A tutta B: il Frosinone Dionisi…aco, l’importanza di una consonante, il 2×1 di Modena, Rossetti rossoazzurri e la dura lex dello Spezia

IL CARPI ALLUNGA, IL FROSINONE ACCORCIA – Doppio turno quello da analizzare in questa rubrica, essendosi disputato, oltre alla regolare giornata nell’ultimo week end, il primo turno infrasettimanale del 2015. A uscire vincitore da questa accoppiata di partite è senza dubbio il Carpi, che, lasciato con soli 5 punti di vantaggio sul Bologna secondo e 7 sulla terza, ovvero sulla sicurezza della promozione diretta, ora si ritrova con 8 sui felsinei e 9 sulla prima squadra della zona spareggi. Questo grazie ai 4 punti incamerati con il pareggio, il quarto della serie, sempre per 0-0, sabato a Vercelli, che aveva fatto ipotizzare una mezza crisi nell’ambito della capolista, soprattutto nel suo reparto offensivo, e il ritorno alla vittoria, in casa, nello scontro diretto con l’Avellino, che era una delle squadre che, sabato, occupava il terzo posto. Dietro alla squadra di Castori, prima con 56 punti, c’è, come detto, il Bologna con 48, avendo conquistato un solo punto nello stesso periodo, dato che, alla sconfitta interna con il Vicenza ha sommato solo un pareggio nel secondo incontro casalingo, stavolta col Latina. Così, gli uomini di Lopez, non solo vedono scappare nuovamente il Carpi, ma vedono anche avvicinarsi gli inseguitori, visto che la coppia che occupa il terzo posto, è ad un solo punto, a 47. Una è il Frosinone, reduce da un doppio successo, in trasferta a Catania e in casa col Perugia, che le ha permesso di scalare la classifica, l’altra è il Vicenza, che dopo la vittoria di Bologna, avrebbe potuto sognare il secondo posto, ma martedì si è vista fermare sul pareggio, in casa, dal Lanciano. Al quinto posto, a 46, scende l’Avellino. Come detto, sabato gli irpini occupavano il terzo posto grazie al contestato pareggio interno con la Ternana, ma la sconfitta di Carpi non solo fa fallire l’aggancio al secondo posto, ma ne permette il doppio sorpasso. Due punti sotto, a 42, il Livorno, altra squadra, che, esattamente come i biancoverdi, raccoglie un solo punto nel doppio impegno, perdendo a Crotone sabato e pareggiando a Trapani. Così ora vede avvicinarsi la coppia di inseguitori formata da Pescara e Spezia, a 42. Gli abruzzesi raccolgono 6 punti, grazie alla debordante vittoria esterna a Chiavari e quella più sudata, in casa, con il Crotone. I liguri, invece, escono con le ossa rotte dal campo del Perugia, sabato, ma si rifanno in casa, travolgendo la Pro Vercelli. Appena fuori dalla zona play off un’altra coppia è ancora a tiro, a 39 punti, quella formata da Lanciano e Perugia. I rossoneri ci arrivano raccogliendo solo 2 punti nel doppio impegno, grazie ai due pareggi, simili anche nel risultato, con il Cittadella in casa e il Vicenza fuori. Gli umbri erano partiti bene, incamerando tre punti nello scontro diretto con lo Spezia, che li aveva fatti balzare in piena zona play off, ma, con la sconfitta di Frosinone hanno fatto un salto indietro.

