Da Uomo di Serie B dico: Viva i Carpi d’Italia!

UN UOMO DI SERIE B – Quando poco più di un anno fa mi fu chiesto di occuparmi della Serie B a più ampio respiro, ovvero non più seguendo le vicende di un’unica squadra, per un attimo tentennai perché, davvero, mi sembrava un compito proibitivo. Ero sempre stato un “tifoso di Serie A”, come lo è chiunque tifi una squadra impegnata nella massima serie, che conosce tutte le sfaccettature del principale campionato italiano, grazie al potere mediatico che riveste, con giornali e trasmissioni televisive che ne dissezionano e analizzano ogni sfaccettatura. Poi c’è l’altra squadra per cui tifo, che, per buona parte della sua storia, mi ha portato nelle realtà delle serie minori. La serie B è sempre stata un campionato interessante da seguire per sapere chi avrebbe disputato la Serie A la stagione successiva, e una meta a cui tendere con la squadra della mia città. Ma, anche una volta raggiunta, mi sono interessato soprattutto al “mio giardinetto”, i risultati della mia squadra e un occhio a quelli delle squadre che competevano con lei per la porzione di classifica che occupava. E molto poco di più. Allargare gli orizzonti all’inizio sembrava un impegno proibitivo, anche per lo scarso spazio che, comunque, volenti o nolenti, viene dato alla serie cadetto sui media. Invece, accettare di farlo, con una rubrica come A tutta B, in realtà, mi ha aperto un nuovo mondo. Il mondo della Provincia, del calcio giocato non esattamente al centro dei riflettori, le tante piccole storie che si porta dietro, le lotte per arrivare alla Scala del Calcio e quelle per non tornare nel purgatorio, le imprese che fanno la storia di una società e di una città, i profili di campioni che sono idoli indiscussi di una tifoseria, mentre il mondo del calcio non sa neanche che esistano. Sono diventato un Uomo di Serie B, e mi è piaciuto.

I CRITERI PER LA A – Ecco perché la rabbia per le parole di Lotito l’ho sentita molto mia. Le ho viste come una mancanza di rispetto a tutto questo mondo, al lavoro di migliaia di persone, alla dignità di decine di realtà. Esiste davvero, quindi, un calcio di serie a e uno di serie b, indipendentemente dal valore nominale del campionato che si sta affrontando. Ed è molto facile fare quei discorsi quando si è sulla balconata con i posti migliori a teatro. Poco importa che Lotito gestisca una squadra anche in terza serie, anzi, fa ancora più rabbia. Ma se questo non fosse già stato sufficiente sono arrivate le risposte dei dirigenti delle altre squadre. Fassone: “Ci vogliono criteri di ammissione alla serie A”; Galliani: “Per iscriversi servirebbe una licenza tipo Uefa”; e via discorrendo. Criteri di ammissione alla Serie A? E, di grazia, qual migliore criterio che aver, meritatamente vinto il Campionato di B? Anche perché, allora, cosa ci sta a fare? Serve solo da purgatorio per le ex squadre di serie A, che hanno fatto le cattivelle la stagione prima e che, invece, hanno diritto di tornare? Quindi, non so ragionando per ipotesi “fantasiose”, se una squadra emiliana che fino a qualche anno fa militava in C domina il campionato, ma viene da una realtà piccola, non ha i meriti di salire in A, come, invece, li avrebbe una squadra siciliana, con un bacino di pubblico potente, ma che sta disputando un campionato tremendo? E se mettessimo davvero quel tipo di paletti, per cui squadre come Carpi, Frosinone, Lanciano, Spezia, Ternana, Pro Vercelli, ecc. non meritano di salire in A, se queste arrivano tra le prime otto, come la mettiamo? Mandiamo in A la prima che ha i requisiti, anche se è arrivata nona o decima? E allora, mi permetto, il Campionato di B cosa lo disputiamo a fare?

I VERI PROBLEMI – Qui in realtà i problemi sono due: non conoscere e, soprattutto, non rispettare la Storia del Campionato Italiano e, evidentemente, sovrastimare un po’ troppo il prodotto “Serie A”. Nel primo caso sostenere la teoria dei paletti e dei criteri e delle licenze vorrebbe dire cancellare intere pagine del calcio italiano, peraltro, casualmente, tra le più belle. Con i paletti avremmo visto il Perugia di Bagni e Castagner contendere lo scudetto al Milan, terminando il campionato imbattuto? Con i criteri di ammissibilità ci saremmo appassionati al calcio del Vicenza di Paolo Rossi e a quello, più recente, di Guidolin? Con le licenze avremmo assistito all’epopea del Chievo di Delneri che fece impazzire le grandi? E, se vogliamo restare più vicini a noi, avremmo visto un Cesena, un Empoli, un Sassuolo mettere in difficoltà squadre blasonate, con un gioco frizzante e divertente, come queste “grandi” non sono più capaci a fare. E qui, infatti, si riallaccia il secondo problema, quello della sovrastima. Siamo davvero convinti, signor Lotito, che se il campionato italiano non vende all’estero sia colpa del Carpi? Abbiamo un gioco involuto e noioso, le squadre più blasonate sono al limite del guardabile, la miglior squadra italiana in Europa zoppica paurosamente, le partite più belle, spesso, sono proprio quelle che vedono protagoniste le squadre di provincia, ma solo perché sono loro a produrre il calcio più spumeggiante. Se all’estero il prodotto Serie A non tira è perché la gente si annoia a veder giocare Milan, Inter, Juve, Roma, Lazio, Napoli, non perché una neopromossa si chiama Carpi. In Spagna ci sono l’Eibar, il Cordoba, l’Elche. In Germania l’Augsburg, il Mainz, il Paderborn. In Francia il Caen, il Lorient, l’Evian. In Inghilterra l’Hull, il Burnley, il Leicester. Eppure le emittenti si contendono questi campionati a botte di milioni. Se ho un Real, un Bayern, un Psg, un Barca, un Chelsea, un Manchester che dà spettacolo, posso guardarlo giocare una volta anche contro il Carpi.

VIVA! – Insomma, seguendo la Serie B, ho imparato che, a volte, per vedere un calcio più bello, più divertente, più vero, bisogna guardare un po’ più in basso. A volte è proprio laggiù che si trovano i motivi per cui è ancora bello seguire questo sport. A girare con la testa troppo in alto, magari non si vedono le buche e a cadere dall’alto spesso ci si fa più male. Per questo dico, da innamorato del Calcio da una vita, Viva tutti i Carpi d’Italia, quelli che ci sono, quelli che ci sono stati e quelli, che, fortunatamente, ci saranno ancora! Lo dico da Uomo di Serie B, orgoglioso di esserlo. Di uomini di serie b il calcio ne è fin troppo pieno….

 

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