Forever Aquile: Giampiero Ventura

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo aver descritto le carriere di qualche giocatore, torniamo a parlare di un tecnico. A differenza di quasi tutti quelli visti finora, lui è un tecnico “puro”, ovvero che si è seduto fin da subito in panchina, senza avere una storia da calciatore alle spalle. Uno che, in realtà, sulla panchina dello Spezia raccoglie ben poche soddisfazioni, ma che gli serviranno sicuramente per forgiare la sua lunga carriera, e che, comunque, appartengono alla storia della squadra aquilotta. E dato che lui appartiene alla storia del calcio nazionale, anche quella dei giorni più recenti, non si può non parlarne: Giampiero Ventura.

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GLI INIZI, TUTTI IN TERRA LIGURE – Ventura nasce a Genova il 14 gennaio 1948. Comincia la propria carriera, come detto, senza avere un’esperienza di calcio giocato di rilievo alle spalle, partendo dalle giovanili della Sampdoria nel 1976. Nella stagione 79/80 diventa vice, sempre alla Samp, prima di cominciare la carriera da primo allenatore, partendo dal Campionato Nazionale Dilettanti. Ha una prima esperienza con l’Albenga, nella stagione 80/81, con cui arriva 14°, e poi una con il Rapallo, con cui arriva 4°. Nel 1981 siede sulla panchina dell’Entella, con cui comincia a farsi notare. Parte, anche qui, dalla serie D, nella stagione 82/83, arrivando 4°. Quindi un anno di inattività, prima di venir richiamato, per la stagione 84/85 sempre dalla squadra di Chiavari. L’annata è quella buona e, con una squadra che annovera tra le sue file un tal Luciano Spalletti, ottiene la prima promozione della sua carriera, vincendo il campionato e salendo in C2. Confermato per l’anno successivo, va benissimo anche nella categoria superiore, ottenendo un, al tempo, storico 5° posto in C2, ad un passo dalla doppia promozione. Poi in estate, quando tutti pensano al nuovo attacco alla promozione sulla panchina biancoceleste, a tre giorni dal ritiro, arriva la chiamata dello Spezia, neopromosso in C1 (nel campionato precedente le strade si sono incontrate due volte, terminate entrambe 1-1) , e lui non sa dire di no.

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Un giovane Ventura al centro della foto ufficiale dell’Entella

LA BREVE ESPERIENZA SULLA PANCHINA AQUILOTTA – Ventura arriva, quindi, sulla panchina dello Spezia all’inizio della stagione 86/87. La squadra bianconera, come detto, è reduce dalla promozione in C1, ma, soprattutto, è al centro di notevoli cambi a livello societario, che porteranno alla presidenza Mastropasqua. Le possibilità economiche non sono elevatissime e, anche per questo, si cerca di allestire una squadra senza grandi pretese e che conquisti almeno una salvezza tranquilla. Come tecnico viene scelto, appunto, l’emergente Ventura e per la rosa si attinge dalla categoria e dalle serie inferiori, depredando, ad esempio, proprio la ex squadra del tecnico, su sua precisa richiesta, dei suoi pezzi migliori, quegli Stabile, Guerra e, appunto, Spalletti (ma questa è un’altra storia…), che, poi, negli anni entreranno nei cuori dei tifosi. L’avventura sulla panchina aquilotta comincia ad agosto con la fase a gironi della Coppa Italia Serie C e il destino vuole che le prima avversaria sia proprio l’Entella, in casa. La rimpatriata per il tecnico è piuttosto amara, visto che gli ospiti si impongono per 1-0. Poi il pareggio a Carrara, la vittoria 3-1 a Massa, la nuova sconfitta con l’Entella e la vittoria in casa con la Carrarese. Il problema è che 10 partite sulle 12 giocate, per delibera della Commissione Disciplinare vengono date perse a tavolino ad entrambe le squadre, quindi tutte queste partite si trasformano in nessun punto assegnato. L’unica partita valida per lo Spezia sarà l’ultima, in casa, con la Massese, un 2-0 che le permetterà di passare il turno da prima del girone grazie ai due punti incamerati (la corsa degli aquilotti si interromperà, comunque, al turno successivo, con il Livorno). Una settimana dopo comincia, invece il campionato, con la trasferta di Fano. Pareggio per 1-1, come pari sarà l’esordio al Picco col Prato. Poi due sconfitte consecutive, a Piacenza (3-0) e in casa col Padova (1-0). La prima vittoria arriva alla quinta giornata e non è da poco, visto che è un 4-2 a Carrara, che per i tifosi vuol dire molto. Ma questo non serve, in realtà a svegliare la squadra che inanella tre pareggi consecutivi, con Centese, Legnano e Virescit. Poi sconfitta a Mantova (2-0), pareggio in casa con la Lucchese e sconfitta con la Rondinella. La panchina di Ventura balla pesantemente. La partita in casa del 7 dicembre con il Rimini è decisiva. E la fallisce: sconfitta per 1-0 che decreta l’esonero del tecnico, il primo della sua carriera, dopo 12 partite in cui raccoglie 8 punti grazie ad 1 vittoria, 6 pareggi e 5 sconfitte, con 8 gol fatti (in ben 8 incontri su 12 la squadra resta a secco) e 15 subiti. Verrà sostituito da Carpanese che porterà, comunque, la squadra alla salvezza.