ALTALENE IN CODA – Stabile nei tre posti per la retrocessione diretta, la situazione in coda vede una serie di saliscendi per quello che riguarda la zona spareggi. All’ultimo posto c’è l’accoppiata formata da Crotone e Varese, a 28 punti. I calabresi vincono sabato col Livorno, agguantando così i lombardi, ma, poi, restano fermi al palo nel match di Pescara. I biancorossi, invece, non raccolgono nessun punto, uscendo sconfitti da entrambe le partite, sabato in casa col Brescia, che costa la panchina a Bettinelli, e martedì a Cittadella. Appena un punto sopra, a 29, c’è il Catania, che, condividendo l’ultima posizione con le altre due dopo la sconfitta casalinga di sabato col Frosinone, si stacca di un punto grazie al pareggio di Bari ed ha una partita da recuperare. La zona play out è tre punti sopra, a 32, con il quartultimo posto occupato dal Brescia, che sabato, con la vittoria di Varese aveva fatto un bel balzo avanti, fuori dalla zona calda, salvo ripiombarci dopo la sconfitta interna col Modena. Un punto sopra c’è una coppia, a 33 punti, formata da Entella, che al momento occupa il posto play out, e Modena, che ha una partita in meno. I liguri escono pesantemente sconfitti dal match interno col Pescara, ma recuperano andando a vincere a Terni. Gli emiliani prima piombano in zona play out con la sconfitta interna col Bari che costa la panchina a Novellino, poi ne balzano fuori grazie alla vittoria nello scontro diretto col Brescia. Appena un punto sopra, del tutto a tiro, c’è un gruppone di squadre a 34: il Trapani (una sconfitta a Latina e un pari col Livorno), la Pro Vercelli (un pareggio col Carpi e una sconfitta a La Spezia), il Latina (una vittoria col Trapani e un pareggio a Bologna) e il Cittadella (un pareggio a Lanciano e una vittoria col Varese).

UN FROSINONE DIONISI…ACO – Importanti variazioni in testa alla classifica cannonieri. I padroni della graduatoria sono in tre, a 15 reti: Castaldo, che per qualche giorno è stato il leader solitario, visto che sabato ha segnato il gol del momentaneo vantaggio dell’Avellino con la Ternana, staccandosi dai compagni di viaggio, ma, essendo rimasto a secco martedì, si è visto raggiungere da Granoche, che segna il gol vittoria su rigore martedì a Brescia, e Marchi, autore della doppietta con cui la Pro Vercelli si porta in doppio vantaggio con lo Spezia prima di venire travolta. A 14 reti resta ferma invece la coppia del Catania, Calaiò-Maniero, a secco in entrambe le partite, così come Mbakogu, forzatamente fermo, che rimane a 13 gol. A 12 gol Vantaggiato, fermo al palo, come tutto l’attacco del suo Livorno, in entrambe le partite, si vede raggiungere da Cocco, che, martedì, realizza il definitivo pareggio del Vicenza con il Lanciano. Infine, a 11 gol, salgono in 2: Ciano che realizza entrambe i gol segnati dal Crotone nei due impegni, quello della vittoria col Livorno e quello del momentaneo pareggio a Pescara, e Catellani, che, su rigore, chiude il conto con la Pro Vercelli, martedì, segnando il quinto gol. Facendo una doverosa menzione per Sansovini, il “sindaco di Pescara”, a cui l’aria dell’amata città abruzzese sembra aver donato nuovamente la carica realizzativa dei giorni migliori, come dimostrano i 5 gol consecutivi segnati nelle ultime tre partite, di cui 4 in questo doppio turno (3 alla sua ex squadra, l’Entella, sabato e quello della vittoria, martedì, in casa col Crotone), ma a cui abbiamo già regalato la ribalta diverse volte in questa rubrica, stavolta la vetrina tocca ad un giocatore che con i suoi gol, segnati in entrambe i turni, ha contribuito ai 6 punti raccolti dalla sua squadra in questi due turni, consentendole il salto in classifica: Federico Dionisi del Frosinone. Dionisi nasce a Rieti nel 1987 e comincia la carriera agonistica, come attaccante, nella Polisportiva Cantalice. Da qui, nella stagione 2002/03 approda al Monterotondo, in Serie D, dove, con 7 gol, contribuisce alla salvezza della squadra. La stagione successiva è acquistato dal Messina, che