A tutta B: l’inchiodata emiliana, i saluti in coda, la felicità di esser Stanco, il secolo del Livorno, i frutti del mercato e l’Highlander granata

L’EMILIA CHE INCHIODA – L’Emilia che domina il campionato di Serie B, questa settimana rallenta pesantemente ed anzi, in un caso, suo malgrado, inchioda pericolosamente. Sì perché mentre il Carpi, nella bufera delle polemiche non trova lo slancio per andare oltre il pareggio casalingo a reti bianche con lo Spezia, che porta un solo punto in classifica (51), dietro di lei, il Bologna non solo non ne approfitta, ottenendo il medesimo risultato con la Ternana in casa, che porterebbe un punto in carniere e, quindi, il mantenimento delle distanze dalla capolista, ma, in realtà, con l’arrivo di un punto di penalizzazione per inadempienze, resta proprio immobile a 44 punti. Così le squadre che, veramente, si godono il turno di campionato sono quelle che seguono i battistrada, che, ora, si avvicinano notevolmente. A 43 punti, ad esempio, ad un solo dai felsinei, sale il Livorno, che festeggia il centenario battendo il Varese a domicilio. Ancora un punto sotto, a 42, c’è l’Avellino, che inanella la terza vittoria consecutiva battendo nello scontro diretto il Frosinone. E se i toscani sono alla seconda vittoria consecutiva e gli irpini alla terza, c’è chi ha fatto ancora meglio, ovvero il Vicenza, che, al quarto successo di fila, quello sul Bari, in trasferta, balza al quinto posto a 40 punti, scavalcando il suddetto Frosinone che resta fermo a 38 ed ora si deve guardare dal Lanciano che, con la vittoria col Brescia, lo tallona a 37. L’ultimo posto valido per i play off, al momento, è occupato dallo Spezia che con il passetto, il primo dopo due sconfitte consecutive, sale a 36. A tiro la Ternana, che segue a un solo punto (35) e poi tutto il gruppetto delle squadre a 33, formato dalle 3 P: il Pescara, che perde a Latina, il Perugia, che batte il Modena in anticipo, e la Pro Vercelli, che esce sconfitta dal confronto interno col Cittadella.

IL CITTADELLA SALUTA, IL CATANIA NO – Non una questione di educazione, ma il resoconto della giornata di campionato per quello che riguarda la parte bassa della classifica. Il Cittadella, infatti, grazie alla vittoria in trasferta a Vercelli, quinto risultato utile di fila, ha definitivamente abbandonato la zona calda, balzando a 30 punti e raggiungendo due delle sconfitte di giornata, il Bari e il Modena (che ha, però, una partita in meno). Dietro lascia il Brescia, che, sconfitto a Lanciano, resta a 29 punti, contendendosi con l’Entella, anch’esso a 29 punti dopo il pareggio col Trapani, l’ultimo posto tranquillo prima della zona play out. L’altro posto della zona spareggi è, al momento occupato dal Catania che torna a incepparsi, non andando oltre il pareggio casalingo col Crotone, che la fa salire a 28 punti (con una partita in meno). In zona retrocessione, appena un punto sotto, a 27 ci sono due squadre, il Latina che vince col Pescara, e aggancia il Varese, che, invece, perde col Livorno. All’ultimo posto resta solitario il Crotone con 25 punti.