IN GIRO PER L’ITALIA COME GARANZIA DI QUALITA’ – Lasciato il Golfo, comincia per Ventura un lungo tour in giro per l’Italia, che dura ancora ai giorni nostri, essendo riconosciuto come tecnico valido ed esperto, che molto spesso raggiunge gli obiettivi per cui viene ingaggiato. Dopo lo Spezia arrivano la Centese (C1, due stagioni, un 15° e un 17° posto, archiviando la sua prima retrocessione), Pistoiese (LND, 3 stagioni, un 2°, un 1° con promozione e un 5° posto in C2), Giarre (C1, 4°), di nuovo Pistoiese (C2, 6°), Venezia (prima esperienza in B, prima come vice e poi come primo allenatore, arrivando 9°). Nel 1995 arriva a Lecce e qui, in due stagioni balza agli onori delle cronache sportive perché prende la squadra in C1 e con un 1° posto, seguito da un 3° tra i cadetti, la porta in A. Non segue però i suoi uomini in massima serie, perché viene ingaggiato dal Cagliari, che è in B e vede in lui l’uomo giusto per salire. E lui non delude, centrando la promozione al primo anno, ed esordendo in A il secondo con un 12° posto finale. Nel 1999/2000 torna al primo amore, allenando la Samp appena retrocessa in B (peraltro con il suo allievo Spalletti in panchina), ma non riesce a riportarla in A, arrivando 5° in campionato. Dopo una stagione da subentrante ad Udine in A (14° posto finale), torna al Cagliari in B e, nel giro di due stagioni lo riporta in A. La stagione 2004/05 non lo vede però in massima serie, perché aderisce al progetto del nuovo Presidente del Napoli De Laurentiis, che lo sceglie come primo allenatore del suo Napoli che deve risorgere dalla C1. L’avventura dura, però solo un anno, con il 3° posto che non consente la promozione. Seguono altre due stagioni da subentrante, una a Messina, che non riesce però a salvare dalla retrocessione in B, e una a Verona, dove subentra a Ficcadenti, in B. E’ la stagione della Juve in B, quindi col il campionato cadetto sotto i riflettori. Prende in mano la squadra alla 19^ giornata, ma non riesce a risollevarne a pieno le sorti, riuscendo solo a portarla ai play out. Qui ritrova sulla sua strada lo Spezia (che incontra per la prima volta in stagione regolare, pareggiando 1-1 in casa) ed ha la peggio, perché, con un 2-1 casalingo e un 0-0 a Verona, i liguri si salvano a spese della sua squadra, che scende in C1. Lui resta comunque in B, ingaggiato dal Pisa con cui, intanto, si prende la rivincita sullo Spezia, battendolo sia all’andata (4-1 al Picco) che al ritorno (1-0 quando ormai lo Spezia è già retrocesso e sul baratro del fallimento che sancirà il suo ritorno tra i Dilettanti), arrivando 8° a fine stagione. Resta anche la stagione successiva, che, però va meno bene e, ad aprile, viene esonerato, con i toscani che retrocederanno ugualmente. Nel 2009 è ingaggiato dal Bari, con cui torna ad allenare in serie A, peraltro con ottimi risultati, se è vero che i pugliesi diventano una delle squadre rivelazione del campionato, che dà lezioni di calcio anche a squadre più blasonate, conquistando il 10° posto finale con il record di punti in A per i galletti. Anche la stagione successiva viene confermato e le premesse delle prime giornate sembrano ricalcare il campionato dell’anno precedente. Invece un periodo di flessione, culminato con una serie di sconfitte, che porta i galletti in coda alla classifica, lo convince a dare, per la prima volta, le dimissioni, non senza commozione per la gratitudine, comunque, manifestatagli dai baresi. Dal 2011 allena il Torino. Ha preso la squadra in B e, nonostante lo scetticismo che girava intorno a lui fin dai primi giorni, con un secondo posto alla prima stagione, ha conquistato subito la A, sua settima promozione personale. Ha ottenuto la salvezza alla prima stagione in massima serie, mentre la scorsa, ha ottenuto il suo record personale di punti in serie A, portando i granata al 7° posto e, quindi, anche per la mancata concessione della licenza Uefa al Parma, nuovamente in Europa. Nella stagione attuale sta ancora disputando un ottimo campionato di Serie A, veleggiando nelle zone medio alte della classifica, in piena lotta per l’Europa, mentre in Europa League, al momento della stesura dell’articolo, è in corsa nei sedicesimi di finale.

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