proprio in quella stagione raggiungerà la promozione in A, ma non vede mai il campo, così l’anno dopo viene rimandato in prestito al Monterotondo, dove, con 14 gol in 33 partite, contribuisce al buon 7° posto finale in D. Una stagione alla Cisco Roma (14 presenze, nessun gol), in C2, e poi il passaggio, sempre in C2, al Celano Marsica, dove resta fino al 2009, mettendo insieme 27 gol in 74 partite. Qui lo nota il Livorno, che lo preleva e lo fa debuttare in A nella stagione 2009/10, in cui scenderà in campo 3 volte, prima di passare, a gennaio, in prestito alla Salernitana, in B, con cui termina la stagione, segnando 10 gol in 18 partite. Quindi ritorna a casa madre, dove la buona vena realizzativa dimostrata in serie cadetta, gli conferisce maggior fiducia, tanto da diventare titolare fisso nella squadra, che, nel frattempo, è tornata in B. La fiducia è ben riposta, perché in tre stagioni va in crescendo nelle marcature: 10 la prima, 12 la seconda e 13 la terza, con cui contribuisce al ritorno in A degli amaranto. In massima serie, però, ancora una volta ci resta poco, visto che gioca una partita in agosto, prima di essere ceduto, in prestito, a settembre, alla Olhanense, in massima serie portoghese, dove gioca tutto il resto della stagione, mettendo insieme 24 presenze, ma non riuscendo, con i suoi 8 gol, ad evitare la retrocessione della squadra. All’inizio di questa stagione viene acquistato dal Frosinone, che crede molto in lui: 25 presenze nelle 29 partite giocate fin qui. E la fiducia è ampiamente ricambiata dal giocatore: oltre ad essere sempre uno degli elementi più pericolosi dell’attacco ciociaro, che tiene in apprensione le difese avversarie, fino a sabato aveva messo a segno 6 gol. Poi al 57′ della partita con il Catania, con i padroni di casa in vantaggio per 1-0, con un piatto destro al volo su una palla impennatasi e recuperata da Carlini, insacca il gol del pareggio, prima che Ciofani segni la rete del definitivo 2-1 9′ dopo. E al 15′ del match casalingo col Perugia, fa fuori un difensore con una finta di destro, poi, dal limite scaglia un sinistro che, leggermente deviato da un altro difensore, si insacca per  il vantaggio dei pontini, prima che Frara raddoppi e Faraoni segni il gol del 2-1 finale. Due gol fondamentali, quindi, al fine del risultato finale, che portano 6 punti d’oro che permettono al Frosinone di balzare al terzo posto, ad un punto dalla promozione diretta. La squadra “latina” si gode le “dionisiache” libagioni, sperando che questo non le faccia girar troppo la testa.

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L’IMPORTANZA DI UNA CONSONANTE – A volte basta una consonante a fare la felicità. Sì perché se, come visto sopra, c’è un DioniSi che ride c’è un DioniGi che ha ben poco da stare allegro. Davide Dionigi, infatti, dopo sabato, ha sostituito Bettininelli sulla panchina del Varese. Fatale al tecnico la sconfitta casalinga con il Brescia, con il conseguente raggiungimento dell’ultimo posto in classifica a pari punti con Crotone e Catania, giunta al culmine di un periodo di crisi, che coinvolge tutti i settori della società, a partire da quello economico (la squadra è partita, infatti, con 3 punti di penalizzazione), fino a quello più strettamente tecnico, con una squadra che, dopo le prime giornate in cui sembrava girare tutto per il meglio, ha cominciato una lenta discesa fino a toccare il fondo da cui non si è mai, praticamente, rialzata. Davide Dionigi è ben noto nel mondo calcistico, soprattutto per la sua carriera da giocatore che l’ha portato a segnare gol per i quattro angoli dell’Italia calcistica, e in tutte le serie, ma anche per la carriera di tecnico che ha intrapreso da qualche anno, con alterni risultati. Classe ’74 di Reggio Emilia, ha cominciato la carriera calcistica nelle giovanili del Modena, fino ad arrivare alla prima squadra, nel 1990, con cui ha esordito in B, fermandosi per due stagioni. Da qui lo preleva il Milan per la sua Primavera, ma poi lo manda in prestito in