STANCO MA FELICE – Si infoltisce la testa della classifica: ai tre tenori che occupavano il gradino più alto della graduatoria (Calaiò, Maniero e Granoche), tutti a secco questa settimana, si aggiunge uno che con le teste folte, in realtà ha ben poco a che fare. Lo scarsicrinito Castaldo, infatti, grazie al gol del 3-0 al Frosinone, pur da subentrante, dopo una settimana passata a lottare con l’influenza, raggiunge i colleghi a 14 gol e abbandona i compagni d’avventura a 13, Mbakogu e Marchi, che restano con le polveri bagnate come tutto l’attacco delle squadre in cui militano. In realtà quello dell’irpino è l’unico movimento vero della parte alta della classifica, perché anche nelle posizioni immediatamente seguenti tutto resta invariato. Così a 12 gol c’è sempre Vantaggiato, a 11 Cocco e a 10 Mancosu, Caracciolo e Catellani. La copertina della giornata, così, tocca ad un attaccante che è giunto al secondo gol consecutivo, terzo nelle ultime quattro giornate, tutti fondamentali per portare punti vitali alla propria squadra in lotta per non retrocedere, ovvero Francesco Stanco del Cittadella. Stanco nasce nel 1987 a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, e proprio alla squadra gialloblu lega, in qualche modo, praticamente tutta la sua carriera calcistica. Lì fa tutta la trafila delle giovanili, fino ad approdare in prima squadra nel 2005/06, in B, mettendo insieme 4 presenze. La stagione successiva viene mandato in prestito, prima al Grosseto, con cui gioca solo 8 partite senza segnare gol, e poi, a gennaio, al Boca San Lazzaro, con cui chiude la stagione con sole altre 8 presenze, e ancora a secco. La stagione successiva torna alla base e, con gli emiliani, comincia la stagione, giocando una sola partita, prima di passare, nel mercato invernale, alla Valenzana, in C2, con cui mette a segno i suoi primi 3 gol tra i professionisti. Nuovo ritorno a Modena nella stagione 2008/09, con cui, stavolta, riesce a rimanere per l’intero campionato, mettendo insieme 11 presenze e segnando il suo primo gol con la maglia gialloblu, il primo in serie cadetta. Quindi un nuovo prestito, per un intero campionato, alla Valenzana, con cui, in 26 partite, segna 4 gol. Dal 2010 il ritorno a casa madre per un impegno più costante: saranno 4 le stagioni consecutive che l’attaccante gioca col la maglia della sua città, sempre in B, mettendo insieme 106 presenze e 15 gol, con il picco raggiunto nella stagione 11/12, con 6 gol. All’inizio della stagione corrente viene mandato, nuovamente in prestito, al Pisa, in Lega Pro, dove gioca 14 incontri senza segnare gol, prima di passare, nel mercato di riparazione, in prestito, al Cittadella. Qui l’arrivo è stato dirompente: gol alla sua seconda presenza in maglia granata, alla seconda del girone di ritorno, mettendo a segno il gol del momentaneo pareggio ad Avellino, prima che il suo compagno Geraldi segni il gol vittoria, gol la scorsa settimana, alla quarta, per il vantaggio a Pescara, pareggiato solo in pieno recupero da Bjarnason. Sabato al 22′ della ripresa della partita in trasferta a Vercelli, con un sinistro a giro dal limite dell’area, che ha colpito il palo prima di insaccarsi, ha firmato il gol vittoria. Così, grazie ai suoi gol, sono arrivati 7 punti fondamentali per i veneti, che, anche grazie a questi, hanno potuto, finalmente, abbandonare la zona retrocessione. E il buon Francesco non è certo Stanco di segnare….

