Cagliari-Inter: le pagelle del match

Le pagelle del match

CAGLIARI (4-3-2-1)

BRKIC 6,5 – Il miracolo lo fa nel primo tempo su Brozovic, poi si diverte a vedere Podolski incartarsi da solo per ben tre volte. Lasciato in balia del destino sui due gol, ma quantomeno il serbo ha dato un minimo di stabilità ad una barca che, altrimenti, farebbe acqua un po’ da ovunque

DESSENA 5,5 – Reinventato terzino (sarebbe pure una buona idea, visto il passo), scivola però goffamente nel primo tempo dando via libera per Santon: fortuna che i nerazzurri non sfruttano. Lascia troppo campo al n.21 interista poi, nella ripresa, ristabilisce le distanze e partecipa ai 20′ di fuego con cui i suoi chiudono gli ospiti in area loro e buttano via la chiave.

ROSSETTINI 5+ -Una bella gatta da pelare l’Icardi di questa sera, centravanti a tutto campo e che ‘uccella’ la difesa rossoblu in occasione dello 0-2. Nessun errore marchiano, ma intanto, zitto zitto, il reparto arretrato di Zola becca altri due gol e altrettanti gliene abbuona la generosità di Podolski.

CAPUANO 5,5 – In difficoltà come Rossettini ma lui, prima della doppia capitolazione nella ripresa, ha il merito di intervenire su una conclusione a colpo sicuro di Icardi salvando Brkic. Come il compare di reparto lascia saltere per ben due volte indisturbato Podolski…

AVELAR 5,5 – Sul centro-sinistra pare debba fare sfracelli assieme a Cossu, prendendo d’infilata un Campagnaro che non è più quello dei tempi migliori. Invece si spegne a poco a poco e non si segnala nemmeno nell’arrembaggio che i suoi imbastiscono a inizio secondo tempo. E’ anche vero che il suo piede meriterebbe, forse, ben altra collocazione tattica se l’altro dirimpettaio, sulla destra, è un centrocampista di ruolo.

DONSAH 6.5 – Tra i migliori dei suoi forse anche in campo, specie dopo i primi 45′: il più giovane (classe ’96) tra i 22 giocatori non ha timori reverenziali, sfida tranquillamente i più scafati Guarin e Medel e trova pure il tempo per provare la conclusione. Se è tutto oro ciò che luccica, Zeman ha lasciato in dote agli isolani un leone che attende solo di crescere.

CONTI (cap.) 5,5 – Il capitano, rispolverato nell’ultimo periodo, a tratti gioca una gara gagliarda, battibeccando con tutti ma senza trovare, stavolta, il consueto ‘giallo’; di ciccia, però, ce n’è pochina anche se, nel finale, la solita punizione velenosa per poco non bucava barriera, Carrizo e porta tutta. Si avvicina il momento di deporre la Colt per mancanza di munizioni?

CRISETIG 5,5- – Bella figura a metà contro la Casa Madre nella quale spera di tornare: convince la maturità e la calma con cui riesce a giocare nella stagione d’esordio in A, meno invece il fatto che non riesca a incidere come il compagno Donsah, di tre anni più giovane. L’impressione, comunque, è che si tratti di uno che, sgrezzato e aspettato, possa dire la sua su palcoscenici di un certo prestigio (dal 26′ s.t. CEPPITELLI 6 – Col suo ingresso i sardi trovano più stabilità in mezzo e Zola può ridisegnare la squadra per l’assalto finale nel quale manca solo l’acuto del pari).

M’POKU 7- – In meno di 90 minuti riesce a inventare, reiterare e brevettare quella che, da oggi, sarà conosciuta come “finta à la M’poku” (col pallone spostato con la suola). Con un paio di giocate sulla fascia, manda al bar prima Juan Jesus e poi mezza difesa interista, peccato poi si perda e non riesca a piazzare la zampata davanti a Carrizo. Si prende la responsabilità dei calci piazzati e sfiora il pari con un tracciante da fuori area: in pratica mette sulla bancarella tutto il repertorio. Serata di  grazia favorito dagli isterismi della difesa ospite o è nata una nuova stella?

COSSU 5+ – Non male la sua prestazione, anche se fatica un tempo a trovare la posizione e non riesce mai a innescare Cop che, infatti, è il primo ad essere avvicendato vista la scarsità di rifornimenti. Nella ripresa, invece, pesa sulla coscienza il marchiano errore con cui sparacchia in tribuna solo davanti a Carrizo. E la sua prova finisce là (dal 23′ s.t. JOAO PEDRO 5+ – A differenza di Longo, cambio poco felice: il ’10’ cagliaritano fatica a partecipare all’assedio finale e non trova il guizzo per supportare proprio un Longo entrato con l’argento vivo addosso).