giro per l’Italia, senza mai fargli indossare la maglia rossonera: Vicenza, Como (conquista la promozione in B), Reggiana (esordisce in A), di nuovo Como (con cui retrocede in C1) e Reggina (con cui si laurea capocannoniere della B 96/97 con 24 gol). Nel ’97 viene acquistato dalla Fiorentina, ma non gioca praticamente mai (2 presenze) perché chiuso da un certo Batistuta, quindi la stagione dopo passa al Piacenza, con cui segna 13 gol in 3 stagioni in A. Quindi una stagione alla Samp (12 gol), due nuovamente alla Reggina (una retrocessione in B e un’immediata promozione, condite da 17 gol totali), due al Napoli (in B, ottima la prima con 19 gol, un po’ meno la seconda con solo 8, poi a fine stagione si svincola per il fallimento del Napoli), un ultimo ritorno alla Reggina per mezza stagione (agli ordini di Mazzarri, 10 presenze, nessun gol) e l’altra mezza a Bari (4 gol), una alla Ternana (3 gol, retrocessione in C1), mezza allo Spezia (neopromosso in B, 1 gol) e mezza al Crotone, due al Taranto (11 gol). Infine, all’inizio della stagione 2009/10 si trasferisce all’Andria BAT, in Lega Pro Prima Divisione, con cui disputa tutta la stagione, segnando il suo ultimo gol in carriera, e contribuendo alla salvezza raggiunta ai play out, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo a 36 anni. Comincia quasi da subito la carriera di allenatore, subentrando a novembre al tecnico del Taranto e portando la squadra al 4° posto del Girone B della Lega Pro Prima Divisione, conquistando, quindi, i play off, persi in semifinale con l’Atletico Roma. Confermato la stagione successiva, arriva al secondo posto (ma senza i 7 punti di penalizzazione inflitti alla società avrebbe vinto il campionato), ma, ancora una volta, la sua avventura si conclude in semifinale play off, stavolta ad opera della Pro Vercelli. A fine stagione rescinde il contratto e ne firma uno con la Reggina, per la stagione 2012/13, ma viene esonerato a marzo. Esattamente un anno dopo viene chiamato a subentrare sulla panchina della Cremonese, che porta al quarto posto della Lega Pro Prima Divisione, ma, ancora una volta, gli sono fatali le semifinali play off, dove perde col Sudtirol. Ancora un altro anno e, a marzo 2015, arriva la chiamata dal Varese, già nell’aria da diverso tempo (fu visto seguire la squadra già a gennaio, nell’impegno in trasferta sul campo dello Spezia). Consapevole dell’impegno proibitivo, anche a fronte delle difficoltà non solo provenienti dal campo, Dionigi ha accettato la sfida, ma l’esordio non è stato dei migliori: impegnato nello scontro diretto col Cittadella (posto fuori dalla zona play out, ma avanti ai lombardi di soli 3 punti), ha perso l’incontro con un secco 3-0. Ora la squadra è ultima assieme al Crotone, la zona play out è a 4 punti, la salvezza a 5, ma la strada sembra tremendamente in salita…

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UNA COPPIA PER IL MODENA – Altra panchina saltata sabato è stata quella del decano degli allenatori di B, Walter Novellino, tradito dal match interno con il Bari, con una sconfitta che, giunta al culmine di un periodo estremamente negativo in cui il tecnico è stato sotto costante osservazione, ha portato la squadra ad entrare in zona play out. A sostituirlo è stata chiamata una coppia di tecnici: Simone Pavan e Mauro Melotti. Pavan, friulano classe ’74, ha un passato di calciatore alle spalle, da difensore, cominciato nelle giovanili dell’Atalanta, con cui ha esordito 19enne in serie A, per poi dipanarsi tra Venezia (7 stagioni, tra A e B), Modena (due), Samp (due), Livorno (due, segna il suo primo gol in serie A), Portogruaro, per poi terminare la carriera in Eccellenza, tra San Donà e Miranese, fino ad appendere le scarpe al chiodo nel 2012. Da quell’anno è un allenatore, avendo cominciato dagli Allievi Nazionali del Portogruaro, per proseguire, dal 2013, con i pari età del Modena. Da lì la società lo chiama per sedere sulla panchina della prima squadra, ma, non avendo ancora il patentino di