma l’organico era stato progettato per lo scudetto. Altre note liete: Strinic e Gabbiadini. Presi con notevole anticipo sulla fine del calciomercato e messi subito a disposizione del tecnico spagnolo, in meno di un mese sono già titolari in pianta stabile, laddove altre società la sera del 2 febbraio erano ancora lì ad arrabattarsi su chi comprare. L’arrivo dell’ex doriano, mollato dalla Juve (che ha tanti meriti negli ultimi anni, ma pure qualche ‘neo’ come l’aver lasciato andare via, a una diretta concorrente, il buon Manolo), arriva nel momento giusto, quando Callejon è finito in panchina e Benitez aveva bisogno come il pane dei gol di qualcuno che non fosse solo Higuain. Ecco, se manco nel prossimo biennio sarà scudetto, certamente De Laurentiis ha messo un altro importante mattone nella costruzione di una squadra che a quello ambisce. Nel resto del 22esimo turno, il Genoa torna alla vittoria approfittando delle poche, ma esiziali, ingenuità di una Lazio che fallisce ancora l’esame da grande: sugli scudi Niang, letteralmente indemoniato: che sia lui l’ennesimo miracolo di Gasperini? Sempre nelle zone alte, fisiologico calo della Samp (favorito anche dall’andirivieni di mercato: ma Mihajlovic ritroverà a breve la quadratura del cerchio) mentre continua l’ottimo momento del Sassuolo che raccoglie punti ovunque. E nelle retrovie? Scende l’Atalanta che perde pur giocando bene a Firenze –devastante il ritorno di Diamanti– mentre l’Empoli mette il cappello a una striscia positiva fatta di tanti ottimi pareggi con un successo sul derelitto Cesena che aumenta le chance della Sarri band di centrare una salvezza che, nonostante il mediocre livello della Serie A, sarebbe comunque miracolosa. Se i romagnoli e il Parma, al momento, sembrano spacciati, le possibilità per i toscani aumentano. Cagliari, Atalanta, Verona (e chi più ne ha, più ne metta) permettendo.
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