COP 5 – Ha un’unica occasione ma, sull’invitante assist fornitogli, viene anticipato dall’estremo difensore interista e da lì non la vede più. Non è nemmeno tutta colpa sua se di palloni giocabili non se ne vedano passare ma intanto la sua serata si riduce a un piacevole amarcord con gli ex compagni della Dinamo Zagabria, Kovacic e Brozovic (dall’11’ s.t. LONGO 7- – Il primo gol in A lo trova proprio contro la ‘sua’ Inter e grazie alla combinazione palo-Carrizo: intanto però il suo ingresso rianima un Cagliari sulle gambe e, per poco, non completa la beffa con la doppietta personale. Anche se  è presto per giudicare e necessitano conferme, pare uno a cui Cagliari stia già stretta e Milano invece ancora troppo larga).

all. ZOLA 6+ – Se nel primo tempo i suoi soffrono è per via della tambureggiante manovra interista, non per demeriti propri. Deve rinunciare ancora una volta a Sau ma scopre un ottimo M’poku e pesca bene la ‘carta’ Longo che, per poco, non gli raddrizza una partita che sembrava già persa. Le basi per salvarsi ci sono tutte ma sapere che ogni match si porta la tara di minimo una-due reti sul groppone -assieme a quelle che i suoi clamorosamente falliscono davanti a Carrizo- non lascia certo dormire sonni tranquilli…

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 INTER (4-3-1-2)

CARRIZO 6+ – In uscita alta si trasforma in Er Saponetta (gliene sfuggono ben due…) mentre le palle basse sono tutte sue: sarà per reattività, sarà per la sciagurata vena degli attaccanti rossoblu (vedi Cossu…), sarà che è anche fortunato a tenere chiuse le gambe quando serve ma se, dopo 30′ di sfuriate dei padroni di casa, l’unico gol al passivo è quello di Longo (peraltro ausiliato da uno sfortunato rimpallo sul palo), allora vuol dire che nella vittoria nerazzurra c’è anche un po’ la firma del supplente di Handanovic. Certo, le due uscite a farfalle gridano ancora vendetta…

CAMPAGNARO 6- – Niente di eccezionale ma raramente va in confusione (tipo quando nel finale interviene con la suola sulla faccia del povero M’poku…): trova modo pure lui di battibeccare con chiunque e la spinta dei bei tempi, dalla sua parte, è un ricordo anche se gli avversari gli lasciano molto spazio per salire e impostare pure. Fino a maggio Mancini ha trovato la soluzione più logica e da ‘usato sicuro’ per blindare una fascia che, dall’anno prossimo, però necessiterà di un nuovo interprete.

VIDIC 6,5 – A dirla tutta, il mezzo pasticcio che manda in porta Cossu potrebbe essere ascrivibile anche a lui: tuttavia, stavolta il serbo non si macchia di alcuna amnesia e, nonostante qualche disimpegno troppo timoroso in fallo laterale e che fa poco onore al suo passato di colonna dello United, se la cava bene e fa sembrare la sua prestazione quasi ‘beckenbaueriana’ rispetto alle ultime uscite di Ranocchia. E’ ai ferri corti col tecnico o ha ritrovato un posto da titolare? Al prossimo mese l’ardua sentenza.

JUAN JESUS 5,5 – Gran gara, condita pure da un paio di chiusure di potenza e di precisione: poi, nella ripresa, ‘legge’ male una palla alta e permette a Longo di sparare verso Carrizo, realizzando l’1-2. Passa pure lui un brutto quarto d’ora quando il Cagliari mette alle corde i nerazzurri. Peccato perchè ha messi fisici e grinta da leader, ma il suo processo di crescita ha troppi stop e passaggi a vuoto. Il confine tra ‘prossimo capitano dell’Inter’ e ‘promessa mancata’ diventa sempre più labile e indefinito.

SANTON 6+ – Il ‘Bambino’ sembra debba spaccare il mondo nel primo tempo, tanto è lo spazio che a sinistra gli viene concesso. Mancini lo tele-guida dalla panchina e lui staziona stabilmente nella metà campo cagliaritana: la ripresa è di sofferenza ma lui, anche nel momento più ‘caldo’, non va mai in ambasce e tiene la posizione. Maturo è maturo, ora ci si attende pure il salto di qualità.