categoria, necessita di una spalla, che sarà rappresentata da Melotti, modenese DOC, classe ’52, anche lui ex calciatore ed ex difensore, con una carriera dipanatasi tra i primi anni ’70 e gli ultimi ’80, a partire dal Modena nel 1971, passando per Pro Vasto, Treviso, Sambenedettese, Forlì, Rimini, ancora Modena, Brescia, fino alla Spal, dove deve interrompere forzatamente la carriera nel 1986 perché condannato a 3 anni di squalifica (poi ridotti a 18 mesi) per il coinvolgimento nello scandalo del calcioscommesse. Comincia ad allenare solo nel 1995 e lo fa cominciando dalla sua Modena, con cui resta una stagione, conquistando un 11° posto in C1, per poi proseguire nelle serie minori con Leffe, Rimini, Montichiari, Spal, Grosseto, Carpenedolo, Massese, ancora Rimini e Cavese. A gennaio 2014 ha allenato la sua ultima squadra, subentrando sulla panchina del Figline, in D, e conquistando la salvezza all’ultima giornata. Alla sua esperienza in panchina e alla sua “modenesità” la responsabilità di affiancare Pavan sulla panchina gialloblu per cercare di dare una scossa ad un ambiente, partito con ben altri obbiettivi e trovatosi presto impantanato nella medio bassa classifica, fino alla recente caduta. E la scossa, evidentemente, è arrivata, visto che martedì il Modena ha sbancato Brescia (sempre lei, ricorrente, in queste storie di panchine che girano) nello scontro diretto, balzando fuori dalla zona calda (per di più con una partita ancora da giocare, il recupero col Catania), proprio ai danni delle rondinelle.

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ROSSETTI ROSSOAZZURRI – Anche il doppio turno non ha interrotto la felice tradizione del gol giovane, presente in entrambe le giornate. Sabato è toccato a Kingsley Boateng del Bari. Nato in Ghana il 7 aprile 1994, solo omonimo dei celebri fratelli, è giunto in Italia all’età di 6 anni al seguito del padre, arrivato qui in cerca di lavoro. Ha cominciato a muovere i primi passi nel calcio nel Don Bosco di Pordenone e, poi, nella Liventina Gorghense, scuola calcio di Motta di Livenza, in provincia di Treviso. Essendo quest’ultima società gemellata con il Milan, dal 2007 entra nell’ambito delle giovanili rossonere, dove resta fino al 2013, vincendo un campionato con gli Allievi Nazionali. Avendo acquisito il padre la cittadinanza italiana, nel 2010, anche lui la ottiene automaticamente in quanto minorenne. Così dal 2011 entra nel giro, con buona pace di Arrigo Sacchi, delle rappresentative Nazionali, disputando 3 incontri con l’Under 18. Nella stagione 2013/14 viene prestato al Catania, con cui esordisce in A, mettendo insieme 6 presenze. All’inizio di questa stagione va in prestito al NAC Breda, nel campionato olandese, con cui disputa 14 partite segnando un gol. Durante il mercato invernale viene acquistato a titolo definitivo dal Bari, con cui ha già disputato 4 partite. Al 24′ di quella di sabato a Modena, in cui è stato un’autentica spina nel fianco dei difensori emiliani, smarcato perfettamente in area da un filtrante di Bellomo, brucia Gozzi e con un diagonale sinistro perfetto, insacca il gol vittoria, sua prima rete in B. Martedì, invece, è stata la volta di Mattia Rossetti del Catania. Nato a Mirabella Eclano, in provincia di Catania, il 16 giugno 1996, è da sempre al Catania, in cui ha fatto la trafila delle giovanili, arrivando alla Primavera, nel cui giro è ancora attualmente. Quando necessario è stato chiamato in prima squadra e in questa stagione è già successo tre volte, ultima delle quali martedì, contro il Bari (avversario, quindi, proprio Boateng, corsi e ricorsi…) quando, al 75′ è entrato al posto di Chrapek. Neanche 8′ ed anche lui ha ricevuto una palla d’oro da Rosina che gli ha permesso di arrivare al limite destro dell’area piccola, da cui ha potuto scagliare un diagonale che si è insaccato per il momentaneo 1-0, suo primo gol tra i professionisti, che, nonostante il pareggio di De Luca, ha restituito un po’ di fiducia ad un Catania da un po’ in brutte acque.

