Forever Aquile: Renato Buso

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo aver dedicato le ultime puntate a tecnici che hanno allenato o giocato nello Spezia, pur con una carriera da giocatore non di primissimo livello, torniamo ad occuparci di calcio giocato, parlando di un giocatore, invece, molto noto, che ha calcato a lungo i campi della serie A, pur non rendendo, forse, per quelle che erano le aspettative create attorno a lui da giovane, ma costruendosi una carriera di tutto rispetto e che in maglia bianca ha chiuso con il calcio giocato: Renato Buso.

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GLI INIZI DA PREDESTINATO, LA VITTORIA DELL’EUROPEO E LA LUNGA CARRIERA IN A – Renato Buso nasce a Treviso il 19 dicembre 1969. Comincia la carriera calcistica nelle giovanili del Montebelluna, approdando in prima squadra nella stagione 1984/85, in C2, pur senza mai giocare. Agli inizi della sua carriera è una prima punta pura, un rapace d’area, con spiccato senso della posizione e opportunismo. Di lui si dicono grandi cose e se ne prospetta un radioso futuro. A crederci più di tutti è la Juventus, che lo preleva nel 1985 dal Montebelluna e lo porta subito a giocare in massima serie, senza passare dalla trafila dei prestiti per maturare. Davanti a lui ha attaccanti del calibro di Serena, Rush, Altobelli, quindi la lotta per giocare è ardua e lo spazio non sempre disponibile, anche a fronte di prestazioni non limpidissime dei titolari (il riferimento ad attaccanti gallesi è del tutto voluto…). Buso si gioca le sue carte e mette insieme, in quattro stagioni in bianconero, 55 presenze e 10 gol, con prestazioni altalenanti e periodi di forma ondivaghi. Vince anche, ufficialmente, uno scudetto, al primo anno a Torino. Ma, in realtà, la fiducia in lui non esplode mai completamente, viene considerato sì un ottimo rincalzo, ma non si pensa mai di affidargli le chiavi dell’attacco della Vecchia Signora e, così, prima si trasferisce in compartecipazione alla Fiorentina e, quando capita l’occasione di inserirlo nella trattativa che porterà Baggio a Casa Agnelli, la Juve non se lo fa ripetere due volte. A Firenze gioca per due stagioni e qui comincia a modificare il proprio ruolo, diventando una seconda punta o un ala, affiancando Baggio la prima stagione, Derticya la seconda. Mette insieme 49 presenze e segna 9 gol. Nel corso della prima stagione ha anche l’occasione di prendersi una piccola rivincita sulla sua ex squadra, segnando il gol del momentaneo pareggio nella gara d’andata della Finale di Coppa Uefa tra la Juve e la Fiorentina, prima che i bianconeri fissino il risultato sul 3-1, che, sommato allo 0-0 al Franchi, porterà la Coppa a Torino. Nel 1991 passa alla Samp, neocampione d’Italia. Qui deve far da riserva a tali Vialli e Mancini, quindi lo spazio a disposizione è ancor più ristretto, così che in due stagioni mette insieme 34 presenze e segna 4 gol, vincendo, comunque, una Supercoppa Italiana. Entrato dal 1987 nel giro della Nazionale U21, è tra i protagonisti della vittoria dell’Europeo di categoria del 1992, contribuendo anche con 3 gol nelle fasi finali, tanto da divenire capocannoniere del torneo. Parteciperà anche alla poco fortunata avventura della Nazionale Olimpica a Barcellona 92, per non vestire, poi, più la maglia azzurra. Nel 1993, per divergenze con Eriksson, passa al Napoli. Qui prosegue la sua trasformazione, diventando un tornante di centrocampo, che gli consente di divenire un perno importante della mediana partenopea, tanto da restare per 3 stagioni, giocando per 95 partite e segnando 11 gol. Nel 1996 si trasferisce alla Lazio per una parentesi non memorabile: Zeman lo vede poco, meglio va con Zoff, dal momento in cui prende il posto del boemo, così che le presenze saranno solo 16 e 1 solo il gol segnato. Così nel 1997 si trasferisce al Piacenza, dove gioca come ala. La sua lunga esperienza è preziosa per la squadra emiliana e, infatti, con lui in campo, la squadra si salva per due stagioni successive, fino alla 1999/2000, quando arriva la retrocessione. Dopo 61 presenze e 4 gol segnati in maglia biancorossa, Buso lascia il Piacenza e si trasferisce a Cagliari, scendendo in B, per una stagione in cui colleziona 31 presenze e 4 gol, contribuendo all’11° posto finale. Da lì, all’inizio della stagione 01/02, lo preleva lo Spezia.

