Da Bonazzoli a Gollini: il calcio del futuro in mostra alla Viareggio Cup

Federico BonazzoliVIAREGGIO- Un tempo era conosciuta come Coppa Carnevale. Da qualche anno ha cambiato nome, è diventata Viareggio Cup, ma non ha perso il suo fascino. Quella che è appena andata agli archivi è stata un’edizione tormentata, iniziata con le furenti polemiche del Milan contro le pessime condizioni del terreno di gioco del campo centrale, lo stadio “dei Pini” di Viareggio, e finita con le dichiarazioni improprie di Arrigo Sacchi, che ha accusato i settori giovanili di puntare troppo su giocatori di colore il giorno dopo aver assistito alla finalissima.

Il malessere diffuso che si respira nell’ambiente calcistico è stato percepito anche in questa manifestazione che, malgrado l’assenza di squadre di prima linea (Juventus e Lazio su tutte) e la prematura eliminazione dei campioni uscenti del Milan (un solo punto in tre partite), ha offerto molti spunti da prendere in considerazione. Intanto grandi applausi alle due finaliste, le squadre che più di tutte hanno convinto: l’Inter di mister Stefano Vecchi conquista per la settima volta il torneo di Viareggio vincendo tutte le partite, un piccolo record per i neroazzurri che hanno rispettato i pronostici della vigilia dimostrando di essere uno dei settori giovanili all’avanguardia nel panorama nazionale. Uguale considerazione merita il Verona dei miracoli che, a sorpresa, ha raggiunto la sua prima finale della storia grazie a un’organizzazione di gioco impeccabile e ai miracoli di Pierluigi Gollini, portiere dal futuro segnato. Benino Roma e Fiorentina, le altre semifinaliste, che però hanno pagato la discontinuità di rendimento e i problemi difensivi emersi lungo tutto il torneo, mentre a deludere è stata la rappresentanza straniera: delle tre squadre che hanno superato i gironi eliminatori (Genk, Bruges e PSV), nessuna ha raggiunto i quarti di finale.

 

Pierluigi Gollini
Pierluigi Gollini

GIOVANI PROMESSE – Ma più che ai risultati, l’attenzione è concentrata sui singoli giocatori. I talenti del futuro, come li chiama qualcuno. Gli onori della cronaca se li è guadagnati Federico Bonazzoli, attaccante dell’Inter, capocannoniere e Golden Boy del torneo. Sulle qualità del ragazzo nessuno ha dubbi, tantomeno Roberto Mancini che lo ha già fatto esordire in serie A. A Viareggio Bonazzoli si è aggregato al gruppo a partire dagli Ottavi di finale e ha sconvolto gli equilibri della competizione. Cinque reti in quattro partite, prestazioni sontuose e la sensazione che il ragazzo è già pronto per il definitivo salto di qualità.

C’è chi è chiamato a fare gol e c’è chi li deve evitare. Il destino di Gollini non è tanto diverso da quello di Bonazzoli: il portiere del Verona (un passato nelle giovanili della Fiorentina e del Manchester United) ha incantato tutti al punto che in molti si chiedono come sia possibile che un giocatore così non giochi titolare in serie A. In tutto il torneo ha subito solo tre reti (due in finale) e, tra ottavi e quarti di finale, nelle sfide con Genoa e Napoli terminate 0-0, è riuscito nell’impresa di parare ben cinque calci di rigore.

Simone Minelli
Simone Minelli

Bonazzoli e Gollini le stelle del torneo, quindi. Alle loro spalle una schiera di giocatori che meritano una citazione: primo fra tutti l’estroso Simone Minelli, esterno d’attacco della Fiorentina (per lui in stagione una presenza in Europa League). Tre reti, una delle quali da copertina nel quarto di finale contro lo Spezia. Da segnalare anche il difensore Filippo Boni del Verona, il talentuoso Accursio Bentivegna del Palermo (capocannoniere con 5 reti, alla pari di Bonazzoli), l’attaccante Tomas Vestenicky, la cui doppietta contro l’Atalanta ha trascinato la Roma in semifinale (non è un caso che il giocatore sia nel giro della prima squadra). L’ultima citazione va di diritto a una delle più liete sorprese, il centrocampista dell’Inter Michele Rocca. Ha tutto per sfondare, dribbling, corsa, visione di gioco; un giocatore completo, a dispetto dei 18 anni di età. Se son rose fioriranno, recita un proverbio popolare italiano. Al “Viareggio”, pur tra mille difficoltà, qualcosa di buono si è intravisto. Perché, battute infelici a parte e proclami puntualmente disattesi, il calcio in Italia ha un’unica soluzione per uscire dalla crisi: tornare a investire sui settori giovanili.

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