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DURA LEX, SED EX – Il rapporto dello Spezia con i suoi ex sta diventando un caso da manuale, vista la reiterazione con cui il problema si ripresenta. Il problema è già stato affrontato in questa rubrica, ma non si può soprassedere su l’ennesimo episodio, che non fa che confermare la regola…la regola dell’ex, una delle più antiche del mondo dello sport. Diciamo che da qualche anno lo Spezia cambia giocatori come magliette una giovane teenager, e non sempre le separazione avviene nel migliore dei modi, né con la società, né con il pubblico. Così, quando i giocatori tornano ad affrontare la loro ex squadra lo fanno con il dente avvelenato, trovando motivazioni che vanno spesso oltre il rendimento stagionale dello stesso calciatore. Fu così per Antenucci, liquidato dopo il primo anno di B sotto le gestione Volpi per il rendimento molto al di sotto delle aspettative e la miseria di gol segnati, che ritornato al Picco la scorsa stagione con la Ternana, segnò il pareggio all’ultimo minuto con uno dei gol più belli di tutta la scorsa stagione cadetta, con una perfetta rovesciata stile album Panini. Con esultanza polemica, condita di gestacci e insulti al pubblico che lo aveva fischiato per tutto l’incontro. Poi toccò a Moretti, che cominciò la scorsa stagione nelle file aquilotte, salvo essere ceduto al Padova durante il mercato invernale per il rendimento incostante e l’atteggiamento svogliato mostrato in più di un occasione. Tornato sul Golfo per la sfida di ritorno, segnò il gol del 2-2 con un pallonetto malefico dalla trequarti che si insaccò imparabilmente. Con esultanza polemica condita di eccetera eccetera… All’inizio di quest’anno arriva in maglia bianca Ardemagni, che, vuoi per incomprensioni con il mister, vuoi per colpe proprie, il campo l’ha visto molto poco, offrendo prove al di sotto delle aspettative, non segnando gol e sbagliando anche un rigore ad Avellino che poteva valere 3 punti. Dopo essere finito in naftalina per più di metà girone d’andata, a gennaio è stato ceduto al Perugia. E se già ai tifosi dello Spezia poteva bastare vedere la squadra capolista dominare con il centrocampo formato da Lollo e Porcari, o la squadra più in forma del momento, il Vicenza, scalare la classifica con la linea mediana costituita da Di Gennaro e Moretti o, ancora, vedere Sansovini segnare 5 gol in tre partite, tutti rigorosamente ex, chi più chi meno scartato come un inutile ferro vecchio, a rincarare la dose nella partita di sabato a Perugia, al 44′ è arrivato il 2-0, decisivo, firmato da Ardemagni (stavolta, almeno, non una prodezza balistica…). Con esultanza ecc. ecc. Martedì i tifosi hanno invece potuto tirare un sospiro di sollievo: l’ex di turno giocava in porta…

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Ardemagni in azione nella breve esperienza in bianconero

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