Forever Aquile: Daniele Carnasciali

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo aver parlato di un giocatore molto famoso, torniamo ad occuparci di un calciatore anch’esso piuttosto noto, ma un po’ più da intenditori di calcio, un nome conosciuto e ricorrente per chi ha seguito il campionato di calcio negli anni ’90, anche grazie alla lunga militanza in serie A, soprattutto nelle file della squadra viola, insomma uno che nella storia del campionato ci sta di diritto e che dallo Spezia ci è passato agli albori della sua carriera: Daniele Carnasciali.

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GLI INIZI – Daniele Carnasciali è nato a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, il 6 settembre 1966. Comincia la carriera calcistica nelle giovanili della squadra della sua città, la Sangiovannese, da cui lo preleva l’Atalanta per il suo sempre ricco settore giovanile. Carnasciali è un terzino sinistro, dotato di una struttura fisica imponente,  forte in marcatura e deciso negli interventi, anche lui un difensore “old style” di quelli che sanno far sentire la propria presenza all’attaccante, dotati anche di un certo grado di cattiveria agonistica. Gioca nella Primavera dell’Atalanta e approda nella rosa della prima squadra nel 1984/85, pur senza mai scendere in campo. Viene mandato in prestito al Mantova, in C2, con cui gioca nella stagione 85/86, mettendo insieme 19 presenze e contribuendo alla promozione della squadra in C1. Da lì, la stagione seguente, lo preleva lo Spezia.

LA STAGIONE IN MAGLIA BIANCA – Carnasciali, quindi, approda sul Golfo nella stagione 1986/87, quando la squadra ha appena ottenuto la promozione in C1, esattamente come il Mantova, da cui proviene (e che rincontrerà due volte in stagione, rimediando una sconfitta per 2-0 all’andata e un pareggio per 2-2 al ritorno). La stagione è quella che vede sulla panchina dello Spezia Giampiero Ventura, come si è visto da poco, a cui viene chiesto di ottenere una salvezza tranquilla. La società ha ancora bisogno di trovare una stabilità economica, quindi si cerca di allestire una rosa che possa permettere di raggiungere lo scopo, senza spese folli. Vengono prelevati giocatori di categoria, particolarmente dall’Entella, squadra da cui proviene anche il tecnico, e giovani di belle speranze, e tra questi c’è, appunto, Carnasciali, che, pur partendo in sordina, presto si conquisterà un posto di riguardo e si dimostrerà uno dei migliori prospetti del campionato. Esordisce alla prima giornata, a Fano, subentrando a Stabile al 5′ del secondo tempo, con la squadra in svantaggio, ma che riuscirà a pareggiare a 8′ dalla fine con Spalletti. L’inizio stagione degli aquilotti non è dei migliori: a parte la seppur significativa vittoria a Carrara (4-2), la squadra non ingrana e i pareggi e le sconfitte abbondano, tanto che, dopo appena 12 giornate, la panchina di Ventura salta e alla guida dei bianconeri torna Carpanesi, lo storico allenatore aquilotto, tecnico della recente promozione. Il cambio permette di riaggiustare un po’ la rotta, tanto da conquistare, a fine stagione, la salvezza, arrivando 12°, con 31 punti, due in più della zona retrocessione (rappresentata da Mantova, Carrarese, RM Firenze e Legnano). Carnasciali gioca titolare dalla 2^ alla 16^ giornata, poi, evidentemente Carpanesi preferisce altre soluzioni difensive, concedendogli, nelle successive 18 giornate, altre 8 presenze, di cui solo 3 da titolare. L’ultima presenza sarà alla 31^, a 3 dalla fine, quando subentrerà a Zappasodi al 64′. Probabilmente anche per questo motivo non viene confermato per la stagione successiva. Alle presenze in campionato, il difensore aggiunge anche quelle in Coppa Italia di Serie C, anche se buona parte sono “virtuali”. Come si è già avuto modo di vedere, infatti, la fase eliminatoria a gironi di quest’anno subisce un destino particolare, con 10 delle 12 gare disputate che vengono date perse a tavolino ad entrambe le squadre per delibera della Commissione Disciplinare. Tra quelle disputate da Carnasciali ci sono quelle con l’Entella (doppio 0-1 sul campo), con la Massese (2-0) e con la Carrarese (1-0), mentre nell’unica considerata valida, la vittoria 2-0 con la Massese, che permetterà il passaggio del turno, non gioca. E’ in campo, invece, e in entrambi i casi da titolare, nelle due gare valide per i sedicesimi di finale col Livorno, che, con l’1-1 al Picco e il 2-1 per i padroni di casa all’Ardenza, sanciranno l’eliminazione degli aquilotti. Così, come detto, dopo una stagione, in cui mette insieme 31 presenze totali tra le varie competizioni, senza segnare gol, Carnasciali lascia lo Spezia.