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UN SECOLO AMARANTO – Sabato il Livorno, nella partita giocata contro il Varese, aveva una motivazione in più: festeggiare al meglio il secolo di vita. La società toscana, infatti, nasce come Unione Sportiva Livorno il 14 febbraio 1915, o meglio il 14 viene sottoscritta la fusione fra le due società preesistenti, la Virtus Juventusque e la SPES Livorno, due compagini divise da una accesa rivalità, che verrà, però, resa ufficiale solo il 17. Il colore sociale scelto è quello della città, l’amaranto. Visto che, praticamente, a ridosso della fondazione le attività sportive vengono interrotte per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la storia calcistica del Livorno comincia ufficialmente solo nel 1919, quando, però, sfiora subito il titolo Nazionale. Si aggiudica, infatti, il campionato centro-sud, battendo in finale la Fortitudo Roma, così da qualificarsi per la finale Nazionale da disputarsi contro la vincente del campionato nord, ovvero l’Inter. La finale si conclude con il risultato di 3-2 per i nerazzurri con i labronici che “probabilmente” sbagliano un rigore (per capire la differenza dell’informazione sportiva del tempo, l’articolo de La Stampa riportava “il Livorno, secondo alcune fonti, avrebbe fallito un calcio di rigore”) e sono costretti a giocare buona parte della partita in 10 per un infortunio, al tempo in cui le sostituzioni non esistevano, non demeritando, per questo, contro i più blasonati avversari. Per tutti gli anni venti si distingue nei vari gironi in cui viene diviso il Campionato Italiano degli albori, pur senza raggiungere più i livelli della prima stagione. Questo, però, fa sì, che, quando, nel 1929 viene creata la Serie A, il Livorno sia l’unica compagine toscana a venir chiamata, salvandosi, peraltro, alla stagione d’esordio. La prima retrocessione è della stagione successiva, la 1930/31, ma due stagioni dopo è nuovamente in A. Comincia così un saliscendi che va avanti per tutti gli anni ’30 e i primi anni 40. Poi nella stagione 42/43 arriva l’exploit, con la squadra che parte subito alla grande e si trova per tutto il campionato a rivaleggiare testa a testa col Grande Torino, perdendo lo scudetto solo all’ultima giornata e solo, manco a dirlo, per un gol in extremis di un certo Valentino Mazzola. La stagione successiva tutto si ferma per l’entrata in Guerra dell’Italia. Quando le competizioni riprendono, nel ’46, è di nuovo in A, ma nel giro di tre anni retrocede in B e, in altri tre anni, scende per la prima volta in C. Tutti gli anni ’50 e metà dei ’60, gli amaranto li vivono, tranne una brevissima apparizione, in C. Solo nel 1964 tornano in pianta stabile nella serie cadetta, per restarci fino al 1972, quando tornano in C. E’ l’inizio di un lunghissimo periodo nelle serie inferiori. Qualificatosi per la neonata C1 nel 1978, nel 1983 scende, ulteriormente, in C2, per risalire subito e vincere, nel 1986/87 la sua prima Coppa Italia di Serie C. La nuova retrocessione in C2 del 1989 è il prodromo del fallimento del 1991, con la società, sotto il nuovo nome di Associazione Sportiva Livorno Calcio, costretta a ripartire dall’Eccellenza Toscana. Due stagioni ed è già nuovamente in C2, nel 1997 risale in C1 e, nel 2002, dopo trent’anni, è nuovamente Serie B. E’ il Livorno di Igor Protti, a cui, nel 2003/04, basta aggiungere Lucarelli in attacco, Chiellini in difesa e Mazzarri in panchina, per compiere, dopo 55 anni, nuovamente, il grande salto in A. All’esordio è subito Milan e sarà sicuramente nella memoria di tutti il siparietto dei tifosi del Livorno che si presentarono allo stadio con le bandane, per ironizzare sull’allora presidente del consiglio, e Presidente del Milan, Silvio Berlusconi, immortalato in tal guisa in una foto estiva. Il 2-2 che ne scaturisce è solo l’inizio di una bella stagione disputata dai toscani e conclusasi con l’8° posto finale. L’anno dopo è addirittura 6° posto, anche se a seguito delle sentenze post Calciopoli, che significa addirittura partecipazione all’Europa League dell’anno successivo, dove passerà anche la fase a gironi, prima di essere eliminata ai sedicesimi dall’Espanyol. Poi comincia un lento declino, che porta alla retrocessione nel 2008. Un saliscendi di tre stagioni (08/09 in B, 09/10 in A, 10/11 in B) poi tre stagioni consecutive in B, scandite dalla tragedia di Morosini il 14 aprile 2012, fino alla cavalcata a tre con Sassuolo e Verona del 12/13, che si conclude con la promozione diretta delle altre due, e il Livorno di Nicola che deve passare attraverso la vittoria dei play off. Il ritorno in A è fugace, perché arriva subito la retrocessione. Così la stagione corrente, quella del centenario, comincia con la 24^ partecipazione al campionato cadetto, contro le 29 nei più alti livelli del campionato Nazionale (18 in quello a girone unico) e il Livorno vorrebbe regalarsi una nuova promozione. La stagione, a parte un breve periodo di appannamento, che ha portato all’avvicendamento sulla panchina di Gautieri con Gelain, è assolutamente positiva, con una costante lotta per i primi posti della classifica. Sabato, proprio in corrispondenza dello storico anniversario, il Livorno ha deciso di celebrare l’evento con una vittoria importantissima, ottenuta in trasferta, che, in coincidenza di passi falsi e penalizzazioni, ha consolidato il terzo posto e avvicinato ulteriormente il secondo occupato dal Bologna.

