A tutta B: la guida sicura del Carpi, il massimo Sforz…ini, il bel tacer che non fu mai scritto e la partita di Nicola

FRENATA CARPI, MA CON LA DISTANZA DI SICUREZZA – Sembra la descrizione di un mancato incidente stradale, in realtà è il resoconto, in soldoni, di quello che è accaduto, in testa, nell’ultima giornata di campionato. Il Carpi, infatti, non è andato oltre il pareggio nell’anticipo di venerdì a Trapani, salendo a 50 punti, così da far ridurre il distacco dal Bologna, vittorioso a Crotone, a soli 6 punti (44), ma, e bisogna cominciare a fare anche questo tipo di valutazioni, dato che non è indispensabile il primo posto per salire in A, mantenendo, comunque, un, per ora, rassicurante margine di 10 punti sulla terza in classifica, ovvero il Livorno, che esce alla grande dallo scontro con il Bari dell’ex Nicola, balzando a 40 punti. Un punto dietro, i labronici sono tallonati dall’Avellino, un’altra squadra che approfitta positivamente del turno, vincendo la seconda partita consecutiva, stavolta in casa col Latina, e portandosi a 39 punti. E bene va anche al Frosinone, che ritrova il sorriso dopo un periodo di appannamento, che l’aveva fatta lentamente scivolare in classifica dal terzo posto, grazie alla vittoria nello scontro diretto con il Lanciano, che lo porta a 38 punti. Ancora un punto dietro e si trova una delle sorprese di questo scorcio di campionato, il Vicenza, che, da quando è in mano a Marino, ha letteralmente cambiato il proprio volto ed ha cominciato una lenta risalita che, pian piano, grazie anche alla netta vittoria con il Perugia, l’ha portata al sesto posto, a 37 punti. Poi si fa un salto di due punti e si trova la prima delusa di giornata, o, forse, meglio, di tutta questa prima fase post pausa invernale, lo Spezia, che racimolando due punti in 4 partite, anche grazie alla sconfitta di Chiavari di sabato, abbandona, momentaneamente, la lotta per il terzo posto, in cui era coinvolta fino alla fine dell’andata, scivolando al settimo a 35 punti. L’ultimo posto buono per i play off, al momento, se lo contendono in due, a 34: il Lanciano, sconfitto a Frosinone, e la Ternana, che, invece, esce vittoriosa dal posticipo con il Brescia. Un punto sotto, a 33, la coppia formata da due squadre che escono con il medesimo risultato (1-1) dall’impegno settimanale, ovvero il Pescara, che pareggia in casa col Cittadella e la Pro Vercelli, che impatta a Varese. Ancora a tiro, a 31 punti, anche il Trapani.

ENTELLA, IL DERBY DELLA RISCOSSA – In coda pochi cambiamenti, visti i risultati non esaltanti in cui sono incappate quasi tutte le squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere. Ultime sono sempre, a pari merito, Latina e Crotone, appaiate a 24 punti, reduci dalle sconfitte, rispettivamente, ad Avellino e in casa col Bologna. La zona play out ora è tre punti sopra, a 27, e comincia già dalla terzultima in classifica, perché sono 3 le squadre, a parimerito, a contendersi, al momento, i due posti disponibili: il Varese, che pareggia in casa con la Pro Vercelli, il Cittadella, che fa lo stesso a Pescara, e il Catania, il cui giudizio rimane sospeso, non avendo potuto disputare il suo match a Modena, per il rinvio per neve. Fuori dalla zona retrocessione, dove era piombata giusto una settima fa, balza, così, grazie all’importantissima vittoria nel derby ligure con lo Spezia, l’Entella, che scavalca tre squadre e si porta al sestultimo posto a 28 punti. Un punto sopra, a 29, resta il Brescia, sconfitto dal Varese.