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LA SERIE A E LA NAZIONALE CON SACCHI – Lasciata la Liguria, Carnasciali approda all’Ospitaletto, nella stagione 87/88, neopromosso in C1, e qui si ferma per tre stagioni, retrocedendo alla prima e anche alla seconda, ma, con la società che viene ripescata, cosicché la terza la gioca comunque in C2, contribuendo con 88 presenze e 2 gol totali. Lì lo nota il Brescia, che lo porta in B per la stagione 90/91. Grande fiducia in lui, che mette insieme 69 presenze in due stagioni, 35 la prima, con 1 gol segnato, quando la squadra ottiene un 9° posto finale, e 34 la seconda, in cui, con 3 gol, contribuisce al ritorno delle rondinelle in massima serie. Approda così, per la prima volta in carriera in Serie A, ma non lo fa con gli ex compagni bresciani, perché, nel frattempo, lo acquista la Fiorentina. L’avventura in viola comincia quindi nell’estate del 1992 e segna buona parte della carriera del difensore, sia nell’ordine di stagioni giocate, che di soddisfazioni personali. A Firenze resta, infatti, per 5 stagioni. L’avventura non parte benissimo: lui è titolare fisso, ma la Viola retrocede in B, salvo ottenere la promozione nella stagione immediatamente successiva, vincendo il torneo di B. E’ un titolare inamovibile della difesa toscana e, nella stagione del ritorno in A si prende anche la soddisfazione di segnare 2 gol. E’ in questi anni che comincia a farsi notare anche da un tecnico esigente come Arrigo Sacchi, che, infatti, a fine ’94 lo convoca per la prima volta in Nazionale, per l’amichevole di Pescara contro la Turchia, vinta dagli Azzurri per 3-1, in cui parte titolare ed esce dopo 54′. Altre due stagioni in Toscana. Nella prima vince la Coppa Italia, mentre nella seconda, quella in cui gioca un po’ meno rispetto alle altre stagioni (20 presenze, contro una trentina di media nelle precedenti), esordisce in Europa, giocando in Coppa delle Coppe, dove la squadra approda alle semifinali, vince la Supercoppa Italiana e ottiene la seconda e ultima convocazione in Nazionale, per l’amichevole a Sarajevo, con la Bosnia Erzegovina, persa dagli Azzurri per 2-1, in cui gioca per tutto l’incontro. Durante l’estate 1997, dopo 141 presenze in campionato in maglia viola e 2 gol segnati, lascia definitivamente Firenze per trasferirsi al Bologna, sempre in A, dove resta per una stagione, mettendo insieme 16 presenze. Quindi, nel 1998, accetta il trasferimento al Venezia, neopromosso in massima serie, dove resta due stagioni, contribuendo alla salvezza nella prima. Alla fine della seconda, con i lagunari retrocessi in B, appende definitivamente le scarpette al chiodo. Accetta subito di diventare Direttore Sportivo della società che l’ha lanciato, la Sangiovannese, coprendo questo ruolo nel 2001, poi, dopo diversi anni come opinionista sportivo, nel 2013 è stato vicino a ritornare come dirigente della nuova società nata dopo il fallimento.

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