Forever Aquile: Davide Nicola

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo il capitolo dedicato a Ventura, restiamo nell’ambito degli allenatori in attività, ma stavolta trattiamo di un allenatore della nuova generazione, che qualche soddisfazione se l’è, comunque, già tolta, e che, a differenza del collega suddetto, ha un passato alle spalle di calcio giocato, anche a discreti livelli, calcando i campi della Serie A. E, soprattutto, che allo Spezia ci arriva solo da giocatore: Davide Nicola.

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DAL BACIO ALLA POLIZIOTTA ALLA SERIE A – Davide Nicola nasce a Luserna San Giovanni, in provincia di Torino, il 5 marzo 1973, ma cresce calcisticamente nelle giovanili del Genoa, con cui fa tutta la trafila fino ad approdare in prima squadra nella stagione 1992/93, pur senza mai scendere in campo. E’ un difensore coriaceo, con un buon senso della posizione e dell’anticipo, capace di far sentire la propria presenza, pur non avendo un fisico debordante, ma supplendo con un’ottima carica agonistica e una discreta personalità. Professionista esemplare e apprezzato, non disdegna neanche la fase realizzativa, talvolta con apprezzabili risultati (saranno 11 le reti segnate in carriera). Fin da subito il Genoa decide di mandarlo a fare esperienza in altre squadre, così veste per una stagione la maglia della Fidelis Andria, in Serie B, con cui mette insieme 26 presenze, e poi quella dell’Ancona, sempre in B, per 27 partite. Nell’estate 1995 torna alla base e, stavolta, la società decide di credere in lui, cosicché resta per 3 stagioni complete in maglia rossoblu, tutte in serie cadetta, mettendo insieme 94 presenze e contribuendo alla vittoria del Torneo Anglo-italiano nella stagione 1995/96. Quindi una nuova stagione in prestito, stavolta al Pescara, con cui gioca molto poco (appena 7 presenze), prima di tornare sotto la Lanterna per giocare altre 2 stagioni e mezza, ancora in B. Stavolta però affina la sua capacità realizzativa e mette a segno i suoi primi gol, tanto che alla fine ne segnerà 4, per uno dei quali balzerà anche agli onori delle cronache: il 28 aprile 2000, realizzando il gol vittoria nel match con l’Atalanta, per esultare, corre a baciare una poliziotta in servizio a bordo campo. A gennaio del 2002 si conclude la sua esperienza genoana, perché passa a titolo definitivo alla Ternana, in B, con cui gioca altre due stagioni e mezzo, per 94 presenze totali e, addirittura, 5 gol realizzati. Nella stagione 2004/05, a 31 anni, approda per la prima volta nella sua carriera in Serie A, mettendo insieme 15 presenze in massima serie. Ma la stagione successiva decide, nuovamente, di scendere di categoria, accettando la proposta del Torino che vuole tornare in Serie A. Ed aderisce talmente bene al progetto che sarà lui a segnare la rete decisiva nei supplementari della finale play off con il Mantova, che sancirà il ritorno dei granata in massima serie. La stagione successiva, però, non segue i compagni in A, perché, nel frattempo, in estate, ha firmato per lo Spezia, neopromosso in serie B.

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L’esultanza per il gol con il Toro che vale la Serie A

LA STAGIONE IN BIANCONERO SOTTO I RIFLETTORI – Nicola arriva allo Spezia all’inizio della stagione 2006/07, quella del ritorno in B delle Aquile dopo 55 anni. La società vuole ben figurare, innanzi tutto perché si vuol mantenere la categoria così faticosamente riconquistata, e, poi, perché è l’anno della Juve in B, e la serie cadetta ha un’esposizione mediatica mai avuta. Viene allestita una squadra che possa ben figurare, aggiungendo allo zoccolo duro della rosa, uomini d’esperienza e di categoria, che possano saper gestire la responsabilità. Nicola è uno di questi e la fiducia accordatagli verrà ripagata. In realtà  il suo esordio non è dei più positivi, visto che gioca la seconda giornata, in casa del Bologna, uscendo sconfitto per 2-1 e rimediando, subito, un’espulsione per doppia ammonizione. Da lì in poi giocherà altre 27 partite in stagione regolare. Lo Spezia disputa una stagione tra alti e bassi, con un andata terminata a metà classifica e un ritorno fatto di passi falsi che la relegano ben presto alla lotta per non retrocedere, ma in cui, comunque, riesce a togliersi anche delle soddisfazioni, come la vittoria in casa della rivale storica Genoa o come i 4 punti sui 6 disponibili conquistai con la Juve, costringendola sul pareggio al Picco, agguantato da una disperata prodezza di Nedved a poco dalla fine dopo il gol di Confalone nel primo tempo, che per poco non fa venir giù lo stadio, e battendola a domicilio 3-2 all’ultima giornata, con i bianconeri già in A, con i 3 punti che, per di più, consentirono, sul filo di lana, la conquista del posto play out. Nicola è presente in tutte e tre, titolare con i bianconeri, riserva subentrante al Ferraris. E gioca anche entrambe le partite valide per lo spareggio play out con il Verona, per non retrocedere, essendo, anzi, uno dei migliori in campo e uno dei baluardi che consentono il mantenimento dello 0-0 a Verona, dopo la vittoria dell’andata al Picco per 2-1, che significa permanenza in Serie B. Alle presenze stagionali, da aggiungere anche quella in Coppa Italia, in cui lo Spezia partecipa al primo turno ad eliminazione diretta, uscendo sconfitta 3-2 dal match in trasferta, proprio col Genoa (che ha ancora il fresco dente avvelenato per la stagione di C dell’anno prima vinta dagli aquilotti, proprio ai suoi danni, relegandola seconda e costringendola a partecipare ai play off). A fine stagione Nicola lascia lo Spezia, ceduto al Ravenna, dopo 31 presenze totali e nessun gol segnato.