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QUANDO IL MERCATO DA’ SUOI FRUTTI – Non sempre le operazioni del mercato di riparazione portano un reale vantaggio per le società che le concludono.A volte, invece, si può dare la svolta ad una stagione. Tra quelle di questa sessione, ad esempio, per dirne solo alcune, spiccano quelle di Sforzini, che all’esordio con l’Entella ha segnato la doppietta decisiva nel derby con lo Spezia, quella di Sansone, che realizzò un gol importantissimo alla prima partita con il Bologna, o quella di Trotta, che giusto sabato, all’esordio dal primo minuto, ha aperto le marcature contro il Frosinone, giocando un’ottima partita. A Vicenza in queste ultime settimane è esplosa la stella di Cocco, bomber da 5 gol in due partite e l’influenza che l’ha relegato in panchina sembrava essere arrivata come acqua sulle polveri di una delle migliori squadre di questa fase del campionato. Ecco perché Marino decide di giocarsi la carta Petagna. Andrea Petagna è un attaccante nato a Trieste il 30 giugno 1995, mancino, dalla forza fisica imponente abbinata ad un buon controllo di palla e un discreto senso del gol. Calcisticamente è nato nelle giovanili del Donatello Calcio, squadra di Udine, prima di passare al settore giovanile del Milan, con cui ha vinto uno scudetto Giovanissimi e uno Allievi. Nel 2012 entra nell’ambito della prima squadra, con cui riesce ad esordire in Champions League (nella sconfitta casalinga contro lo Zenit) e in Serie A, nella prima giornata del campionato 13/14 (persa 2-1 col Verona). A settembre dello stesso anno passa in prestito alla Samp, ma mette insieme solo 3 presenze, prima di tornare alla base già a gennaio. Qui torna a disposizione della Primavera, con cui conquista il Torneo di Viareggio dello scorso anno. All’inizio di questa stagione va in prestito al Latina, ma anche qui non riesce ad incidere, trovandosi a giocare in uno degli attacchi meno prolifici del campionato. Ecco perché a gennaio viene girato in prestito al Vicenza. Quattro presenze per lui fino ad ora, tre delle quali da riserva del bomber Cocco. Poi, sabato arriva l’occasione e lui la sfrutta a pieno: partito titolare, al 28′ della ripresa svetta di testa sul cross dalla sinistra di D’Elia e insacca il gol vittoria, suo primo tra i professionisti, che sbanca Bari e consente ai veneti di continuare a sognare. E il gol giovane è servito anche questa settimana.

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L’HIGHLANDER – Ne resterà uno solo. Questo era il motto degli immortali nel fortunato ciclo cinematografico/televisivo degli anni ’90. Quell’unico rimasto fu l’Highlander, McCloud (Duncan o Conor, in Italia non fu mai trasmessa la fine della saga…). Nel calcio Italiano, archiviati Ballotta e Zanetti, l’ultimo “immortale” è rimasto lui, Pierobon, 46 anni a luglio. A chi ha la mia età, ascoltando il cognome, nascerà spontanea una domanda: ma chi la Fiorella, la celebre annunciatrice delle reti Fininvest negli anni ’80 e ’90? No, con la staticità di una valletta televisiva, in realtà, il buon Pierobon ha ben poco a che fare, visto che, ultraquarantenne, salta ancora da una parte all’altra della porta. Andrea Pierobon è, infatti, l’attuale estremo difensore titolare del Cittadella. Nato proprio nella città veneta il 19 luglio 1969, ha cominciato proprio nella squadra granata la sua lunga carriera calcistica, raggiungendo la prima squadra nel 1987 e rimanendo fino al 1990 (due stagione in Interregionale e una in C2), mettendo insieme 10 presenze. Quindi passa al Giorgione (ancora due stagioni in Interregionale e una in C2), nella stagione 93/94 è alla Massese in C1, poi un anno alla Fidelis Andria in B, uno al Treviso in C2 e uno al Venezia in B. Nel 1997 passa alla Spal, con cui vive buona parte della sua carriera, 8 stagioni tra C2 e C1, mettendo insieme 263 presenze e 244 gol subiti. Quindi nel 2005 il ritorno al primo amore, il Cittadella. Con i granata disputa tre stagioni da titolare in C1, poi, nel 2008 sale in B, dove disputa un’altra stagione da titolare, poi le presenze cominciano a ridursi, anche perché dal 2010 diventa ufficialmente il secondo portiere. Tra il 2011 e il 2014 non mette insieme più di 3 presenze a stagione. Nonostante questo, nella scorsa stagione, scendendo in campo titolare nella partita in trasferta con l’Avellino del 29 marzo 2014, diventa, a 44 anni 8 mesi e 10 giorni, il più vecchio giocatore della storia della A e della B. Rinnovando per un’altra stagione all’inizio di questo campionato, si accomoda in panchina e lì rimane per tutto il girone d’andata, riserva di Valentini. Poi l’emergenza all’inizio del girone di ritorno per l’infortunio del portiere titolare, lo ha riportato alla ribalta. Lui, l’uomo che parla con i propri guanti, come ha confessato in una recente intervista, per trovare la concentrazione necessaria tra i pali, ha risposto presente ed è sceso in campo, a 45 anni 5 mesi e 29 giorni, da titolare nella prima partita del girone di ritorno, pareggiata 1-1 col Modena. Da allora non è più uscito. Il fatto che il Cittadella, durante le sue 5 presenze, abbia inanellato 5 risultati utili consecutivi, con cui ha abbandonato la zona retrocessione, non pare poi così casuale…

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