COL IL MASSIMO SFORZ…INI – Immobile per forza di cose la testa della classifica, visto che a 14 gol ci sono tre giocatori di Modena e Catania (Calaiò, Maniero, Granoche), i movimenti più importanti si sono avuti tra i diretti inseguitori. Ad una rete dalla vetta, a 13, appaiando Mbakogu, a secco come tutta la sua squadra, approdano in due: Castaldo, che segna il gol vittoria dell’Avellino con il Latina e Marchi, che realizza il gol del momentaneo vantaggio della Pro Vercelli a Varese. A 12 reti, invece, sale, solitario, Vantaggiato, che segna due, il secondo e il quinto, dei 5 gol che il Livorno rifila al Bari. Un gol sotto, a 11, arriva Cocco, che in due giornate ha letteralmente scalato la classifica, aggiungendo alla doppietta della scorsa settimana, per cui si meritò anche la vetrina della rubrica, una tripletta questo sabato, mettendo a segno tutti i gol con i quali il Vicenza affossa il Perugia. A 10 reti tutto fermo per Mancosu, Caracciolo e Catellani. Avendo già dedicato la vetrina, come detto, la scorsa settimana a Cocco, che pur ne meriterebbe un’altra, questa settimana ci concentriamo su un altro giocatore che ha ritrovato la via del gol grazie all’aria nuova della nuova squadra in cui milita, segnando, subito all’esordio, una doppietta importante per lui e per la sua nuova società, che grazie ai suoi gol vince una partita importante come il derby e, soprattutto, balza fuori dalla zona calda, ovvero Ferdinando Sforzini dell’Entella. Sforzini, nato a Tivoli nel 1984, è un calciatore che nella sua carriera ha conosciuto una moltitudine di squadre, fin dal 1999, quando cominciò a muovere i passi nel mondo del calcio nelle giovanili del Tor di Quinto. E’ da lì che lo preleva il Napoli nel 2001, per inserirlo nel suo settore giovanile e cederlo, la stagione successiva, ai pari età della Lazio. Il suo esordio tra i professionisti lo fa nel 2003, in serie C, nelle file del Sassuolo, in cui resta per due stagioni, realizzando 9 gol in 38 presenze. Nell’estate del 2005 lo acquista l’Udinese, che, però non gli farà mai vestire la sua maglia, mandandolo in una lunghissima serie di prestiti in giro per l’Italia. Comincia a Verona, con cui esordisce in B e segna 5 gol in 35 partite, poi Modena (5/30), Vicenza, con cui comincia la stagione 07/08 (2/14), Ravenna, con cui la finisce (9/21), Grosseto, con cui comincia la stagione 08/09 (3/18), Avellino, con cui la finisce (7/12), Bari (0/8 anche a causa di un grave infortunio). Quindi all’inizio della stagione 2010/11 prova anche l’esperienza all’estero, sempre in prestito dai friulani, fortemente voluto al Cluj da Mandorlini. Con i romeni gioca anche in Champions League, ma l’esonero di Mandorlini lo pone ai margini della rosa, cosicché, dopo appena 3 presenze in campionato senza segnare gol (ne segnerà solo uno in Coppa di Romania) a gennaio 2011 torna in Italia, in prestito con diritto di riscatto, nuovamente al Grosseto. Qui ritorna ad esprimersi a buoni livelli e riesce, soprattutto a dare un po’ di continuità alla sua carriera che, finora, l’ha visto fermarsi per non più di una stagione per squadra. Finisce la prima mezza stagione con 8 gol in 20 partite, che convincono i toscani a riscattarlo, gioca l’intera stagione 11/12 segnando addirittura 20 gol, terzo miglior marcatore del campionato, e gioca la prima metà della 2012/13, quando lascia Grosseto dopo 10 gol in 20 presenze, acquistato dal Pescara. In Abruzzo le cose non vanno benissimo, perché, anche a causa di numerosi infortuni, termina la prima stagione senza segnare un solo gol nelle 10 partite che riesce a giocare, mentre nelle 20 che mette insieme nella stagione successiva, ne segna a malapena 2. Durante il recente mercato estivo, viene acquistato dal Latina, ma il cambio di panchina, con l’arrivo di Breda, lo relega ai margini della rosa, così che in tutto il girone d’andata segna 4 gol. Nel mercato invernale, così, accetta di entrare nello scambio che porta Litteri in maglia nerazzurra ed approda alla Virtus Entella. Sabato l’esordio ufficiale, con il non facile impegno del derby ligure con lo Spezia. E qui Sforzini conferma che quando vede la bandiera aquilotta si generano in lui stimoli particolari, essendo una delle vittime preferite del bomber, negli anni, e questo nonostante qualche anno fa le strade sembrassero destinate ad incontrarsi (la trattativa fallì anche per volontà del giocatore quando le cose sembravano praticamente fatte, e questo ancora non va giù ai tifosi aquilotti, che non mancano di pungolarlo…): al 31′ della ripresa, nel momento migliore degli ospiti, è il più rapido a gettarsi sulla respinta di Chichizola sul tiro da fuori area di Costa Ferreira e ad insaccare approfittando dello sbilanciamento del portiere, al 41′ devia di testa un cross dalla sinistra di Masucci, per il definitivo 2-0. Così si toglie la soddisfazione di fare un esordio col botto, mandando il messaggio che lui è ancora vivo e, soprattutto, di regalare tre punti fondamentali alla propria squadra, che, così, al momento, abbandona la zona retrocessione.