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Un giovane Buso ai tempi della Juve (in duello con Passarella)

IL FINE CARRIERA TRA GLI AQUILOTTI – Lo Spezia di quel periodo è una società molto ambiziosa: è salita due stagioni prima dalla C2 con un campionato perfetto, senza nessuna sconfitta e la stagione successiva, considerata di ambientamento, ha raggiunto comunque i play off, perdendo in semifinale. La stagione 2001/02 è, quindi, quella che viene individuata per il grande salto in B. Mandorlini in panchina è carico e la società gli allestisce una squadra di prim’ordine, con davanti il bomber Pisano, un falco d’area che ha solo bisogno di ricevere i palloni giusti da trasformare in gol. A questo scopo la società decide di pensare a Buso, trasformatosi, ormai, come detto, in un’ala, non più velocissima, ma ancora in grado di servire palloni al bacio, così, all’inizio della stagione 2001/02, comincia l’avventura di Buso in bianconero, l’ultima della sua carriera. L’esordio è alla prima giornata in Spezia-Monza 2-0, in cui gioca 77′ prima di lasciare il posto a Cangini. Questa delle sostituzioni sarà un po’ una costante della stagione, visto che, delle 21 presenze stagionali in campionato, Mandorlini, sempre alla caccia della soluzione offensiva migliore possibile, gliene farà terminare solo 8. Nonostante questo Buso non tradirà la fiducia accordatagli e sarà uno dei protagonisti della cavalcata stagionale a due con il Livorno, al punto che sarà coniato un coro solo per lui da parte della curva: sulle note di “Renato” di Mina “Renato Renato Renato/ vogliano vincere il campionato/ Oh Oh/ Renato Renato Renato/ Renato Buso Renato gol!”. Alla fine, ad avere la meglio sono i labronici, che vincono il campionato con 73 punti. Gli aquilotti, protagonisti di un girone di ritorno straordinario, si devono accontentare solo del secondo posto a 70 punti, che significa play off. La terza, la Lucchese ne ha 56, quindi lo Spezia parte con tutti i favori del pronostico. L’avversario delle semifinali è la Triestina, che ha concluso il campionato con 17 punti in meno dei liguri e, in stagione regolare, ha subito un doppio 3-1. Eppure, vuoi la cattiva gestione delle emozioni, vuoi la benzina ormai a termine dopo una cavalcata lunghissima, gli alabardati vincono l’andata per 2-0 (Buso non gioca) e controllano il ritorno (dove gioca l’ultima mezz’ora del secondo tempo), concedendo allo Spezia solo un 1-0 che significa inaspettata eliminazione per gli aquilotti. Lo Spezia, in stagione, disputa anche la Coppa Italia di serie C. Anche qui l’avventura termina alle semifinali con l’Albinoleffe. In questa competizione Buso gioca solo tre delle quattro partite del girone eliminatorio (con Reggiana, Brescello e Fiorenzuola, due vittorie e un pareggio) e l’andata dei sedicesimi a Rimini, vinta 1-0, poi non scende più in campo. Resta in bianconero anche la stagione successiva. Lo Spezia si lecca le ferite per la stagione precedente e fa fatica a metabolizzare quanto successo. Mandorlini se ne va e l’entusiasmo cala un po’ in tutta la società, tanto che la stagione partirà a rilento e vedrà l’alternarsi di addirittura tre allenatori (Sassarini, Cuoghi e Nicoletti). Buso fa il suo esordio stagionale alla 5^ giornata, a Pistoia (2-1 per i padroni di casa), come sostituto di Coti e per la presenza successiva, in cui però partirà da titolare, deve aspettare la 9^, a Prato (vittoria aquilotta per 1-0). In totale, alla fine scenderà in campo, in campionato, per 19 volte, segnando, però, il suo primo gol in maglia bianconera, al 4′ dell’incontro a Lumezzane, alla 2^di ritorno, portando in vantaggio gli aquilotti in un match che si concluderà con il pirotecnico risultato di 4-4. La sua prestazione stagionale, in termini generali, sarà in linea con il poco esaltante campionato disputato dai liguri, con pochi spunti e poche soddisfazioni, che solo l’arrivo di Nicoletti riuscirà a risollevare di quel tanto da conquistare un 6° posto finale, a 3 punti dai play off. In questa stagione lo Spezia partecipa anche alla Coppa Italia Nazionale, in cui si ferma alla fase a gironi, raccogliendo un solo punto in 3 partite, ma qui Buso non viene mai schierato. Nella Coppa Italia di serie C, invece, in cui il cammino prosegue fino agli ottavi, dove sarà eliminato dalla Pro Patria, Buso scende in campo due volte: il primo tempo nel ritorno dei sedicesimi, nella partita casalinga vittoriosa 2-0 sul Savona, e i 10′ finali del ritorno degli ottavi, la partita casalinga vinta 1-0 dalla Pro Patria. Resta in rosa anche per la stagione 2003/04, pur senza mai scendere in campo. A luglio 2004 conclude la sua esperienza spezzina, con 46 presenze totali nelle varie competizioni e 1 gol, appendendo definitivamente le scarpette al chiodo.

