Napoli: Il processo a Rafael che dovrebbe essere un processo alla società azzurra

NAPOLI – Tre goal sulla coscienza nelle ultime tre partite di Serie A (contro Chievo, Udinese e Palermo)  sono solo i ricordi più recenti dei punti persi dal Napoli a causa del suo estremo difensore.  Il primo episodio negativo a Bilbao, durante la qualificazione  in Champions, quando il brasiliano  inciampa clamorosamente: l’errore (con la complicità di Albiol)  costa l’eliminazione e compromette irrimediabilmente tutta la stagione degli azzurri. Se gue un periodo di incertezze,con il pubblico del San Paolo che mormora e rimpiange Pepe Reina, poi i rigori di Doha che restituiscono dignità e fiducia: i suoi balletti e le sue parate cancellano il passato e regalano nuovo credito al portiere. Poi la sequenza nelle ultime partite:  un errore con il Chievo, ma il Napoli vince, un altro con l’Udinese, ma il Napoli rivince, e poi la paperissima di Palermo, e stavolta il Napoli non ce la fa a recuperare. Da un momento all’altro i dubbi su Rafael sono ricomparsi tutti e resta da capire come Benitez sceglierà di risolvere la situazione: continuare a puntare su un portiere che potrebbe essere il futuro del Napoli ma è in grossa difficoltà oppure scegliere di proseguire con Andujar come  soluzione tampone fino a fine stagione? In questo momento gli occhi sono tutti sul portiere brasiliano, ma forse le responsabilità non sono sue, ma di chi ha deciso di puntare ad occhi chiusi su di lui.

STATISTICHE IMPIETOSE – Quello che appare lampante agli occhi non può essere smentito dai numeri, che anzi condannano pesantemente il portiere brasiliano. Facendo riferimento alle statistiche di goal.com il portiere azzurro si piazza al penultimo posto nella classifica delle parate rispetto al numero di tiri in porta. Solo Mirante ha numeri peggiori. E’ chiaro che nella classifica delle parate effettive è la difesa a giocare un ruolo fondamentale, ed infatti un certo Gianluigi Buffon si piazza al terzultimo posto con 39 parate, mentre Rafael “solo” al tredicesimo con 46. L’equazione miglior difesa uguale minori parate in questo caso non mente.  La classifica sulla percentuale di parate rispetto ai tiri subiti invece inchioda il portiere brasiliano senza alcun tipo di alibi  in quanto esprime chiaramente il contributo che il portiere da alla propria squadra. Non a caso il podio di questa classifica è occupata da De Sanctis, Bizzarri e Buffon. I grandi portieri dopotutto sono quelli che riescono ad essere determinanti anche se sono chiamati in causa un’unica volta in una partita. Impietoso il confronto con Pepe Reina, che lo scorso anno si piazzò al secondo posto in questo tipo di classifica, proprio dietro Buffon e alla difesa meno perforata del campionato.

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Rafael Cabral, finito sul banco degli imputati dopo le ultime prestazioni

LIMITI – Spesso si dice che un buon portiere valga almeno 10 punti in più a campionato. In questo senso per ora non solo il portiere azzurro non ha dato bonus alla propria squadra ma addirittura si ritrova sulla coscienza molti dei punti mancanti. Il Napoli in questa prima parte di stagione si è spesso trovato a dover partire dallo 0-1 e, senza dimenticare le responsabilità di una difesa e soprattutto di una fase difensiva non sempre all’altezza, sono innegabili le responsabilità di un portiere che non è mai stato in grado di trasmettere sicurezza ai compagni. In particolare i limiti tecnici e di concentrazione del brasiliano, soprattutto in uscita. Troppe volte è stata evidente la sensazione che ogni singolo tiro degli avversari potesse concludersi con un gol.

LA STORIA – Rafael Cabral era ed è una promessa del calcio brasiliano e soprattutto del Napoli. Il club campano lo scorso anno decise di puntare forte su di lui, strappandolo alle concorrenti ( tra cui la Roma), affiancandolo ad un portiere esperto come Pepe Reina e decidendo di liquidare in maniera forse troppo affrettata Morgan De Sanctis, che tanto bene aveva fatto nel Napoli di Mazzarri. Rafael viene chiamato qualche volta a sostituire Reina, iniziando in maniera incerta, poi piano piano migliora fino alla serata allo Swansea,  quella che si rivelerà la  più assurda della sua carriera: un primo tempo stratosferico, in cui para tutto quello che gli passa per le mani, poi la rottura del crociato e la fine della sua stagione. Questa estate il club dimostra ancora la sua enorme fiducia decidendo di non provare a trattenere Pepe Reina e di affidare la porta a lui.

LE RESPONSABILITA’ DEL CLUB – E’ proprio da qui che bisogna partire per analizzare le responsabilità della società partenopea in una situazione che sta mettendo in difficoltà non solo Rafael ma la squadra stessa.
Quando il Napoli ha deciso di puntare Rafael quest’estate non ha solo deciso di puntare su un ragazzo di talento ma ha deciso di puntare su un giocatore di 24 anni, non ancora neppure abituato del tutto al calcio europeo, che pochi mesi prima aveva subito un infortunio gravissimo, da cui aveva recuperato bruciando le tappe.
Il portiere si sa, è un ruolo delicato in cui ogni singolo errore pesa pesantemente sull’andamento di una squadra. Se un attaccante manda un tiro alle stelle non succede nulla, se un portiere sbaglia quasi sempre compromette la partita. Non è un caso che le prime due squadre di serie A abbiano dei portieri ultratentenni, portieri che a loro tempo hanno fatto la loro gavetta, avendo la possibilità di commettere errori ed imparare da questi in piazze in cui gli obiettivi e quindi le pressioni erano sicuramente più sopportabili. Un esempio perfetto che riassume la crescita fisiologica di un portiere è Matteo Perin, il cui talento cristallino è risultato chiaro a tutti fin dal suo talento in serie A, ma che ha avuto bisogno di un paio di stagioni per raggiungere la maturità dimostrata quest’anno a Genoa.
Per questo motivo appare incomprensibile la strategia del Napoli di puntare tutto su Rafael, lanciandolo allo sbaraglio in una stagione in cui l’obiettivo dichiarato e fallito quasi immediatamente era lo scudetto. Sarebbe stato forse meglio puntare su un portiere già pronto, Pepe Reina oppure uno di livello paragonabile, lasciando maturare Rafael in qualche squadra più piccola, dove avrebbe potuto recuperare con più calma dal suo infortunio e riprendere quel processo di crescita iniziato lo scorso anno.
Adesso forse per Benitez è arrivato il momento di essere concreto e di puntare su chi offre più garanzie nell’immediato. Non per danneggiare Rafael ma per tutelare quello che a tutti gli effetti è un investimento ed un patrimonio della società azzurra.

La seconda parte della stagione è quella dei verdetti, e scherzare tra i pali  equivale a giocare col fuoco.

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