GUARIN (cap.) 7 –  Lascia i fuochi d’artificio a Bergamo eppure anche qui è tra i migliori. Stavolta la presenza è silenziosa ma, quando serve, che si tratti di una copertura o di dare manforte sul fronte destro dell’attacco o ancora di alleggerire la pressione avversaria, lui c’è. Troppa grazia. Quanto durerà prima di implodere? O è davvero il ‘quinto’ e inaspettato acquisto di gennaio di Roberto Mancini? (MIGLIORE IN CAMPO)

MEDEL 7 – Stavolta il suo mulinare di gambe risulta indispensabile per portare a casa una vittoria meritata ma comunque risicata. E’ l’architrave necessaria nella linea a tre che vede Brozovic e Guarin inserirsi a turno in avanti: reminescenze ‘cilene’ quando scala in mezzo alla coppia Vidic-Juan Jesus a dare un a mano come difensore aggiunto o a mettere una pezza agli svarioni di chiunque. Non doveva essere ‘poco tagliato’ per il gioco del Mancio? E invece…

BROZOVIC 6,5 – Primo tempo condito stranamente da più di qualche errore e da un ‘giallo’ in apertura che inevitabilmente lo limita: nella ripresa sale di livello e, alla distanza, maramaldeggia facilitato dalle lunghe leve e da quel radar che lo fa giocare a una velocità superiore a molti avversari e compagni. Nel complesso un’altra prova di sostanza, impreziosita da una buona presenza in avanti e da un tiro troppo ‘precisino’ che poteva valere il primo gol italiano e invece solo tanti flash pèer Brkic (dal 37′ s.t. HERNANES s.v. – Il Profeta triste ha il tempo di cogliere la traversa con un mirabile tiro da lontano: scintille di una classe che è un peccato relegare in panchina ma che, all’interno dell’oliata ‘macchina interista’ è pure difficile da collocale).

KOVACIC 6,5 – Gioca a sorpresa al posto di Shaqiri e mostra che il ruolo di trequartista non è nelle sue corde, nonostante alcune deliziose palle scodellate per i due attaccanti. Ad avvio ripresa trova il tempo di inserimento per un bel gol in un’azione da lui avviata di tacco: poco altro ma serviva a recuperare autostima e minuti. Col ritorno di Shaqiri sarà di nuovo panchina o Mancini troverà il modo di farli coesistere tutti? (dal 48′ s.t. KUZMANOVIC s.v. – /)

PODOLSKI 5+ – I due colpi di testa fuori di poco quasi quasi sono perdonabili, dato che va premiato anche il tempo di inserimento e l’aver uccellato i due centrali rossoblu. Ma la doppia indecisione quando balla col pallone in area avversaria, quasi intimorito di dover battere Brkic, è da bollino rosso, specie se sullo 0-0 e in una gara che si stava impaludando in un risultato infido. La voglia ce la mette pure ma, sul piano dell’utilità tattica, al momento è forse preferibile anche il Palacio dell’ultimo periodo (dal 36′ s.t. DODO’ s.v. – Il tunnel con cui, prima si lancia a tutta birra nella difesa cagliaritana e poi perde palla garantendo ai padroni di casa l’ultimo assalto nel concitato finale, avrà fatto venire altri capelli bianchi a Mancini…).

ICARDI 7- – Nel primo tempo gioca in modo commovente da attaccante moderno, salendo in modo intelligente ad aiutare la squadra, lanciando a occhi chiusi Podolski e venendo stoppato solo da Capuano quando prova a battere Brkic. Poi arriva il  bellissimo gol in cui racchiude potenza e tecnica: centro n.14 e prima volta in carriera in vetta ai cannonieri. Ok che Tevez è in un periodo-No, però rimane un bel traguardo, specie davanti a marpioni del calibro di Higuain e Di Natale.

all. MANCINI 6,5 – Ripropone quella che, da oltre un mese, è diventata la ‘sua’ Inter ma si azzarda in alcuni cambi (anche in vista dell’Europa League) e ci prende: Kovacic, nonostante il periodo di appannamento, è pur sempre un signor giocatore e Podolski fa le veci di Palacio in tutto e per tutto (gol sbagliati compresi). Non è colpa sua se, marcato l’1-0, i suoi vadano nel panico rischiando di mandare a monte anche questa gara. Terza vittoria di fila, roba che non si verificava dal 2012 in casa Inter: a testimonianza sia della inusuale congiuntura storica che coinvolge i nerazzurri sia dell’impatto (diesel, a dire il vero…) che Mancini ha avuto dopo la pausa natalizia.

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