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LA CARRIERA DA ALLENATORE CON ANCORA LO SPEZIA SULLA SUA STRADA – Chiusa la carriera da giocatore, intraprende da subito quella da allenatore e lo fa restando nell’ambito dell’ultima società in cui ha militato. Infatti nella stagione 2004/05 figura come vice di Dominissini, tecnico che subentrerà ad Alessandrini a stagione in corso. Settimo posto stagionale a 7 punti dalla zona play off in campionato, va decisamente meglio in Coppa Italia serie C, che lo Spezia conquista per la prima volta, battendo in Finale il Frosinone (vittoria 1-0 in trasferta e pareggio 1-1 al Picco). Per la stagione 2006/07, invece, viene ingaggiato dalla Sarzanese, quindi sempre nell’ambito del territorio spezzino, in Serie D, che conduce al 9° posto. Ma la stagione successiva è di nuovo nei quadri della società bianca, scelto per guidare la formazione Primavera, che guiderà fino al termine della stagione, quando, con il fallimento della società, terminerà il suo rapporto con la città ligure. Nel 2008 accetta, così, di entrare nel settore tecnico giovanile della Fiorentina, partendo dagli Allievi Nazionali, con cui conquista lo scudetto al primo colpo, battendo l’Inter in finale. La stagione successiva gli viene affidata la Primavera, che guida per due stagioni, sfiorando la conquista del Torneo di Viareggio 2011, perdendo in finale con l’Inter, e conquistando, lo stesso anno, la Coppa Italia Primavera, battendo, in finale, la Roma. A novembre 2011 diventa allenatore del Gavorrano, in Lega Pro Seconda Divisione. La prima stagione arriva settimo, mentre la seconda le cose vanno peggio e viene esonerato (cosa che non impedirà la retrocessione della squadra ai play out). Da novembre 2013, è stato nello staff tecnico di Corini, tecnico del Chievo, fino all’esonero avvenuto qualche mese fa.

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L’esperienza da allenatore del Gavorrano

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