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UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO – Settimana di rivincite, quindi, sia con i fatti, come quella di Sforzini, che a parole, come quelle che si sono presi alcuni giocatori, moda piuttosto attuale, fin troppo frettolosa, che non tiene, spesso, conto di come gira il calcio (“il calcio che conta” della vicenda Cerci fa ancora scuola, ma, evidentemente, non abbastanza…). Così sono stati ben tre i sassolini saltati dalle scarpe di altrettanti giocatori alla fine del mercato di riparazione. Uno è uscito per via indiretta, visto che più che dal giocatore stesso le dichiarazioni sono giunte dalla fidanzata. Giulia D’Anna, figlia del celebre, storico, ex giocatore del Chievo, attuale fidanzata di Victor Da Silva, che nel primo scorcio di campionato ha giocato a Pescara, mettendo insieme 82′ giocati e, media altissima, 2 gol segnati, e che nel mercato di riparazione è stato ceduto al Brescia, in un post scritto su Facebook durante il trasloco, non le ha certo mandate a dire. Dopo aver salutato la città di Pescara, avara di soddisfazioni, ma, pur sempre, un capitolo importante, che potrebbe anche ripetersi nel futuro, ed aver elogiato il ritorno al più amato Nord, dedica un “Vaff… dal più profondo del cuore” a certe persone incontrate in questa esperienza, in particolare ad una “che fa rima con cog**oni”. Il riferimento a Baroni non pare molto velato, così che, nonostante la rimozione del post, il tecnico non ha potuto esimersi dal commentare, dicendo semplicemente che a lui interessavano solo i discorsi fatti con il ragazzo e che la ragazza, atteggiandosi a fidanzata di un grande giocatore, non aveva fatto una bella cosa, perché, in tutte le cose, è sempre bene lavorare di più e parlare di meno. Gli altri due sassolini hanno avuto entrambi, invece, lo stesso bersaglio, ovvero Bjelica, tecnico dello Spezia. Il primo, più potente, è arrivato da Giulio Ebagua subito dopo la doppietta segnata sabato scorso, con cui, intanto, ha voluto mandare il messaggio a qualcuno a Spezia che, a suo parere, lo dava per finito. L’attaccante poi è andato diretto al bersaglio, dicendo che Bjelica ha fatto di tutto per non farlo star bene, probabilmente perché soffriva la sua personalità, nonostante lui avesse sempre cercato di aiutarlo senza far polemiche. Ha definito l’allenatore “un uomo piccolo”, che, ad esempio, a suo dire, si sarebbe offeso per i suoi saluti a Castori, suo allenatore a Varese (“per me il calcio non è guerra, gli amici restano”), dopo la partita col Carpi. La prima risposta è arrivata dalla società, più precisamente dal ds Marino, che, in un comunicato rilasciato sul sito del club, ha esordito proprio con la frase a titolo di questo paragrafo “un bel tacer non fu mai scritto”, affermando che Ebagua, in realtà, nella sua esperienza in bianconero è stato coccolato, protetto e accontentato sotto tutti i profili e concludendo che le scelte societarie devono essere accettate con professionalità senza produrre dichiarazioni fantasiose e poco eleganti. Poi, il giorno dopo è arrivata anche la telegrafica risposta del tecnico che afferma di non portare rancore e di lasciare la libertà a tutti di dire ciò che vuole, anche se ritiene poco bello farlo da 800 Km di distanza. Poi chiude con quella che suona come una “minaccia”: “dico solo che Ebagua lo aspetto, anzi lo aspettiamo, qui il 22 maggio…”. L’altro “tiratore” è stato invece, e non era difficile crederlo, Ardemagni, che da Perugia, dove si è trasferito nell’ultimo mercato, ha voluto commentare il suo scorcio sul Golfo, avendo la lucidità, però di ammettere anche le proprie responsabilità. Secondo l’attaccante se il suo nome fosse stato Ardemagnovic (facendo riferimento alla tendenza data a quasi tutto il mercato aquilotto) forse sarebbe stato tutto diverso, mentre invece, il fatto che il tecnico fosse al primo anno in Italia e non lo conoscesse, ha complicato le cose. Lui ha avvertito fin da subito una situazione strana, ha sicuramente sbagliato nelle poche partite giocate, ma non ha nemmeno mai avvertito la fiducia da parte dell’allenatore e dell’ambiente e non si è mai sentito al centro del progetto, ammettendo, come si diceva, anche la sua responsabilità. La conferma che Bjelica non lo vedesse proprio è arriva anche in questo caso, visto che a lui il tecnico non ha neanche risposto…