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GLI ULTIMI ANNI DELLA CARRIERA DA CALCIATORE – Terminata l’avventura con lo Spezia gioca ancora qualche anno. Comincia, come detto, con il Ravenna, neopromosso in B, con cui, quindi ha modo di incontrare nuovamente gli ex compagni aquilotti, nella loro stagione più difficile, pre-fallimento. Con la squadra giallorossa gioca 18 partite e non riesce ad evitare il repentino ritorno in terza serie. All’inizio della stagione successiva, la 2008/09, si trasferisce al Lumezzane, in Lega Pro, con cui giocherà le ultime due stagioni della sua carriera, mettendo insieme 49 presenze e un ultimo gol segnato e, soprattutto, vincendo, proprio all’ultima stagione, la Coppa Italia Lega Pro, la prima per la società lombarda. Quindi nel 2010 appende definitivamente le scarpette al chiodo.

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esultanza ai tempi del Lumezzane

LA CARRIERA DA ALLENATORE E IL RITORNO IN A – Comincia la sua carriera da allenatore laddove era finita quella da calciatore, ovvero al Lumezzane, sempre in Lega Pro Prima Divisione. In due positive stagioni sulla panchina rossoblù ottiene un 7° (ad un passo dalla zona play off) e un 8° posto, poi, alla fine della stagione 2011/12 rescinde il contratto. Nel frattempo, promosso a Coverciano col massimo dei voti, diventa Allenatore di Prima Categoria UEFA Pro, quindi viene ingaggiato dal Livorno, che, tornato in B da due stagioni, vuole riconquistare la massima serie. Le sue ottime attitudini da tecnico le mette in mostra subito: molto preparato, ma al tempo stesso umile, riesce a creare, innanzi tutto un gruppo affiatato (caratteristiche sono le riunioni a centro campo appena terminata la partite per discutere tutti assieme, a caldo, su cosa è andato e cosa no), che rema in una sola direzione e lo fa, tra l’altro, esprimendo un gioco piacevole ed estremamente efficace. Partecipa per tutta la stagione alla cavalcata a tre con Sassuolo e Verona, che alla fine la spuntano e salgono direttamente in A, mentre lui deve passare dai play off, vincendoli, a spese di Brescia ed Empoli. Riesce così, al primo colpo,  nell’intento per cui era stato ingaggiato, salendo agli onori delle cronache calcistiche e, soprattutto, a livello personale, torna a calcare i campi della Serie A, dopo che, da calciatore, lo aveva fatto per una sola stagione e, per di più, da comprimario. Il suo rapporto con la massima serie, però, evidentemente, non è dei più idilliaci, visto che il campionato 2013/14, fin da subito, prende una piega poco piacevole, con il Livorno invischiato nella lotta per la bassa classifica, tanto che, a gennaio 2014, con la squadra penultima, arriva il suo esonero, salvo essere richiamato ad aprile, giusto per traghettare i labronici verso il mesto ritorno in Serie B. A fine stagione, a malincuore, visto il forte rapporto che lo lega alla città (come dimostrato qualche settimana fa dalla lettera affidata ai giornali in occasione del suo ritorno a Livorno da avversario), dà le dimissioni. In estate deve affrontare un lutto terribile, visto che, in un incidente stradale, muore il suo figlio di 14 anni, schiacciato da un autobus mentre rientrava a casa in bicicletta. Anche per questo motivo comincia questa stagione lontano dal calcio, poi, sicuro di trovare nel lavoro la spinta per poter andare avanti, a novembre accetta di sostituire Devis Mangia sulla panchina di un Bari, che, dopo la cavalcata della scorsa stagione di B, terminata ad un passo dalla promozione, pur partendo tra i favoriti, non stava rendendo secondo le aspettative. Con in mano una squadra non sua, ma dopo qualche importante accorgimento durante il mercato di riparazione, sta procedendo tra alti e bassi, in un campionato di centro classifica. A Spezia, invece, continuano a sognarlo, un giorno, sulla panchina della loro squadra, riconoscendone la grande professionalità e le doti umane e sportive, nonché la bravura come tecnico, nonostante “la macchia” dell’essere diventato un idolo “dell’odiata Livorno”. Dopo la prima fase dell’attuale campionato, quando la panchina di Bjelica ballava pericolosamente, nella rosa dei sostituti fu fatto anche il suo nome, senza mai concretizzare nulla, anche perché il tecnico spezzino cominciò a macinare una serie di risultati che fece diventare la classifica molto interessante e lo salvò dall’esonero. Ovviamente per il futuro nulla è scritto, anche perché la carriera di Nicola è appena all’inizio.

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