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LA PARTITA DI NICOLA – Sabato è stata la sua partita, un incontro speciale per l’allenatore Nicola che ha ritrovato sulla sua strada, ora che è tecnico del Bari, quel Livorno con cui ha vissuto le più grandi soddisfazioni della sua carriera da allenatore, con la cavalcata che portò alla promozione in A (e anche le più cocenti delusioni, per la stagione in Serie A culminata con la retrocessione). Nicola che è un uomo dai forti valori e che vive le sue esperienze in modo molto emozionale, ha conservato nel cuore un forte ricordo dell’esperienza in amaranto, per cui, alla vigilia della partita, ha sentito il bisogno di scrivere una lettera alla sua vecchia tifoseria. “Ogni tassello della vita porta a quello che una persona è nel presente: il passato non si dimentica mai ma da quello si riparte per nuovi viaggi con le immagini che continuano a scorrere nella memoria”, questo è l’incipit della lettera, in cui, ricordando ancora l’importanza della storia nella vita professionale di un uomo, decide di parlare direttamente ai suoi ex tifosi in modo schietto e diretto, senza la superficialità che un’intervista rischierebbe di conferire al discorso. Si dice orgoglioso di poter applaudire, all’inizio della partita che li vedrà “avversari”, tutti quanti hanno contribuito a rendere speciali quei due anni passati assieme, adottando lui e la sua famiglia e mostrandosi vicini al momento della scomparsa del figlio Alessandro. Quindi quasi si giustifica del fatto che il giorno della partita lui avrebbe fatto il suo lavoro, che è quello di aderire in pieno al progetto della sua nuova squadra e, quindi, di cercare di vincere, esattamente come loro avrebbero sperato di vincere contro di lui, senza per questo che, a fine partita, sia cambiata una sola virgola del sentimento reciproco che li lega. Il gesto, ovviamente, è stato apprezzato dalla “sua” Livorno, che, però nonostante tutto, non gli ha fatto sconti, visto che gli uomini, guidati proprio da colui che era il suo vice sulla panchina amaranto, Gelain, hanno maramaldeggiato con il suo Bari, vincendo 5-2. Poi, terminato l’incontro, mandato i risultati agli archivi e mossa la classifica, come diceva Nicola, i sentimenti sono tornati immutati. Anche questo è il bello del Calcio.

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Nicola ai tempi del Livorno

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